12 giugno 1997
Pubblicazione su Panorama le testimonianze
di violenze durante la Missione Ibis

Missione Ibis: lo scandalo si allarga con la pubblicazione su Panorama di foto e testimonianze di violenze e crudeltà commesse su una donna somala stuprata barbaramente. Il giorno seguente, il consiglio dei ministri istituisce una commissione d’inchiesta sugli abusi dei militari italiani in Somalia, presieduta dall’ex presidente della Corte costituzionale Ettore Gallo. Giuseppe SaragatGli ufficiali responsabili durante la missione sono convocati a Roma: si parla di dimissioni o di destituzione. Avendo già parlato di questo brutto scandalo penso sia meglio parlare di Giuseppe Saragat, morto l’11 giugno di quindici anni or sono.

Giuseppe Saragat, è il leader storico dei socialdemocratici italiani, era nato a Torino nel 1898, era stato presidente della repubblica dal 1964 al 1971.

Vedovo di Giuseppina Bollani dalla quale ha avuto due figli. Laureato in Scienze economiche e commerciali; si era iscritto al Partito socialista unitario nel 1922 ed era entrato nella direzione del partito nel 1925. Nel 1926, con il consolidarsi del regime fascista, espatriò in Austria e poi in Francia, dove svolse lavori vari. Rientrato in Italia nel 1943, fu arrestato e consegnato alle autorità tedesche. Riuscito ad evadere, riprese l'attività clandestina nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria a Milano.

Fu Ministro senza portafoglio nel 1944, nel Governo Bonomi. Nel 1945 fu Ambasciatore d'Italia a Parigi. Deputato alla Costituente,per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, fu eletto Presidente della Assemblea il 25 giugno 1946. Diede le dimissioni nel gennaio 1947. Nel gennaio 1947 fondò il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, chiamato successivamente Partito Socialista Democratico Italiano, del quale fu Segretario politico. Rassegnò le dimissioni da Presidente dell'Assemblea Costituente ed assunse la Segreteria politica del nuovo Partito.

Nel Quarto governo De Gasperi, del 1947, fu Vice Presidente del Consiglio dei Ministri. Eletto Deputato nel 1948, 1953, 1958, 1962; fu nominato Vice Presidente del Consiglio e Ministro della Marina Mercantile nel 1948, nel Quinto governo De Gasperi. Ma si dimise nel novembre 1949. Eletto Segretario del Partito dal 1949 al 1954. Fu ancora Vice Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1954 del Governo Scelba, nel 1955 del Primo Governo Segni.
Ministro degli Esteri, del Primo Governo Moro nel 1963 e nel 1964 del Secondo Governo Moro.
Fu eletto Presidente della Repubblica il 28 dicembre 1964, al ventunesimo scrutinio con 646 voti su 963. Prestò giuramento il giorno successivo. Divenuto Senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica; nel 1975 assunse la presidenza del Partito Socialista Democratico Italiano. Morì, come ho ricordato all’inizio, l'11 giugno 1988.

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RICORDIAMOLI

BRUNO CONTI: Tecnica, inventiva e grande altruismo

Ingaggiato dalla Roma nella stagione 1972-73, Conti fa il suo esordio nel 1974 a 20 anni. E’ ceduto per una stagione al Genoa, che all’epoca milita in serie B, per tornare nella capitale ormai formato e svezzato al calcio professionistico. Gioca due anni nella Roma, torna per una stagione a Genova finché Liedholm non lo richiama: da allora milita nella squadra capitolina fino all’abbandono del calcio nel 1991.

Vanta 47 presenze in nazionale, dove raggiunge l’apice della sua carriera conquistando il titolo di Campione del Mondo nel 1982. In quell’occasione è considerato uno dei migliori partecipanti alla manifestazione.

Bruno Conti nasce a Nettuno, in provincia di Roma, nel 1955. Da giovanissimo si appassiona al baseball, che nella sua città natale, grazie alla folta presenza di americani, è uno degli sport più popolari. Ma ben presto passa al calcio, dove il suo talento fantasioso è subito notato. Nel 1972 è ingaggiato dalla Roma che tuttavia lo tiene in disparte per un paio di stagioni per poi prestarlo per un anno al Genoa in serie B.

Si tratta di una classica manovra adottata dalle squadre maggiori per svezzare i giocatori più giovani e abituarli al calcio duro dei grandi stadi. Infatti Conti gioca un campionato intero nella squadra ligure, distinguendosi per fantasia, inventiva e controllo di palla da vero campione: insieme a Pruzzo costituisce un tandem d’eccezione che è importante per la promozione della squadra in serie A.

Torna a Roma per due anni sotto la guida di Giagnoni e Valcareggi, ma è un periodo di transizione per la società giallorossa che nella stagione 1978-79 lo cede nuovamente al Genoa.

Sono gli anni della grande rinascita della Roma: con l’arrivo di Liedholm e di Viola cambia l’assetto tattico e il programma strategico della squadra. Conti viene richiamato ad affiancare nei compiti di regia una stella del calibro di Falcao e dal 1979 non abbandona più i giallorossi.

Comincia allora la straordinaria serie positiva che lo vede esordire in nazionale, vincere due Coppe Italia nel 1980 e nel 1981, la Coppa del mondo nel 1982, lo scudetto nel 1983, ancora la Coppa Italia nel 1984, e arrivare in finale nella Coppa dei Campioni nel 1986.

Dal 1980 Bearzot l’ha inserito nella compagine azzurra, dove rimane fino ai Mondiali 1986 come elemento Bruno Contiindispensabile: memorabile il 1982 quando, oltre a vincere i Mondiali, Conti viene definito da Pelé come miglior giocatore del torneo e la rivista France Football lo pone al quinto posto nella classifica del Pallone d’Oro.

Non più giovanissimo, come calciatore, continua la sua militanza nella Roma e nella stagione 1989-90 vive una nuova giovinezza: Liedholm lo utilizza come punto di riferimento per i compagni meno esperti e il campionato lo vede classificato tra i migliori per rendimento.

Nel 1990-91 è ancora nell’organico della squadra, ma non gioca mai in campionato. Dopo aver lasciato il calcio giocato, segue i corsi di formazione per allenatori e guida le giovanili della Roma.

Tanto la nazionale quanto la Roma appoggiavano il proprio gioco offensivo sulla sua grande tecnica, sulla sua padronanza e il suo controllo di palla con entrambi i piedi, sulla sua tipica capacità di occupare, smarcandosi, settori del campo diversi creando spesso grande scompiglio nelle difese avversarie.

Ma non solo per questo il gioco di Bruno Conti è rimasto nei cuori di tutti gli appassionati: di lui resta soprattutto il ricordo di una grande fantasia di gioco, dell’invenzione del momento, della tenacia, dell’altruismo e della generosità dimostrati costantemente sul campo.

HA DEPOSITATO NELLA SUA TECA DEI RICORDI

Un Mondiale e uno scudetto; Coppa del mondo: 1982; Coppa Italia: 1980, 1981, 1984, 1986, 1991; Scudetto: 1983; e le 304 presenze in Serie A con 37 reti segnate, affiancate da 47 presenze in nazionale con 5 reti segnate.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO

RICORDO DI ARDEN BORGHI SANTUCCI
(Carpi 1 agosto 1925 – Modena 24 febbraio 1997)

Sono già sei anni che Arden mi ha preceduto, finanche in questo non ha voluto che nessuno si anteponesse ai suoi desideri d’amore nei confronti di tutti gli uomini della terra: è voluta andare per prima affinché potesse intercedere per la salvezza della mia anima. Mi piace ricordare il nostro primo incontro. Stavamo per allestire il Primo Convegno Internazionale degli Artisti della Poesia della Vita, avevamo inviato oltre novecento inviti in tutta Italia ad altrettanti artisti, pensando che avrebbero aderito solo l’uno per mille; invece, la mattina del 19 marzo la Sala degli Specchi del Centro Letterario del Lazio, che ci aveva ospitato, era letteralmente piena. La rividi il 25 aprile quando ci riunimmo, eravamo oltre cinquanta "artisti" per la stesura dello statuto ed eleggere la direzione de "Il Baricentro" il mensile che avrebbe dovuto divulgare le nostre idee. Alla fine dell’incontro mi avvicinò con discrezione, sembrava non volesse ingombrare nemmeno lo spazio della sua persona, mi porse un quaderno con una quarantina di poesie e quindici libri di poesie pubblicati con un editore di Roma che stampava solo le copie prenotate dall’autore.

Nel mese di settembre del 1976 (che anno, quell’anno!) con il ricavato dalla vendita della mia raccolta di poesie "Occhi che non capivano"; avendo letto alcune raccolte di poesie, dei partecipanti alla fondazione della Associazione, scelsi quattro raccolte e le feci stampare a mie spese, a novembre le poesie furono presentate al pubblico e alla stampa; se ne occuparono "La Voce Nuova della Regione di Bari", " Corriere Veneto" e "Gabbiola".

Le Poesie che mi fecero decidere di dare vita al canto di Arden Borghi Santucci, che titolai, "Sembianze" furono quattro o cinque:

Nella raccolta di versi, "Immagini", Edito dalla Farnesiana – Piacenza, Arden Borghi Santucci non si è limitata a materializzare il RICORDO, ma lo ha fatto palpitare di vita autonoma, e nelle immagini "trasmigra". Quanto è bello seguire le immagini che questo verbo intransitivo porta ai nostri occhi: "trasmigrarono i ricordi". E sono pensieri che vanno alla ricerca di un angoletto libero nella memoria, per vivere una loro vita.

"RUBAMMO

Rubammo alla notte
al tempo alla vita
il diritto
all'amore.
Con le stelle segnammo
i baci e gli abbandoni.

Anche se domani
te ne andrai
quella notte rimarrà in me
fino a quando anch'io vivrò
notte d'amore.

Ogni sera aspetterò le stelle
per ricontare i baci caldi frementi
che mi hai dato
ricordando
ripetendo
tutto il bene che ti voglio".

 

In questa lirica si avverte l'ansia, il desiderio di voler credere ad ogni costo, che il mondo è ancora e sempre quello della fanciullezza.

Ma il ricordo vive di vita autonoma perché è la stessa vita di Arden Borghi Santucci.

Con la sua opera poetica la Borghi Santucci ha dato nuovi accenti d'amore e ispirazioni fresche alla lirica, i cui versi ora piani e dolci, ora scarni e dolenti danno la sensazione di ascoltare ora Beethoven, ora Mozart, altre Wagner.

 Poesia che non vuole insegnare niente dunque, ma allietare ore di riposo dopo tanto correre e affannarsi di questa nostra avvilente esistenza. Voglio dire, in altri termini, che siamo più vicini di quanto ci pare, e per concludere questa premessa, forse troppo lunga e troppo personale, aggiungo solo che "in un paese come il nostro ricco di opinioni e di fermenti ideali, nulla è mai dato per scontato, tutto è sempre verificabile", qualora i critici la smettessero di misurare col metro dei grandi le opere dei giovani o comunque nuovi autori.

Vivi, Arden Borghi Santucci, Mario Dibitonto

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LA POESIA DEL GIORNO

UNA PAGINA BIANCA

La vita?
Una pagina bianca
che ogni attimo
attende
di essere scritta.
Tante piccole morti
ci aspettano
ogni giorno offuscano
bagliori di gioia
smorzano
ogni slancio d'amore
in un sardonico
disprezzo
intriso di ipocrisia.
Mille buche improvvise adombrano
le nostre ore
i nostri giorni
sino alla fine.

Arden Borghi Santucci
Le poesie sono tratte da «Sembianze» Edizioni Andromeda – Roma 1976.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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