12 maggio 1977
Durante una manifestazione a Roma
muore Giorgiana Masi

I radicali, nonostante il divieto del Ministero degli Interni, tengono una manifestazione a Roma nell'anniversario del referendum sul divorzio. In seguito all'intervento della polizia muore Giorgiana Masi, studentessa di diciannove anni. Il giorno dopo alla Camera si svolgerà un infuocato dibattito,animato soprattutto da Mimmo Pinto di DP e dal radicale Marco Pannella, che accuseranno il Ministro degli Interni Cossiga per l'intervento di agenti in borghese dotati di armi; con DP e PR si schiererà il PSIGiorgiana Masi

C’erano tanti avvenimenti, sulla prima pagina de La Stampa, il 17 maggio 1977. E non mancavano certo le notizie per fare un titolo di richiamo, mentre si stava avvitando la spirale della violenza. A Roma c’era il coprifuoco, imposto dal Ministro dell’Interno Cossiga dopo l’uccisione di un poliziotto davanti alla Casa dello Studente. Quattro giorni prima, nei disordini provocati dal divieto di una manifestazione Radicale in piazza Navona, era caduta una innocente ragazza di 19 anni, Giorgina Masi, colpita all’addome da un proiettile della Polizia. Due giorni prima, a Milano, un gruppo di autonomi usciti da un corteo avevano aggredito con pistole e fucili un reparto di agenti,uccidendo il vicebrigadiere Antonino Custrà.

Era, quella, un’immagine, che abbiamo negli occhi da allora, sarebbe stata l’emblema della lotta che si era scatenata in Italia: fra lo Stato, con tutti i suoi errori, e la cultura della P38, con la sua sinistra utopia. Molti giovani, di fronte a quell’immagine, arretrarono; ma altri fecero il salto nel buio, calandosi anche loro il passamontagna. Chi ha ucciso Giorgina Masi? Gli eventi sono ancora oscuri Giorgina Masi cadde dall'altra parte di un ponte (stavo transitando su Ponte Garibaldi, allora trasmettevo da Radio BOH e mi ci stavo recando quando in mezzo a quella folla scalmanata e vociante, avvertii un sibilo sulla mia testa e mi rannicchiai sul sedile, quando rialzai la testa mi accorsi che l’auto era stata girata di 180° il muso contromano), ma nessuno chiese le dimissioni del Ministro. Perfino quando fu ucciso Aldo Moro, nessuno chiese le dimissioni del ministro, e quando questi fece sapere a Botteghe Oscure che intendeva dimettersi, gli fu chiesto di non farlo".

(Da "La Stampa del 17 maggio 1977 a cura di Giorgio Calcagno")

"La Questura di Roma ha precisato che le forze di polizia impegnate nella circostanza non fecero uso di armi da fuoco...". La frase, a commento sonoro del filmato dei disordini del 12 maggio 1977, quando fu uccisa Giorgiana Masi, è ripetuta ossessivamente come in un disco che si è incantato mentre le immagini fanno vedere celerini che pigliano la mira e sparano, agenti travestiti da gruppettari che danno ordini a quelli in divisa e rivoltelle che fanno fuoco una, due, tre volte.

Il tutto nel montaggio di Tele Roma 56, un'emittente privata vicina ai radicali negli anni Ottanta. Questo filmato amatoriale è adesso una delle prove in mano alla Procura di Roma che da qualche tempo ha riaperto il caso Giorgiana Masi. Ma è anche il piatto forte del dossier inviato dalla Lista Pannella al presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino. Quelle immagini sono la prova provata che l'archiviazione che ci fu alla fine degli anni '70 si può chiamare insabbiamento.

Infatti, la cosa più impressionante che emerge dal dossier curato dal "Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei", costola giuridica del partito radicale, è che, dal questore di Roma, passando per il sottosegretario, per finire all'allora Ministro dell'Interno Francesco Cossiga, tutto l'apparato del Viminale mentì all'opinione pubblica e al Parlamento per coprire i responsabili dell'omicidio.Marco Pannella

Ebbene, il proiettile non era trapassato da parte a parte come con la schiena della povera Giorgiana ma si era fermato lì. Per quanti tentativi balistici fossero stati effettuati quel risultato non cambiava. Quindi, a sparare non fu quella pistola ritrovata nel sacco di juta e caricata con proiettili calibro 22 LR. Ben sarebbe potuto essere però un proiettile dello stesso calibro 22, ma blindato, della serie magnum. Quelli potevano essere sparati con un'arma corta e trapassare il bersaglio anche da una distanza di oltre trenta metri.

Ma a trenta metri da Giorgiana Masi quella sera, erano le 20 circa, c'erano solo poliziotti travestiti da autonomi e carabinieri in divisa che inseguivano i manifestanti; mentre Pannella, in piedi sopra il tetto di un’auto invitava i giovani alla calma e a non rispondere alle provocazioni, fino a quando, pur perplesso di trovarmi col muso dell’auto contromano, non si udì forte da una voce tonante: c’è una ragazza ferita, accorrete; seguita da altre voci che invitavano a chiamare un’autoambulanza. Proprio su questo punto i radicali sono stati in grado nel loro libro bianco di produrre una clamorosa smentita, grazie alla trascrizione di un foglio recante le comunicazioni intercorse tra la questura di Roma e i funzionari che operavano vicino a Ponte Garibaldi il 12 maggio 1977. Una persona che ancora nessuno ha identificato ordina per radio di usare le armi in maniera molto dura "Stronzo, figlio di puttana, fai sparare" e, più avanti: "I cannoni, ci vogliono i cannoni…"

 ***

RICORDIAMOLI

BEDŘICH SMETANA

Bedřich Smetana nacque a Litomyšl nel 1824, si spense a Praga nel 1884; studiò al Conservatorio di Praga con Proksch, che gli procurò incarichi didattici a corte. Nel 1848 partecipò alla rivoluzione di giugno e fondò una scuola di musica sovvenzionata anche da LisztBedřich Smetana

Trasferitosi in Svezia nel 1856, diresse la Società filarmonica di Göteborg e compì fortunate tournées in Europa, accompagnato dalla prima moglie, la pianista Kolář, poi da Ferdinandi, che sposò dopo la morte di Katařina, nel 1859. Nel 1861 rientrò definitivamente a Praga e in un clima politico più disteso aprì un nuovo istituto musicale, la famosa società filarmonica Hlalol.

Svolse inoltre attività di critico musicale e diresse l'orchestra del nuovo Teatro Nazionale, dove furono rappresentate le sue opere teatrali, tra cui I brandeburghesi in Boemia, il suo capolavoro, La sposa venduta, Dalibor, Libussa, Le due vedove, Il bacio, Il segreto, Il muro del diavolo, mentre l'incompiuta Viola fu data postuma nel 1924. Costretto a dimettersi e a rinunciare a ogni attività pratica per una grave forma di sordità, si dedicò interamente alla composizione fino a quando non fu colpito dalla malattia mentale che lo condusse alla morte.

Sono degli ultimi, travagliati anni, il notissimo ciclo sinfonico La mia patria, composto di sei poemi tra cui La Moldava e Dai prati e dai boschi di Boemia; la polka La contadinella e Il carnevale di Praga; il vibrante primo quartetto per archi Dalla mia vita e il secondo quartetto; i due noti pezzi per violino e pianoforte intitolati Dal mio paese; i Lieder per voce e pianoforte del ciclo Canti della sera. Considerato il più grande musicista boemo, pose le basi di un linguaggio musicale nazionale che, pur nel riferimento ai moduli formali di Berlioz e di Liszt, seppe valorizzare il patrimonio etnico locale e conquistare alla Cecoslovacchia un ruolo di primo piano nella musica europea tra Ottocento e Novecento.

Bibliografia

S. Martinotti, Ritratto di Smetana: tra nazionalismo e europeismo, in "Il convegno musicale", 1965.

***

IL FATTO

LUIGI RUSSO

Luigi Russo, grande critico letterario nacque a Delia, Caltanissetta, nel 1892 e morì a Marina di Pietrasanta, Lucca, nel 1961. Luigi RussoAllievo della Scuola Normale Superiore di Pisa, insegnò a Napoli, al Collegio Militare della Nunziatella, e fu in familiarità con Croce.

Nel 1920 apparve il suo primo saggio, Verga, che iniziava una vigorosa polemica contro la letterarietà, in nome della concezione vichiana del poeta primitivo. Dopo i Narratori, dove Russo superò i limiti ottocenteschi della crociana Letteratura della nuova Italia, un nuovo scritto notevole del suo noviziato critico è stato Il problema della genesi e dell'unità della Divina Commedia, dove è sviluppato il concetto, di derivazione gentiliana, della poesia come "generazione lirica".

Da questa prima fase vichiano-idealistica Russo pervenne, con il saggio Francesco De Sanctis e la cultura napoletana, a una nuova prospettiva storicistica, in cui la cultura riacquista il suo giusto posto, come necessaria ecatombe su cui sorge il fiore dell'arte. Dopo i Problemi di metodo critico e i Prolegomeni a Machiavelli, dedicò a Manzoni studi fondamentali, commento ai Promessi Sposi, Personaggi dei Promessi Sposi, che recuperavano alla poesia il romanzo manzoniano, drasticamente definito da Croce un libro di oratoria edificante. Lo strumento metodologico che aveva consentito un così notevole risultato era la nozione di poetica, riproposta da Russo come cerniera tra la "non poesia" e la poesia e applicata, oltre che negli studi su Manzoni, anche in quelli su Alfieri, Foscolo, e Leopardi; poi raccolti, insieme con altri saggi, nei Ritratti e disegni storici.

La Critica letteraria contemporanea del 1942 costituì la presa di coscienza teorica della nuova metodologia russiana, ormai autonoma rispetto a Croce, come dimostrano la scoperta di Gramsci: A. Gramsci e l'educazione democratica in Italia, e la polemica del 1949 con il maestro. Meno alacre, e prevalentemente didattica, è l'operosità di Russo negli ultimi anni Carducci senza retorica; Storia della letteratura italiana; Compendio storico della letteratura italiana; Il tramonto del letterato. Direttore della Scuola Normale di Pisa, Russo fondò nel 1946 e diresse fino alla morte la rivista Belfagor, di cui fece il più alto portavoce in difesa di una cultura libera.

Bibliografia

B. Croce, Terze pagine sparse, Bari, 1955; P. Di Stefano, Luigi Russo, Manduria, 1967; R. Scrivano, Luigi Russo, in Autori Vari, Letteratura italiana. I Critici, Milano, 1969; G. Da Pozzo, La prosa di Luigi Russo, Firenze, 1975.

***

LA POESIA DEL GIORNO

LA MASCHERA SUL VOLTO

Anche l’amore in silenzio ha fatto
un discorso sulla maschera;
ha detto che finalmente l’ho gettata
per presentarmi a lui come son nato:
avvolto nella luce della gioia.
Se indossassi la maschera della felicità
l’amore desiderato potrebbe ritornare
e farmi sentire bambino cullato dal bene.
Allora, forse, sentirò sul volto
la vera maschera della felicità, incollata
e quando deciderei di toglierla
il viso non avrà più penne
scavate, ma sarà ridente
come quando incontrai il vero amore
come quando tremai al primo bacio.
Allora contento mi guarderò
allo specchio per rivedere la faccia
del bambino col suo candido sorriso.

Reno Bromuro (da Poesie nuove).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE