11 marzo 1949
De Gasperi convoca in seduta
straordinaria il consiglio dei ministri

Sull'ingresso dell'Italia nella NATO (North Atlantic Treaty Organization) De Gasperi convoca in seduta straordinaria il consiglio dei ministri, per informarlo sullo stato delle trattative e chiederne l'approvazione. Il consiglio delibera "in senso unanime per l'accessione in via di massima al patto atlantico". De Gasperi chiede immediatamente l'apertura del dibattito parlamentare, ponendo la questione di fiducia.Alcide De Gasperi

Il patto o Trattato dell'Atlantico del Nord fu firmato a Washington il 4 aprile 1949 da dodici paesi: USA, Canada, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Danimarca, Norvegia, Islanda, Portogallo, Italia, e l'organizzazione politico-militare sorta in conseguenza di esso. Il Patto atlantico intendeva consolidare politicamente e militarmente le democrazie occidentali per resistere alla minaccia dell'URSS e del comunismo e formalizzò la divisione dell'Europa in due blocchi. Esso prevedeva un'assistenza militare reciproca e collaborazione politica ed economica, ma non comportò inizialmente la creazione di una struttura militare integrata e un impegno degli USA a mantenere truppe in Europa.

Fu la guerra di Corea che, aumentando i timori di un'aggressione sovietica, portò alla costituzione delle strutture politiche e militari dell'alleanza, ossia la NATO. Furono così costituiti il Consiglio Atlantico, massimo organo politico presieduto da un segretario generale, e i comandi militari integrati, retti al loro vertice da ufficiali statunitensi. Nel 1952 entrarono nella NATO Grecia e Turchia, nel 1955 la Germania Occidentale. Nel 1966 la Francia uscì dalla struttura militare, ma non dall'alleanza politica, alla quale aderì nel 1982 anche la Spagna, senza partecipare però ai comandi militari integrati. Dopo la fine della guerra fredda e la dissoluzione dell'URSS, compiti e strutture della NATO furono oggetto di una profonda revisione. La prospettiva di un rapido allargamento agli Stati dell'Est europeo incontrò la netta opposizione russa, che portò all'iniziale adozione di uno schema di consultazioni a dimensioni europee "partnership per la pace", e alla costituzione di "forze di rapido intervento congiunte", operative dal 1995.

Nel frattempo la NATO interveniva attivamente nella crisi bosniaca per contrastare la politica espansionista serba, impegnandosi per la prima volta dalla sua costituzione in azioni belliche. Nel 1996, dopo mesi di serrati negoziati, Russia e Nato disciplinavano definitivamente i loro rapporti con un "Atto fondatore":a Mosca era garantita una voce, senza però diritto di voto, in seno all'Organizzazione, che a sua volta rinunciava ad installare armi nucleari nei Paesi dell'Est europeo che avessero aderito ad essa. Era così aperta la strada all'ammissione nella NATO di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, decisa nel 1997, ma divenuta operativa dal 1999. Il 2002 segnava una svolta storica nelle relazioni con la Russia, che era ammessa come partner strategico in un nuovo Consiglio formato da 20 membri, i 19 Paesi facenti parte dell'Alleanza più, appunto la Russia. Nello stesso anno era annunciata l'ammissione, a partire dal 2004, di altri sette Paesi: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.

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RICORDIAMOLI

TORQUATO TASSO

Torquato Tasso nacque a Sorrento l'11 marzo 1544, morì a Roma nel 1595. Figlio del poeta Bernardo e della nobildonna Porzia de' Rossi, ebbe un'infanzia funestata dall'immatura morte della madre e dalla precoce esperienza dell'esilio: seguì infatti a Roma il padre, che era rimasto fedele al suo signore, Ferrante Sanseverino, dichiarato ribelle dal viceré di Napoli, e lo accompagnò nelle umilianti peregrinazioni presso le varie corti italiane, alla ricerca di ospitalità e di lavoro; dopo un breve soggiorno a Bergamo, si ricongiunse con il padre a Urbino, dove, alla splendida corte di Guidobaldo II della Rovere, coltivò le lettere e le arti cavalleresche.Torquato Tasso

Nel 1559 si trasferì con il padre a Venezia, dove compose il primo libro del Gierusalemme; l'anno successivo, si recò a Padova per intraprendervi gli studi giuridici ed entrò in relazione con insigni letterati, come Speroni, Piccolomini, Sigonio, facendo parte, con il nome di "Pentito", dell'Accademia degli Eterei. Nel frattempo, portò a termine il Rinaldo, pubblicato a Venezia nel 1562, e scrisse rime d'amore per Lucrezia Bendidio e Laura Peperara. Nel 1565 si trasferì a Ferrara, al servizio del cardinale Luigi d’Este, poi nel 1572 del duca Alfonso II; protetto dalle principesse Lucrezia ed Eleonora, sorelle del duca, Tasso visse allora il periodo umanamente più felice e letterariamente più fertile della sua vita: mentre continuava la propria produzione di rime amorose ed encomiastiche, iniziò a comporre l'Aminta, che fu rappresentata la sera del 31 luglio 1573 nell'isoletta di Belvedere sul Po; "Aminta è una favola silvestre, in un prologo e cinque atti, composta nel 1573 in endecasillabi e settenari. L'intreccio, intessuto di allusioni a fatti e personaggi della vita di corte, è semplice.

La timorosa ninfa Silvia ricambia d'amore l'ardente pastore Aminta solo quando credendolo morto per amor suo non sa più trattenere l'impeto dei sentimenti. Il Tasso scrisse l'Aminta. nell'anno più lieto e sereno della sua vita, quasi volesse esplorare, accanto al momento tragico della condizione umana, quello idillico e dilettoso di essa. Mancano nell'Aminta. forti contrasti drammatici; c'è però fra i personaggi una raffinata modulazione di rapporti: in Aminta e Silvia l'amore è trepidazione e sofferenza; in Tirsi e Dafne, che osservano, narrano e commentano, esso si fa sensualità compiaciuta, malizia e nostalgia; nel poeta, che dentro a sé lo ricanta, diventa temperata malinconia e coscienza della fragilità di ogni incanto", subito dopo la rappresentazione di Aminta, diede inizio alla tragedia Galealto re di Norvegia e portò a termine nel 1575, con il titolo di Goffredo, il suo capolavoro, che sarà pubblicato nel 1581 dall'amico Angelo Ingegneri, con il titolo di Gerusalemme liberata.

Ma la tensione nervosa del poeta, già sottoposta a dura prova dal febbrile travaglio compositivo, non resistette alla nuova, estenuante fatica della revisione del poema: i letterati da lui interpellati sottoposero il testo della Gerusalemme a censure pedantesche di carattere letterario e morale, esasperando i dubbi artistici e gli scrupoli religiosi del poeta, che diedero origine a un vero e proprio squilibrio psichico. Dopo avere escogitato, nell'Allegoria della "Gerusalemme liberata", sottili significati morali per il proprio poema, si sottopose all'esame dell'Inquisitore di Ferrara, accusandosi di eresia e allarmando così il duca, consapevole delle pericolose ripercussioni politiche che un nuovo scandalo, dopo quello sollevato dalla madre Renata di Francia per le sue idee calviniste, avrebbe potuto suscitare presso la Curia di Roma.

L'assoluzione dell'Inquisitore non riuscì a placare i suoi scrupoli e i suoi tormenti: un giorno mentre confidava alla principessa Lucrezia le sue ansie, si credette spiato da un servo e gli lanciò contro un coltello. Segregato dal duca nel castello estense, poi nel convento di San Francesco, riuscì a evadere e diede inizio ai suoi irrequieti viaggi attraverso la penisola, ormai dominato da un inguaribile "umor malinconico". Si recò a Sorrento, presso la sorella Cornelia, travestito da pastore, e le annunciò la morte del fratello per accertarsi del suo affetto; tornato a Ferrara, si recò poi a Urbino e, dopo brevi soste in altre città, a Torino. Nel 1579 ritornò improvvisamente a Ferrara, mentre si celebravano le terze nozze del duca Alfonso con Margherita Gonzaga: pensando di essere trascurato, proruppe in escandescenze contro il duca, il quale lo fece rinchiudere come pazzo nell'ospedale di Sant'Anna, dove rimase per sette lunghi anni.

In quei sette anni Tasso fece appello a tutte le sue energie intellettuali per riabilitare la sua dignità di uomo e la sua grandezza di poeta, offesa, quest'ultima, dall'edizione scorretta e incompleta del Goffredo, avvenuta a sua insaputa nel 1580: compose parecchi dei 28 Dialoghi e l'Apologia in difesa della "Gerusalemme liberata", con cui interveniva nella polemica accesasi sulla priorità di Ariosto su Tasso o viceversa, ma alle occupazioni letterarie delle parentesi di lucidità si alternavano momenti di tensione psichica, paurosamente minata da allucinazioni e angosce, evocate in lettere di profonda suggestione. Liberato nel 1586 per intercessione del principe Vincenzo Gonzaga, si recò a Mantova, dove, in omaggio al suo nuovo protettore, scrisse la tragedia Il Re Torrismondo, riprendendo il giovanile Galealto. Ma l'ambiente di corte non seduceva più l'animo disilluso e stanco del poeta e, nell'ottobre 1587,riprese il suo tormentoso peregrinare, cercando ospitalità nei conventi e nelle case degli amici: il santuario di Loreto, la casa di Scipione Gonzaga a Roma, dove scrisse il Rogo amoroso, il monastero dei monaci olivetani a Napoli, dove compose il poemetto Il Monte Oliveto, ancora la corte di Mantova dove, in onore del duca Vincenzo Gonzaga, scrisse la Genealogia di Casa Gonzaga, la casa di Manso a Napoli, dove intraprese Le sette giornate del mondo creato, la casa del cardinale Cinzio Aldobrandini, cui dedicò, nel 1593, il rifacimento del suo poema con il titolo di La Gerusalemme conquistata, allo stesso anno risalgono Le lagrime della beata Vergine e Le lagrime di Cristo, il monastero di San Benedetto a Napoli, dove, nel 1594, videro la luce i sei Discorsi del poema eroico, e infine il convento di Sant'Onofrio a Roma, sul Gianicolo, dove, come scrisse in una celebre lettera, "con la conversazione di questi divoti padri", iniziò la sua "conversazione in cielo".

Agli anni della prigionia di Sant'Anna risale, come si è detto, la maggior parte dei 28 Dialoghi, in cui Tasso, rifacendosi a una lunga tradizione che dai dialoghi di Platone giungeva fino alla trattatistica del Rinascimento, affronta i numerosi problemi politici, morali, estetici, mondani, allora vivamente dibattuti nelle corti: manca certamente, in questi scritti, un'originale attitudine speculativa e gli ondeggiamenti dello scrittore tra platonismo e aristotelismo sono frequenti; i migliori Dialoghi sono quelli in cui si esprimono direttamente le suggestioni autobiografiche, come Il padre di famiglia, al quale il prigioniero di Sant'Anna affida la sua struggente aspirazione a una serena pace domestica. Una novità, nella produzione letteraria del Cinquecento, è segnata dalla tragedia Il Re Torrismondo, che trasferisce in terra nordica il motivo classico delle nozze incestuose. Nel Mondo creato, infine, esprime la propria condizione di uomo precocemente invecchiato e desideroso di quiete e di pace. Nel 1976 è stata pubblicata, a cura di Malato, una commedia attribuita a Tasso, Intrichi d'amore: in seguito a ciò si è aperta una polemica tra gli studiosi, alcuni dei quali hanno negato la paternità tassiana della commedia.

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IL FATTO

Eros e Afrodite

In Grecia Eros e Afrodite sono utilizzati in modo intercambiabile in rapporto alla sessualità, al desiderio sessuale e al piacere, sia singolarmente che in coppia. Tuttavia Eros si riferisce più specificatamente all'istinto del desiderio amoroso, mentre Afrodite è implicata nell'intero campo di azioni comprese tra l'esercizio del fascino sessuale e la concreta nascita dell'atto sessuale.

Alcuni sostengono che Eros, uscito dall'uovo cosmico, fu il primo degli dei, poiché senza di lui nessuna delle altre divinità sarebbe potuta nascere. Così si sostiene che fosse coevo della Madre Terra e del Tartaro, e si nega che egli potesse avere un padre e una madre. Un’altra tradizione dice che egli nacque da Afrodite e da Ermete o da Ares o da Zeus stesso. Eros era un fanciullo ribelle, che non rispettava né la condizione né l'età altrui, ma svolazzava con le sue ali d'oro scoccando frecce a caso e infiammando i cuori con i suoi temibili dardi. Come la cultura greca ribadisce più volte, Eros è un'emozione, un’immagine, una figura, una idea, una forza sovrannaturale che ha effetto sia sul corpo sia sulla mente: obnubila l'intelletto, causa il rilassamento delle membra, afferma Saffo; nessuno è immune dall'influsso erotico, né animali né uomini, né mortali né immortali, e il suo dominio, al pari di quello di Afrodite, si esercita sul cosmo intero: terra, mare, cielo, ed è la celebrazione della vita istintuale intera quale commistione di piaceri e pericoli.

Eros era venerato come dio del desiderio e in quanto tale vi erano una serie di culti a lui dedicati. Molti templi gli furono consacrati, per lui si svolgevano feste con agoni musicali e ginnici e concorsi dedicati alle Muse. Anche le etére (prostitute) svolgevano un ruolo importante nella celebrazione del dio, infatti nel santuario di Afrodite a Corinto si era immessa la pratica concreta dell'amore nella sfera religiosa e questo costume dissocia la prostituzione dal rapporto commerciale e innalza l'unione sessuale ad atto di culto. Il culto di Eros si trova anche nel cuore di Atene: non solo vi era un altare di Eros all'entrata dell'Accademia, ma anche il santuario dedicato ad Afrodite ed Eros, situato alle pendici settentrionali dell'acropoli.

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LA POESIA DEL GIORNO

LA SINFONIA DEL VENTO

E' mezzanotte, il vento passando
tra i rami degli alberi sembra che canti.
Un canto triste e malinconico
va di ramo in ramo in crescendo.
Il pianto sommesso preghiera diventa.
Piangi? Sei nel fulgore della vita!
Per consolarti asciugo
le tue lacrime coi baci.
E' mezzanotte, il vento
passando tra i rami sembra che canti.
Il suo canto è la tua voce:
«Non piango perché sono triste
è la sinfonia del vento
e la tua voce che mi commuovono!»
E' mezzanotte, il vento passando tra i rami
rinnova il suo canto
riporta il tuo pianto.

Reno Bromuro (da «Il canto dell’Usignuolo»

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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