12 aprile 1973
Muore a Milano l'agente
Antonio Marino durante gravi incidenti

A Milano un comizio del leader missino della rivolta di Reggio Calabria Ciccio Franco è vietato dalla questura. I missini tentano ugualmente di raggiungere piazza Tricolore e hanno duri scontri con la polizia. L'agente Antonio Marino rimane ucciso dallo scoppio di una bomba, che ferisce altre dodici persone, lanciata dai manifestanti. Nell'inchiesta saranno coinvolti anche il vicesegretario del MSI Franco Maria Servello e il deputato Francesco Petronio. Dell'assassinio materiale di Marino saranno accusati Vittorio Loi e Maurizio Murelli.

Il Movimento Sociale Italiano (MSI) fu costituito nel dicembre 1946 raccogliendo esponenti dei gruppi fascisti dispersi dopo la liberazione, per opera di Michelini, Romualdi e Almirante, che ne fu il primo segretario. Si rifaceva in particolare al fascismo sociale della Repubblica di Salò. Ammesso alle competizioni elettorali, passò dal 2% dei consensi del 1948 al 5,8% del 1953. Michelini, divenuto segretario nel 1954, inaugurò una linea d’accettazione del sistema parlamentare, tentando anche di inserirsi nelle maggioranze parlamentari con l'appoggio determinante al governo monocolore di Tambroni. Morto Michelini nel 1969, Almirante tornò segretario, rilanciando le tematiche fasciste e radicalizzando lo scontro con gli avversari politici; alle elezioni del 1972 riuscì a raccogliere consensi dell’8,7% dei voti, nei ceti intimoriti dalle lotte operaie e studentesche. Quest’ultimo un movimento di protesta d’ampi settori giovanili, sviluppatosi negli anni 1960 e 1970 contro le ideologie sociali dominanti nei paesi industriali. Nata sul terreno studentesco, si sviluppò inizialmente come contrapposizione all'autoritarismo e al nozionismo della scuola tradizionale. Negli USA si affiancò al movimento pacifista contro la guerra del Vietnam e a quello per i diritti civili della popolazione afroamericana, a partire dal 1963/64. In altri paesi assunse tratti specifici, che non modificarono i suoi caratteri essenziali.

Le cause e la diffusione della protesta, che a Milano causò la morte dell’agente Antonio Marino diffuse ancor più la contestazione giovanile con un grande e spontaneo contagio.

Si trattava di una reazione ai modelli culturali della generazione precedente, che aveva vissuto la guerra mondiale e la ricostruzione: le nuove generazioni, numerose, non erano certe d’avere ruoli precisi integrandosi nella situazione esistente, mentre la prima diffusione del benessere spostava l'attenzione sulle questioni connesse alla qualità della vita piuttosto che al reddito; inoltre la diffusione della cultura di massa e la crescita del soggettivismo tendevano ad oscurare le tradizionali distinzioni di classe, ma al tempo stesso facevano emergere una nuova classe sociale intermedia antagonista rispetto ai centri di potere, economico, sociale e culturale tradizionali. Anche la congiuntura politica internazionale svolse un ruolo determinante. Da una parte, l'impegno degli USA nella guerra del Vietnam e nella lotta ai fermenti rivoluzionari in America Latina accendeva la contestazione giovanile di tinte antimperialiste e terzomondiste. Dall'altra, il fallimento della destalinizzazione e la repressione armata della Primavera di Praga in Cecoslovacchia alimentavano la critica libertaria al socialismo reale e alle forze tradizionali della sinistra europea. La contestazione generazionale ebbe il proprio culmine nelle agitazioni del 1968, ma lasciò profondi strascichi.

I primi sentori della rivolta studentesca si ebbero cinque anni prima a Roma il 12 aprile 1968, quando causarono incidenti non trascurabili durante una manifestazione di solidarietà con il leader del movimento studentesco tedesco Rudi Dutschke, gravemente ferito l'11 in un attentato a Berlino, e con Guido Viale, leader del movimento torinese arrestato l'11 davanti alla FIAT-Mirafiori, sono distrutti a Roma due autosaloni di concessionari d’auto prodotte in Germania.

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RICORDIAMOLI

HARRY SPENCER TRUMAN

Harry Spencer Truman è stato il 33º presidente degli Stati Uniti; era nato a Lamar, Missouri, nel 1884, morì a Kansas City nel 1972. Harry Spencer TrumanFiglio di un modesto agricoltore, compì gli studi medi e poi si occupò della fattoria paterna. Partecipò alla prima guerra mondiale combattendo in Europa. Tornato negli USA, si dedicò all'attività commerciale con esito fallimentare; tentò quindi la via della politica nel Partito democratico, entrando a far parte nel 1923 del gruppo di Pendergast, detto "il boss" per le sue numerose attività illecite.

Mentre svolgeva i primi incarichi locali, studiò legge in una scuola serale. Nonostante la sua discutibile "affiliazione" politica, Truman si guadagnò la fama di persona onesta e nel 1934 ottenne un primo mandato al Senato, che gli fu confermato nel 1940. La Convenzione democratica del 1944 lo scelse come candidato alla vicepresidenza. Pochi mesi dopo essere entrato in carica, la morte di Roosevelt avvenuta il 12 aprile 1945, lo portò alla Casa Bianca. Sul piano interno il nuovo presidente lanciò il Fair Deal, una versione aggiornata e attenuata del New Deal rooseveltiano, mentre in campo internazionale dovette affrontare decisioni molto gravi, prima fra tutte quella di usare l'arma atomica contro il Giappone. Inoltre, durante la presidenza di Truman, i contrasti con l'URSS si inasprirono rivelandosi insanabili e dando luogo alla guerra fredda.

Di fronte alla situazione internazionale così creatasi, l'avversione ideologica e morale degli americani nei confronti del comunismo esasperava il conflitto di potenza con l'Unione Sovietica, l'amministrazione Truman si attenne alla linea del containment diretto e indiretto del comunismo e del paventato espansionismo sovietico. Misura indiretta di containment fu la dottrina Truman, che si sviluppò nel Piano Marshall e nel Patto Atlantico, col quale per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti si legarono con un'alleanza permanente ad altri Paesi. Direttamente invece Truman si impegnò con l'intervento militare in Corea nel 1950

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IL FATTO

L’AMORE NELLA LETTERATURA

L'elegia sorse e si sviluppò in ambiente ionico, sulle sponde dell'Asia Minore, fin dalle origini della letteratura greca. Nata come lamento funebre, fu poi usata per cantare argomenti assai vari: il valore guerriero in difesa della patria, originata da Callino, poeta lirico greco; nato e vissuto a Efeso, è uno dei più antichi, se non il più antico degli elegiaci greci che conosciamo. Alcuni accenni nelle sue poesie a popolazioni barbariche che invasero l'Asia Minore lo fanno ritenere del secolo VII avanti Cristo. Fu autore di elegie guerresche, di cui ci rimangono solo pochi frammenti. Il più noto contiene un'esortazione ai cittadini perché difendano la patria dagli assalitori.

Tirteo, anch’egli greco sembra del secolo VII avanti Cristo. La sua vita è circondata di leggende e leggendario è anche il suo invio a Sparta, dove con i suoi canti avrebbe determinato la vittoria della città sui suoi vicini. Le sue poesie, di argomento guerresco e politico e di esortazione morale, erano raccolte in cinque libri. Se ne hanno solo frammenti abbastanza ampi, tra cui alcuni celebri, come l'elogio della morte in battaglia per la patria, la descrizione del combattente valoroso e l'esaltazione della costituzione spartana, consigli morali e politici, Teognide, Solone, Senofane, cantano l'amore o comunque sentimenti personali. Più tardi, con Antimaco di Colofone, e in età ellenistica, con Callimaco, prevalse l'elemento mitico e narrativo, ovvero quello amoroso; quest'ultimo trovò fine espressione in Ermesianette di Colofone e in Filita di Coo.

L'elegia, con le forme che andò assumendo nel periodo ellenistico, trovò grande sviluppo a Roma nella seconda metà del I secolo avanti Cristo, quando vi fu introdotta, a opera soprattutto di Partenio di Nicea, nel gruppo dei poeti neoteroi, e nei primi decenni del seguente, alla corte di Augusto e in altri circoli culturali. I suoi temi sono essenzialmente due: l'amore e la campagna, anche se spesso non si distinguono, ma vengono fusi uno nell'altro con ricca e fine sentimentalità, e se il metro elegiaco, propriamente, viene esteso già dai neoteroi e poi da Ovidio e altri poeti d'età imperiale, a componimenti di diversa ispirazione poetica.

Con il primo tema, in cui viene sviluppandosi l'analisi del sentimento umano, eccelsero Cornelio Gallo, che cantò i suoi amori per una Licoride, l'uso dello pseudonimo è costante in questi componimenti, Properzio, che vi effuse la propria passione per Cintia, ma anche, ispirandosi agli Aitia di Callimaco, rievocò alcuni episodi della storia di Roma primitiva, e il giovane Ovidio nel primo ciclo della sua produzione, gli Amores, e più tardi, nei suoi lamenti dall'esilio. L'amore si mescola invece alla nostalgia per la semplice vita agreste nelle composizioni di Tibullo, specchio delle aspirazioni alla pace e alla serenità proprie di quegli anni, in cui Roma era turbata dalle guerre civili. Questi temi e altri simili si ritrovano anche in poeti minori della tarda latinità, che riprendono il metro elegiaco.

Nel Medioevo il termine elegia assunse un significato più estensivo, legato al tono dell'ispirazione più che al metro: per Dante l'elegia è la terza forma di stili, quella più dimessa, insieme alla tragedia e alla commedia. Anche Boccaccio chiamò Elegia di Madonna Fiammetta il suo romanzo, per il tono patetico e doloroso. L'elegia latina in distici fu ripresa nell'età umanistica, da Beccatelli, Poliziano, Strozzi, Pontano, mentre in volgare si ricorse allo strambotto su due sole rime, al capitolo in terza rima e via via a varie strutture strofiche e così si continuò per tutto il Settecento.

Solo Carducci, seguito da Pascoli e da D’Annunzio, tentò la restituzione del distico elegiaco ricuperandolo in metrica barbara, ma l'esempio non valse a fissare una misura tipica per l'elegia. Anche nelle altre grandi letterature moderne si ebbero imitazioni formali ma non di contenuto dell'elegia classica, vedi Klopstock, Goethe, Gray, Coleridge, Lamartine. Più spesso però si sono mantenuti solo il tono e i valori espressivi liberi da vincoli metrici.

Bibliografia

A. Rostagni, L'influenza greca sull'origine dell'elegia erotica latina, G. Catanzaro, F. Santucci (a cura di), Tredici secoli di elegia latina, Assisi, 1989

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LA POESIA DEL GIORNO

NUSTALGIA

Nun t'addurmì! Statte cull'uocchie
'nchiuse, accussì, comme stongh'j!
Dint'all'oscurità vide 'e passà
'e 'cose 'cchiù belle d''a vita.
Nun t'addurmì! Statte
cull'uocchie 'nchiuse, accussì!
Dimme! E vvide 'e passà
'e guagliuncielli cu' 'o sinalillo niro?
Dimme! T’arricuorde
quanno pure nuie
mano dint''a mano
jevemo a scola?
'A signora Mafalda ca cu’ chill'uocchie
doce ce sapeva fà felici comme si fosse
stata 'a mamma nosta?
Dimme, te ricuorde?
E te ricuorde 'e quanno
purtannete p''a mano
cu' 'a voce tremante te dicette:
"Quanno facimme gruosse 'nce spusamme!"
Me guarde? Chist'uocchie nire
dint'all'oscurità parene ddoje stelle
ca luceno dint''o cielo niro
'e chesta vita mia senza sole.
M'accarizze e me rispunne:
"Nun m'arricordo,
nun voglio arricurdà!"
E chiagne? Pecchè? Dimmello!
Cunfidate cu' mme, comm'a 'na vota
songo 'o cumpagno 'e scola
e te so' frate primma che 'nnammurate.
Chiagne? Pecchè? T'adduorme?...
'Stu chianto s'alluntana chiano chiano.
Arape ll'uocchie, te cerco, nun ce staie.
E' stato 'nu suonno
'nu suonno che 'a tant'anne stò sunnanno.

VERSIONE IN ITALIANO

NOSTALGIA
"Non t’addormentare! Rimani cogli/occhi chiusi così, come sto io./Dentro l’oscurità vedi passare
le cose più belle della vita./Non ti addormentare! Rimani/Con gli occhi chiusi, così.
Dimmi, li vedi passare/I ragazzini col grembiule nero?//Dimmi, ricordi/quando pure noi/mano nella mano/andavamo a scuola?/La signora Mafalda che con quegli occhi/dolci ci sapeva far felici come se fosse/stata nostra madre?//Dimmi, ti ricordi?//E ti ricordi di quando/tenendoci per mano/con la voce tremante ti promisi/"quando saremo grandi ci sposiamo?"//Mi guardi? I tuoi occhi neri/dentro l’oscurità sembrano due stelle/che brillano dentro il cielo nero/di questa vita mia senza sole.//Mi fai una carezza e mi rispondi/"Non lo ricordo, non voglio ricordar!"// E piangi? Perché Dimmelo!/Confidati con me, come una volta/Sono il compagno di scuola/E son fratello prima che innamorato//Piangi? Perché? T’addormenti?/Il tuo pianto s’allontana piano piano.//Apro gli occhi, ti cerco e non ci sei…//E’ stato solo un sogno/Un sogno che da tant’anni/Ogni sera mi tiene compagnia".

Reno Bromuro (da Poesie sparse: Napoli 11 novembre 1947)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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