11 ottobre 1899
Inizio della guerra anglo-boera

Attorno al 1895 si ebbe una grossa ripresa dell'espansionismo coloniale nel continente africano.

Lo scopo delle potenze in gara: Inghilterra, Germania e Francia soprattutto, era di creare immensi domini coloniali che si estendessero senza soluzione di continuità da una sponda all'altra dell'Africa. Sotto la direzione dell'imperialista ministro delle colonie Chamberlain, l'Inghilterra si lanciò in un'affannosa politica d'espansione nell'Africa meridionale, dove Cecii Rodhes esplorò e conquistò il bacino dello Zambesi, chiamato appunto Rodhesia, ricco di minerali preziosi.

Quest'azione inglese insospettì i Boeri, in altre parole i discendenti degli antichi coloni olandesi stabilitisi nell'Africa meridionale attorno alla metà del 1600. Nel 1836 i Boeri che erano emigrati dalla colonia inglese del Capo, fondarono le due piccole repubbliche del Transvaal e dell'Orange. Essi si sentivano ormai accerchiati dalle colonie britanniche e rifiutavano di accettare nel loro paese capitali e cercatori inglesi, che volevano sfruttare anche le risorse minerarie esistenti in territorio boero.

Il governo inglese volle dare una dimostrazione di forza, ma i Boeri si ribellarono e l'11 ottobre 1899 scoppiò la guerra anglo-boera, che si concluse nel 1901 con la vittoria inglese. L'opinione pubblica europea si schierò dalla parte dei Boeri, che si difesero con estrema tenacia di fronte ai metodi, spesso brutali, usati dagli inglesi nei confronti dell'inerme popolazione civile. Ma dopo la vittoria il governo di Londra si impegnò a fondo per far dimenticare i rancori e i risentimenti, e a questo scopo inserì i territori boeri nell'Unione Sudafricana, dotata d'autogoverno e unita all'Inghilterra da vincoli federali.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1963: II poeta Jean Cocteau e la cantante Edith Piaf muoiono lo stesso giorno.

1970: Le isole Figi proclamano la loro indipendenza : l'O.N.U. acquista un membro di più, il 127°.

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RICORDIAMOLI

EDIT PIAF - JEAN COCTEAU

Edith Piaf nome d'arte di Giovanna Gassion, cantante francese, nacque a Parigi nel 1915 e vi morì nel 1963. Dotata di un fisico minuto, un volto segnato dalla sofferenza e di una voce profonda e ricca di sfumature drammatiche, fu, dal 1936 Grand Prix du Disque con Étranger di M. Monnot alla morte, interprete sensibile ed eccezionale di splendide canzoni francesi, di Prévert e Cocteau, alcune delle quali di sua composizione. Tra i numerosi successi si ricordano: L'accordéoniste, La vie en rose, Mon Dieu, Non, je ne regrette rien, Milord, La foule. Massima esponente della canzone intima, svolse anche attività teatrale e cinematografica.

Jean Cocteau poeta, romanziere, drammaturgo e pittore nacque a Maisons-Laffitte nel 1889 e morì a Milly-la-Forêt, Parigi, nel 1963. Dotato di straordinario ingegno, fervente sostenitore d'ogni forma d'avanguardia, stupì per la molteplicità e l'originalità d'ogni sua creazione artistica, in cui sempre vivo e presente è un afflato poetico.

In ordine cronologico tra le sue opere più significative sono da ricordare il balletto Parade, testimonianza della poetica musicale che ispirava il Gruppo dei Sei per cui Cocteau nel 1918 scrisse il manifesto, la pantomima Les mariés de la Tour Eiffel, il mimodramma Le boeuf sur le toit, il romanzo Le Potomak; le poesie Le Cap de Bonne-Espérance e Plain-Chant. Dopo un saggio, Le secret professionnel, tornò al romanzo con Le grand écart, Thomas l'imposteur; Les enfants terribles.

Si avvicinò al teatro nel 1927 con un adattamento fedele dell'Antigone di Sofocle, poi con Oedipe roi e La machine infernale; Les chevaliers de la Table Ronde; Les parents terrible, Les monstres sacrés, L'aigle à deux têtes, Théâtre de poche. Instancabile, pubblicò nel frattempo studi su De Chirico, Modigliani, Picasso, poemi ora in versi irregolari ora di stile classico Mythologie, Allégories, Léone, raccolse i suoi ricordi in Foyer des artistes nel 1947 e Portrait de famille nel 1950; scrisse sceneggiature e dialoghi e curò la regia di numerosi film: da Il sangue del poeta, Orfeo del 1950 e Il testamento di Orfeo nel 1960.

Da i suoi saggi sperimentali all'elegante e formalistico La bella e la bestia del 1946, al drammatico I parenti terribili del 1948, su proprio testo. Senza contare infine i disegni, i quadri, gli affreschi di cappelle: esiti di una pittura collocabile nell'ambito di un surrealismo vicino a quello picassiano, ma con una maggiore accentuazione grafica e decorativa, di ascendenza secessionista. Creatore di un'opera poliforme che rende difficile il giudizio, Cocteau fu accolto nel 1955 all'Académie Française, dopo esser stato l'insolenza personificata. A correggere il severo giudizio di Breton, che lo definì un mistificatore, basta il fascino della sua opera, di cui si può affermare che creò il clima letterario di vari decenni.

Bibliografia
Jean Cocteau 1945-1952, Parigi, 1955 e 1964; J. Siclier, Jean Cocteau et le cinéma, Bruxelles, 1955; J. J. Kihm, Cocteau, Parigi, 1960;P. Chanel, Album Cocteau, Poitiers, 1970; G. Morgue, Jean Cocteau. Poète graphique, Parigi, 1975.

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L'ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "AIUTO AL VATICANO"

... E la Via Crucis della mia neonata compagnia, che faceva sentire la sua presenza con la forza del credo giovanile, faceva paura anche alla politica. A malincuore lasciamo il teatro Delle Muse il 5 marzo 1972, avviliti ma non demoralizzati, anzi motivati a lottare per trovare un altro teatro, e non solo perché noi lo volevamo, ma anche incitati dagli attori con i quali avevamo diviso lo spazio e dal critico teatrale dell'Osservatore Romano il quale oltre a darci forza c'invitò in Redazione alla Città del Vaticano per trovare insieme ai Vescovi e Cardinali uno spazio nei tanti teatri di proprietà del Vaticano. Dopo un centinaio di telefonate, cominciavo a scoraggiarmi, quando udii un "Eureka!": avevamo trovato uno spazio da sfruttare per quindici giorni dal primo al 15 aprile al Teatro de' Servi, rimasto libero perché la Compagnia che lo occupava si era trasferita a Torino per rappresentare gli spettacoli in quella città. La sala ci fu concessa per cinquantamila lire il giorno, eravamo al settimo cielo. Con le lirette guadagnate al delle Muse comprammo uno spazio per un tamburino (ventitremila lire per ogni tamburino sui giornali di Roma) La sera del primo aprile, aspettammo fino alle ventidue che arrivasse qualcuno almeno le persone che avevamo invitato: nessuno! Guadammo la colonna dei tamburini AGIS e leggemmo "Teatro de' Servi, chiuso perché la compagnia si è trasferita a Torino per spettacoli in quella città, riprenderà il 15 aprile alle ore 21".

Il responsabile del teatro, il frate guardiano si rese irreperibile. Con l'aiuto del telefono invitai qualche persona, che rimasero sorprese nel sentire che stavamo rappresentando lo spettacolo e aggiunsero che non erano venute il primo aprile perché avevano letto il tamburino AGIS, non avevano pensato a quello a pagamento.

Andammo avanti fino al quindici, avevamo ogni sera qualcuno, ma ci bastava lo stesso: ci accontentavamo. Questo dramma prevede che alla fine dello spettacolo il personaggio che figura il Giudice si porta al proscenio e chiede l'aiuto del pubblico sulla risoluzione del verdetto ponendo la domanda: "Secondo voi sono colpevoli o innocenti, quelli che ricorrono alla droga, o sono innocenti e perché?"

Lo spettacolo finiva alle 22,15 circa con il dibattito non uscivamo dal teatro mai prima della mezzanotte, e la sera del 14 aprile si fecero le quattro del mattino, grazie anche alla presenza di critici valenti e attori che avevano appena finito di interpretare "HAIR", fu così che ci conoscemmo con Carlo De Majo, Renato Zero, Loredana Berté e Mimì con i quali avremmo voluto riprendere le rappresentazioni con loro protagonisti; purtroppo la cosa non andò in porto, perché i produttori non cedettero al successo. A questo ci credette Claudio Novelli che m'intervistò per la RAI e l'intervista era alternata da brani recitati dell'opera. In futuro rivivremo ancora altri aneddoti e altre situazioni extra teatrali, ma che fanno parte degli spettacoli teatrali che abbiamo rappresentato.

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

SENZA LEVATRICE
SOLENNE E' LA CALMA DI QUESTA NOTTE

Solenne è la calma di questa notte invernale
non il vento canta, non uccelli, non mare
in lontananza, non sbattere di sportelli d'auto.
E' tanto solenne la calma di questa notte
che sento il mio respiro, nell'aria parlare.
L'acqua della "marrana" nera e puzzolente
si è colorata d'azzurro dopo la pioggia.
Nel fondo, dicono, ci sono due amanti
che la colorano con il loro amore.
Gli uccelli notturni e le iene offrono
il silenzio e fanno di due innamorati
un simbolo di unione natura-uomo.
Anche tu, offri il tuo insperato silenzio.
Mi sono portato sulla soglia del giallo cancello
di luna per ascoltare il tuo silenzio
e come "Pasternak" ho esclamato:
"sei la cosa più bella che abbia mai udito!"

Stupito ho chiesto alle acque, m'hanno risposto: t'ama!
Braccia di velluto mi cingono le spalle,
le mani come ali di cigno hanno segnato
il volto, i tuoi occhi si sono fermati nei miei.
L'acqua della "marrana" azzurra di sole
ha illuminato i corpi e la notte.
I due innamorati come figli di Leda
roteano tra le stelle e danzano
intorno a noi, tra le canne verdi.
Il vino caldo dalla tua bocca
scende dentro di me vitalizzante.
Un canto si leva e s'ode sospirare
l'aurora, tra le stelle che si diradano.
Il rosa del mattino proietta le nostre immagini.
Come Narciso ci specchiamo e ridiamo gioiosi
le mani si stringono e i passi lentamente vanno.
Solenne è la calma di questa notte
invernale in cui ho visto la "marrana"
vestirsi d'azzurro sulla tua bocca.

Reno Bromuro (Da "Senza levatrice" Albatros Editrice - Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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