10 giugno 1998
Annuncio del premio Nobel Renato Dulbecco

Il premio Nobel Renato Dulbecco annuncia che entro due anni il CNR avrà completato la mappatura dei 100.000 geni umani (oggi se ne conoscono meno della metà), ma occorreranno molti anni per individuarne le funzioni

Si Laurea a soli 22 anni in medicina a Torino, sotto la guida di Giuseppe Levi. Nel 1947, dopo le esperienze belliche, Renato Dulbeccoche lo videro nel 1943 tra i partigiani, emigrò negli Stati Uniti, a Bloomington, chiamato da Luria. Studiò le trasformazioni indotte dalle radiazioni nel DNA dei fagi, attirando l'attenzione di Delbruck, che nel 1949 lo portò al California Institute of Technology, dove scoprì il virus mutante della poliomielite. Dal 1958 spostò l'attenzione sui virus che inducono tumori, descrivendo il meccanismo di interazione tra i DNA della cellula ospite e del virus, per cui la cellula incorpora il DNA virale rendendo la modificazione tumorale ereditaria. Per queste scoperte fu insignito del Nobel nel 1975. Fu quindi al Salk Institute e all'Imperial College di Londra. Dal 1986 è attivamente impegnato nel Progetto Genoma Umano, di cui è stato uno dei promotori.

Per definire il "Progetto Menoma", dice il Professor Dulbecco, definendo il genoma. "Il genoma è l'insieme dei geni di un essere qualunque, sia che sia un virus, sia che sia un uomo. Questo vuol significare che in alcuni casi il genoma sarà molto grande, contiene molti geni, come il nostro, che ne contiene forse centomila, mentre il virus ne ha uno molto piccolo, che può essere limitato magari a tre. Perciò "Progetto Menoma" fondamentalmente significa arrivare alla conoscenza completa dei nostri geni e dei geni di qualunque specie. Si cominciò a lavorare, sperimentalmente, a questo progetto verso il 1987, anzi forse il primo lavoro è stato cominciato qui in Italia, perché io ne sono diventato il coordinatore e avevamo cominciato subito. Ma, al giorno d'oggi, tutti i paesi avanzati della scienza partecipano a questo progetto. All'inizio in Italia il progetto è partito perché il professor Rossi-Bernardi, che era Presidente del C.N.R. a quel tempo (lui aveva partecipato ad un meeting a Washington, negli Stati Uniti, dove io avevo presentato questa idea) e a lui è parso interessante e quindi è stato lui, effettivamente, che ha promosso sia la mia partecipazione che l'inizio del progetto stesso".

 ***

RICORDIAMOLI

DICHIARAZIONE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Roma, 10 Giugno 1940

Ci hanno riuniti nel piazzale della Villa
tutti in divisa, schierati.
Sul balcone della mia scuola
hanno messo l'apparecchio radio
sopra un tavolino, coperto dal tricolore.

Il capo ha parlato e ha detto:

"Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del regno d'Albania! Ascoltate! Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria".

"Hanno applaudito..."

"L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano.

Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Fuher fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia. Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferramente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia. Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l'accesso all'Oceano. Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutele ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee. Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.

Italiani!
In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose Forze armate. In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore (la moltitudine prorompe in grandi acclamazioni all'indirizzo di Casa Savoia), che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Fuhrer, il capo della grande Germania alleata. L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti.
Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere! E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo. Popolo italiano! Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!"

"Mio nonno mi ha messo una mano sulla testa
sarà infinita, ha detto, molti anni,
però sono contento per te:
questo è l'inizio della fine".

***

IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "Michela Montrasi"

"Voglio vivere tenendoti nel cuore,

per cullarti ancora un po’,

finché anche tu non vorrai vivere quanto me".

Afferma Michela Montrasi in una lirica, che ha il sapore e la bellezza delle grotte di Castellaneta. Michela è cancerina ascendente Bilancia, ama viaggiare, forse in compagnia dei più belli personaggi nati sotto il segno del Cancro, da Soraya, a Marcel Proust, Luigi Pirandello, Alberto Bevilacqua ed anche il sottoscritto, perché no?

Ama scrivere, ed ha sempre desiderato condividere con le altre persone le sue poesie, che del resto sono pensieri dell'anima. Sposata con un figlio, fantastica con i versi mentre prepara i manicaretti.

La poesia non diminuisce l’affetto familiare, anzi… l'effetto dell'elemento sonoro, la rende più forte e insidiosa. Gli studi sul meccanismo della suggestione e sulla importanza dell'inconscio nella vita psichica hanno dimostrato che le impressioni ricevute inconsciamente, cioè quelle che sfuggono alla coscienza di veglia e di conseguenza al suo giudizio critico, agiscono per questo motivo più liberamente, penetrano più profondamente e possono avere ampie ripercussioni, non soltanto sulla psiche ma anche sul corpo, ecco perché i versi sono sempre più corposi e… insidiosi, in senso buono. S’insidiano nell’anima e l’accompagnano per tutto il tempo che vivendo cantano la dolce melodia dell’amore, che valica i sentieri dello spirito, per ricongiungersi col Creato. La musica aumenta la recettività delle impressioni trasmesse dai versi piani e criticamente spezzati, appare necessario, studiare accuratamente gli effetti della poesia musicale sui lettori. Spesso la musica che scaturisce dai versi è di natura sensuale ed emotiva e il suo effetto sul lettore è piacevole e affascinante. Non di rado avviene che quei versi intensifichino la musicalità e il senso d’angoscia o di terrore che oggi stiamo vivendo con la gola secca, per il braccio di ferro incredibile e odioso tra una potenza e il resto del mondo. Almeno io credevo che la dittatura fosse morta con Hitler e Mussolini, ma… che sto facendo, devo parlare di poesia e non rimembrare paure già vissute. Dicevo che, a volte i versi fanno scomparire l’angoscia e il terrore, e il ripetersi delle scene impressionanti di una guerra.

Ma oggi l’umanità non sa come riposarsi; ignora persino ciò che significhi il vero riposo. Oramai è abituata ad un continuo movimento e perciò incapace di starsene tranquilla e sopportare il silenzio. E' ora che la musica viene in aiuto: una poltrona, il suono silenzioso di un notturno di Chopin. A questo proposito cito Padre Gratry: "Non vi è mezzo più potente per procurarci realmente il riposo che la vera musica... essa produce per il cuore e per la mente ed anche per il corpo quello che il sonno produce soltanto per il corpo" (Les Sources).

La particolare azione avvincente che i versi esercitano sull'inconscio può avere molti buoni effetti. Ad esempio, possono stimolare la memoria, funzione che dipende in massima parte dall'inconscio. La lettura di una poesia facilita e attiva le funzioni intellettuali e suscita l'ispirazione artistica e creativa. Fra i numerosi esempi, citerò quello dell'Alfieri che narra di aver concepito quasi tutte le sue tragedie sia ripassando nella memoria altri canti poetici, sia immediatamente dopo. In virtù del suo influsso sull'inconscio, la poesia produce un effetto sanatore ancor più preciso e specifico di tipo medico. Se è di genere adatto, può contribuire ad eliminare repressioni e resistenze, facendo affiorare nel campo della coscienza gli impulsi, di emozioni che distruggono conflitti e annullano eventuali disturbi neurologici.

Numerose sono le composizioni poetiche che producono simili effetti, tralasciando le liriche celeberrime, che sono oramai eterne in uno dei cassettini della nostra memoria e sono quelle che collegano l'uomo a Dio. La poesia di Michela Montrasi, come la musica di J. S. Bach, non soltanto ridesta i più profondi sentimenti religiosi, ma ha anche un influsso sintetizzante.

***

LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO (14/15)

Mi sono svegliato, mio padre non c'era.
E' partito, è stato richiamato!
Mamma, quando rivedrò mio padre?
Avevo otto anni, due mesi
e venticinque giorni: ieri.
15
E' giunto a Paduli un forestiero
nonno sottovoce m'ha detto: «E' un confinato,
si chiama Gianni, è studente in medicina,
viene da Pela: ha parlato male del gran capo!»
Io e Gianni siamo diventati amici
viene spesso a parlare con mio nonno;
parlano fitto fitto, a bassavoce.
Credo faccia la corte a zia Alessandra.

Reno Bromuro (da Occhi che non capivano).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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