Roccabruciata

Maria Luisa aveva risposto più per curiosità che per effettiva necessità ad un’offerta di lavoro pubblicata su un sito internet: cercasi assistente a persona anziana. Si richiede serietà, competenza, bella presenza, età non superiore ad anni 23, bionda naturale, illibata. Luogo di lavoro Roccabruciata.

Sulla verginità, non vi era alcun problema perché la ragazza aveva riservato "la prova d’amore" all’uomo che l’avrebbe sposata, ma non capiva come mai avessero richiesto quel requisito. Il nome Roccabruciata, la spinse ad effettuare una ricerca su internet.

Scoprì che si trattava di un piccolo paese di solamente 1743 anime, situato sulle alture della medioevale cittadina di Caltagirone, il cui nome si deve ad una rocca quattrocentesca costruita al tempo d’Alfonzo D’Aragona, la quale fu rasa al suolo e data alle fiamme dopo un assedio durato molti mesi. Successivamente fu ricostruita dal condottiero che l’aveva espugnata, ma non più come forte bensì come villa di campagna, e che volle chiamare "Villa Roccabruciata" in ricordo di quella battaglia.

Da una ricerca più approfondita Maria Luisa seppe: che questa villa è tuttora abitata dai discendenti di quel sanguinario condottiero, il quale impazzito dalla gelosia un dì uccise la sua giovane moglie e l’amante.

Su questa triste storia, sono nate diverse leggende e perfino una ballata popolare.

In paese c’è chi è disposto a giurare di aver visto nelle nottate di luna piena due fantasmi danzare sui tetti di Roccabruciata.

Terminata la ricerca, apparve sul computer la scritta: "C’e posta per te". L’E-Mail proveniva da Roccabruciata: Signorina Maria Luisa lei è la prescelta. L’attendiamo il più presto possibile, firmato Baronessa Cristina De Falconieri. A quel messaggio, rispose con un semplice "OK sono disponibile anche subito", infatti, il mattino seguente la giovane con un volo diretto da Milano si recò a Catania. Ad attenderla all’aeroporto Fontana Rossa un’auto inviata dalla Baronessa.

"Autista, la prego, prima di portarmi alla Villa le dispiace fare un giro nel paese?"

"Certamente signorina – rispose cortesemente il siciliano - e poiché sono nativo di questo paese se vuole posso farle da guida. Inizierò dicendole che Roccabruciata è un paese medioevale ricco di storia e di leggende cavalleresche, le cui strade intrecciate di vicoli acciottolati offrono ai turisti scorci affascinanti. L’edificio più importante del paese è il Duomo, dal sagrato si gode una vista mozzafiato sul panorama circostante dominato dalla maestosa villa di cui il paese prende nome, ma per apprezzare pienamente tutte le sue bellezze occorre tempo, voglia di camminare, ma soprattutto non aver fretta. Signorina se avremo l’occasione, le racconterò alcuni episodi che le faranno scordare la sua Milano, ma come vede siamo già arrivati e il mio compito finisce qua. Buon soggiorno a Villabruciata."

La macchina finalmente si fermò, dopo aver attraversato un lungo e alberato viale sulla piazzetta antistante quel maestoso edificio. Ad attenderla, in cima allo scalone centrale un’anziana signora con al suo fianco, un giovane. Ovviamente lei non poté udire ciò che disse l’anziana al giovane: "Caro sono certa che questa è la ragazza giusta!"

Dopo le dovute presentazioni, la Baronessa chiese al giovane di accompagnarla alla stanza che le aveva assegnata.

"Maria Luisa, questa è la mia camera - gli disse PierPaolo indicandola - la tua è quella subito dopo. Benvenuta fra noi. Sono certo che ti troverai bene qui alla Villa, l’ambiente è molto sereno, la Baronessa è comprensiva ed è un piacere starle vicino; sono certo che non ti annoierai. Anch’io sono da poco a Roccabruciata, e come te ho trovato, tre mesi fa, quest’impiego in internet. Avrei dovuto assistere il suo anziano marito, ma subito dopo il mio arrivo egli cessava di vivere. La Baronessa, sebbene distrutta dal dolore, volle rispettare l’accordo preso dal marito chiedendomi di rimanere ugualmente fino alla fine del contratto che scade fra quattro mesi.

Ovviamente le sono grato per questa sua decisione. Da quello che ho capito il nostro compito, è di farle compagnia, perché per tutte le altre mansioni ha una cameriera personale e alcune infermiere. Complessivamente, nella Villa abitano dodici persone, compreso noi e la Baronessa."

"Grazie PierPaolo per queste informazioni, sono certa che potrò contare sul tuo aiuto, ed ora se permetti vorrei cambiarmi e disfare la valigia, ciao".

Quella stanza, che il giovane aveva indicato, in un qualsiasi Hotel sarebbe stata definita una suite. L’appartamento di Maria Luisa situato al primo piano, dava su un balcone che correva lungo la facciata dell’edificio, da dove era possibile ammirare un immenso vigneto, da cui, seppe poi, ricavano un vigoroso e profumato vino ambrato.

Le sue stanze erano arredate in stile classico, con alcune concessioni alla modernità come quella piccola televisione appoggiata su un tavolino, e l’impianto Hi Fi su un piano della libreria.

Maria Luisa, dopo aver posato vicino a quel mobile la valigia, si tolse il maglioncino che sentiva sudaticcio per la tensione e si accinse a fare una doccia.

Il bagno era arredato, a differenza del resto dell’appartamento con mobili moderni e una mini palestra. Maria Luisa si soffermò un attimo sulla soglia per osservare con meraviglia ogni particolare, e facendo un calcolo approssimativo pensò, che era così grande da contenere tutto il suo appartamentino di Milano.

Infine si decise, entrò nel box doccia e aprì i rubinetti al massimo, voleva in quel modo, scrollarsi la stanchezza del viaggio e non pensare a nulla.

Dietro i vetri appannati della doccia le sembrò di intravedere un’ombra dall’aspetto femminile. Non potendo uscire dalla doccia perché nuda, si limitò ad urlare - C’è qualcuno?- ma non ottenne nessuna risposta, allora aprì di qualche centimetro un’anta della doccia per sbirciare, effettivamente nella stanza non vi era nessuno. Questa presunta presenza l’inquietò e le fece smettere a malincuore di lavarsi.

Dentro un armadio qualcuno le aveva fatto trovare diversi accappatoi di spugna, ne indossò uno e con quello addosso si sdraiò sul letto.

Una camera così ben arredata l’aveva vista solamente nei film, e non vedeva l’ora di poter raccontare ai suoi amici milanesi questa storia, che si presentava stuzzicante anche per la vicinanza del giovane collega.

Squillò il telefono, era proprio lui PierPaolo. "Maria Luisa – disse il giovane - è quasi ora di cena, ti attendiamo nella sala grande. La Baronessa ti consiglia di indossare un abito adatto all’importanza degli ospiti, ciao".

"Qui le cose si complicano - disse fra se Maria Luisa - io non pensavo che occorressero dei vestiti eleganti, vorrà dire che domani andrò in paese a comprarmi qualcosa."

La ragazza si preparò in tutta fretta, scegliendo l’abito più adatto per l’occasione, poi si guardò allo specchio e si piacque, a quel punto era pronta per scendere nel salone. Appena aprì la porta udì un rumore di passi sulla passatoia del corridoio e, pensando che fosse il giovane chiese: - Sei tu, PierPaolo? -. Non ottenne risposta. Fece un passo nel corridoio, guardando sia a destra che a sinistra convinta di vedere il suo nuovo amico, al suo posto vide una figura femminile, con un lungo abito nero che giungeva fino a terra e che sul momento pensò che fosse la Baronessa, ma dal passo svelto e leggero e dai capelli biondo cenere, capì che non poteva essere lei.

Purtroppo non riuscì a vedere il suo volto, turbata, si girò per rientrare nella sua camera ma poi ci ripensò: - Sicuramente sarà un’ospite della Baronessa -. Con questa certezza si avviò verso lo scalone per scendere al piano inferiore dove era attesa. Lungo il tragitto non incontrò nessuno, quella sconosciuta era scomparsa.

Nel salone oltre alla padrona di casa con a lato PierPaolo, vi erano altri gruppetti di persone a lei sconosciuti.

Al suo apparire la Baronessa le fece cenno di avvicinarsi dicendole: - Maria Luisa questi miei amici sono desiderosi di conoscerti, forse ho esagerato nel descriverti e nel lodare la tua bellezza, ma sono certa che anche loro saranno del mio parere. -

Questi complimenti misero in serie difficoltà la giovane che non era abituata a riceverli. Nel suo ambiente tutto era più semplice. Le sembrò di essere una comparsa in un film in costume, per fortuna c’era PierPaolo.

Gli invitati erano: vecchie conoscenze della nobildonna, il suo medico curante e un simpatico vecchietto che seppe poi essere un notaio. Fra gli invitati però non vide quella dama intravista nel corridoio e chiese notizie di lei al suo amico: "PierPaolo, non vedo quella signora che è scesa prima di me, sei certo che non vi siano altre invitate?"

Dopo avergli raccontato ciò che aveva appena visto, PierPaolo le rispose che anche lui il giorno stesso che era arrivato aveva visto una figura simile, di averne parlato con la cuoca, la quale le consigliò di non dire nulla alla Baronessa, per non essere preso per un visionario. Per uno che crede ai fantasmi.

"Quello che le racconto – mi disse la cuoca - mi è successo alcuni anni fa. Ero uscita dalla mia stanza di notte per andare in cucina a bere un po’ d’acqua, quando vidi sulle scale una figura femminile in abito lungo e nero con il volto coperto da una fitta veletta dello stesso colore.

Per paura, e per non farmi notare, mi nascosi in un angolo e chiusi gli occhi, quando li riaprì quella figura era scomparsa. Dopo quella sera non ho avuto altre apparizioni, ma questo ripeto è successo molti anni fa.

La Baronessa mi consigliò di non parlarne con nessuno, altrimenti mi avrebbe licenziata, disse per non spaventare i domestici e perché in paese non si dica che nella Villa ci sono i fantasmi. Dimentica tutto perché sono certo che è tutta una messa inscena da qualcuno che ha interesse che si dica per nella Villa vi siano delle presenze.

I giorni trascorrevano lentamente senza alcun problema, la ragazza si era ben ambientata e tutti facevano a gara per renderle in soggiorno gradevole, soprattutto il suo amico PierPaolo.

La mattina l’avevano libera e potevamo dedicarla allo sport, poiché la Baronessa non faceva colazione prima delle undici. Avevano avuto la lei il permesso di usare la piscina e di sellare un cavallo per una passeggiata nel parco. Più che un lavoro era per i giovani una piacevole villeggiatura, oltremodo anche ben pagata.

Un dì la nobildonna, disse loro: "Cari ragazzi, ritengo sia giusto che qualcuno sfrutti le possibilità che la Villa offre, e chi meglio di voi due piccioncini ne ha diritto? Vi ho visto birichini, i vostri sguardi, il tenersi mano nella mano, sono avvisaglie di un qualcosa che sta nascendo in voi. Anch’io sono stata una volta giovane, e anche molto birichina. Il Barone, pace all’anima sua, ha dovuto lottare non poco per tenermi a freno".

Questa scherzosa confessione rese più semplice il rapporto che si era creato fra i due giovani, adesso non dovevano nascondere nulla, avevano il consenso dalla Vecchia Signora.

Passarono altri tre mesi e si avvicinava la scadenza del loro contratto e questo rattristava i due fidanzatini.

Una sera la Baronessa li convocò nella biblioteca; nella stanza oltre a lei vi era il suo notaio.

"Ragazzi – disse loro la nobildonna -, il notaio qui presente deve comunicarvi le mie disposizioni, sono certo di aver fatto la cosa più giusta, sta a voi decidere se accettarle oppure no."

I due giovani si guardarono in silenzio, nell’attesa di sentire ciò che il notaio doveva riferire.

"Voi due mi conoscete bene - disse loro questo legale - perché frequento assiduamente la Villa, sapete che oltre esserle amico sono anche il notaio della vostra padrona La proposta che questa santa donna vi vuol fare è tale da cambiare la vostra vita. La Baronessa vuole adottare PierPaolo".

A questo punto i due giovani si guardarono ammutoliti non sapendo se guardare l’anziana dama oppure il notaio, il quale continuò dicendo: "Ci siamo informati e si può fare". Poi rivolgendosi al giovane le disse: "PierPaolo sappiamo che sei stato abbandonato subito dopo la nascita e che sei stato adottato da due brava persone, purtroppo da poco scomparse. La Baronessa potrebbe con un atto pubblico dichiarare d’essere la tua vera madre e di volersi riconoscere come tale. E credetemi, con i mezzi che dispone e le sue conoscenze non vi sono problemi. Se PierPaolo accetta, e mi firma tutti i documenti che ho già preparato, fra tre o quattro mesi al massimo lui oltre che ereditare tutto le ricchezze della famiglia, erediterà anche il titolo di Barone De Falconieri.

L’unica clausola che la Baronessa ha voluto mettere è questa: PierPaolo devi sposare Maria Luisa. Capisco che tutto ciò può sembrarvi assurdo ma vi chiedo di decidere il più presto possibile perché purtroppo la Baronessa ci dovrà lasciare molto presto."

E poi concluse dicendo: "Due sono i motivi che ha spinto la Baronessa a farvi quest’offerta, il primo è l’affetto che nutre per voi due. Non potete sapere quante volte mi ha detto di sentirsi più giovane quando sta vicino a voi.

Il secondo motivo è forse quello più importante. Se PierPaolo accetta l’eredità e il titolo nobiliare non si estinguerebbe la stirpe dei Baroni De Falconieri

Quattro mesi dopo risolti tutti i problemi burocratici, PierPaolo era ufficialmente il nuovo Barone De Falconieri, per l’occasione la Vecchia Signora volle dare una grandiosa festa cui parteciparono i più bei nomi dell’Isola, in quell’occasione annunziò il fidanzamento del "ritrovato" figliolo con la bella Maria Luisa.

PierPaolo e Maria Luisa quella sera non riuscivano a addormentarsi, gli avvenimenti della giornata l’avevano sconvolti. Verso mezzanotte Maria Luisa decise di recarsi nella stanza accanto, ma il fidanzato l’aveva preceduta, e stava bussando alla sua porta.

"Maria Luisa, dormi? Mi fai entrare? Cara ho tanto bisogno di te."

La ragazza aprì la porta, abbracciò il suo amato e gli sussurrò - Ti prego non parlare - poi con frenesia iniziò a spogliarlo, si spogliò, e lo baciò con passione, ma ebbe la forza di non donarsi a lui.

PierPaolo sapeva che per quello doveva aspettare la prima notte di nozze.

Alcune ore dopo, stanchi e appagati si addormentarono.

Nell’istante che Maria Luisa chiuse gli occhi per addormentarsi, anche la Baronessa Cristina De Falconieri li chiuse, ma per sempre.

Subito dopo dal corpo senza vita di quest’anziana dama si levò uno spettro che fluttuando lentamente attraversò i muri e le stanze per recarsi dalla camera di Maria Luisa.

Sempre lievitando ad un’altezza di circa mezzo metro dal pavimento, si avvicinò al letto della ragazza occupato dai due dormienti, nel medesimo istante dal corpo della giovane Maria Luisa uscì uno spirito che dopo aver attraversato tutti i muri andò ad infilarsi nel corpo senza vita della Baronessa, mentre in quello di Maria Luisa s’infilava quello della Baronessa.

Appena avvenne questo scambio il corpo di Maria Luisa, si animò.

"PierPaolo, amore mio, svegliati siamo di nuovo insieme, anche se in due corpi nuovi. Questa volta abbiamo scelto bene, due corpi magnifici belli e giovani, molto meglio dell’ultima volta. Abbiamo d’innanzi a noi altri cinquanta anni da vivere insieme, in questi bei contenitori umani.

Abbracciami caro, e amami, voglio sentire di nuovo dentro di me la stessa passione giovanile, quella che ci fu fatale, e che rese geloso il mio primo marito quattrocento anni fa. Egli pensò che uccidendoci il nostro amore sarebbe finito, non sapendo che il nostro amore non morirà mai, anche se dentro corpi diversi. Adesso, mio giovane amore, puoi amarmi e cogliere la "mia acquisita purezza", quella dote che Maria Luisa l’aveva riservata al suo sposo, e che io adesso la dono a te.

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Umberto Romano

 


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