Seduzione
Un viaggio che dura tutta una vita

Questo mio viaggio è iniziato nel 1960, e continua tuttora dopo la bellezza di 40 anni; in quel periodo, erano pochi i miei amici che si erano recati all’estero, perciò quando seppero del mio viaggio a Vienna su invito di una ragazza viennese, erano tutti curiosi e anche un po’ invidiosi.

Umberto, quello che spesso, durante le feste da ballo faceva da tappezzeria, adesso addirittura aveva un invito per Pasqua da una “nordica” ?

Essi si chiedevano: dove l’avrà conosciuta? Forse al mare? Sicuramente sarà bionda, alta, e bellissima, come tutte le vichinghe, dicevano alcuni miei amici; mentre i rimanenti, facendo le debite proporzioni, erano convinti che fosse bruttina, ninfomane vogliosa di farsi un “ latin - lover ”, e mangiatrice dei tre “ K ” : krapfen, kartoffel e kraut.

Io, alimentavo a volte la convinzione del primo gruppo, annuendo con il capo alle loro domande, e con sorrisetti e mezze parole facevo intendere che erano nel giusto, all’altra metà degli amici, tutto questo perché neppure io conoscevo questa ragazza.

Solamente Pino ed io conoscevamo la verità, poiché entrambi frequentavamo per la prima volta un corso d’Esperanto, e la nostra insegnante aveva assegnato ad ognuno un indirizzo di uno straniero che voleva corrispondere in esperanto con amici italiani.

Per gioco avevamo messo i due indirizzi in una busta, poi avevamo estratto a caso i bigliettini, a me era toccato l’indirizzo di una ragazza di Vienna: Helena Weis, mentre a Pino quello di un ragazzo irlandese.

Iniziai subito la corrispondenza con questa ragazza; dopo le prime lettere, Helena mi chiese una mia foto, e volle sapere tutto di me, io fui molto magnanimo nel descrivermi, tanto ero certo che non ci saremmo mai visti, in ogni modo allora, se ben ricordo, avevo 37 anni e 25 chili di meno.

Anch’io ero molto curioso di sapere qualcosa di lei, ma Helena era sempre molto evasiva, in ogni modo io non avevo nessun dubbio su di lei: sicuramente era una mia coetanea, certamente bellissima, perché tutte le straniere viste a Rimini erano belle, bionde, stupende e soprattutto disponibili, almeno così dicevano. E poi il nome Helena non era già di per stesso tutto un programma?

Il giovedì prima di Pasqua presi il treno per Vienna. Alla stazione gli amici mi fecero le congratulazioni e mi riempirono di consigli ....... vi lascio immaginare quali; poi, a turno, e sottovoce, tutti mi chiesero: <<Umberto mi raccomando vorrei una cartolina da Vienna e l’indirizzo di un’amica di Helena. >>

Sicuramente se fossi partito per il fronte, non sarebbero venuti in tanti a salutarmi, e in parte era vero, perché io mi sentivo come un italiano alla conquista dell’Austria. Ci mancava solo che qualcuno sventolasse il tricolore.

Trovai subito posto nello scompartimento di prima classe (premetto che viaggiavo in prima classe, non perché potessi permetterlo, ma perché essendo figlio di un ferroviere avevo i biglietti gratuiti), e anche in quell’occasione fui fortunato, e dopo capirete il perché!

Allora non vi era un treno diretto a Vienna e si doveva cambiare a Venezia; nonostante il periodo pasquale, e la provenienza da Milano, era abbastanza vuoto, quindi ebbi la possibilità di scegliere il posto.

Ovviamente scelsi uno scompartimento in cui vi era una ragazza sola, ma purtroppo subito dopo salirono dei militari diretti a Udine.

Poi da Udine a Vienna siamo rimasti soli: Helga ed io.

Helga, la ragazza che era nel mio scompartimento e che viaggiava sola, era la ragazza straniera più carina che avessi mai conosciuto: aveva dei capelli biondissimi, cotonati e pettinati ad imitazione della Brigitte Bardot, come tutte le sue coetanee in quel periodo, e non era molto alta, cosa che mi fece molto piacere perché anch’io sono piuttosto basso.

Helga non parlava esperanto, né io il tedesco, però lei conosceva un po’ d’italiano; infatti, rientrava dopo una breve vacanza in Romagna, dove, diceva, si era recata per approfondire la lingua.

In qualche modo riuscimmo a dialogare, perché, se ben ricordo, la notte trascorse piacevolmente e velocemente per entrambi.

Con lei misi in atto tutti i consigli avuti dai miei amici sull’arte della seduzione, cercai in ogni modo di rendermi simpatico, senza però essere né invadente né maleducato, insomma volevo far colpo su di lei, ma senza sembrare il solito pappagallo italiano.

Arrivati alla stazione di Vienna ci scambiammo gli indirizzi e le promisi che le avrei spedito una cartolina da Bologna, e nel caso che fosse ritornata in Italia le avrei fatto visitare Bologna.

Alla stazione presi un taxi per recarmi finalmente a conoscere questa famosa Helena; poiché non conoscevo il tedesco, feci vedere al tassista l’ultima lettera che lei mi aveva mandato, e a cenni feci capire che doveva portarmi a quell’indirizzo, poi, una volta arrivato, con il cuore che, come dice la canzone,“batteva a cento all’ora”, suonai il campanello di casa Weis.

Mi aprì un donnone, tipo armadio a quattro stagioni, che dall’età che dimostrava, supposi si trattasse di sua madre.

Mi presentai e le chiesi se Helena era in casa.

Helena era in casa, perché Helena era lei ! A questo punto, sarà stato la stanchezza per il viaggio, la delusione per questa mancata avventura, ma io la prima cosa che riuscii a dire fu: <<per favore, ha un bicchiere d’acqua ?>>

Non voglio annoiare nessuno con il racconto delle due giornate viennesi, il sabato sera però ebbi un lampo di genio: ad Helena feci vedere l’indirizzo di Helga le dissi che era una mia vecchia conoscenza, e che mi attendeva per passare insieme alla sua famiglia la Santa Pasqua.

Alle ore nove di mattina mi presentai a casa di Helga, ma non la trovai perché lei quel giorno lavorava, e io mi presentai ai suoi genitori, come un suo vecchio amico, dato che non mi venne un idea migliore.

A quel punto non rimase loro che ospitarmi per tutto il giorno, poi, insieme nel pomeriggio ci recammo a prendere Helga all’uscita del lavoro.

Appena mi vide, chiese a suo padre cosa ci facessi li con lui, al che lui ribatté : <<Ma non è un tuo amico ?>> Spiegai l’equivoco a Helga, e la mia disavventura con la bella Helena, pregandola di ringraziare la sua famiglia per il disturbo che le avevo recato, e scusandomi per la bugia che ero stato costretto a dire, ma io non conoscevo nessun altro a Vienna che lei.

Suo padre volle che lei gli traducesse tutto, e subito scoppiò in una fragorosa risata, poi mi diete una botta sulla spalla, e in uno stentato italiano mi disse: <<Buono italiano tu... Casanova.>>

Al mio rientro in Italia, ho dovuto inventarmi tante avventure che se realmente fossero successe, non mi sarebbe bastato un soggiorno di un mese !

Tutti i miei amici sanno come andò a finire questa avventura, perché furono invitati l’anno dopo al mio matrimonio con Helga.

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Umberto Romano

 


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