10 febbraio 1947
Firmati i trattati di pace

I trattati di pace tra le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale e gli ex alleati della Germania: Italia, Finlandia, Romania, Ungheria, Bulgaria, sono firmati a Parigi. Le prime trattative erano state avviate con la conferenza di Londra del settembre 1945. L'Italia perde a favore della Iugoslavia parte della Venezia Giulia, l'Istria, Fiume e Zara; a favore della Grecia, Rodi e il Dodecaneso; a favore della Francia, Briga e Tenda. La Libia e l'Albania saranno riconosciute nazioni indipendenti, così come l'Etiopia, alla quale è annessa l'Eritrea. La Somalia sarà affidata in amministrazione fiduciaria all'Italia fino al 1960.

E’ sancita la costituzione del Territorio Libero di Trieste. Alcune clausole del trattato sono dedicate alle riparazioni dovute alle nazioni aggredite e alle riduzioni imposte alle Forze armate. In tutto il paese si osservano dieci minuti di silenzio in segno di protesta contro l'imposizione del trattato all'Italia. Il giorno seguente una nota del ministro degli esteri Carlo Sforza chiederà una revisione del trattato appena siglato.

Il Conte Carlo Sforza è nato a Montignoso il 24 gennaio 1872. Dopo la laurea in giurisprudenza conseguita a 23 anni all'Università di Pisa, entra in diplomazia nel 1896, risultando primo del suo concorso: i suoi primi incarichi all'estero sono al Cairo, a Parigi, a Costantinopoli e a Pechino.

Nel 1905 si dimette, non accettando una destinazione, ma presto rientra in carriera per volere del Visconti Venosta: dal 15 gennaio al 7 aprile. 1906 partecipa alla Conferenza di Algesiras.

Alterna in questo periodo missioni all'estero con l'incarico di capo-gabinetto al ministero; dal 1911 al 1915 è ministro plenipotenziario in Cina; rientrato in Europa, è fino al termine del conflitto il rappresentante italiano presso il governo serbo in esilio a Corfù. Nel giugno del 1919 è nominato senatore, e dopo essere stato sottosegretario agli Esteri nei due governi Nitti, diventa titolare del dicastero nel gabinetto Giolitti: a lui si deve la firma del trattato di Rapallo con la Jugoslavia; nel dicembre del 1920 è insignito del Collare dell'Annunziata.

Rientrato in Italia dopo 16 anni di assenza, prende posizione per l'immediata abdicazione di Vittorio Emanuele III ed il mutamento istituzionale; è ministro senza portafoglio, con l'incarico di Alto Commissario per le sanzioni contro il fascismo, nel secondo governo Badoglio e nel primo gabinetto Bonomi. Nel settembre del 1945 è eletto alla presidenza della Consulta Nazionale e mantiene questo ufficio sino al 2 giugno 1946, deputato all'Assemblea Costituente e svolge in quell'anno le funzioni di ambasciatore straordinario in America Latina.

Più volte ministro degli Esteri nel terzo, quarto, quinto e sesto gabinetto De Gasperi, ratifica il trattato di pace con gli alleati e contribuisce all'adesione dell'Italia al piano Marshall e al Patto Atlantico. Senatore dal 1948, è ministro senza portafoglio, incaricato degli affari europei, nel settimo ministero De Gasperi. Muore, in questa carica, a Roma il 4 settembre 1952.

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RICORDIAMOLI

ENRICO MATTEI

Enrico Mattei imprenditore nato a Acqualagna, Pesaro, nel 1906, muore a Bascapé, Pavia, nel 1962. Enrico MatteiComandante partigiano, rappresentò la DC nel comando militare del sigla del Comitato di Liberazione Nazionale, costituito a Roma il 9 settembre 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, subito dopo l'armistizio e l'invasione tedesca, da sei partiti antifascisti: PCI, PSIUP, DC, PLI, Partito d’ Azione e Democrazia del Lavoro, per coordinare la lotta contro i tedeschi e i fascisti.

A livello locale si costituirono CLN regionali, provinciali e comunali, mentre nell'Italia occupata dai tedeschi si costituì a Milano il CLNAI, presieduto informalmente dall'indipendente Pizzoni e composto da cinque partiti, non essendo presente al Nord la Democrazia del lavoro. Il CLNAI, talvolta in polemica col CLN centrale, assunse la direzione della Resistenza Partigiana. Presieduto da Ivanoe Bonomi. Aderì al socialismo e dal 1895 collaborò alla "Critica Sociale", su posizioni vicine al revisionismo e al riformismo.

Deputato dal 1909, sostenne la necessità di accordi con le forze borghesi progressiste. Favorevole alla guerra di Libia, nel 1912 fu espulso dal PSI nel congresso di Reggio Emilia, insieme con Leonida Bissolati, con cui fondò il Partito Socialista Riformista. Appoggiò l'intervento nella Prima Guerra Mondiale e partì volontario per il fronte; fu poi ministro dei lavori pubblici nei governi Borselli nel 1916 e Orlando nel 1919.

Fu rieletto deputato nel 1919 come candidato di un Blocco Interventista. Ministro della guerra nei governi Nitti e Giolitti, divenne presidente del consiglio, senza riuscire a frenare la crescente violenza fascista. Sconfitto alle elezioni del 1924 si ritirò a vita privata e pubblicò un'importante opera storica: La politica italiana da Porta Pia a Vittorio Veneto nel 1944. Riprese l'attività politica nel 1943 con la caduta del fascismo, fu presidente del Comitato di Liberazione Nazionale e, dopo la liberazione di Roma, presidente del consiglio dal 1944 al ‘45. Eletto alla Costituente, fu in seguito membro di diritto del primo senato repubblicano, che presiedette dal 1948 alla morte.

Ritorniamo a Enrico Mattei, il quale dopo la svolta di Salerno del PCI collaborò con la monarchia nei governi Bonomi. Il successivo governo Parri fu in particolare sua espressione. Si sciolse con l'elezione dell'Assemblea Costituente. Nel 1945 fu nominato commissario liquidatore dell'AGIP, che utilizzò invece come base per la costituzione dell'ENI

sigla di Ente Nazionale Idrocarburi, ente pubblico istituito nel 1953 per la ricerca, la raffinazione e la distribuzione degli idrocarburi. La fondazione dell'ENI rispondeva alla necessità di ristrutturare il settore delle fonti di energia, ampliando i margini dell'autosufficienza italiana secondo la visione del suo fondatore, Enrico Mattei, che presiedette l'ente fino alla propria morte. Enrico Mattei L'ENI divenne uno dei principali centri di potere economico del paese con forti intrecci con il mondo politico, e influssi sulla politica estera italiana verso i paesi arabi. Assorbita l'AGIP la SNAM "Società Nazionale Metanodotti"; distribuzione gas naturale, l'ANIC "Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili": chimica e petrolchimica, e acquisite varie partecipazioni nei settori Tessile,  Meccanico,  Finanziario, a partire dalla metà degli anni '90 l'ENI ha iniziato ad essere privatizzata.

Nel 1998 la progressiva riduzione delle partecipazioni rimaste al ministero del Tesoro, il 36%, lascia spazio alla preventivazione di operazioni di alleanza, con cui avviò una spregiudicata politica di accordi con i paesi produttori di petrolio, mettendosi in conflitto con le principali aziende petrolifere anglo-americane. Nel 1956 dette vita al quotidiano "Il Giorno". Riuscì a influire sui partiti italiani con un'ampia azione di sostegno finanziario. Morì in un incidente aereo sulle cui cause è stata riaperta nel 1997 l'inchiesta, che ha prospettato la possibilità di provare la tesi dell'attentato.

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IL FATTO

Pensatori laici: Maffei e Conti

Dalla nobiltà veneta vengono due pensatori originali, testimoni di un forte laicismo.
Scipione Maffei nel saggio Della scienza cavalleresca accusa la nobiltà contemporanea, incapace di assumersi una razionale e concreta responsabilità di potere. Il "Giornale de' letterati d'Italia"; ma solo fino al 1718 è diretto da Maffei e da Antonio Vallisnieri, è un ulteriore tentativo di proporre una "universalità di cognizione" per formare il nuovo uomo politico. Notevole il suo tentativo di rinnovamento teatrale: la sua Merope del 1713, è una grande prova di tragedia colta ed erudita, certo raffinata e provvista di buona disposizione scenica.

Antonio Conti visse a Padova, dove studiò matematica e fisica, a Venezia e poi a Parigi e a Londra. Ebbe molteplici interessi e si cimentò in traduzioni, in testi teatrali: le tragedie Cesare, Giunio Bruto, Marco Bruto, Druso; e in scritti filosofici spregiudicati "Prose e poesie", in cui tentò di conciliare la scienza contemporanea e il platonismo.

La cultura napoletana ad opera di Pietro Giannone mostra una certa vivacità sia per il lavoro dell'Accademia degli Investiganti, sia per la diffusione del grande dibattito sul giusnaturalismo, la dottrina che riconosce l'esistenza di un diritto naturale preesistente alla formazione dello Stato. Pietro Giannone è una grandissima figura della cultura napoletana. Legato alla migliore cultura giusnaturalistica, scrisse la Istoria civile del Regno di Napoli, in cui indaga l'origine del potere civile ed ecclesiastico nel Meridione a partire dal Medioevo. Ne deriva una storia laica delle istituzioni, attraverso l'analisi della formazione degli istituti civili e la conseguente denuncia degli abusi del potere temporale della Chiesa. Scomunicato per il suo anticlericalismo, fu arrestato nel 1736 e morì in prigione. Nei manoscritti del carcere, stampati solo nel 1755, troviamo il Triregno stampata integralmente solo nel 1895, in cui Giannone vagheggia un cristianesimo "corporeo", radicato e vissuto nelle condizioni reali dell’esistenza. Il suo pensiero ebbe grande influenza sull'illuminismo italiano. Il capolavoro resta comunque l'autobiografia Vita di Pietro Giannone, scritta in carcere dal 1736 al 1737, ma pubblicata solo nel 1905, che racconta la storia tragica di un intellettuale e, in filigrana, il naufragio della cultura laica italiana, che non sa reagire alla sordità del potere. Il racconto è travolgente, con pagine tenerissime e commoventi:sorprendente la lucidità e la consapevolezza con cui Giannone descrive la propria tragedia esistenziale.

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LA POESIA DEL GIORNO

SOGNO E REALTA'

Anni lontani sono venuti
sotto il castagno.
Libera e quasi selvaggia
le braccia tendi con sorriso
casto, palpitante di vita.
Alberi secolari è autunno!
Primavera era in quella valle.
T'affacciavi, ti offrivi...
Ho declinato, declino l'invito.
Questa scimmiottina l'amo
da lustri passati in fretta.
Libera e quasi selvaggia
nella verde selva
della valle resti.
Sotto il castagno leggera
amore passi le dita nei capelli,
il libro aperto cade, «A Silvia» leggo.
Ella forse ha letto il ricordo
negli occhi
sorride e mi stringe la mano.

Reno Bromuro (da «Il Vaso di cristallo»))

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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