13 gennaio 1898
Zola e l'«Affaire Dreyfus»

Nell'ultimo decennio del secolo scorso, la Francia fu spaccata in due dall'"affare Dreyfus", che provocò un urto violentissimo tra le forze democratiche da una parte, e lo schieramento conservatore dall'altra. Émile ZolaNel 1894, il capitano ebreo Alfred Dreyfus, venne condannato per spionaggio militare alla deportazione a vita nell'isola del Diavolo. In realtà questi era innocente, ma in quanto ebreo servì ottimamente alle destre per inscenare una fanatica campagna di intolleranza razzista. La sinistra radicale e socialista insorse violentemente per dimostrare l'innocenza dell'accusato, e il 13 gennaio 1898 lo scrittore Émile Zola pubblicò sul quotidiano radicale "L'Aurore" una coraggiosa lettera aperta al presidente della Repubblica "J’accuse!", in cui denunciava e documentava le numerose illegalità commesse per condannare Dreyfus.

"J'accuse!" attirò l'attenzione mondiale sull'affare Dreyfus, ma attirò anche su Zola l'odio e i pesanti insulti della Francia reazionaria. Zola venne processato e condannato per diffamazione a un anno di carcere. Il paese fu diviso in due: tutti presero una posizione netta, e si apri così un periodo di violentissime polemiche di stampa, senza che le autorità si decidessero a rifare il processo contro Dreyfus. A spianare la via alla revisione del processo Dreyfus, fu il suicidio d'un alto ufficiale, che aveva confessato d'aver falsificato un documento segreto a carico di Dreyfus. Dopo un lungo calvario, nel 1906 Dreyfus veniva finalmente riconosciuto innocente.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1822: La Grecia proclama la propria indipendenza.

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RICORDIAMOLI

L’AFFARE DREYFUS

L’Affaire Dreyfus, fu lo scandalo politico che scosse fortemente la Francia di fine secolo Diciannovesimo. Prese il nome da Alfred Dreyfus nato a Mulhouse nel 1859 morto a Parigi nel 1935, ufficiale ebreo alsaziano in servizio presso lo stato maggiore.

Alfred DreyfusArrestato per spionaggio in seguito al rinvenimento di una lettera anonima diretta all'addetto militare tedesco a Parigi, nella quale si preannunciava l'invio di dati tecnici sull’artiglieria francese, fu condannato per alto tradimento alla degradazione e alla deportazione a vita nell'Isola del Diavolo, nel dicembre del 1894. Nel 1896 le forze politiche radicali e socialiste guidate da Georges Clemenceau e Jean Jaurès riaprirono il caso, dati i dubbi sulla colpevolezza di Dreyfus, avviando una violenta campagna contro i partiti nazionalisti e conservatori e l'esercito, accusati di faziosità e di razzismo; Dreyfus era l'unico ufficiale ebreo dello stato maggiore, culminata nella pubblicazione del famoso articolo di Emilio Zola su "Aurore" dal titolo J'accuse.

Mentre il ministero della guerra si opponeva alla revisione del processo, la Francia si divise profondamente tra dreyfusardi, intellettuali e politici laici e progressisti, con forte influenza massonica, raccolti attorno alla Lega dei Diritti dell'Uomo, e antidreyfusardi conservatori, nazionalisti, difensori del "prestigio dell'esercito", da cui si sviluppò anche l'Action Française. Emersero falsificazioni di atti d'accusa, e nel 1898 si dovette dimettere lo stesso ministro della guerra. Rinviato dalla Corte di Cassazione davanti al consiglio di guerra, Dreyfus si vide commutare la pena a dieci anni di detenzione, ottenendo poi la grazia e venendo definitivamente assolto e reintegrato nell'esercito nel 1906. Nel 1930 si ebbe conferma dei sospetti di colpevolezza sul maggiore di fanteria Esterházy.

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IL FATTO

LA CRITICA LETTERARIA

Dopo la pausa patriottica e finalmente saputo com’è nato il nostro inno nazionale, ritorniamo alla critica letteraria, là dove ci aveva lasciati Serra.

Antonio BorgheseIl siciliano Giuseppe Antonio Borghese manifestò una forte personalità di intellettuale e fu un fine cultore delle letterature straniere. Partito da una forte esigenza morale, gettò le basi del canone storiografico novecentesco. Superato l'iniziale dannunzianesimo, ne sancì il distacco con il saggio Gabriele D'Annunzio, del 1909, si avvicinò a una concezione dell'arte legata alla vita nei suoi risvolti psicologici e morali. Interventista acceso, ma deluso dai risultati del conflitto, propose nel saggio Tempo di edificare del 1923, un'idea di letteratura capace di contribuire a una nuova umanità. Di qui la valorizzazione dell'opera di scrittori come Pirandello e Tozzi. Rifiutò di prestare il giuramento al regime fascista ed emigrò negli Stati Uniti, dove insegnò dal 1931 al 1949. Famoso il suo saggio in inglese sul fascismo Golia, la marcia del fascismo, nel quale denunciò la matrice piccolo borghese del totalitarismo. Di rilievo gli interventi critici su Pascoli e su alcuni poeti che proprio da lui vennero chiamati "crepuscolari". Fra i saggi si ricordano La vita e il libro; Ottocento europeo; Il senso della letteratura italiana; Problemi di estetica e storia della critica. Si dedicò anche alla narrativa: molte le raccolte di novelle, riunite in Le novelle; numerosi romanzi nei quali analizza contorte situazioni psicologiche, spicca fra gli altri Rubè, storia di un intellettuale siciliano piccolo borghese interventista deluso, che nel dopoguerra si ritrova svuotato di piccoli o grandi ideali proprio alla vigilia dell'avvento del fascismo.

Il fiorentino Emilio Cecchi è forse la mente saggistica più interessante di inizio secolo. Collaborò tra l'altro a "La Voce", e fu tra i fondatori de "La Ronda". Attento a tutti gli aspetti essenziali della cultura contemporanea, come il cinema, a cui si accostò anche come sceneggiatore, fu esperto di letteratura inglese e americana, studiata durante il soggiorno di otto anni negli Stati Uniti. I saggi, Scrittori inglesi e americani e America amara, ebbero il merito di far conoscere all'Italia fascista la società e la cultura americane. La sua attività di critico è testimoniata da molti studi, fra i quali: L'arte di Rudyard Kipling; La poesia di Giovanni Pascoli. Pregevoli i saggi di critica d'arte. Con Natalino Sapegno diresse un'importante Storia della letteratura italiana composta di nove volumi e scritta dal 1965 al ‘69. Il suo metodo critico, sorretto da una raffinata cultura, gli fa affrontare la pagina letteraria con l'intento di cogliervi lo spessore umano e la psicologia dello scrittore. Si dedicò anche alla scrittura creativa con brevi e raffinatissime prose, pubblicate per lo più sulle terze pagine dei giornali, raccolte poi in Pesci rossi, L'osteria del cattivo tempo, Qualche cosa, Corse al trotto.

L'opera critica del biellese Giacomo Debenedetti è una straordinaria sintesi di esigenze realistiche in cui però maturano temi di natura surreale. Formatosi nella Torino di Pietro Gobetti, manifestò subito il suo interesse per gli scrittori di frontiera, come Umberto Saba e Michelstaedter, e per la letteratura europea più significativa, in particolare per l'opera del francese Marcel Proust, da lui ritenuto il caposcuola del romanzo contemporaneo. Superata l'iniziale adesione all'estetica di Benedetto Croce, si avvicinò alla critica marxista, mentre s'interessava sempre più alla psicoanalisi, quale strumento d'indagine critica. Nelle tre serie di Saggi critici del 1929, 1945, 1959, la sua ricerca si svolse in più direzioni: focalizzò l'attenzione sulla "cronaca interna" d'un autore per istituire continui rapporti fra biografia e poesia, fra letteratura e storia, utilizzando strumenti diversi, dall'analisi stilistica all'approccio psicanalitico. Particolare attenzione rivolse al personaggio narrativo, che considerò come frutto della storia occidentale. In questa direzione lesse le opere di Tozzi, Pirandello, Svevo, Proust, Joyce nei due saggi di fondamentale importanza: Il personaggio-uomo e Il romanzo del Novecento. Nei romanzi Amedeo e altri racconti, Otto ebrei e 16 ottobre 1943, narrò le vicende di ebrei perseguitati dalle leggi razziali.

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LA POESIA DEL GIORNO

TI AVEVANO MARCHIATA

Ti avevano marchiata come un armento
stuprata, violentata, seviziata, affamata;
senza più nulla di umano
ti avevano buttata sulla
strada come bestia immonda.
Ti aggiravi con le tue compagne
vincendo il fetore di Peonie
su covoni di rifiuti
in cerca di qualcosa
meno fomentata dai vermi
per sopravvivere un altro giorno.
Ma se ti vedeva un «nazista»
anche quello ti veniva negato.
Che cosa ho fatto in tua difesa quel giorno?
Ed ora? ... Ora ho messo la mia penna
al tuo servizio:
la mia fede per la libertà
il mio cuore per un mondo giusto
l'anima mia per un domani in cui
l'uomo sia veramente tale
per onorare il tuo sacrificio
ricordare il tuo dolore
per il trionfo della croce.
Reno Bromuro (da Camminare cantando)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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