11 maggio 1993
Renato Pollini arrestato

Renato Pollini, già senatore del PCI e fino al 1989 amministratore del partito, è arrestato in seguito alle accuse di Giulio Caporali, già consigliere d'amministrazione delle Ferrovie dello Stato, espulso nel 1988 dal PCI per il suo coinvolgimento nello scandalo delle "lenzuola d'oro".

Pollini sarà scarcerato per decorrenza dei termini. Le "manette ferroviarie" scattano all'alba del 18 novembre 1988. Quando, finalmente, un mese prima i magistrati romani presero in esame gli esposti di Ayroldi, scattarono le manette.

I primi tre arrestati sono dei comprimari dello scandalo: Giovanni Notarangeli, napoletano, Antonio Bifulco, pure napoletano, e Guido Miele, funzionario in pensione da pochi mesi. Sfuggono invece al blitz cinque pezzi grossi, tre dei quali saranno presi una settimana dopo: il consigliere di amministrazione delle Ferrovie Gaspere Russo, Giulio Caporali e Francesco Baffigli.

Insomma, la sacra famiglia partitocratica accomunata dal denaro e divisa dalle ideologie di repertorio. Per Ligato inoltre c'è un bel mandato di comparizione, e a rileggersi gli innumerevoli ritagli stampa dell'epoca c'è da ridere alle reazioni di quello che allora era il Necci degli anni Ottanta, che dichiarò: "Sono tranquillo e ho fiducia nella magistratura".

Di lì a poco sarebbe finito in galera travolto dalle sue malefatte. Ma quel che è peggio è che Ligato, un anno dopo, sarebbe stato vittima del più classico degli omicidi eccellenti d'Italia, morendo come un picciotto della ndrangheta, con tutti i suoi compagni di partito a far finta di non conoscerlo.

Nel novembre 1988, si accendono, per la prima volta, anche i riflettori sui contratti tra Graziano e le Ferrovie, e si scopre che erano molto meglio le vecchie lenzuola di cotone piuttosto che quelle scadenti di carta e sintetico fornite alle Ferrovie da quest’ultimo, che passeranno alla storia con la dicitura "lenzuola d'oro".

D'oro erano invece, sicuramente, i guadagni di Graziano, così come le consulenze tecniche ai vari settori delle Ferrovie.

Giorgio Bocca, andando a scartabellare i verbali di approvazione delle due delibere nell'occhio del ciclone, quella del 7 maggio del 16 luglio 1987, trovò parecchie perle da propinare ai lettori di Repubblica. In particolare, quelle di Giulio Caporali, l'uomo del PCI che avrà in seguito anche un grosso ruolo nella mancata Tangentopoli del PDS, sei anni dopo.

Afferma Caporali parlando dei contratti per Graziano: "Da quanto risulta dalle documentazioni prodotte e da specifiche indagini, l'andamento della gara d'appalto è stato regolare. In particolare, l'indagine esperita ha valutato tutte le possibilità che il mercato offre per tale tipo di forniture, e il tempo nel quale si è sviluppata la trattativa avrebbe dovuto consentire ad altre imprese interessate anche la tempestiva e documentata presentazione di offerte spontanee".

Di quel periodo Osvaldo Brufani, l’avvocato difensore della parte civile di Antonio Ayroldi, ha un brutto ricordo perché costretto ad abbandonare la causa quando l'imprenditore morì. "Erano tutti ladri, ancora non capisco come abbiano fatto ad assolverne qualcuno" dice a la Padania Brufani. "Mi ricordo il caos di quei giorni. Santoro mi chiamò a "Samarcanda" e io esposi due lenzuola perché gli italiani giudicassero la qualità degli acquisti delle Ferrovie... Il primo lenzuolo, quello di Graziano, era di carta di pessima qualità, l'altro invece, quello del mio assistito, era visibilmente dieci volte migliore. Se ne sarebbe accorto anche un profano. Per di più Ayroldi avrebbe potuto dare quella fornitura a un quinto del prezzo".

È l'11 gennaio quando davanti al PM Paraggio e al giudice istruttore Vitaliano Calabria, Graziano annuncia: "Adesso vi dico chi sono i corrotti e chi le puttane". La prima, e pure più pesante bordata, sia pure solo d'immagine, arriva contro Giuseppe Gargani, allora capo della segreteria politica di De Mita: "Alla vigilia della riunione del CDA delle Ferrovie che doveva varare l'appalto per la fornitura della biancheria all'inizio dell'estate 1987, mi incontrai con Ligato e Gargani" racconta Graziano. "Li vidi davanti a Montecitorio. Avevo bisogno di garanzie precise, cioè politiche, che l'affare andasse in porto. E Gargani mi rassicurò che era tutto a posto".

L'assoluzione però non ha cancellato la nomea, se è vero che dai tempi di Graziano la corrente di Signorile in seno al PSI verrà chiamata ironicamente sinistra ferroviaria.

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RICORDIAMOLI

ANTONIO LIGABUE

Antonio Ligabue il più famoso artista del primitivismo italiano è nato a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un’immigrata veneta. Espulso dalla Svizzera e legittimato dal patrigno Bonfiglio Antonio Laccabue, nel 1919 diviene legalmente cittadino di Gualtieri. Per 10 anni, solo e senza conoscere la lingua italiana, vaga negli argini golenali del Po, dorme nei fienili e mangia grazie alla carità occasionale. Antonio LigabueLa grande passione per i colori e per il disegno lo spinge nei pressi di circhi e di carrozzoni per realizzarne insegne, mentre ai contadini,in cambio di qualche boccone, regala tavolette che riproducono animali straordinari, paesaggi dai colori sgargianti e, spesso, il suo ritratto allucinato. Nel 1928 lo scultore Marino Mazzacurati ne rivela il genio pittorico,ne valorizza l’eccezionale personalità e lo avvicina alla vita sociale,pur in una angosciosa alternanza di lavoro, fughe, autoferimenti e ricoveri nell’istituto psichiatrico di Reggio Emilia. Muore nel 1965.

"Il grande fiume, l’unico fiume rispettabile che esista in Italia: e i fiumi che si rispettano si sviluppano in pianura, perché l’acqua è fatta per rimanere orizzontale e soltanto quando è perfettamente orizzontale l’acqua conosce tutta la sua naturale dignità", così scriveva Giovannino Guareschi, il baffuto popolare inventore dell’umoristico "compromesso storico" in anticipo tra il parroco Don Camillo e il sindaco comunista Peppone.

L’angolo di osservazione prescelto copre una sola parte del territorio padano, da Piacenza ai comuni rivieraschi del reggiano, visitato e fissato sulla tela da numerosi e importanti artisti del Novecento, tra i quali fuoriesce l’originalità primitivistica ligabueiana.

Quali le ragioni per cui le rive del Po sono state in Italia la culla della stagione artistica etichettata come naïf? A questa domanda potrebbe rispondere la mostra Primitivi e naïf allestita a Gualtieri, che sottende un riesame critico e una reinterpretazione complessiva di quell’esperienza artistica, fuori dalle convenzioni e dalle incrostazioni che caratterizzano i primi approcci critici a un così singolare fenomeno che ha trovato in Antonio Ligabue uno dei suoi maggiori interpreti.

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IL FATTO

ATTORI DI SEMPRE "ELEONORA DUSE"

Una grande rassegna che, nella suggestiva cornice della Fondazione Cini a Venezia, affronta questo straordinario fenomeno, illustrando gli elementi che ne hanno favorito il mito, ma anche descrivendo la sua figura e la sua vicenda nel quadro storico dell'epoca da lei vissuta.Eleonora Duse

Di Eleonora Duse, nata a Vigevano nel 1858 e scomparsa a Pittsburgh (Stati Uniti) nel 1924 nel corso dell'ultima tournée americana, la mostra veneziana offre uno spaccato di particolare interesse e rilevanza. Come ricorda lo scrittore e artista teatrale Stark Youn "l'arte della Duse aveva una sorta di poetico realismo (…). C'era in essa una qualità esatta e luminosa al tempo stesso, qualcosa di simile alla poesia di Dante e alle sculture italiane del XVI secolo; qualcosa di esternamente così concreto, così letterale, così fedele a se stessa, che l'idea, l'anima era in essa interamente compiuta e manifesta".

Si può prendere in esame, volendo, proprio la complessità della vita dell'artista e in primo luogo i contatti significativi e importanti che ebbe con scrittori come Arrigo Boito, Luigi Pirandello, Papini e Gabriele D'Annunzio. Ma l'elemento centrale della mostra permanente allestita dalla Fondazione Cini è costituito innanzitutto dagli abiti, i tessuti, i merletti e i costumi di scena di Eleonora, in gran parte disegnati da Mariano Fortuny, o confezionati da Jean Worth, sarto parigino.

La Duse, giova ricordarlo, è stata un'attrice che aveva senza dubbio una forte consapevolezza del proprio ruolo nel quale confluivano tensioni decadentistiche: il sogno di una poesia teatrale che fosse assoluto regno dell'anima,ma anche le contraddizioni dell'esperienza della quotidiana fatica di vivere.

A documentare parte di questa storia, in un ruolo di primaria rilevanza, è la straordinaria serie di fotografie, uno dei fondi dusiani della Fondazione Cini, realizzati tra Otto e Novecento da noti fotografi italiani, europei e americani: da Edward Steichen ad Arnold Genthe, Mario Nunes Vais e Giuseppe Primoli. Singolari in tal senso sono Ritratto e Hedda Gabler, nell'opera omonima di Ibsen di Nunes Vais, ma anche le immagini scattate dal fotografo americano Steichen, che la Duse incontrò a New York.

E poi l'esposizione veneziana è resa viva e dinamica da molti altri oggetti e documenti. Si possono ammirare in mostra un'ampia scelta di oggetti da viaggio e personali, come le scarpe di raso nero e di raso stampato in oro o un parasole di merletto a fuselli nero Chantilly. E ancora abiti di scena, libri e modellini di scenografie provenienti dal Museo Civico di Asolo. Dalla Biblioteca Teatrale del Bucardo di Roma, invece, provengono un ritratto a olio dell'attrice a figura intera realizzato da Edoardo Gordigiani, nonché una divertente collezione di caricature di vari autori e alcuni schizzi di Ciro Galvani che ritraggono l'artista durante le prove teatrali. Manifesti, locandine e vere e proprie situazioni sceniche completano un percorso che rende omaggio a una grande interprete della scena teatrale internazionale, una figura unica vista ora anche attraverso i tanti interpreti che ne hanno caratterizzato la stessa esperienza umana e artistica.

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LA POESIA DEL GIORNO

ERA MAGGIO

Piove! Di dietro i vetri
della mia finestra guardo
la pioggia cadere
monotona, incessante.
Piove! Avevo scordato
potesse piovere ancora.
Una voce, che sembra giungere
da lontananze remote, mi parla:
«Ricordi? Era maggio.
Il baco filava la seta
il ragno tesseva la tela
le pecore davano la lana
e tu, avevi ancora la gioia
di baciare la sua bocca,
allora. Era maggio!»
Piove, lentamente i ricordi
riaffiorano a uno a uno.
Ma…
il baco non fila più seta
il ragno non tesse la tela
e io non bacio la tua bocca.
Non è maggio
non splende il sole
è inverno e piove:
l'eterno inverno della vita mia.

Reno Bromuro (da Musica bruciata).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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