11 dicembre 1803
La musica di Hector Berlioz

II padre di Hector Berlioz, medico a La Còte-Saint-André, nell'Isère, aveva deciso che anche il figlio da grande avrebbe esercitato la professione di medico.

Segui personalmente i primi studi del bambino, rifiutandosi d'incoraggiarne la nascente vocazione musicale.

Un giorno, il piccolo Hector trovò in casa un flauto e una chitarra. Apprese a suonarli da solo e iniziò a studiare armonia sui manuali. Dopo che il ragazzo ottenne la maturità, fu mandato dal padre a Parigi, per iniziare in quella città gli studi di medicina. Ma Hector non aveva rinunciato alla musica, e passava più tempo all'Opera e nella biblioteca del Conservatorio che in facoltà.

Nel 1824 annunciò al padre, furioso ma rassegnato, che lasciava la medicina per consacrarsi alla musica. Entrò in Conservatorio e cominciò a comporre. Il 5 dicembre 1830 il giovane compositore fece eseguire Sinfonia fantastica, molto ammirata da Liszt. Lo stesso anno ottenne il gran Prix de Rome e parti per l'Italia. Di ritorno a Parigi, dovette, per vivere, impartire lezioni, fino al giorno in cui, grazie a Paganini, il grande violinista, poté rimettersi a comporre.

A partire dal 1842, il compositore diresse le sue opere in tutte le capitali europee. Hector Berlioz si spense a Parigi l'8 marzo 1869.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1792:Inizia il processo a Luigi XVI.
1937
:L'Italia esce dalla Società delle Nazioni.
1941
:L'Italia dichiara guerra agli U.S.A.

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RICORDIAMOLI

NICOLO’ PAGANINI

Nicolò Paganini nacque a Genova nel 1782, morì a Nizza nel 1840. Allievo di Servetto e Gnecco a Genova, completò gli studi a Parma nel 1795 o 1796; qualche anno dopo compì il suo primo giro di concerti.

Primo violino nell'orchestra di Lucca, con un’interruzione di tre anni dal 1801 al 1804, prestò servizio alla corte di Elisa Baciocchi dal 1805 al 1808, quando decise di dedicarsi al concertismo, dapprima in Italia, poi, dal 1828, in numerose città europee.

Rallentò la sua frenetica attività nel 1834 per concluderla, in condizioni di salute sempre più precarie, a Torino nel 1837. Si calcola che abbia dato circa seicento concerti, di cui circa quattrocento all'estero. Il mito che suscitò la figura di Paganini, non si fonda solo sulle qualità del suo virtuosismo, senza paragoni a quell'epoca, e sul fascino del suono, ma ancor più sulla personalità dall'estro originalissimo.

Stretto era nella sua attività il legame tra le qualità dell'interprete e quelle dell'autore: le sbalorditive novità di scrittura, che allargarono in modo decisivo il campo delle possibilità del violino, erano infatti concepite in funzione della stregonesca suggestione che egli sapeva trarne suonando.

Il miglior estro inventivo di Paganini va cercato nei ventiquattro Capricci per violino solo terminati prima del 1817, in cui la coincidenza tra invenzione virtuosistica e pensiero musicale è perfetta, e nei concerti per violino e orchestra, se ne conoscono oggi sei, composti tra il 1804 e il 1830, dove accanto al virtuosismo trascendentale del solista, che ne è protagonista assoluto, si rileva anche il gusto per una suadente cantabilità, legata alla vocalità operistica italiana del tempo e trasferita in un nuovo contesto. Paganini compose anche molta musica da camera, spesso con chitarra, strumento a lui molto caro, variazioni, tra cui Le streghe, I palpiti, e altre pagine per violino, tra cui il Moto perpetuo, del 1830.

Bibliografia
M. Codignola, Arte e magia di Nicolò Paganini, Milano, 1960; P. Berri, Paganini: documenti e testimonianze, Genova, 1962; E. Neill, Paganini "Il cavaliere filarmonico", Genova

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IL FATTO

BALANZON

Il dottor Balanzone è una maschera della Commedia dell’Arte. Di origine bolognese, si chiamò all'inizio Dottor Graziano, poi Baloardo. La sua fortuna data dalla metà del secolo Sedicesimo. Medico o avvocato, Balanzon ha la parlantina facile e colorita, ma è talvolta pedante o saccente. Il nome deriva da "baldanza" (bilancia), con evidente riferimento alla bilancia della giustizia, o da "balla" con chiara allusione alle "balle", o panzane, sempre presenti in gran quantità nei discorsi del personaggio.

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UN LIBRO AL GIORNO

PICCOLI CIELI di Daniela Lampasona

"PICCOLI CIELI" di Daniela Lampasona edito da "Edibook Giada" una raccolta di Poesie e Favole che nel loro alternarsi è come costruisse un nido di rondini con le foglie che coprono l’anima, è l’immagine di un realismo che l’uomo difficilmente vorrebbe accettare, eppure detto con tanta dolcezza non fa riluttare la realtà; perciò, la raccolta "Piccoli cieli" della Lampasona la definirei una poesia realista, ma in che senso? È possibile che anche ad altri lettori sia capitato, d'aver incontrato o riconosciuto il vero. Non parlo solo di questa poesia ma in altri libri, personaggi "veri" che parlano della realtà della vita, come ad esempio, la vera serva d'un curato nella Perpetua dei Promessi sposi, o un vero farmacista nel signor Homais di Madame Bovary, o una vera ragazza siciliana nella Nedda di Verga, o, se ci vogliamo arrischiare con un bel volo qualche millennio più in là, una vera nutrice nella Cilissa delle Coefore.

I versi si sgranano come il rosario e con forza inaudita si impossessano del lettore, anche di quello che distrattamente, in tram, legge per ingannare il tempo, che spesso, ne sono certo, dimentica di scendere alla sua fermata perché è rimasto rapito dalla virilità poetica della Lampasona.

Anche l’immagine dei gabbiani (metafora incandescente di due innamorati) còlti, mentre si rotolano nella sabbia, a baciarsi e accarezzarsi e l’acqua s’insinua, cerca e si nasconde, scandisce e rivela un erotismo dolce e tranquillo, colmo di poesia che nasce tra un bacio e l’altro fino a far raggiungere il volo e cabrare insieme ai gabbiani. "Piccoli cieli" è un libro al femminile, anche se le poesie e le favole sono virili; donna l’autrice, Daniela Lampasona, prefatrice "Valentina Gebbia" e chi lo ha illustrato, "Francesca Massaro".

Ma chi è Daniela Lampasona? Una farmacista palermitana, sposata e madre di un bambino cui, d’accordo con Luigi suo marito, hanno dato il nome di Manfredi.

Ha collaborato per tre anni al quotidiano "Il Mediterraneo" dove ha pubblicato filastrocche, che sono più parabole che filastrocche, in ElbaSun nella sezione dedicata ai bambini potrete leggerne alcune, attualmente scrive sulla rivista di prevenzione oncologica ANPO, dedicando tutti i mesi una pagina ai bambini.

Nel 1999 ha vinto il Premio"Ho scritto una favola" al Festival Internazionale del Bambino organizzato dalla "Città dei Ragazzi di Palermo".

Richiedetelo via e-mail a daniela.lampasona@elbasun.com sarà felice di farvene dono.

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LA POESIA DEL GIORNO

UN MIRTO MANDA

Un mirto manda il suo ramo
fino a toccare la terra
ma solo il vento lieve
nell'ora che precede la sera
permette di carezzare il tuo viso.

L'anima manda la mia mano
a toccare i tuoi capelli:
non c'è vento che li porti
per inanellarli alle dita.

Tu hai capito,
sorridi e mi porgi la bocca.

Reno Bromuro (da "Senza levatrice" Edizione Albatros Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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