Disinganno

Era una sera d’estate quando, insieme alla mia migliore amica, seduta al tavolo di un bar, assaporavo un buonissimo gelato. Di fronte, la giostra attirava la nostra attenzione.

"Voglio fare un giro…" esclamai di colpo!

"Ma dove vai" disse Luciana… "vieni qui!"

Troppo tardi… ero già salita su uno di quei sediolini che, appesi a delle catene, cominciano a girare piano per poi raggiungere una certa velocità.

Che bella sensazione! Capelli al vento…. braccia aperte a mò di ali e l’impressione di volare.

Giravo, giravo ed avevo l’impressione di essere in una centrifuga perché quel giro sembrava interminabile. Sfido io! L’addetto alle manovre si era messo a parlare con un signore e, inavvertitamente, aveva prolungato il giro.

Meno bella fu la figura che feci quando, terminato il giro, scesi senza aspettare che anche la testa smettesse di girare.

2Oh.. scusa!2 Dissi a quel ragazzo nelle cui braccia mi ritrovai senza volerlo.

"Prego", rispose sorridendo sotto i baffi (anche se i baffi non li aveva).

Quando mi ripresi un po’, vidi la mia amica che mi lanciava degli sguardi di fuoco.

Luciana mi voleva un gran bene. Era più grande di me di sei anni e, considerato che io ne avevo diciassette, si sentiva in dovere di farmi da mamma o quasi.

"Ma come? Hai visto cosa hai combinato? Sei andata a finire in braccio a quel ragazzo!"

"E allora?" Risposi io con espressione innocente! "Mica l’avrò sciupato?"

"Dai! Torniamo a sederci cosi ti passa il capogiro."

"Va bene comandante!" Annuii.

Parlavamo del più e del meno e non mi ero accorta che il ragazzo, tra le cui braccia mi ero ritrovata pochi minuti prima, si era seduto proprio accanto a noi. Ora che la mia testa era ben ferma sul collo, anche la vista aveva ripreso a funzionare correttamente.

Quel viso che mi si presentò di fronte, aveva qualcosa di enigmatico e suscitò molto la mia attenzione.

Parlavo con Luciana, ma mi giravo continuamente dall’altra parte con evidente disapprovazione da parte della mia amica, tanto che dopo un po' lei decise che dovevamo andare via.

Il giorno dopo trascorsi una bella giornata al mare e giunta l’ora di cena aspettavo con ansia di uscire.

Passeggiavamo tranquillamente sul lungomare quando vidi, seduto su un muretto insieme ad alcuni amici, il ragazzo della sera prima.

Non so perché, ma provai un certo disagio passandogli davanti.

Ciò determinò da parte mia un fievole saluto che lasciò "Andrea", questo era il suo nome, un tantino perplesso.

Anche se la mia età mi sollecitava ad essere spensierata, rispetto ad altre ragazze, mi sentivo molto più matura e per una questione di orgoglio non avrei mai mostrato i miei sentimenti a viso aperto.

Non so se quando finii tra le braccia di Andrea passò Cupido, ma quello che colpì il mio cuore fu il classico colpo di fulmine.

Sarà perché ero una ragazza poco frivola, con dei valori ben saldi, sarà per il mio carattere dolce e determinato allo stesso tempo che riuscii a provocare in Andrea un grande interesse nei miei confronti.

Ben presto cominciammo a frequentarci, e quello che provavamo l’uno per l’altra era veramente qualcosa di molto profondo.

Per quanto mi riguarda avevo avuto qualche piccola cotta ma niente di più.

Andrea, invece, stava diventando il centro del mio mondo.

Stavamo molto bene insieme, anche se lui era più grande di me. Questo però lo avevo scoperto non subito.

Non dimostrava gli anni che aveva e quando seppi che aveva 27 anni rimasi sbalordita.

Dieci anni non erano pochi, ma ormai era tardi per tornare indietro. Ero troppo coinvolta da ciò che provavo per lui.

Durante quel periodo avevo un altro corteggiatore. Un ragazzo di nome Roberto che, però, non era riuscito a conquistare la mia attenzione. Avevo tentato di fargli capire con modi gentili che tra noi poteva esserci solo amicizia, ma questo non lo aveva scoraggiato.

Era molto testardo e la sua insistenza aveva finito per infastidirmi al punto che, nell’incontrarlo, cambiavo sempre strada.

A volte, senza volerlo, possiamo colpire l’orgoglio di una persona e questo può incidere molto sul comportamento di chi si sente ferito. Sarà per questo, o forse per una questione di tutela nei miei confronti che una sera in cui Andrea non era con me, Roberto disse che doveva parlarmi.

Io a dire il vero mi mostrai un po’ ritrosa, ma decisi di ascoltarlo.

Le sue parole mi colpirono come un fulmine a ciel sereno.

“Se tu stai con Andrea rischi di rovinare una famiglia”.

Lì per lì non riuscivo a capire cosa intendesse dire, anche perché mi sentivo frastornata da quell’affermazione.

Cosa stai dicendo Roberto? Che famiglia?

“Andrea è sposato” mi rivelò.

La sensazione che provai fu sconvolgente. A stento riuscii a rimanere in piedi perché le gambe mi tremavano dalla forte emozione.

"Non è vero” replicai! Sei un bugiardo! Lo dici perché sei geloso di lui!

"No… Serena! Lo dico perché non mi va che questa storia vada avanti. Sei una ragazza a modo e non voglio che un vigliacco approfitti di te. Andrea è sposato ed ha anche un bambino."

"Un bambino?" Io adoravo i bambini. Erano e sono tutt’ora la mia passione.

Stentavo a credergli, ma come spesso succede, il tarlo del dubbio si insinuò nella mia mente.

Non rimaneva che indagare, anche se questo era difficile perché lui non abitava nello stesso posto di mare dove io trascorrevo le vacanze. L’ingenuità delle ragazze, a volte può essere disarmante. Dico questo perché la sera dopo, quando rividi Andrea, gli raccontai quello che mi era successo e lui riuscì a camuffare bene il fatto di essere stato scoperto.

Quando gli chiesi di mostrarmi la carta d’identità, me la mostrò senza fare storie. Bastò che io leggessi celibe e i miei dubbi svanirono di colpo.

Non avevo notato che era scaduta da un bel po’ di tempo.

Gli suggellai un bacio sulle labbra e mi sentii la ragazza più felice del mondo.

Roberto aveva mentito.

Il resto del tempo che rimasi in vacanza al mare fu meraviglioso.

Andrea era sempre stato corretto con me, perché non aveva mai avanzato delle pretese che andassero al di la di un amore pulito. Ciò lo aveva reso molto tenero e galante ai miei occhi ed è anche per questo che avevo stentato a credere alle parole di Roberto.

L’estate volgeva al termine ed io dovevo tornare a scuola.

Mi sentivo cosi triste che riuscii a stento a trattenere le lacrime quando salutai il mio amore.

Lui mi assicurò che sarebbe venuto a trovarmi spesso, e la carezza che mi fece sul viso, seguita da un tenerissimo bacio sulle labbra prima di salutarci, mi fecero avvertire un brivido che non avevo mai provato prima di allora.

Ritornai a casa e la sua assenza era già insopportabile.

Come avrei fatto a stare lontana da lui?

Mi sembrava impossibile resistere.

Ci sentivamo per telefono e lui aveva il potere di infondermi tranquillità.

"Verrò presto da te Serena.. non preoccuparti."

Un giorno, mentre stavo studiando, squillò il telefono. "Scendi sono qui!"

Mi sembrava di impazzire dalla gioia… Era venuto da me.

Uscimmo ed eravamo felici di stare nuovamente insieme.

Lui mi disse che mai aveva provato un sentimento cosi forte per una donna, nonostante tra noi intercorresse questa differenza di età. Ero veramente felice…..

Quando può durare la felicità? Nel mio caso troppo poco tempo.

Un giorno in cui non avevo sentito Andrea, mi venne in mente di telefonargli presso l’azienda in cui lavorava.

Quando chiesi di lui mi sentii rispondere che era andato via prima perché il bambino non stava bene.

“Il bambino? Quale bambino? Domandai!”.

Dall’altro capo una voce, alquanto imbarazzata, cercò di tagliar corto e fu in quel preciso istante che tutto mi fu chiaro.

Roberto aveva ragione. Non mi aveva mentito.

Credo che usare l’espressione “il mondo mi crollò addosso” non sia sufficiente a spiegare quello che provai in quel momento e gli altri a seguire.

Quando mi telefonò, sapendo ciò che era successo, mi pregò di vederci ancora una volta.

Accettai perché volevo guardarlo negli occhi mentre mi diceva la verità.

Ci incontrammo e, sinceramente, non mi aspettavo di vedere quel viso così triste. In fondo lui si era preso gioco di me, e magari mi aspettavo di vedere un uomo un po' a disagio per aver preso in giro una ragazzina.

La persona che vidi di fronte a me sembrava portasse un peso sulle spalle.

Andrea aveva uno sguardo paragonabile a quello di un cane bastonato e la sua voce, quando cominciò a parlarmi, era coperta da un velo di nostalgia.

“Serena” disse! "Mi dispiace per quello che ti ho fatto. Volevo prendermi gioco di te ed invece mi sono innamorato. E’ vero.. sono sposato da un anno, ma prima del matrimonio ho convissuto con la mia compagna per diverso tempo. L’ho sposata perché aspettava un figlio da me… ma se solo ti avessi conosciuto prima non avrei fatto questo passo. Sicuramente mi sarei preso le responsabilità di padre, ma non mi sarei unito in matrimonio con lei."

Mentre mi diceva queste parole (ironia della sorte), la radio trasmetteva la canzone “Tanta voglia di lei”. Era impossibile a quel punto trattenere un pianto liberatorio. La verità era tutta lì. Non rimaneva che lasciarci. Inutile dire quello che provai allora!

Oggi i tempi sono cambiati e le cose si affrontano in modo diverso.

Per un anno intero sembrava che la mia vita non avesse più senso.

Non mi importava di niente e di nessuno. In tutte le cose che facevo, entusiasmo zero!

Tante volte ho tentato di telefonare ad Andrea, ma quando stavo per comporre il numero riattaccavo con il solito pensiero. Non avevo il diritto di rovinare una famiglia!

E’ stata veramente dura!

Il tempo, però, aiuta a rimarginare le ferite e piano piano, con una grande forza di volontà ho cercato di superare questa brutta fase della mia vita.

La prova più dura è stata quando l’anno successivo, ritornata nello stesso luogo di villeggiatura, ho incontrato Andrea. Se non mi fossi sostenuta al braccio della mia dolce amica Luciana, sarei caduta a terra dalla forte emozione.

Ci siamo parlati e lui mi ha mostrato una dolcezza infinita.

Mi ha chiesto se volevamo incontrarci da amici, ma io sono stata categorica… "Andrea mi dispiace! Non voglio vederti più! Ti auguro tutta la serenità di questo mondo e te lo dico nel momento in cui mi sono ripresa la mia vita, addio e questa volta per sempre.

 

 


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