11 gennaio 1774
Il «saggio della Grande Armata»

Antonio Drouot, figlio di un panettiere, nacque l'11 gennaio 1774 e rivelò dai primi anni amore per lo studio.Antonio Drouot

I genitori, che vivevano in povertà, per risparmiare, di sera spegnevano presto la luce.

Il piccolo Antonio si alzava alle due del mattino, l'ora in cui veniva aperto il forno, e studiava alla luce del forno dove veniva cotto il pane.

Un giorno, avendo percorso a piedi la strada che da Nancy porta a Metz per presentarsi all'esame d'ammissione all'artiglieria, arrivò coi vestiti e le scarpe bianchi della polvere della strada. Gli altri candidati, eleganti e di famiglia agiata, lo canzonarono.

Anche gli esaminatori credettero che Drouot avesse sbagliato aula. Ma, quando venne il suo turno, Antonio rispose con tanta sicurezza che l'insegnante gli chiese con chi avesse studiato la matematica.

"Da solo!" rispose Antonio, che risultò primo. L'insegnante si complimentò e i compagni che l'avevano preso in giro l'acclamarono. Antonio Drouot, che divenne uno dei migliori generali di Napoleone I, fu soprannominato il Saggio della Grande Armata.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1968:Il Belgio, i Paesi Bassi e la Repubblica Federale di Germania decidono di costruire insieme un reattore nucleare a Karisruhe.

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RICORDIAMOLI

NAPOLEONE I (VERSO LA CAMPAGNA D’ITALIA)

E’ il 25 maggio 1795, Napoleone dopo un breve soggiorno in Corsica, ritorna a Parigi, vi soggiorna l'intero mese di giugno. Fin quando, diminuito il clima di diffidenza, frequentando spesso il Quartier Generale, viene richiamato per tornare in servizio. Nominato generale di Brigata di Fanteria, visti i buoni risultati a Oneglia ottenuti proprio con la fanteria, viene destinato all'armata dell'Ovest, nella Vandea.Napoleone

Il 15 settembre, inspiegabilmente non raggiunge il suo posto di comando alla armata Ovest; il suo rifiuto non solo è considerato una grave insubordinazione, ma nasce anche il dubbio della poca lealtà, anche perché qualcuno si ricordò di quell'oscuro precedente e la galera ad Antibes. Con un brutale decreto delle alte gerarchie, il generale Napoleone Bonaparte viene cancellato dalla lista degli ufficiali generali in servizio, radiato dai quadri "per non aver assunto il posto che gli era stato assegnato".

"Non volevo uno stato contro lo stato, una nazione contro la nazione, una Francia contro la Francia, i francesi contro i francesi" ha scritto nelle Memorie. Non voleva una lotta di "cortile", fra esercito e tanti poveri diavoli, lui pensava in grande! Purtroppo l'improvvisa radiazione lo fece ripiombare in un altro periodo di amarezze e di triste solitudine a Parigi.

Abbandonato da tutti, si lascia andare a profonde e amare riflessioni sugli uomini.
Ma il destino bussò ancora una volta alla sua porta. Era la nuova Rivoluzione! Approfittando del crollo di Robespierre i realisti avevano alzato la testa, decisi a rovesciare la Convenzione. I primi di ottobre la rivolta scoppiò. Un momento grave per Parigi. Drammatico. Ed ecco saltar fuori quell'uomo che aveva criticato Napoleone a Tolone, che si era unito alle critiche sul giovane comandante, ma che aveva alla fine riempito un rapporto sulle sue note caratteristiche abbastanza singolare.

Era Barras, ora membro del Direttorio che governava la Francia dopo la caduta di Robespierre. Si ricordò dei cannoni di Tolone, e del "moto perpetuo" di quel giovane comandante, che aveva avuto però l'ardire di biasimare un suo intervento con "mi lasci fare il mio mestiere, e lei faccia il suo". Nessuno gli aveva mai parlato così, con "una arroganza così affascinante" ed aveva solo 23 anni quel giovane!

Nell'ora più turbolenta e ribelle della Francia, il destino bussò ancora alla porta di un Napoleone sopraffatto nella sua stanzetta, dalla solitudine e dallo sconforto. Due giorni prima il fratello si era sposato ed era partito per la Corsica. Si pentiva di non averlo seguito sposando la cognata Desirèe, la sorella di Julie che Giuseppe aveva preso in moglie.Barras

E solo la sera prima, passando con Junot, un ufficiale che aveva conosciuto a Tolone, l'unico amico che non si era allontanato nella "disgrazia", guardando i preparativi degli insorti contro la Convenzione, che ora nelle sue miserabili condizioni odiava, aveva esclamato "Se costoro mi eleggessero capo, farei aprire le Tuilleris in due ore e caccerei quei miserabili della Convenzione".

Poi giunse il tocco del destino; bussava Barras, che non esitò un attimo a togliere dall'ombra Napoleone, per offrire a lui l'incarico di annientare i movimenti sediziosi. Barras era convinto che non c'era un uomo deciso, energico e capace come Napoleone in tutta Parigi e fra tutti i generali della Francia. Non si sbagliava! Ed era anche arrivato in tempo! Napoleone con il veleno che aveva in corpo stava passando quasi dall'altra parte.

Il 5 ottobre, riassunto repentinamente in servizio come comandante della piazza di Parigi, Napoleone in un baleno appronta le difese, schiera i suoi cannoni e annienta in poche ore a suo modo la rivolta parigina realista. L' affronta di petto e non esita a dirigere sugli insorti il fuoco dei cannoni con alzo zero. Dalla triste solitudine della stanza, all'uomo che il governo definisce ora "il salvatore" erano passate solo venti ore, da questo momento ha davanti a se' venti anni esatti per sconvolgere l'intera Europa.

L'episodio lo rese famoso in tutta Parigi, metà dei parigini lo soprannominarono "il mitragliatore". l'altra metà il "Generale Vendemmiao", riferendosi non solo al mese ma al modo energico di come aveva affrontato la situazione e fatto diventare "rosse" le strade. E generale lo divenne, questa volta di Divisione.

La straordinaria fortuna di Napoleone, inizia proprio nella notte del 5 ottobre, in seno al governo. In poche ore aver sedato una rivoluzione in quel modo, rimuovendo anche ogni velleità futura dei realisti. Questo doveva essere indubbiamente opera di un uomo straordinario. Su questo ormai erano tutti d'accordo. Barras poi era al settimo cielo.

Il 16 ottobre, la fama di questi dieci giorni, porta con sè onori, gradi e amori. Napoleone è festeggiato ovunque, riceve la nuova nomina come comandante del Corpo d'armata dell'interno, e ha l'occasione di conoscere la vedova del Generale Beauharnais, finito sul patibolo: la bella trentaduenne creola Giuseppina Tascher de la Pagerie, nata in Martinica.Beauharnais

La convenzione finita la rivolta, per prudenza aveva ordinato alla popolazione la consegna di ogni tipo di armi. Giuseppina ricevuta una perquisizione, i gendarmi ligi al dovere, la costrinsero a consegnare anche la spada del defunto marito che aveva parteggiato con i ribelli. Napoleone ricevuta una supplica, intervenne e con un gesto cavalleresco gli fece restituire l'arma.

La donna il giorno dopo andò a ringraziarlo di persona per aver ricevuta la spada indietro, ma nel farlo con il dardo dell'amore gli trafisse il cuore all'istante. Quattro mesi dopo il 9 marzo era sua moglie. Napoleone in questo periodo cambia anche il cognome che da Buonaparte diventa Bonaparte. Dopo la sua impresa che ha fatto fallire l'insurrezione popolare, il 26 dello stesso mese la Convenzione si scioglie e viene insediato il primo Direttorio. Babeuf sul Tribun de Peuple pubblica il Manifeste des plebeiens,. Vi si rivendica l'instaurazione di un regime di uguaglianza reale attraverso la comunità dei beni e dei lavori. Qualcosa cambia nella politica interna e in quella internazionale. Si fanno progetti grandiosi nel nuovo Direttorio.

Una settimana prima di sposare Giuseppina viene nominato comandante supremo dell'Armata d'Italia. Quella in Italia, era nella strategia del direttorio, un'offensiva secondaria, la principale era invece quella che doveva essere sferrata sul Reno dai generali Jourdan e Moreau. A loro due furono affidate le migliori truppe. Al giovane ventisettenne Napoleone, misero a disposizione trentottomila soldati raccattati qui e là, male armati, male equipaggiati, inesperti, insofferenti alla disciplina, abulici, molti per la prima volta inquadrati in un reparto militare. Doveva insomma pensarci Napoleone a farsi il suo esercito, a organizzarlo a disciplinarlo a metterlo in movimento. Napoleone scrive al direttorio: "quello che esigete da me, sono miracoli, ed io non li posso fare". Lui che è dell'artiglieria, non ha nemmeno un reparto di artiglieria. Ha in tutto ventiquattro piccoli cannoni da montagna. Lui che ha vinto l'assedio a Tolone non ha un solo soldato che abbia mai partecipato ad un assedio. Gli hanno dato quattrocento cavalli malati. Viveri per i suoi trentottomila uomini per un solo mese, a mezza razione. E trecentomila franchi per le paghe: sette franchi per ogni soldato, sottufficiali e ufficiali compresi. Alcuni erano tornati a cantare gli inni reali, altro che impresa repubblicana! Erano tutti coscienti di essere stati scelti solo per andare al macello.

Il 9 marzo, come ho accennato,sposa Giuseppina Tascher,vedova Beauharnais.
Il giorno 11 marzo a due giorni dal matrimonio, lascia Parigi per raggiungere il "suo" esercito da condurre in Italia per conquistare, "onore, gloria e ricchezze". Non ha nessun piano prestabilito e nessuna carta a proprio favore. Non conosce i soldati che comanderà, né questi conoscono lui. Come non conosce i generali, tutti più anziani di lui, di carriera, più pratici di comando e di battaglie, che dovranno essere i suoi sottoposti, e sa di non poter essere né amato né stimato da loro. Scrive nelle Memorie: "Sapevo che dalle mie prime giornate dipendeva tutto il mio avvenire. Decise la mia ambizione, come rivincita contro la mediocrità della vita e le miserie degli uomini. In Italia con i "miei" uomini, scoprii che ero stato chiamato a fare grandi cose". La "scampagnata" verso l'ignoto doveva durare 30 giorni, soldi da Parigi non sarebbero mai arrivati. Se voleva continuare avrebbe dovuto pensarci solo lui; cioè arrangiarsi lungo la strada, e la strada che doveva percorrere era ricca, gli dissero.

Ai suoi uomini, un rudere di esercito, ha fatto un discorso da imperatore romano: "Soldati, voi siete nudi, mal nutriti; il governo molto vi deve, però nulla può darvi. La vostra pazienza, il coraggio che mostrate sono ammirevoli... voglio condurvi nelle più fertili pianure del mondo, ricche province, delle grandi città saranno in poter vostro: vi troverete onore, gloria, ricchezze..." Quando terminò ci fu qualche debole acclamazione, poi quando si ritrovarono da soli qualcuno osservò: "Con quella pelle gialla come il limone, molto resistente non mi sembra, non andrà molto lontano. Ha delle belle parole con le sue pianure fertili, ma dovrebbe pensare prima a darci le scarpe per arrivarci".Augereau

Con gli ufficiali le cose andarono meglio. Li aveva convocati, ma li fece attendere, così la diffidenza aumentò. Il più carismatico tra di loro, Augereau, si sbilanciò con i colleghi: "io mi farò sentire, userò le maniere forti con questo giovanotto". Quando Napoleone arrivò, disse quasi nulla; senza gesticolare impartì solo ordini secchi e precisi, ma non dal centro di un emiciclo, ma con passi calmi li affrontava uno alla volta ponendosi di fronte. Con il suo sguardo per nulla generico, nell'affidargli uno specifico compito che indicava "è suo dovere", li guardava uno a uno fissi negli occhi mentre parlava; quelli accanto a cui doveva ancora rivolgere la parola già provavano disagio, e quando toccava a loro erano già ipnotizzati.

Augereau, anche lui a disagio, quando venne il suo turno, annuiva solo col capo, rimase muto fino alla fine; poi quando Napoleone si congedò riprese fiato, ma solo per dire quasi balbettando al suo collega vicino, generale Messena: "questo piccolo generale corso... mi ha fatto... mi ha fatto... paura!".

Il primo aprile iniziava la marcia verso l’Italia.

Se volete approfondire l'argomento su Napoleone Bonaparte visitate il seguente link:
 http://www.elbasun.com/Storia/Napoleone.htm

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IL FATTO

IL DIBATTITO CRITICO: Serra, Borgese, Cecchi, Debenedetti

Renato Serra

Il romagnolo Renato Serra Cesena 1884-1915, fu forse il più grande critico letterario di inizio secolo. Partito da interessi classici, tesi di laurea sul Petrarca, nel 1904, si dedicò alla letteratura contemporanea italiana e straniera, l'inglese Kipling, i francesi Péguy e Rolland, lontano da ogni preoccupazione di metodo, in realtà geniale precursore degli studi sui legami tra scrittura e fatti storici. Tutte le sue Opere uscirono postume dal 1919 al 1923, tranne i suoi libri più belli: Le lettere del 1914, un bilancio della letteratura italiana contemporanea, e l'Esame di coscienza di un letterato del 1915, il suo capolavoro pubblicato prima di cadere in battaglia, in cui è riconoscibile l'intensità impressionistica di una riflessione intorno al senso dello scrivere e del leggere.

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LA POESIA DEL GIORNO

MI PIACE QUANDO ASSENTE VAGHI

Mi piace quando assente vaghi nel tuo regno
tu non ascolti e la voce si perde
come il vento d'estate sulla pelle bruciata.
Mi piace quando taci.
Però t'ascolto ed è bello, anzi bellissimo,
vedere i tuoi occhi di noce vagare
come se la bocca avesse tappato la tua
in un bacio frenetico e sincero.

Reno Bromuro (da Senza Levatrice).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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