Attendere prego |
Il Traffico scorreva tranquillo in quel normale tardo pomeriggio dinizio primavera ed un leggero vento faceva correre in cielo piccole, ma compatte nubi bianche.
Il modulo abbandonò lautovia per immettersi su una strada secondaria che portava alla famosa località sciistica attraversando una fitta selva dabeti. Gli alberi erano così vicini luno allaltro che il nastro dasfalto sinsinuava con ampie curve tra due muraglie di tronchi. Gli abeti erano grandi ed alti, nel folto bosco il tramonto si era subito trasformato in una buia notte ed il cielo era completamente scomparso trai fitti rami.
Eusebio aveva tolto la guida automatica e manualmente comandava il modulo, Patrizia seduta accanto a lui aveva acceso una sigaretta e disteso le belle gambe che splendevano colorate e parzialmente illuminate dai led del cruscotto.
Dopo una curva si trovarono davanti ad una luce lampeggiante che illuminava un cartellone bianco con su scritto in vernice fluorescente rossa ATTENZIONE RALLENTARE e poco più avanti cera un altro cartello quadrato bianco con sopra un semaforo.
Il semaforo era ovviamente sul rosso e la scritta sotto, anchessa in rosso, diceva: ATTENDERE PREGO.
Eligio rallentò il veicolo e si fermò davanti allinsolito semaforo che dopo pochi attimi passò al verde, mentre la scritta ATTENDERE PREGO scomparve sostituita da un AVANTI in cubitali lettere nere.
Eusebio pigiò il freno ed il modulo si arrestò a pochi metri da una massa scura che occupava lintera carreggiata. I fari illuminarono lostacolo che non sembrava del tutto immobile, infatti, la massa verde e marrone di mota e detriti stava ancora smottando.
- Ma che cazzo! - esclamò Eligio mentre scendeva dal modulo, ed i suoi piedi si posarono su una fanghiglia viscida e scivolosa perdendo laderenza e lui piombò a terra, in ginocchio, con una mano che era rimasta afferrata alla portiera e la stava saldamente stringendo per riprendere lequilibrio.
Si accorse che la mano che aveva toccato il suolo ed i pantaloni erano coperti da un liquido vischioso ed appiccicoso.
E si tirò su aggrappandosi con le due mani al modulo, vide che Patrizia più non era nellabitacolo e laltra portiera era aperta.
Silenzio, si guardò intorno, guardò fuori, ma di Patrizia nessuna traccia, aprì allora il bauletto portaoggetti del modulo ed estrasse una pila, piccola ma potente.
Con le mani tremanti laccese e col fascio di luce cominciò a scandagliare attorno al modulo, urlando: "Patri! Patri!" Finché non si rese conto che il suo torace era stato avviluppato da un viscido nastro rosa che lo stringeva forte, sempre più forte.
La pila gli sfuggì di mano e rotolò sul bordo dellasfalto, tentò di urlare, ma il grido gli rimase invischiato in gola, si sentì sollevare, trascinar fuori del modulo e davanti a se vide un ovale nero, come uno scuro portale che lo stava inghiottendo.
In quello stesso momento la strada panoramica fu imboccata da unauto depoca, di quelle a benzina inquinante e con le marce.
Era Lucilla che guidava con perizia, mentre Nicola, seduto accanto a lei, pensava: "Ora me la scopo, questa stronza".
Ed arrivarono al cartello con scritto ATTENZIONE RALLENTARE, poi al semaforo rosso con sotto ATTENDERE PREGO.
Lauto intanto era ripartita a tutto gas
Cera, infatti, un prato che rompeva la compattezza del muro dabeti e Lucia di malavoglia fermò lauto proprio sul tappeto verde.
- Direi di ripartire velocemente.
Nico senza rispondere aprì la portiera e scese, girò attorno allauto depoca, aprì laltro sportello e tirò a sé Lucilla che poco convinta si lasciò baciare.
Lei era appoggiata alla carrozzeria mentre Nico le aveva in fretta sbottonato la camicetta, poi la gonna scivolò sullerba assieme alle slip. Le prese con le mani i seni e cominciò al baciare alternativamente i capezzoli, poi si mise in ginocchio e subito era con la lingua proprio dentro di lei e la sentiva inarcarsi mentre stava lentamente iniziando a godere e lei gli premeva la testa sempre più forte contro il ventre facendogli strusciare alternativamente il naso ed il mento nella sua fessura aperta e bagnata.
Proprio in quegli attimi inaspettatamente si sentì afferrare da robuste zampe artigliate e nella penombra vide scomparire Lucilla sotto uninforme massa grigia.
Mentre il dolore gli stava appannando la vista, dei rigidi fili gli strusciarono sul volto. Con terrore misto a stupore scorse un grande occhio che nel buio lo stava fissando a pochi centimetri dal suo volto. "TOPI" pensò ed il silenzio fu rotto dal rumore di mandibole che masticavano, di ossa che si spezzavano e da stridii metallici ..
Proprio in quellistante la strada turistico-panoramica fu imboccata da un veicolo del soccorso stradale guidato da un autista sonnolento che poco dopo si fermò davanti ad un semaforo rosso con la sottostante scritta ATTENDERE PREGO.
Il guidatore saccese una sigaretta mentre attendeva che il semaforo passasse al verde e
Vittorio Baccelli |