10 ottobre 1861
Fridtjof Nansen

Nato il 10 ottobre a Store-Froen in Norvegia, Fridtjof Nansen si preparò al suo mestiere di esploratore polare attraverso seri studi scientifici e intensi esercizi fisici. Nel 1888 attraversò la Groenlandia in slitta.

Il 24 giugno 1893 Nansen s'imbarcò a Oslo sulla Fram (che significa "Avanti"), una nave concepita in modo da poter essere sollevata e trasportata dai ghiacci. L'imbarcazione, incastrata nei ghiacci, andò alla deriva sulla banchisa attraverso l'oceano Artico.

Dopo sedici mesi di osservazioni scientifiche, Nansen, spazientito dalla marcia troppo lenta della nave, decise di raggiungere il polo Nord in slitta, con un unico compagno, lohansen. I due uomini procedettero sul ghiaccio per oltre un anno, con un freddo terribile. Dopo aver dato fondo ai viveri, dovettero mangiare i cani che trainavano la slitta. Non riuscirono a raggiungere il Polo, però fecero in quella spedizione esperienze preziose.

Nel frattempo la Fram era stata portata verso il Nord dalla deriva ed era giunta in buone condizioni al termine del suo lungo e pericoloso viaggio. Il 9 settembre 1896 Nansen e la Fram rientravano in Norvegia dove li attendeva un'accoglienza entusiastica.

L'esploratore non intraprese altre spedizioni polari. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1950, si dedicò ad alleviare le sofferenze umane e ricevette il premio Nobel per la pace nel 1922.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1790: Nasce a Màcon Alphonse de Lamartine.

1813: Nasce Giuseppe Verdi, alle Roncole di Busseto.

1910: Nasce a Paduli sul Calore Francesco Antonio Bromuro

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RICORDIAMOLI

ALPHONSE de LAMARTINE

Alphonse-Marie-Louis Prat de Lamartine, poeta francese, nacque a Mâcon nel 1790, morì a Parigi nel 1869. Tra i maggiori esponenti del romanticismo francese e uomo politico d’ispirazione liberale, Lamartine trascorse l'infanzia a Milly, vicino a Mâcon, dove il padre, gentiluomo di vecchio stampo, aveva trasferito la famiglia subito dopo la Rivoluzione.

Maggiore di sei fratelli, la sua sensibilità fu esaltata dalla tenerissima e intelligente vigilanza della madre. Dell'influsso materno si hanno testimonianze sia nelle autobiografiche Confidences del 1849, sia nel Journal. Studiò a Lione e a Belley e cominciò a scrivere versi intorno al 1807, al rientro in famiglia dopo gli studi, manifestando un profondo senso elegiaco che si arricchì con le sensazioni del suo primo viaggio in Italia; soggiornò a Napoli dal 1811 al 1812, e le visioni dei bellissimi paesaggi della Savoia.

A Napoli visse l'idillio con Graziella, il cui racconto vide la luce solo nel 1849. Per breve tempo, nel 1814, fece parte della guardia del corpo di Luigi XVIII, ma con i Cento Giorni riprese la sua libertà e tornò ai viaggi. Ad Aix-les-Bains nel 1816 si innamorò di Julie Charles, moglie di un medico, morta l'anno dopo, che gli ispirò, immortalata nella figura di Elvira, le dolci poesie del 1820 "Meditazioni poetiche", dove si ritrovano i più bei versi del poeta e si avvertono i primi echi del romanticismo.

Il successo dell'opera fu grande e Luigi XVIII nel 1821 nominò Lamartine segretario d'ambasciata a Firenze.

Il poeta, che si era sposato l'anno prima con la ricca inglese Marianne Elise Birch, compagna affettuosa anche nei momenti più duri della sua vita, quando una folle prodigalità e speculazioni sbagliate, nel 1849, lo costrinsero ai "lavori forzati letterari", come egli chiamò l'Histoire de la Révolution de 1849, l'Histoire de la Restauration del 1851/53, e il Cours familier de littérature in 28 volumi scritti dal 1856 al 1863, nel 1823 pubblicò le Nouvelles méditations, che raccolgono liriche, piene di sentimento, come Le poète mourant, Le fossé, Les préludes e La mort de Socrate, parafrasi poetica di una parte del Fedone.

Nel 1825 scrisse Le dernier chant du pèlerinage d'Harold, continuazione del Pellegrinaggio del giovane Aroldo di Byron, dove la morte del poeta a Missolungi ha toni accorati. In quest'opera si ritrova l'infelice, ma anche fraintesa accusa all'Italia, definita poussière humaine, non perdonatagli da Gabriele Pepe che lo sfidò a duello. Alcune liriche di singolare bellezza apparvero successivamente nelle Harmonies poétiques et religieuses pubblicate nel 1830; Invocation, Le tombeau d'une mère, Novissime verbe, di ispirazione altamente cristiana. Nello stesso anno in cui fu nominato accademico, la rivoluzione di luglio segnò la fine della sua carriera diplomatica e uno sfortunato inizio di quella politica che lo vide respinto al suo primo tentativo di entrare alla Camera.

Tre anni dopo, al rientro da un lungo viaggio nel Vicino Oriente, rievocato in Voyage en Orient, del 1835, fu eletto deputato di Bergues. L'intensa attività politica non gli impedì di pubblicare nel 1836 Jocelyn, frammento di un vasto poema che l'autore voleva dedicare all'umanità e di cui pubblicò successivamente un altro frammento, La chute d'un ange. Dopo una nuova opera poetica nel 1839, Les Recueillements, e un lungo silenzio nel 1847 scrisse l'Histoire des Girondins.

Fautore della rivoluzione del 1848, che gli aprì la strada del Ministero degli Esteri e che lo fece giungere fino a capo del governo provvisorio, con l'elezione di Luigi Napoleone alla presidenza della Repubblica, finì la sua carriera politica di cui ci resta ampia testimonianza (quindici anni di attività 1833, 1848) nella raccolta dei discorsi politici.

Tra gli ultimi e più sentiti va ricordato quello che rivolse il 25 febbraio del 1848 al popolo per invitarlo a non sostituire il tricolore con la bandiera rossa. Il primo anno dedicato nuovamente per intero alle lettere gli consentì di pubblicare le già citate Confidences, Graziella e Raphaël, tutte di ispirazione autobiografica. Napoleone III lo salvò dal bisogno, nonostante il suo lavoro intensissimo, concedendogli una rendita annua. Il cantore delle dolci cose legate alla famiglia, alla terra, alla patria, non era stato dimenticato.

La sua lirica, fatta di sentimenti, di stati d'animo, intessuta di una cultura, Virgilio, Petrarca, Racine, Chateaubriand, che appariva filtrata e ricreata da una sensibilità acutissima e libera da ogni virtuosismo, ha conservato nel tempo tutto il suo fascino.

Bibliografia
G. Truc, Lamartine, Bruxelles-Parigi, 1968; M. Toesca, Lamartine ou l'amour de la vie, Parigi, 1969; J. Bloncourt Herselin, Lamartine et l'Italie, Parigi, 1970; C. Dédéyan, Lamartine et la Toscane, Milano, 1981.

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L’ANEDDOTO

L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "GIROVAGARE"

Una grande attrice (Dio l’abbia in gloria!) ci chiuse la porta in faccia e ci ritrovammo per strada: occorreva trovare un altro teatro. Una sera andai al delle Muse per vedere Paolo Poli, alla signora al botteghino chiesi di parlare col responsabile del teatro, fece una telefonata senza rispondere alla mia domanda e dopo due minuti un signore gentilissimo mi accompagnò dal direttore del teatro.

Prima che aprissi bocca, disse che sapeva tutto e prese un calendario, poi aggiunse che prima di fissare una data avrebbe voluto leggere il copione e vedere i ragazzi all’opera. Fissammo un appuntamento e un pomeriggio andammo a fare il provino dell’opera messa in scena e della recitazione.

Ritornammo nell’ufficio del direttore e c’era anche Paolo Ferrari (grande uomo di una umanità commovente), il calendario prevedeva le repliche della commedia con Paolo Ferrari per tutto il mese di marzo e noi per fare la nostra rappresentazione avremmo dovuto aspettare la fine di maggio inizio giugno: tardi per una commedia: non avremmo avuto pubblico, oppure accontentarci di fare una rappresentazione alla settimana, solo il lunedì, giorno di riposo per la compagnia di Paolo Ferrari.

Chiese il permesso di intervenire, con un’educazione e rispetto da gran signore dall’animo nobile, e suggerì di alternare gli spettacoli uno il pomeriggio, l’altro la sera. Debuttammo il 28 febbraio 1972, saremmo dovuto rimanere fino alla fine di marzo, Salvatore era stato sostituito da Amerigo Saltutti e Letizia Zilocchi, partita insieme a Salvatore fu sostituita da Maria Rosaria Mauri, il teatro era sempre pieno, Paolo Ferrari e Mario Chiocchio responsabile della compagnia erano contentissimi di come andavano le cose, fino a quando mi venne lo schiribizzo di fare una rappresentazione a beneficio degli orfani dei ferrovieri, rappresentati in teatro anche per controllare l’incasso e se mantenevamo la parola, e il giorno successivo col rammarico di tutti dovemmo abbandonare il teatro (allora il Dopolavoro ferroviario era gestito dal PCI), perché i componenti del sindacato e della dirigenza del Dopolavoro definirono l’opera "qualunquista", perciò non adatta ad essere rappresentata in quel teatro. Ancora una volta il carrozzone dei saltimbanchi fu bloccato non dall’insuccesso, ma da un bastone politico, dopo quello dell’invidia ci voleva, no?

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

ISOLA DOVE NAVE (21)

Isola dove nave non approda
lambita
disgregata
dai marosi: mia vita.

Tromba marina
sommerge

quel lembo di terra
mia vita.

Guardo a Oriente
nel giorno che nasce
scruto...

bramo orme venire
all'approdo:
speranza di vita.

21) Scritta il 26 settembre 1940, il giorno che, a Napoli, vidi la prima volta il mare.

Questa poesia chiude la raccolta "Occhi che non capivano" ed ora mi spiego perché mi sentivo avvolto da una malinconia inspiegabile, ne parlavo con un’amica stamani, ma ora ho appurato la certezza: questa malinconica insoddisfazione deriva dal fatto che lascio la fanciullezza, per affrontare la pubertà e l’adolescenza. Vi ringrazio per aver avuto pazienza nel seguirmi e nell’elogiare questa poesia che ha incantato e infastidito; ha commosso e irritato, ma non via ha lasciato mai indifferenti, ciò mi consola in parte. Datemi la mano, aiutatemi ad entrare nella pubertà e nella giovinezza.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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