Lo straniero

“Signora Gianna non so proprio cosa dirle; così anche lei ha notato lo straniero? Io l’ho sto osservato da qualche giorno. Arriva verso le dieci, si siede sempre in quella panchina, l’unica che a quell’ora è in ombra, poi con estrema calma apre il giornale, che secondo me non legge, e non si muove da lì finché non arriva l’autobus, il “2 barrato”, quello che dalla stazione centrale attraversa tutto il centro e fa capolinea in questa piazza.

Dalla sua panchina, lui, osserva attentamente tutti quelli che scendano dal mezzo pubblico, come se attendesse qualcuno, infine, quando l’ultimo viaggiatore è sceso chiude con calma il giornale e lo depone in quel piccolo contenitore per rifiuti fissato al palo che indica la fermata del bus e a capo chino, si avvia per non so dove.

Dalla mia edicola di giornali, lei lo sa, ho la completa visione di tutta la piazza, con esclusione della Via Goldoni, e lui svolta proprio per quella strada.

Dove si recherà poi non lo so, e non posso saperlo, sicuramente lo rivedrò domani mattina seduto sulla solita panchina.

Il nostro paese è molto piccolo e tutti, almeno una volta, hanno acquistato qualche giornale o rivista da me, alcuni miei fedeli clienti, come lei, fanno quattro passi in più per venire da me; sanno che io posso, se voglio, raccontargli alcuni episodi piacevoli, che non voglio chiamare pettegolezzi, ma che certamente non troveranno mai nella cronica locale.

Non è che io sia a caccia di queste notizie, ma sono i clienti stessi che me le riportano, sapendo ovviamente che io non riesco a mantenere un segreto.

Mia moglie me lo dice sempre, tu non dovevi fare il giornalaio ma il giornalista.

A proposito di mia moglie, mi ha fatto venire un’idea signora Gianna, domani mattina le chiederò se, mentre porta fuori il cane, va ad andarsi a sedere in quella panchina: sono certo che lei riuscirà a chiacchierare con lo straniero, così verremo a conoscenza di qualcosa su questo distinto forestiero.”

“Mi scusi, le dispiace se mi siedo su questa panchina? Lo so che ve ne sono altre vuote, ma questa è l’unica all’ombra. Sa alla mia età! E poi questa mia bestiola non si stanca mai di correre, mentre io ogni tanto vorrei riposarmi. Vedo che il mio Fuffi le annusa i pantaloni, forse anche lei ha un cagnolino?”

“No signora, non ho nessun animale adesso, dove vivevo prima, in Venezuela, ne avevo diversi: cani, gatti, uccelli e altri… ma lì di certo non mancava lo spazio. Complimenti per il bel cagnolino. Ha un musetto da birichino, ho avuto anch’io uno di quella razza, sono molto socievoli e tengono tanta compagnia. Non deve scusarsi, non mi ha per nulla disturbato, anche perché appena l’autobus riparte vado via così le lascio la panchina tutta per lei.”

Il cagnolino forse spaventato dal rumore dell’autobus che si stava rimettendo in moto, sfuggì dalle mani della moglie del giornalaio e stava finendo sotto quelle ruote. Lo straniero che con un balzo, che nessuno si sarebbe aspettato data la sua età, riuscì a fermarlo e lo salvò da una brutta fine.

Subito dopo, quest’atto eroico, come racconterà poi la signora a suo marito, egli ripiegò il giornale che ovviamente non aveva letto, lo depose nel cestino dei rifiuti e imboccò la Via Goldoni.

 

Il giorno dopo, in un paese vicino una signora sulla sessantina, sta rileggendo con molta attenzione un articolo sulla pagina della cronica locale. Questa signora è una di quelle che una volta erano etichettate come una vecchia zitella.

Oggi si chiamano “single”, come se cambiasse molto, ma dicono che vuol dire che non si è accasata per libera scelta, e non perché, non ha trovato uno straccio di marito.

Proprio questo trafiletto stava incuriosendo la signora Luisa, un’insegnante in pensione da qualche anno, un giornalista, dopo aver ascoltato questo episodio: cioè il salvataggio da parte di uno “straniero”, di una signora con il cane, i quali stavano finendo entrambi sotto un autobus cittadino, riuscì, anche perché non aveva altro da raccontare, a ricavarne un bel articolo.

Nella realtà non vi era stato nessun pericolo né per il cane né per la padrona.

Nell’articolo il cronista faceva riferimento al comportamento di questo sconosciuto, riferendosi ovviamente, alla sua attesa alla fermata dell’autobus.

Alla zitella, mi viene più comodo chiamarla così, quell’episodio ricordava un periodo felice della sua vita: l’amore con il suo Pietro.

Proprio a quella fermata lui l’attendeva tutte le mattine, per poi imboccare la Via Goldoni dove vi era l’Istituto Magistrali, che frequentava e dove si diplomò maestra.

All’ultimo anno di scuola Pietro la salutò con la promessa che ci sarebbero rivisti dopo un anno: aveva, accettato di imbarcarsi su una nave come cuoco.

Quella fu l’unica volta che lo vide: lui dopo qualche anno aveva smesso di navigare ed aveva aperto un ristorante italiano in Venezuela.

Si scrissero per diversi anni, poi le lettere iniziarono a diradarsi, l’ultima che lei ricevette risale ad almeno venticinque anni fa.

La signora Luisa, per tutta la giornata rilesse quelle poche righe, non riuscì quasi a dormire, la mattina dopo si alzò prestissimo si fece bella, indossò l’abito migliore e prese il treno.

In stazione salì sull’autobus “2barrato” e scese al capolinea.

Vide lo straniero seduto sulla panchina, si avvicino e gli disse: ciao Pietro.

Lui posò il giornale sulla panchina, le prese la mano e contraccambiò il saluto con un semplice: ciao Luisa.

Poi si riprese il suo giornale che andò a gettare nel cestino dei rifiuti, le mise una mano sulle spalle e s’incamminarono verso la Via Goldoni.

Il giorno dopo era quello della riapertura delle scuole. Un quindicenne acquistò dal giornalaio la Gazzetta dello Sport, e andò a sedersi sulla panchina, l’unica all’ombra, quella più vicino alla fermata del bus.

Aveva appena aperto il giornale che arrivò l’automezzo pubblico, scaricando sulla piazza un branco di ragazzi fra cui una ragazzina in jeans con l’ombellico scoperto e con lo zainetto firmato sulle spalle, questa si avvicinò al ragazzino e gli disse: “Carlo Ciao”, e lui rispose ”Ciao Arianna”, poi ripiegò il giornale, e lo gettò nel cestino dei rifiuti, quello fissato al palo della fermata del “2barrato”; quindi i due giovani si unirono agli altri ragazzi e allegramente imboccarono Via Galdoni.

Torna indietro

Umberto Romano

 


www.elbasu.com - il sito del SOLE
www.elbasun.com il sito del SOLE