13 agosto 1998
I funerali di Luigi Lombardini

Si svolgono a Cagliari i funerali di Luigi Lombardini, mentre infuriano le polemiche: l’imprenditore Nicola Grauso ha diffuso un dossier attribuito al suicida, in cui si accusa Luciano Violante di aver favorito Giancarlo Caselli nella promozione alla Procura di Palermo, per fare un torto alla DC. Intanto, è aperta la caccia alla supertestimone, la donna che avrebbe accompagnato Lombardini all’appuntamento segreto con l’ingegner Melis, padre di Silvia, all’aeroporto di Cagliari. Sono ricercate altre due amiche del suicida, che avrebbero messo a disposizione i loro cellulari per le trattative riservate. Ma seguiamo per quello che possiamo l’inizio delle indagini e la conclusione col suicidio di Bombardini, seguendo anche l’autodifesa di Grauso, con l’atto d’opposizione alla richiesta d’archiviazione.

TRIBUNALE PENALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari Proc.n.14596/00 RGNR
ATTO DI OPPOSIZIONE AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

Il sottoscritto: Nicola GRAUSO, nato a Cagliari il 23 aprile 1949, propone opposizione avverso la richiesta notificata il 29 novembre 2002 con la quale il pubblico ministero presso Codesto Tribunale sollecita l’archiviazione della notizia di reato di cui all’intestato procedimento
Motivi dell’opposizione.

A) Gli antefatti.Nicola GRAUSO

Con riferimento a quelli che la richiesta di archiviazione qualifica come antefatti, non si comprende quale sia l’atteggiamento del pubblico ministero se, cioè, siano ritenuti infondati o altro. La richiesta di archiviazione, infatti, dopo aver minimizzato tali antefatti ed averli ritenuti conclusivamente neutri è costretta ad ammettere che solo si possa escludere ma che appaia anche probabile che il Nuovo Movimento sia potuto preoccupare gli avversari politici ed ancora che non possa escludersi che le interviste rilasciate dal GRAUSO contro i magistrati in occasione del sequestro di Silvia MELIS e del connesso suicidio del Giudice LOMBARDINI, abbiano potuto irritare i destinatari di quegli attacchi. I soggetti cui tale stato psicologico si deve riferire sono anche i magistrati di Cagliari. In ogni caso si deve rilevare che:

1) Sulle situazioni di parentela dei magistrati degli uffici cagliaritani.

Non consta quale tipo di accertamento sia stato espletato e quale il relativo esito se si eccettua il riferimento contenuto nella richiesta di archiviazione di una trasmissione degli atti al CSM per quanto di competenza ai fini dell’applicazione degli articoli 18 e ss dell’Ord. Giud.

Si rileva, nella richiesta di archiviazione, che non si potrebbe condividere aprioristicamente che l’ambiente giudiziario cagliaritano abbia prodotto un’uniformità di giudizi negativi per l’esponente in ragione dei rapporti di parentela o coniugio evidenziati dal GRAUSO.

E’ ovvio che non era stata proposta alcuna valutazione aprioristica essendosi semplicemente sollecitato di verificare se quegli effetti che normalmente le norme sull’incompatibilità dei magistrati tendono a prevenire, si fossero per caso verificate nella specie ove non sarebbero sussistenti uno o due casi di incompatibilità bensì un numero che si aggira intorno a venti.

Certo è, che un accertamento sulle incompatibilità è mancato totalmente. Si deve aggiungere, che gli articoli 18 e ss. prevedono un’incompatibilità non in maniera irragionevole ma per garantire l’imparzialità dei magistrati, siano essi giudicanti o inquirenti. Di fronte ad una quadro del genere di quello rappresentato nella denunzia, è assolutamente doveroso accertare le dinamiche sottese alle varie questioni che hanno interessato il Gruppo GRAUSO.

Ad esempio, contrariamente a quanto evidenziato nella richiesta di archiviazione ove si afferma che i numerosi rapporti di parentela e affinità sussistenti nel distretto di Cagliari, riguarderebbero per la gran parte magistrati estranei alle vicende del GRAUSO, si segnala che L’Unione Sarda aveva scritto un articolo nel quale si sosteneva che il dott. PANI, pubblico ministero in vari procedimenti del GRAUSO, sarebbe andato a chiedere la conferma dei suoi provvedimenti dallo zio dott. IACONO (GIP). Si tende a minimizzare, poi, il fatto degli altri rapporti di parentela tra magistrati (come quelli tra padre e figlio e fratello e sorella) perché, si sostiene, non avrebbero avuto alcun’influenza sui procedimenti che hanno interessato il Gruppo GRAUSO.

Come si possa affermare una cosa del genere, in maniera così aprioristica non è dato comprendere. C’è una norma che presume non imparziali i giudici che si trovino tra loro in un determinato rapporto parentale e non si vede perché si debba ritenere, senza nemmeno svolgere un atto di indagine, che la realizzazione della situazione prevista dalla norma non abbia esercitato alcuna influenza.

(1 continua)

***

RICORDIAMOLI

I VIOLENTI SCONTRI A VALLE GIULIA A ROMA

A Valle Giulia durissimi scontri si verificano tra gli studenti, che tentano di raggiungere la facoltà di architettura dell'università di Roma, e la polizia; 150 sono i feriti tra le forze di polizia, 478 tra gli studenti. Sono arrestati quattro dimostranti, 228 sono fermati.

1968 - A Valle Giulia durissimi scontri si verificano tra gli studenti, che tentano di raggiungere la facoltà di architettura dell'università di Roma.Parlando degli scontri del 1968 a Valle Giulia fra studenti e polizia, si ricorda principalmente Pasolini e la sua poesia contro gli studenti. "La presa di posizione di Pasolini non nasceva da un sentimento di solidarietà con i poliziotti" anzi avrebbe cercato di contrastare "una generazione ambiziosa che gli avrebbe tolto spazio". Fu veramente un atto di furbizia quello di Pasolini, come alcuni affermano? Oppure fu semplicemente un atto di resistenza, contro l' emergere di una nuova classe dirigente. Non voglio difendere Pisolini, né credo, abbia bisogno di difesa. A Valle Giulia per fare a botte, erano i primi della classe, i quali avendo chiara in mente una pagina della Repubblica di Platone. Conosceva forse anche e bene le tesi di Stalin. I giovani comunisti, di quel tempo erano in parte così. Erano comunisti, come scrisse Pasolini, "in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote". Ma il nostro primo della classe oggi scalcia: butta Pasolini nella spazzatura, gli dà del provinciale, e lo giudica con il metro di giudizio che è suo, proprio il suo di ora, e che lo diversifica dall'immagine di un ragazzo andato liberamente a Valle Giulia per una dimostrazione da tenersi sulla scalinata della Facoltà di Architettura.

Alla luce di questa ottica, Pasolini ne esce come un furbastro o un malandrino: uno che mette a ferro e fuoco il giornalismo e le lettere italiane difendendo i poliziotti, figli dei poveri, contro gli studenti, figli di papà perché temeva che questi ultimi gli rubassero spazio.

È servita solo a questo quella generosa, fatidica battaglia combattuta a Valle Giulia una mattina di marzo del 1968 con tanto dispendio di orgoglio e buona fede? A questo si sono ridotti quei primi della classe, quella classe dirigente in erba che aveva in animo di mutare politica e morale di un paese intero lanciando sassi contro le camionette della Celere? Pasolini

Gli interrogativi retorici servono a poco, ma è possibile che qualche nemico acerrimo di Pasolini, deliberatamente voglia ignorare il ragionamento di Pasolini nella sua interezza, composto cioè da "Appunti in versi per una poesia in prosa seguiti da una Apologia?" I primi della classe possono permettersi di essere scavezzacolli, e perciò anche pignoli fino allo spasimo. Nella Apologia, Pasolini ha voluto deliberatamente provocare gli studenti di allora, l'ultima generazione degli operai e dei contadini. Temeva con ragione l'entropia borghese e aggiungeva che chi è nato in questa entropia, non può in nessun modo, metafisicamente, esserne fuori. Di qui la provocazione ai giovani, proprio agli studenti.

Questa provocazione, che effetti avrebbe dovuto ottenere? Spingerli a liberarsi, al di fuori così della sociologia come dei classici del marxismo, del loro essere piccoli borghesi, a diventare intellettuali, a usare in senso critico, non più ideologico o cristallizzante, la propria intelligenza. A liquidare il cinismo metodico del piccolo borghese, per cui tutto è visto come spicciolo pragmatismo, malandrinata, spazzatura e lo ha tradotto in un valore, per cui ritiene suo diritto giudicare ogni altra esperienza che quel giorno a Valle Giulia avrebbe dovuto calpestare, mai più coltivare, prigioniero ancora di un’ontologia da cui Pasolini provocava a liberarsi.

IL PCI AI GIOVANI (la poesia che Pasolini scrisse in quell’occasione)

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccolo borghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.
Pier Paolo Pasolini

Oggi vi ho parlato in una sola rubrica di un personaggio, Pier Paolo Pasolini; di un fatto: il violento scontro a Valle Giulia a Roma, di un poeta al giorno: Pier Paolo Pisolini. Vi ho trascritto questa poesia, per vedere se nei giovani di oggi, riesce a scuotere la stessa rabbia, e nei sessantottini la polemica di allora.

Penso che sarà polemica accesa perché i giovani di qualsiasi era sono sempre giovani pieni di "eroici furori".

Ci pensate che fra quattro giorni il 17 agosto questa rubrica compie un anno di vita?

Siamo stati un anno insieme e sembra volato via senza scosse, perché nessuno mi ha detto mai nemmeno un ahi! Io vado in vacanza, per ritemprare il corpo e la mente, ci ritroveremo l’otto settembre con un’altra rubrica, che mi auguro sia interessante come questa

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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