Una storia d’amore e di cani

Da anni, io e il mio vecchio e acciaccato, ma tanto amato bastardino, quattro volte al giorno, ci ritroviamo in compagnia d’altri fortunati possessori di cani al laghetto della Ca’ Buia: è questo un bellissimo parco cittadino, con al centro un laghetto dove nuotano tartarughe, carpe dalle dimensioni di piccoli squali, pesci rossi e altre specie ittiche che non conosco. Uccelli grandi e piccoli fanno poi da contorno a questo delizioso specchio d'acqua.

Il parco è il luogo adatto per portare a spasso il proprio cagnolino; al suo interno vi sono spazi verdi dove gli animali possono sfogare la loro energia, panchine dove riposarsi dopo la passeggiata ed una gelateria per addolcire la vita a noi anziani pensionati.

Ci conosciamo ormai tutti, e quando arriva un nuovo cane, facciamo di tutto per conoscerlo e quindi aggregare il padrone alla compagnia.

Spesso questi nuovi amici ci raccontano che il cane è proprietà del figlio, il quale quando lo portò a casa promise di curarlo personalmente. Però dopo una settimana si stancò e adesso tocca a lui accudirlo. E un classico, è successo a me!

Fra di noi ci conosciamo non con il nostro nome, ma per quello del cane, infatti, se non vediamo Luigi il barbiere ci chiediamo: “Oggi non ho visto Tobia, che stia poco bene il suo padrone?”

Mentre portiamo i nostri cani a spasso, non ci limitiamo a parlare dei nostri nipotini, di Berlusconi e del caro vita, ma nascono anche nuove amicizie che col tempo diventano qualcosa di ben più forte, come nel caso che vorrei raccontarvi.

Una mattina di alcuni anni fa, notammo un nuovo arrivato, un magnifico cucciolo di pochi mesi di Basset Blue dal mantello dai riflessi blu ardesia. Contemporaneamente si fece notare per la sua bellezza un esemplare di Barboncina, tenuta al guinzaglio da una elegante signora.

I due cagnolini immediatamente fecero amicizia e fu gioco forza che anche i due proprietari iniziassero a conoscersi. Le prime frasi che si scambiarono furono: “Di che razza è il suo cane, è buono, non sporca, cosa mangia, quanti mesi ha? Poi passarono ad altri argomenti, quali: “Lei è sposata? Il cane è suo oppure, come nel mio caso, imposto dal figliolo?”

Questi due nuovi padroni, non legarono con la nostra compagnia, anche perché i due cagnolini si cercavano e giocavano solamente fra di loro, malgrado fossero talmente diversi da far dire ad un nostro amico che fra i due vi era la stessa differenza che vi è fra un alieno, e miss Universo. Effettivamente lui era basso e lungo, di una bellezza elegante all’inglese (forse era per questo che il suo padrone l’aveva battezzato Dendy) e lei minutina dal mantello color albicocca, talmente bella da sembrare finta. Ma si sa, anche fra gli animali l’amore è cieco.

Quasi subito i  “quattro” fecero coppia fissa. Ignoravano la nostra compagnia, poiché nel frattempo si era consolidata una certa simpatia e amicizia, non solo fra i due cani, ma molto di più fra i nostri due personaggi.

Lui, il padrone di Dendy era un bell’uomo, educato ed elegante, ex dirigente di banca in pensione, divorziato e con un conto corrente con molti zeri. La prima moglie si era risposata. Lui confessò però anche se non gli erano mancate le occasioni, aveva preferito rinunciare a formarsi una nuova famiglia. Ora l’unica donna che frequenta la sua casa è una signora rumena che, saltuariamente, viene a fare le pulizie per lui e per il figlio Andrea, studente fuori corso d’ingegneria.

La signora con la quale si incontra al parco è vedova da molti anni, e l’unica figlia (la reale proprietaria di Soraia, la barboncina), si chiama Isabelle, anche lei studentessa universitaria.

Un giorno mentre erano a spasso attorno al lago, lui le rivelò che gli sarebbe piaciuto partecipare alla gita di tre giorni organizzata dalla parrocchia, per visitare i luoghi dove aveva vissuto Padre Pio.

Lei gli rispose che da anni desiderava andare a pregare sulla tomba di quel Santo, ma che per vari motivi aveva dovuto sempre rinviare la partenza.

“Perché – disse il padrone del bassotto cogliendo l’occasione- non lasciamo per tre giorni i cani ai rispettivi padroni e partiamo noi due?” Se lei è dell’idea di partecipare alla gita, questa sera vengo al parco con mio figlio. Lo sa che lui ha sempre desiderato conoscere lei e la sua bella cagnolina? Perché lei non viene anche lei con sua figlia?”

Per farla breve, i due giovani quella sera si conobbero e dopo pochi mesi si fidanzarono, ma anche fra i due genitori era scoccato qualcosa che oltrepassava la semplice amicizia.

Tre anni dopo le nozze, e durante il pranzo, la conclusione di questa storia.

“Signori, un attimo di silenzio, - chiese il padre dello sposo- vorrei invitarvi ad un brindisi, ma prima che alziamo i calici, vorrei invitare vicino a me la mia cara consuocera. Oggi siamo particolarmente felici vedendo i nostri ragazzi coronare i loro sogni. Due bravi figlioli con una grande fretta di sposarsi e così mi hanno chiesto di ospitarli in attesa di potersi acquistare un loro nido. La casa è grande, sono solo e come avrei potuto dire di no?

Questo sembrava a tutti la soluzione migliore, ma pochi minuti fa - e nel dire questo mise dolcemente la mano sulla spalla della mamma della sposa - abbiamo concluso noi due che vi sarebbe un'altra soluzione: io cedo tutto l’appartamento ai nostri sposini e insieme al mio caro bassotto mi trasferisco a casa di lei. A tutti voi è noto che io ho una forte simpatia per questa bella signora, e che questo sentimento è corrisposto, perciò voglio chiedere, anzi vorremmo chiedere, a questi sposini il permesso di andare a convivere con la donna che amo.

A volte l’amore fra adulti può fare sorridere e si presta alle critiche e all’ironia, perché può sembrare impossibile che si abbia ancora la voglia di innamorarsi, ma questo, ve lo assicuro, è accaduto. Se abbiamo taciuto e ci siamo controllati è perché ci sembrava giusto che prima fossero i ragazzi a coronare il loro sogno d’amore. Adesso tocca a noi. Scusatemi, mi stavo dimenticando che dobbiamo fare anche un altro brindisi: Alziamo i calici perché è con immenso piacere che vi annuncio che la bellissima Soraia è in dolce attesa”.

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Umberto Romano

 


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