11 febbraio 1941
Mussolini incontra il generale Franco

Mussolini incontra il generale Franco a Bordighera (IM). La Spagna è invitata ad intervenire nel conflitto a fianco delle forze dell'Asse, ma Franco non recede dal suo neutralismo.

Il Generale Franco era nato a El Ferrol, Galizia, nel 1892. Figlio di un militare, fu allievo dell'Accademia militare di Toledo. Entrato nell'esercito coloniale in Marocco, servì poi a Oviedo e di nuovo in Marocco nel 1920, divenendo generale di brigata nel 1926. MussoliniLa carriera proseguì anche sotto la repubblica e nel 1935 fu nominato capo di stato maggiore dell'esercito.

Nel febbraio 1936 il nuovo governo di fronte popolare tentò di emarginarlo per le sue idee antidemocratiche inviandolo alle Canarie. Quando il 17 luglio 1936 l'armata del Marocco si ribellò alla repubblica, Franco, che era stato uno degli organizzatori del pronunciamiento, volò in Africa e si impose come il più autorevole dei militari nazionalisti ribelli: il 29 novembre 1936 la Giunta di difesa nazionale lo nominò generalissimo e capo dello Stato. Riorganizzato il partito della Falange di Primo de Rivera,nel 1937 Franco si proclamò Caudillo.

Con l'aiuto della Germania nazista e dell'Italia fascista, e contando all'interno sull'appoggio della Chiesa, portò vittoriosamente a termine la sanguinosa guerra civile, conquistando Madrid il 28 marzo 1939 e avviò la costruzione di un regime filofascista (il franchismo), ma, nonostante gli stretti legami con Italia e Germania, riuscì a tenere la Spagna fuori della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1945 si trovò in una difficile situazione internazionale, isolato tanto dalle democrazie occidentali che dai regimi comunisti, ma approfittando della guerra fredda riuscì poco per volta a guadagnarsi l'amicizia degli USA, con i quali strinse accordi economici e militari.

Il 27 agosto del 1953 stipulò un concordato con la Chiesa cattolica, guidando il regime verso un approdo cattolico-conservatore. Nel 1955 ottenne l'ammissione della Spagna all'ONU. Nominato Juan Carlos di Borbone erede al trono nel 1969, nel 1973 trasmise la carica di primo ministro a Luis Carcero Blanco.

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RICORDIAMOLI

PIETRO BADOGLIO

Pietro Badoglio nacque a Grazzano Monferrato, ora Grazzano Badoglio, nel 1871. Comandante del XXVII corpo d'armata travolto dagli austriaci a Caporetto località della Slovenia, dove il 24 ottobre 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, la XIV armata del generale von Below, composta di otto divisioni austriache e sette tedesche, sfondò il fronte italiano tenuto dalla Seconda armata del generale Luigi Capello. Pietro BadoglioSeguì una generale rotta dell'esercito italiano, che il 26 ottobre si ritirò sul fiume Tagliamento e il 9 dicembre ripiegò ulteriormente sulla sponda destra del Piave, dove riuscì a fermare l'avanzata nemica.

Tra le cause della disfatta italiana vi furono il logoramento delle truppe in seguito alla guerra di trincea e alle sanguinose e sterili offensive degli anni precedenti e il disaccordo tra il comandante supremo Luigi Cadorna, favorevole a una tattica difensiva, e quello della Seconda armata Capello, sostenitore di una tattica offensiva. Gli italiani subirono gravissime perdite, quarantamila tra morti e feriti, oltre a duecentosessantacinquemila uomini ed enormi quantità di materiali catturati dal nemico. La disfatta non provocò il crollo del fronte italiano che molti temevano. In seguito a essa, tuttavia, Vittorio Emanuele Orlando sostituì Paolo Boselli come presidente del consiglio e Armando Diaz subentrò a Cadorna come capo di stato maggiore dell'esercito.

Pietro Badoglio fu Capo di stato maggiore dell'esercito dal 1919 al 1921, durante il fascismo fu capo di stato maggiore generale dal 1925 al 1940, governatore della Libia dal 1928 al 1933, responsabile della vittoriosa campagna d'Etiopia del 1935/36. Contrario all'entrata nella Seconda Guerra Mondiale e all'attacco alla Grecia, non vi si oppose però con decisione; nel dicembre 1940 fu comunque sostituito dal generale Ugo Cavallaro maresciallo d'Italia nato a Casale Monferrato nel 1880. Nella fase finale della Prima Guerra Mondiale fu direttore dell'ufficio operazioni del comando supremo.

Sottosegretario alla guerra dal 1925 al 1928, senatore nel 1926, lasciò dal 1919 al 1936 l'esercito per divenire presidente della società Ansaldo. Fu capo di stato maggiore generale nella prima fase della Seconda Guerra Mondiale. Considerato filotedesco, fu arrestato alla caduta del Fascismo. L'8 settembre 1943 fu liberato dai tedeschi e condotto presso il loro alto comando a Frascati per indurlo a collaborare con la Germania, ma fu trovato ucciso in circostanze non chiarite, probabilmente suicida.

Badoglio dopo la caduta di Mussolini per incarico del re formò un governo di tecnici non fascisti, avviando negoziati segreti con gli angloamericani per la firma dell'armistizio. Si faceva così interprete con la monarchia del disegno di rappresentare la continuità dello Stato nel crollo del fascismo. Alla proclamazione dell'armistizio, 8 settembre 1943,per sfuggire ai tedeschi abbandonò Roma rifugiandosi a Brindisi con il re, lasciando l'esercito senza ordini per fronteggiare la reazione nazista. Il 13 ottobre 1943 dichiarò guerra alla Germania, avviando la cobelligeranza con gli angloamericani, ma restando inviso ai partiti antifascisti del CLN. Formò però con essi il 22 aprile 1944 un nuovo governo, anche grazie all'appoggio del leader comunista Palmiro Togliatti, la cosiddetta svolta di Salerno, dopo aver ristabilito le relazioni diplomatiche con l'URSS, ma dopo due mesi, alla liberazione di Roma, fu sostituito da Ivanoe Bonomi.

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RICORDIAMOLI

PALMIRO TOGLIATTI

Palmiro Togliatti era nato a Genova nel 1893 morì a Jalta nel 1964. Figlio di due maestri elementari, giovane socialista interventista, si laureò in legge a Torino e con Antonio Gramsci, Umberto Terracini e Tasca fu tra gli animatori del movimento dei consigli di fabbrica e nel 1921 redattore capo dell' "Ordine Nuovo".

Eletto al comitato centrale del PCI nel 1922, affiancò Gramsci nello scontro con Bordiga, che conquistò al gruppo ordinovista la direzione del partito. Palmiro TogliattiCostretto all'esilio dal fascismo, cominciò nella clandestinità a usare il nome di battaglia "Ercoli", dopo l'arresto di Gramsci gli succedette alla segreteria del PCI all'inizio del 1927. Inviato a Mosca come rappresentante del PCI nella Terza Internazionale comunista, entrò a far parte della segreteria della organizzazione. Nella difficile fase della lotta per il potere in URSS finì per schierarsi con Stalin ed emerse come uno dei più ascoltati esponenti del comunismo europeo. Dal 1934 ebbe un ruolo decisivo nell'elaborazione della linea delle larghe intese in funzione della lotta antifascista approvata dal Settimo congresso dell'Internazionale. Ebbe anche un ruolo nel controllo ideologico e nelle epurazioni nei confronti dei partiti comunisti dell'Europa centrale. Inviato in Spagna come consigliere dei comunisti spagnoli, partecipò alla Guerra Civile dal 1937 al 1939.

Riparato in Francia, arrestato, fu scarcerato e tornò a Mosca (1939).

Nell'ultima fase della Seconda guerra mondiale Togliatti tornò nell'Italia meridionale liberata, nell’aprile 1944, e con la cosiddetta "svolta di Salerno" avviò la collaborazione con gli altri partiti antifascisti e con la stessa monarchia nella guerra di liberazione nazionale. Al di là della considerazione delle esigenze della politica estera staliniana, egli si pose il problema della necessità di radicare il partito in un contesto ostile: occorreva uscire dai limiti di un partito di quadri rivoluzionari per costruire un "partito nuovo" di massa, capace di inserire positivamente la classe operaia nella vita nazionale e di costruire il consenso verso la "democrazia progressiva", in cui il socialismo divenisse il frutto di un allargamento della democrazia.

Togliatti guidò così il PCI ad assumere responsabilità di governo e a collaborare con i cattolici nella elaborazione della nuova Costituzione Repubblicana votando l'articolo VII che dava rilievo costituzionale al concordato del 1929. Dopo l'esclusione delle sinistre dal governo voluta nel 1947 da De Gasperi e la clamorosa sconfitta subita dal fronte popolare PCI-PSI nelle elezioni del 18 aprile 1948, impostò un'opposizione ai governi centristi aspra nei toni ma sempre legalitaria nella sostanza, rifiutando sempre di scendere sul terreno dello scontro frontale, anche in occasione dello sciopero generale seguito al suo ferimento del 14 luglio 1948 per opera di uno studente neofascista.

Appoggiò la politica staliniana negli anni più bui della guerra fredda, approvando la condanna del Cominfòrm contro Tito, ma accentuò le responsabilità nazionali dei partiti comunisti e nel 1951 rifiutò di tornare a Mosca a dirigere il Cominform. Riuscì quindi a sostenere un progressivo rafforzamento del PCI, confermandone insieme la diversità ideologica e il legame con l'URSS, di cui approvò l'intervento del 1956 in Ungheria. Dopo la morte di Stalin elaborò una riflessione sull'inscindibilità del nesso democrazia-socialismo e sulle "vie nazionali al socialismo" come base di un movimento comunista internazionale fondato sul principio dell'"unità nella diversità" e sul policentrismo, come ribadì nel promemoria del 1964 ai dirigenti sovietici scritto alla vigilia della scomparsa, mentre si trovava in vacanza in Crimea, e conosciuto come Memoriale di Jalta.

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IL FATTO

Giambattista Vico

Il napoletano Giambattista Vico è la vera grande novità della cultura italiana. Prima istitutore, ottenne poi una cattedra universitaria; la prolusione del 1708, stampata l'anno dopo, L'organizzazione degli studi del nostro tempo anticipa alcune delle tesi fondamentali del suo pensiero. Giambattista VicoDel 1709 è il trattato L'antichissima sapienza degli italici, dove sono poste le premesse per l'affermazione della centralità della storia nel quadro del sapere dell'uomo. Il suo capolavoro esce in prima edizione nel 1725 con il titolo Principi di una scienza nuova d'intorno alla natura delle nazioni; la seconda, ampiamente rielaborata e arricchita, è intitolata Cinque libri dei principi di una scienza nuova; la terza e definitiva edizione, pubblicata pochi mesi dopo la sua morte, comparve con il nome di Principi di scienza nuova nel 1744.

Notevole l'orazione In morte di donn'Angela Cimmino marchesa della Petrella, in cui lo scrittore delinea un modello altissimo di "virtù privata". Il filosofo visse sempre fra molti disagi economici, e dolorosi per l’intraprendenza del primo figlio, che finì in carcere varie volte, e il filosofo corse ai ripari perché amato sia dal popolo dei bassi che dalla nobiltà napoletana.

Al centro della Scienza nuova vi è l'affermazione che solo la storia, e non la natura, può essere indagata e conosciuta adeguatamente dall'uomo, poiché solo ciò che si fa si può davvero conoscere. Il sapere storico deve tener conto degli inganni umani: anche i miti, più che semplici imposture, devono essere considerati gli unici modi possibili di conoscenza e di organizzazione civile. La "critica" deve saper comprendere questa complessità e fondarsi sulla "filosofia" cioè il "vero" e sulla "filologia" cioè il "certo"; e deve dimostrare il lento progresso della civiltà umana attraverso l'analisi delle forme di dominio sulla debolezza.

La celebre "discoverta del vero Omero", l'antico poeta greco non è mai esistito come figura storica e i poemi che a lui vengono attribuiti sono in realtà la produzione collettiva del popolo greco, non è una generica esaltazione sacrale della poesia, bensì la concreta definizione di un modello storico. Del resto, per Vico la vita dei popoli si svolge in tre fasi dominate rispettivamente dal senso: infanzia, ovvero età degli dei, dalla fantasia la fanciullezza, ovvero età degli eroi e dalla ragione ossia maturità, ovvero età degli uomini. Il passaggio da una fase all'altra della storia non è lineare e soprattutto né razionale né cosciente, ma può conoscere dei ritorni, delle ripetizioni e sono i "ricorsi" storici. L'irrazionalità, l'istinto, il mito, la fantasia, gli elementi che stanno all'origine della storia, contro una tesi di sapienza perduta, sono dati che ricorrono e di cui lo storico deve tener conto quali modelli culturali.

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LA POESIA DEL GIORNO

LETTERA 2

Mia cara,
mentre aspetti una telefonata che non arriva
insegui sulle pareti le immagini dei pensieri
nel profondo buio della tua asettica stanza.
Mia cara, apri un libro per ritrovare
quella ricchezza che l'anima avverte
ma il telefono tace e gli occhi tuoi
nel buio profondo cercano immagini.
Mia cara, nel silenzio sepolcrale
la voce calda si leva a ricordare
parole e fatti di un attimo prima,
il sole doveva ancora sorgere.
Mia cara, porto affianco la persona
tua, nell'anima lo spirito tuo,
nel cuore gonfio d'amore i sospiri.
Le carezze sul volto disfatto
le mani navigando nello stomaco
strappano con forza il radicato male
che la gelosia beffarda aveva posto.
Gli occhi si accendono di arcobaleni,
la bocca mi cerca dolce e prepotente.
Mia cara, mi sono scaldato al sole del tuo corpo,
ora tu cerchi queste immagini, sulla bianca parete.
Tuttavia il telefono tace.
La voce tua si leva, calda e melodiosa
l'ascolto, mentre intento a scriver versi
ti vedo e ti parlo, t'ascolto e ti sento.
Vuoi ritrovarti, ma il telefono tace.
Questo è il momento più bello
per rivelare l'amore a chi ti ama.
L’Arcobaleno ti avvolge e sorridi
raccogliendoti nelle mie braccia.
Sei felice perché sai che l'arcobaleno
è il miracolo di questo amore mio per te.

Reno Bromuro (da «Senza levatrice»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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