Natalie

«Scarica la macchina con calma e porta su la spesa, ti lascio per un'oretta, ho l'appuntamento dalla parrucchiera. Ho dei capelli che fanno schifo.» Con queste poche parole e un bacio veloce sulla fronte mi lasciò solo a scaricare dal baule della macchina gli scatoloni pieni di scatolette per il gatto, di scatolette di tonno e di fagioli, di schifosissime scatolette di sughi all'italiana, ai funghi, al ragù bolognese, e quello alla siciliana. Per fortuna ancora non hanno pensato di mettere in scatola anche i tortellini, altrimenti avrebbe comprato anche quelli.

Non ricordo che mia madre avesse un apriscatole. Di certo, lei ne ha ben tre.

Porto su il primo scatolone, pieno di scatolette, e noto che la segreteria telefonica lampeggia. Quella lucina mi angoscia sempre, ho paura di sentire qualche brutta notizia.

«Ma chi sarà mai?» Come se nulla fosse premo il tasto dalla scatoletta, che tutti chiamano segreteria, dalla quale esce una voce gracchiante e irriconoscibile. Di questo inconveniente ne ho già parlato con lei:«La prossima spesa sarà una nuova segreteria, qualcosa di serio, questa la pagammo poco ma vale ancora meno.»

«Ciao, sono la tua Natalie. Richiamami, Bip»

«I soliti scherzi idioti, e poi chi sarà mai questa Natalie. Non conosco nessuno con quel nome, da giovane ricordo di aver conosciuto un Pasquale e un Natale, ma una ragazza con quel bel nome francese mai. I soliti scherzi idioti, che palle!!»

Ritorno giù in strada per prendere le altre scatolette e trovo alcuni coinquilini con i quali mi intrattengo a fare quattro chiacchiere. Un'oretta circa, tanto lei è dalla parrucchiera.

Appena rientro in casa, noto che il led della segreteria mi fa l'occhietto, un altro messaggio. Che due…Chi sarà mai questa volta? Spingo il solito tasto e fuoriesce la solita voce gracchiante che mi comunica: «E' già la seconda volta che ti telefono, potresti anche tu lasciarmi un messaggio o mandarmi un SMS al cellulare? Ti odio, ti odio. Natalie.Bip»

«Porca miseria, quel poveraccio rischia grosso con questa sua Natalie, Come può risponderle se le telefonate le ricevo io e non lui?

Da ragazzo un mio sopranome, quello più benevolo e gentile, era "burlone". Ero l'asso di briscola nell'inventarmi burle, nel dire bugie e nel fare scherzi. A volte a dir il vero erano un po' pesanti. Ripensando a ciò, scatta in me la molla, il gusto mai assopito per lo scherzo.

Ritorno nell'ingresso, dove si trova la segreteria, e registro un nuovo messaggio, ovviamente rivolto alla mia sconosciuta: «Messaggio valido solo per Natalie. Non chiamarmi più a questo numero, ma in ufficio.Bip»

Non sto più nella pelle per le risate. «Voglio proprio vedere come può chiamarmi in ufficio, sono già dieci anni che sono in pensione e poi non le ho dato nessun numero. Vedrai che non mi telefona più.»

Il giorno dopo la segreteria riprende a lampeggiare.

«Brutto porco, sono Natalie, ho telefonato in ufficio e quella strega della tua segretaria si ostina a dirmi che non vuoi essere disturbato. Se senti questo messaggio e non puoi telefonarmi perché tua moglie è lì sempre fra i piedi, dammi almeno un appuntamento così ci chiariamo a quattr'occhi. Continuo ad odiarti. La tua Natalie.Bip»

«Povero ragazzo, questa Natalie dal tono dei messaggi deve essere proprio una strega. Adesso ci penso io per il messaggio.»

Questa segreteria, che ormai odio, ha però alcune innovazioni tecnologiche molto avanzate e interessanti fra cui quella che puoi inserire un brano musicale preregistrato come sottofondo al tuo messaggio. Fra quelli possibili ve n'era uno che mi sembrò appropriato: la musica era quella del film "Camminando sotto la pioggia". Poi, cercando nell'archivio della mia memoria la mia migliore e sensuale dizione, inizio l'incisione del messaggio: «Cara Natalie, ci vediamo questa sera al solito bar alle ore 21. Natalie, mia cara, cosa ti ricorda questa canzone? - Lasciai volutamente un lunga pausa e poi finii con un gran sospiro-. Lascia un breve messaggio dopo il Bip»

Una recitazione da premio Oscar. Mi sto facendo da solo i complimenti quando alle mie spalle odo una voce ben nota.

«Te la dò io cosa ti ricorda questa canzone.»

Mi volto e vedo davanti alla porta un figura imponente e tragicamente piena di cattivi presagi. Era lei. Mia moglie.

Tento, sapendo in partenza che non mi avrebbe creduto mai, di spiegarle che tutto ciò è una burla, uno scherzo innocente, ma lei, che ha sempre l'ultima parola, mi dice: «Hai finito di parlare? Bene, allora sai cosa ti dico, non ti vergogni alla tua età a fare il cascamorto con le ragazzine. Se lo viene a saper tuo nipote quale altra balla ti inventeresti per discolparti…»

Non terminò neppure la frase che la sua dolce e cara manina si stampò sulla mia guancia.

Morale della favola

«Chi ha detto che le bugie hanno le gambe corte? Io dico che avranno forse le gambe corte, ma sicuramente le mani lunghe.»

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Umberto Romano

 


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