11 giugno 1999
Ciampi in Albania

Il presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi si è recato in Albania, dove ha incontrato a Tirana il suo omologo Rexhep Mejdani, al quale ha confermato la volontà dell’Italia di offrire il pieno contributo alle operazioni di rientro dei kosovari nella loro terra.Il presidente della Repubblica Italiana Carlo Azelio Ciampi

Quello che fino al 14 settembre dell’anno precedente era considerato un personaggio debole che rimaneva nell'ombra, il presidente albanese Mejdani, si è inaspettatamente trasformato nell'uomo più forte del paese. Mentre la folla inferocita marciava sulla piazza principale di Tirana portando la bara di Azem Hajdari sulle spalle, il presidente Mejdani è rimasto nel suo ufficio.

Lo stesso giorno, invece, il premier Fatos Nano fuggiva in una località non nota. La televisione si trovava in mano ai seguaci dell'opposizione. Alle 14 una delegazione dell'opposizione inviata dal suo predecessore Sali Berisha ha bussato alla porta della presidenza chiedendo a Mejdani di assumere i poteri del premier assente. Mejdani ha rifiutato di incontrarsi con la delegazione, così come di parlare alla televisione occupata. Anche se il premier era assente, Mejdani ha rifiuto di sedersi su due poltrone, la sua e quella di Nano.

Se avesse accettato la proposta dell'opposizione, Mejdani avrebbe in qualche modo legittimato il tentativo di rovesciare il governo con la forza. Se avesse occupato il posto del premier, oggi esisterebbe formalmente un presidente, forse anche un governo tecnico e, perché no, anche un comitato di salvezza nazionale. Forse la comunità internazionale avrebbe accettato questa formula ibrida nel nome della cessazione delle violenze e del superamento di una crisi simile a quella dell'anno scorso.

In due anni Mejdani ha dimostrato quanto differisce sia dallo stile autoritario semibolscevico del suo predecessore Berisha, che da quello arrogante e instabile dell'ex premier Nano. Il presidente non ha dietro di se una maggioranza politica stabile, come l'aveva Berisha, né una lobby economica come quella che a quanto pare sta dietro l'ex premier Nano. Tuttavia, si può presupporre che egli goda dell'appoggio di un'importante maggioranza, più nazionale che politica. Mejdani è l'unica personalità politica albanese che può muoversi sull'intero territorio del suo paese senza alcun problema e senza causare particolari mal di testa alla sua scorta. Lo stesso non si può dire del capo dell'opposizione Berisha, che non può mettere piede in varie città del sud dell'Albania, ma nemmeno nella sua città natale nella parte più settentrionale del paese, né per Nano, per il quale è praticamente impossibile recarsi al Nord.

Quanto pare, è l'unica figura sulla quale vi sia un consenso anche tra gli albanesi del Kosovo, cosa che non si può dire per la coppia Nano-Berisha. Mejdani ha contatti con diversi ambienti di Pristina, o per le amicizie personali contratte quando è stato professore in Kosovo negli anni '70, o per le sue posizioni equilibrate e attente riguardo alla questione della confinante provincia. Sembra che le sue esortazioni alla moderazione non siano accettate dai partiti politici, i quali continuano le loro lotte con un vocabolario nel quale la parola morte non è così rara. La politica e la malavita in Albania a quanto pare non sono così distanti l'una dall'altra. E' questo uno dei motivi per cui Mejdani, nel suo più recente messaggio al parlamento, tenendo presente questo pericolo, si è rivolto sia alla sinistra che alla destra dicendo loro che "è arrivato il tempo che la politica si distanzi definitivamente dalla criminalità, per assicurare con la propria esistenza lo stato, e non il mondo criminale".

Il presidente della Repubblica Italiana ha sottolineato questo coraggio ed ha manifestato ancora una volta "volontà dell’Italia di offrire il pieno contributo alle operazioni di rientro dei kosovari nella loro terra".

 ***

RICORDIAMOLI

SANDRO MAZZOLA

Sandro Mazzola si è dimostrato degno figlio di Valentino Mazzola, il cui nome resterà per sempre legato a quello del grande Torino. Al momento della morte del padre, scomparso tragicamente nella sciagura di Superga nel 1949, Sandro aveva sette anni. Otto anni più tardi giocava nelle giovanili dell’Inter e Benito Lorenzi, vecchio giocatore nerazzurro e amico della famiglia Mazzola, divenne il suo padrino sportivo.Sandro Mazzola

Helenio Herrera, arrivato a Milano nel 1961, notò immediatamente le grandi potenzialità di quel ragazzo dallo scatto bruciante. A 19 anni Sandro non era altro che una delle tante riserve dell’Inter, ma solo un anno più tardi guidava la linea d’attacco di una squadra che si avviava a conquistare il primo di quattro titoli nello spazio di otto anni. Per più di quindici anni questo attaccante veloce e agile nel dribbling sarebbe stato un giocatore di primo piano nel panorama del calcio italiano. La sua estrema mobilità contrastava con l’immagine tutta potenza fornita a quei tempi da punte come Charles, Vinicio e Altafini.

Titolare della nazionale fin dall’età di 21 anni, Mazzola con la maglia azzurra non è riuscito ad ottenere le soddisfazioni che meritava. Ha giocato 70 partite disputando la finale di Coppa del Mondo nel 1970 in Messico, persa 4 a 1 contro il Brasile, ma la difficile coesistenza con Gianni Rivera, altro giovane talento del calcio italiano in forza al Milan, non gli ha sempre permesso di esprimersi al meglio. In compenso i suoi 39 incontri di Coppa dei Campioni con 16 goal e due finali vittoriose, con due goal nella finale contro il Real Madrid, ne hanno fatto una vera celebrità sul piano internazionale.

Alessandro (Sandro) Mazzola è nato a Torino l’8 novembre 1942 ma ha trascorso tutta la sua carriera di calciatore a Milano, nelle file dell’Inter. Il suo debutto in campionato di serie A avviene il 10 giugno 1961, quando non ha ancora 19 anni. Un ricordo poco piacevole a dire il vero, perché l’Inter, che in quella giornata schierava la formazione giovanile, è battuta 9 a 1 dalla Juventus a Torino. Ma è proprio lui ad avere l’onore dell’unico goal segnato su rigore.
Il suo ricordo del debutto in nazionale in compenso è migliore: il 12 maggio 1963 gli azzurri battono il Brasile per 3 a 0 a Milano con un suo goal su rigore.

Mazzola ha concluso la sua carriera di calciatore il 10 aprile 1977, diventando consigliere tecnico del comitato di direzione dell’Inter.

Ha conquistato quattro scudetti nel 1963, 1965, 1966, 1971. Ha segnato 116 Goal in campionato, in 411 partite con l’Inter; 22 Goal in nazionale su 70 presenze; nella Coppa dei Campioni: ha vinto le edizioni del 1964 e 1965; ed è stato Finalista nel 1967 e nel 1972; mentre ha vinto due volte la Coppa Intercontinentale: nel 1964 e 1965, e il grande successo del Campionato europeo nel 1968.

**

IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "BRUNO VILAR"

Il 28 giugno 1978, aveva 36 anni 3 mesi e 25 giorni quando, forse per un colpo di sonno, l'auto su cui viaggiavano lui, Bruno Vilar e sua moglie Paola Borboni, rubò la vita a lui e rese invalida la donna che gli aveva ispirato i più bei versi d'amore:

"Nei tuoi occhi

- come allora -

biancheggia la luna

ma non sono più gli stessi.

Quante notti

sotto questo cielo infinito

ho stretto la tua anima selvaggia"

Si erano incontrati "per l'infinito spazio del cuore", lei sola con i personaggi che l'avevano resa celebre, lui, un Uomo complesso, difficile, introverso, oscuro, inafferrabile; ma capace di caricare i suoi versi di una forza intensa, "a volte, angosciosamente sofferta", in cui i rapporti si mitizzano come espressioni bibliche. I rapporti con l'amore, con le persone care, si caricano di suggestioni religiose in cui la pregnanza poetica si eleva a vera preghiera, mentre dalla musica dei versi si leva il grido angoscioso di un Uomo che chiede solo amore, che vuole donare amore. Durante questo processo interiore, il cui discorso è rigorosamente mantenuto sotto il controllo stilistico e la coscienza si apre alla realtà, incontrò la donna che lo avrebbe capito, compreso, amato come Lui voleva essere amato; come Lui intendeva l'amore: nuovo e vero ogni giorno "per non morire inutilmente".

Noi lo ricordiamo a Radio Anna, dai cui microfoni, oltre alle poesie, donava tutto se stesso; (anche se oggi c’è qualcuno che sbandiera di aver inventato la poesia alla radio), aveva una parola d'amore per tutti, una parola di sollievo per tutti i sofferenti, una parola di amicizia per tutte le persone sole. Era sempre disponibile, in ogni ora del giorno. Negli ultimi tempi della Sua vita terrena, aveva preso l'abitudine di incontrare i suoi ascoltatori (era il momento del boom delle radio libere), almeno due volte al mese, organizzando simposi durante i quali si facevano conoscenze, e persone sole, per merito Suo, non lo erano più. La parte più bella di quest'Uomo, era proprio chiusa in questo Suo atteggiamento.

"Era tempo di guerra il 3 marzo 1942

allora nascevo a Gravellona Toce

in provincia di Novara..."

La pregnanza poetica dei versi di Bruno Vilar, anche se ricorda quella religiosità mediterranea delle poesie di Alvaro è molto più vicina nella forma - versi smozzati, tagliati e pungenti - a Federico Garcia Lorca con il quale si sente un’unione spirituale, non solo, ma anche la comunione della esaltazione panica: la paura della morte.

Fonte dell'ispirazione è l'amore; quell'amore che Lui sentiva urgergli dentro, con tutta la forza accumulata dall'esperienza. Un’esperienza carica di umanità, e perché era autodidatta e per l'attività di attore e per quella di conduttore di colloqui con gli uomini, attraverso i microfoni.

Hanno detto di Lui, Davide Lojola: "...è Poeta che ha il cuore pieno di sentimenti e di aspirazioni, li scrive in poesia come se gli bruciassero sulle labbra"; Vittorio G. Rossi: "se la poesia non arriva ai bambini, non è poesia. Ho letto con molto piacere i suoi versi giovani e lisci, senza giochi di parole come s'usa fare adesso". Mentre il francese Jean Pierre Jouvet, scriveva compiaciuto: "L'Estate brucia la malinconia (la seconda opera di Bruno Vilar) è una lirica che non concede nulla al compiacimento: severa, talvolta persino spietata, al di là della sua raffinata seduzione". Queste poche righe di critica nei confronti della poesia di Bruno Vilar ci dicono che essa è veramente - come afferma Giuseppe Piccoli - "alla portata delle piazze, delle strade, dei negozi. E' poesia che tocca i problemi umani senza retorica, senza polemica, egli scrive le sue poesie come epistole senza destinatario, cronaca del rendiconto, informazione di emozioni e di ispirazioni, sorvegliato documento della vita dei miseri, dei solitari; pieno di quel riguardo e di quella pietà per la vità".

"Grazie Bruno, di essere stato, di averci lasciato un tesoro immenso".

***

LA POESIA DEL GIORNO

… E IO TI AMO
Quante sere ti amo senza saperlo
sento le tue mani di carezza
gli occhi segreti
il profumo del corpo che cerco
avvicinarsi come l'onda smisurata
di un mare senza rotta.
lo sono come una sabbia sola nella notte infinita
un nido di febbre con frecce di fuoco
II ricordo di te mi accende il sangue
mi ruba la pace fino a urlare
E io ti amo
Come un bambino piango senza sonno
La tua libertà ha un segreto
verrai anche tu a piangere con me
Annullàti nel nulla di una fame trasparente
Perseguitati dal bisogno d'immense braccia
- idioti e falsi -
nascondiamo ulcere che il sole combatte
Quando viene la sera ti amo senza saperlo
un amore segreto che si stacca dagli occhi
e gira nel buio della luna
Ti vedo
ti sento come la pioggia
entrare nella sabbia infinita
e il ricordo di te mi accende il sangue
mi ruba la pace fino a urlare
E IO TI AMO!

Bruno Vilar (da POESIE – Edizione Il Conventino – Bergamo 1977).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE