10 gennaio 1919
Settimana di sangue a Berlino

Nel 1918 la Germania usciva sconfitta dalla prima guerra mondiale, il cui protrarsi aveva imposto sacrifici durissimi, ormai insopportabili, ai lavoratori e alle categorie più umili. Il 9 novembre di quell'anno una sollevazione popolare costringeva il Kaiser ad abdicare e a fuggire. A Berlino era proclamata la Repubblica di Weimar, con un governo a maggioranza socialdemocratica guidato da Ebert.Fiedrich Ebert

Benché capo della socialdemocrazia, Ebert vedeva con orrore la possibilità d'una rivoluzione sociale. Ma a Berlino la rivoluzione era nell'aria: la capitale era stata paralizzata da uno sciopero generale, le file del movimento spartachista, guidato da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, i due maggiori agitatori della Germania, andavano ingrossandosi sempre più. In ogni parte del paese sorgevano i Consigli dei soldati e dei lavoratori: tutte queste forze rivoluzionarie stavano per impadronirsi del potere, proprio com’era avvenuto in Russia nel 1917, e premevano affinché si proclamasse una repubblica di tipo sovietico.

Ebert si impegnò a soffocare i disordini, a combattere il bolscevismo e ogni minaccia all'ordine costituito. Tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio, quando gli spartachisti insorsero a Berlino, Ebert mantenne la promessa: nella settimana tra il 10 e il 17 gennaio l'esercito e corpi di volontari repressero l'insurrezione nel sangue. Il movimento spartachista fu eliminato, e i suoi coraggiosi capi, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, imprigionati e uccisi.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1940:Cade in Belgio l'aereo che trasportava i piani d'invasione della Francia, costringendo Hitler a cambiare i piani.

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RICORDIAMOLI

FIEDRICH EBERT

Fiedrich Ebert, uomo politico nacque a Heidelberg nel 1871 mori a Berlino nel 1925. Dopo aver esercitato il mestiere di sellaio, si dedicò al sindacalismo e al giornalismo. Leader del Partito Socialdemocratico dal 1913, seguì una linea moderata e riformista. Succedette al principe Max del Baden nato a Baden-Baden nel 1867 morto a Costanza nel 1929. Erede al trono granducale e presidente della prima Camera del Baden dal 1907, si guadagnò fama di liberale e pacifista.

Divenuto cancelliere dell'impero nel 1918, governò dal 3 ottobre al 9 novembre, cercò inutilmente di salvare la monarchia, proclamando in anticipo l'abdicazione di Guglielmo II e di assicurare una transizione pacifica al sistema parlamentare. Consegnato il potere nelle mani del socialista Fiedrich Ebert si ritirò dalla politica. Contro il tentativo rivoluzionario degli spartachisti tedesco, movimento politico rivoluzionario sorto nel 1915 sotto la guida di Liebknecht, il cui pseudonimo era Spartacus, e Luxemburg in polemica con l'atteggiamento della socialdemocrazia favorevole a prendere parte alla guerra. Perseguitato, il gruppo degli spartachisti passò alla clandestinità, quindi aderì nel 1917, come frazione autonoma, al Partito Socialista indipendente, nato dalla scissione della sinistra e del centro dalla socialdemocrazia; finché, nel 1918, partecipò alla rivoluzione che vide il crollo dell'impero germanico e dette origine nel dicembre al Partito comunista tedesco.Fiedrich Ebert

In durissima polemica con i dirigenti governativi appoggiati dall'esercito e da gruppi reazionari, subito dopo i cruenti scontri di Berlino del gennaio 1919, fu duramente represso e i suoi capi assassinati, dal dicembre 1918 al gennaio 1919, represse con l'aiuto dei militari e difese l'ordinamento democratico-borghese consacrato dalla Costituzione sancita durante l’Assemblea di Weimar, eletta nel gennaio 1919, si riunì il 6 febbraio dello stesso anno per stabilire l'assetto politico-costituzionale della Repubblica tedesca nata alla fine della prima guerra mondiale.

L’11 febbraio, dopo aver eletto alla presidenza della Repubblica Fiedrich Ebert, che a sua volta nominò cancelliere Scheidemann il quale si dimise però in giugno per protesta contro il Trattato di Versailles, approvato invece dall'Assemblea il 12 maggio. L'Assemblea procedette all'elaborazione, lunga e controversa, di una Costituzione che nella versione finale, approvata il 31 luglio con voto contrario delle opposizioni di destra e di sinistra, ricalcò solo in parte il progetto governativo tracciato dal leader democratico Preuss.

Contrariamente al disegno unitario di quest'ultimo, fu approvata una soluzione federalistica, pur corretta da una forte accentuazione del potere centrale, che mantenne in sostanza in vita i vecchi Länder imperiali, a cominciare dalla Prussia con la sua schiacciante preponderanza in termini di popolazione. Per la rappresentanza al Reichstag, la principale Camera del Parlamento, si scelse il sistema proporzionale, che doveva favorire una larga frammentazione delle forze politiche; la dipendenza dell'esecutivo dal legislativo fu controbilanciata dagli ampi poteri attribuiti al presidente della Repubblica, eletto a sua volta dal popolo. Nonostante l'indubbia ispirazione democratica della Costituzione di Weimar entrata in vigore il 14 agosto 1919, nel suo insieme, queste sue caratteristiche non mancarono di influire negativamente sulla sorte del Secondo Reich,la cui instabilità divenne proverbiale. Trasferitasi a Berlino nel settembre 1919 per esercitare provvisoriamente le funzioni del Reichstag, l'Assemblea si sciolse solo nel maggio 1920.

L'11 febbraio 1919 fu eletto presidente provvisorio della Repubblica, carica che gli fu confermata definitivamente nel 1922 e che resse fino alla morte.

Bibliografia
M. Broszat, Da Weimar a Hitler, Bari, 1986.

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IL FATTO

LETTERATURA: BIOGRAFIE

Nell'antichità classica e presso civiltà anche molto lontane dalla nostra, la biografia ebbe di solito uno scopo pedagogico o moraleggiante, oppure sconfinò nell'epica e nella mitologia, come nel caso delle vite di Omero, falsamente attribuita a Erodoto, e di Esopo, dell'infanzia del Buddha e di Gesù stesso, nelle fantasiose narrazioni dei Vangeli apocrifi, quali Protovangelo di Giacomo, Vangelo dell'infanzia, Vangelo dello Pseudo-Matteo, Vangelo Arabo, ecc...

Il carattere della biografia moderna è assolutamente diverso: racchiude, infatti, o l'ambizione di una rigorosa ricostruzione storica, fondata sull'attento esame di documenti e testimonianze, anche psicologiche e addirittura psicanalitiche, oppure l'ambizione di un'interpretazione letteraria e a volte poetica di un personaggio che cessa così di appartenere alla realtà e viene quasi costretto nelle leggi di un teorema intellettuale o morale. Esempi di biografia s'incontrano nell'Antico Testamento, quali "vita di Giacobbe, di Mosè, di Giuseppe, di Salomone, di David, ecc…"; altrettanto ricche di esempi le letterature cinese e giapponese.

Nella letteratura greca classica, le prime biografie che si rintracciano sono l'Agesilao di Senofonte, mentre il Socrate è soprattutto una raccolta di detti memorabili e l'Evagora di Isocrate; a scrittori del periodo attico appartengono la vita del tiranno Dionisio narrata da Filisto di Siracusa, quella di Filippo il Macedone scritta da Teopompo e quelle di Temistocle e di Pericle ci sono giunte grazie alla penna di Stesimbroto.

Moltissime le biografie di Alessandro Magno, alcune delle quali hanno un troppo evidente carattere panegiristico appartengono alla costanza di Callistene di Olinto, pedagogico Onesicrito o romanzesco di Clitarco di Colofone; piuttosto rari i biografi che si sforzano di mantenersi fedeli alla tradizione storica, come Nearco di Creta, Tolomeo Sotere, Aristobulo e Arriano di Nicomedia, Giamblico di Calcide e Porfirio di Tiro scrissero entrambi una Vita di Pitagora, e Filostrato opere che risalgono ai secoli Secondo e Terzo, le Vite dei sofisti.

Una grande fioritura di biografie si ebbe durante l'età alessandrina, soprattutto per opera di eruditi e di grammatici che scelsero come oggetto di scarne compilazioni la vita di scrittori e letterati del loro tempo. Diogene Laerzio si limitò a compilare una raccolta di detti memorabili e così fecero altri; soprattutto splende l'opera di Plutarco, che con le sue Vite parallele pose a confronto grandi personaggi greci con altrettanti personaggi romani, quali Alessandro e Cesare, Demostene e Cicerone, ecc...: cinquantadue in tutto, delle quali però quattro indipendenti.

Plutarco non pretese di compiere opera di storico: drammatizzò le Vite ma approfondì lo studio dei caratteri, tanto che la sua opera restò come un modello insuperabile per tutta l'antichità e ha ancora fama per il suo alto valore pedagogico. A Roma scrissero biografie, oltre a Varrone, Cornelio Nepote, Curzio Rufo, Trasea Peto, Tacito, Svetonio, di volta in volta romanzesche o celebrative, erudite e perfino maldicenti per ragioni di polemica politica. Il trapasso dall'era pagana a quella cristiana è caratterizzato innanzitutto dalla comparsa dei quattro Vangeli che, pur possedendo un fine particolare, cioè la diffusione del cristianesimo, espongono in definitiva una vera e propria biografia del Cristo.

Verranno più tardi le vite dei martiri e dei santi, chiamata agiografia che, più che un intento informativo e storico, ne posseggono uno dichiarato di edificazione religiosa e quasi sempre sconfinano nella leggenda e nel panegirico, come avviene per la raccolta medievale Legenda aurea, o Legenda sanctorum di Iacopo da Varazze. Non mancano però opere storicamente valide, come le Vite dei padri della Chiesa di San Gerolamo e le biografie inserite da Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, o le tante biografie di autori anonimi che furono raccolte in seguito da Simeone Metafraste, da Fozio e dai bollandisti.

Nel Medioevo, oltre alle agiografie, fioriscono in gran numero le vite di illustri sovrani, come la Vita Karoli di Eginardo, il panegirico di Teodorico di Ennodio, la Vita di Matilde di Donizone, un poemetto in esametri, la Vita di Luigi VI di Suger de Saint-Denis, la storia dei re goti, vandali, svevi di Isidoro di Siviglia, le Vite dei trovatori, inserite nei canzonieri provenzali dei secoli Tredicesimo e Quattordicesimo: rozze cronache, senza traccia di analisi psicologica e di sintesi dei personaggi trattati. Lo stesso avviene nell'opera di Cesario di Heisterbach, del secolo Undicesimo, in cui prevale il senso del meraviglioso, come nella Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth del secolo Dodicesimo. Tra le biografie medievali appartenenti alla nostra letteratura vanno ricordate quelle dedicate a San Francesco da Tommaso da Celano e la Vita di frate Ginepro, mirabile per la freschezza e l'ingenuo candore. Preludono all'Umanesimo e alla riscoperta dell'uomo autore sovrano della sua storia la Vita di Dante scritta dal Boccaccio, autore anche del De claris mulieribus e del De casibus virorum illustrium, le Vite degli uomini illustri del Petrarca, la esemplare Vita di Cola di Rienzo che ispirerà numerosi scrittori e musicisti dell'Ottocento, tra i quali Wagner e D'Annunzio trascrizione in romanesco di un anonimo della metà del Trecento di un testo latino perduto.

Della prima metà del Quattrocento è la raccolta Mare delle storie del "Plutarco spagnolo" Pérez de Guzmán, mentre da noi appaiono le vite di Dante, del Petrarca, di Cicerone narrate da Leonardo Bruni, le centotre Vite di uomini illustri del XV secolo del libraio fiorentino Vespasiano da Bisticci, che, pur possedendo una modesta cultura, seppe con la sua semplicità e gentilezza d'animo creare un'opera artisticamente perfetta. Esemplare anche, nel suo spirito francescano, la Vita del Beato Giovanni Colombini di Feo Belcari, superiore a tutte le altre del tempo, tra le quali vanno però ricordate, per il loro particolare carattere, la Vita del Brunellesco attribuita ad Antonio di Tuccio Manetti e la Vita di Braccio da Montone di Giannantonio Campano.

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LA POESIA DEL GIORNO

I DUE TRONCHI SI RINCORRONO
«Non voglio incontrarti
«Ai confini del tempo»
ma in quest'estate afosa; sotto il sole
che liquefa la vita, mentre
all'ombra di un bell'albero parlante;
ascoltiamo il racconto:
le cose che abbiamo perduto
gl'incontri sfumati nel vento
le attese interminabili dell'oggi
l'amore che ci stringe inesorabile
e il fiume caldo di dolcezza
ci trasporta al ricordo come
tronchi sul fiume verso il mare.
Il Mare, siamo noi con le nostre parole
siamo noi con i canti traboccanti amore
per lui per lei, per tutti; eppur lontani,
Vita, le voci si uniscono ancora e insieme
cantano quell'Inno caro e mai dimenticato.
Grazie, Vita, a questo giovane amico
che ha riportato alla sponda i due tronchi
i quali sorridenti al sole che liquefa
l'esistenza nell'attesa fa sereni: Vita!

Reno Bromuro (da «Il vaso di cristallo»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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