Una foto speciale

Vi sono foto che, riguardandole, mi danno emozioni sia per la bellezza dell’immagine che per il loro contenuto; e talvolta mi rendono triste, come quella in bianco e nero un po’ sfocata, dove io fanciullo sono insieme ai miei scomparsi genitori.

Altre, che riguardo volentieri, sono quelle foto del mio matrimonio e quelle recenti con i miei nipotini.

Ma quelle che io chiamo “foto confidenziali” sono le immagini che non ho mai voluto scattare con la macchina fotografica, ma semplicemente con il cuore, e che custodisco gelosamente nel mio “scrigno segreto”.

Come quella che “non” ho scattato anni fa e che ogni volta mi emoziona, la foto è quella della “Fatina del bosco”.

Per festeggiare il nostro primo anniversario di matrimonio, io e mia moglie, decidemmo di cenare in un noto ristorante del centro di Bologna, e lì la vedemmo.

Indossava un abito lungo di color rosa pallido ricamato a mano, e un cappellino civettuolo dello stesso color rosa con alcuni boccioli di quei fiori appuntati sulla larga tesa. Sotto il braccio sinistro s’intravvedeva un cestino di vimini, ovviamente dipinto di rosa, con dentro alcune decine di bellissime rose gialle e rosse dal gambo lungo. Con il braccio destro, sosteneva elegantemente un ombrellino anch’esso ricamato con gli stessi fiori.

La visione di quella donnina mi ricordò il film Mary Poppins.

Il suo ingresso nel locale fece tacere e smettere di cenare tutti noi. Fu forse la vista di quell’abbigliamento fuori moda, ricercato anche se volutamente appariscente, oppure la scia di profumo di rosa che ella lasciò fra i tavoli?

Si avvicinò a noi ed io acquistai un fiore per darlo in omaggio alla mia sposina.

Curioso le chiesi il nome, ma non ebbi il coraggio di domandare l’età a quella stupenda vecchietta, e neppure di farle un ritratto.

Lei mi sussurrò che era “La Fatina del Bosco”, e che ovviamente non aveva nome, né età e, come se fosse riuscita a leggere nel pensiero mi disse di riporre la fotocamera perché non amava farsi ritrarre.

Quando uscì dal locale, domandai al cameriere chi fosse quella splendida creatura, ma lui evitò di entrare in particolari; mi disse solamente che quel giorno si era vestita di rosa perché erano quelli i fiori che offriva, altrimenti avrebbe indossato, se avesse venduto violette, abiti viola, se fiori di campo, avrebbe avuto un vestito diverso, ma che riprendesse quei colori, come in un bozzetto di Monet.

Sono già passati molti anni, eppure a volte mi capita di pensare a lei e di chiedermi: ho veramente visto quella magica creatura, oppure è frutto della mia fantasia? Ma se non l’ho vista come avrei potuto pensare di scattare una foto?

A questa domanda non sono mai riuscito a dare una risposta logica e razionale.

A volte mi capita di tirar fuori dal mio “scrigno segreto” questa foto che non ho mai fatto, e ogni volta noto particolari che mi erano sfuggiti o che sono stati aggiunti dalla mia fantasia.

Questo conferma la mia tesi: in ogni foto vi è qualcosa di magico, ma per quelle di questa specie, non occorre nessuna tecnica speciale, è sufficiente alleggerire il proprio cuore dalle brutture della vita, sostituendole con un po’ di immaginazione, d’allegria e anche di una buona dose di poesia.

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Umberto Romano

 


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