La gatta

In questa storia io non c’entro niente. Così mi è stata raccontata e così la racconto a voi. Peppino Mandalà, un mio amico, mi ha giurato che gli è successa due anni fa.

"Ricordo bene - iniziò a raccontare Peppino - era il 27 maggio del 2001, quella mattina dovevo recarmi da un cliente che si trovava a trecento chilometri da Siracusa. La prima avvisaglia di una giornata molto particolare ebbi subito: stavo chiudendo il garage, dopo aver tirato fuori la Mercedes, quando un gattone nero si fermò a pochi metri dall’auto. Premetto che non sono superstizioso, ma la vista di quell’animale mi mise in corpo un’ansietà, che non si placò neppure dopo aver toccato ferro e fatto i debiti scongiuri.

Imboccai l’autostrada ancora leggermente agitato. Il nervosismo aumentò dopo una decina di chilometri, quando dovetti rallentare: iniziava a formarsi la colonna per il solito incidente stradale. A quel punto ero talmente nervoso, che prima di restare bloccato nel traffico, trovandomi a qualche centinaio di metri da un autogrill, decisi di recarmi in quel bar per prendermi una camomilla.

Al ritorno, trovai seduta all’interno della mia macchina una stupenda sconosciuta. Lo stupore fu tale che non le domandai come avesse fatto ad aprire l’automobile, eppure ero certo d’averla ben chiusa e inserito l’allarme.

Prima che riuscissi ad aprire bocca, mi chiese, con voce languida, mentre nella mia testa iniziavano a suonare le campane: "Mi darebbe un passaggio fino al prossimo paese? Ho la macchina in panne."

Indossava un vestito di una morbida stoffa, maculata come la pelle di una tigre che la fasciava, mostrando tutte le sue forme feline. Ho detto feline non solo per il disegno dell’abito, ma per le movenze e per i suoi occhi chiari tendenti al giallo; che facevano apparire questa deliziosa sconosciuta una meravigliosa e incantevole gatta.

"Secondo te – mi disse Peppino - ad una "tipa" simile avrei potuto dire di no? I primi complimenti, furono proprio queste mie osservazioni."

"Sei un attento osservatore – mi rispose confermando la mia analisi - al primo colpo d’occhio posso dare quest’impressione. Forse è per questo che i miei amici più intimi mi chiamano "Micia"?"

La colonna d’auto non si rimetteva ancora in marcia e così passammo il tempo parlando del più e del meno. Lei aveva un accento sicuramente non siculo, e un modo di parlare in disuso che mi ricordò le traduzioni dal latino e dal greco al tempo del liceo classico. Anche questa particolarità contribuì ad accrescere il sex-appeal di quell’autostoppista.

Fra le tante fesserie che dissi, le accennai ad un leggero torcicollo dovuto sicuramente all’aria condizionata."

"Non aver timore, appoggia la testa sulle mie ginocchia – mi sussurrò - ti farò un massaggio. Tutti sostengono che sono molto brava. Vedrai, ti passerà subito."

"Mi rigirai verso di lei e le misi, come mi aveva chiesto, la testa sulla gonna maculata, nel far ciò le mie mani sfiorarono il suo seno. Non so se per quel gesto involontario, oppure il profumo o il tepore delle sue ginocchia, ma ebbi impressione di aver messo la testa su un cesto di fiori appena colti.

L’epilogo fu diverso, perché appena lei mise le mani sul mio collo, mi addormentai e al mio risveglio la donna era scomparsa come pure il cellulare.

Un colpo di clacson mi riportò alla realtà, l’autostrada era finalmente libera. Ero in ritardo all’appuntamento e, non potendo avvisare il mio cliente perché il suo numero era memorizzato sul cellulare, decisi di uscire dall’autostrada, di trovarmi un albergo per la notte e telefonare in ufficio per far rinviare l’appuntamento.

L’albergo in cui avevo deciso di fermarmi era certamente lussuoso, presi l’unica camera libera: una confortevole suite. Dopo aver cenato, mi recai in camera con l’intenzione di fare una doccia calda, per dimenticare quello che mi era successo.

Mi tolsi la giacca e la misi sulla spalliera di una poltrona, sopra appoggiai la camicia, poi come faccio normalmente, stavo per sedermi sul letto per togliermi i pantaloni, quando da sotto i miei abiti, vidi spuntare lei: una gatta dal manto tigrato!

Sbigottito, studiai i suoi movimenti lenti e felinamente aggraziati, e nel cercare di allontanarmi da lei, camminando all’indietro, sbattei contro la sponda del letto, finendo carponi sul pavimento.

La gatta continuava a fissarmi e a leccarsi con cura le zampe. Il mio povero cuore dopo essersi fermato per alcuni secondi, riprese furiosamente a battermi nel petto. All'improvviso mi saltò addosso, mi graffiò il viso, il petto e le mani, poi, com’era apparsa così scomparve, forse da una finestra.

Mi recai in bagno per lavarmi via il sangue e medicarmi. Fortunatamente i graffi erano solo superficiali, era stata più la paura che il danno.

Chiusi tutte le finestre, per timore che rientrasse. Sapevo, anche se non la vedevo, che era questa la sua intenzione, questo timore mi fece dormire poco e male. Verso mattina mi svegliai con la sensazione che lei fosse sdraiata ai piedi del letto, ma non ebbi il coraggio di accendere la luce per controllare. In ogni caso, quando mi alzai, lei non c’era. Il risveglio fu dolce, anche se stanco ed appagato per le battaglie amorose che avevo combattuto nel sogno, con due donne bellissime: una di queste indossava un abito maculato ed assomigliava incredibilmente alla ragazza che mi aveva rubato il cellulare, l’altra stranamente era vestita come una locandiera d'altri tempi, con tanto di cuffietta e il grembiule.

Tutti i graffi erano incredibilmente scomparsi. Mi rivestii, presi le mie poche cose e mi recai al banco per pagare il conto.

"Signor Mandalà – mi disse il portiere- sua moglie le ha lasciato questo pacchettino e una lettera."

"Non ho capito bene, ha detto mia moglie?"

"Sì, perché non è sua moglie quella bella signora elegante con la quale è arrivato ieri sera? Qui vedo che lei si è registrato come Giuseppe Mandalà e consorte. Noi per discrezione non chiediamo mai i documenti alle signore accompagnate. Le posso chiedere un favore? Mi saprebbe indicare dove la sua compagna ha acquistato quel bellissimo abito maculato? Sa, fra giorni è il compleanno di mia moglie e quello sarebbe un bel regalo, anche se un po’ appariscente."

Sconvolto da queste dichiarazioni, presi il pacchetto e la lettera e mi sedetti sulla poltrona più vicina. Nel pacchetto trovai il cellulare con un bigliettino di scuse per il furto."

A quel punto, il mio amico Peppino, cessò il suo racconto, prese dal portafoglio una lettera e m’invitò a leggerla.

"Amico carissimo,

non ho usato il tuo telefono, l’ho preso per costringerti a non proseguire il tuo viaggio, e a passare la notte con me, e così è stato.

E’ stata una nottata favolosa e indimenticabile sia per te sia per me; erano secoli che non avevo un rapporto amoroso così passionale e nello stesso tempo delicato. Sei un amante favoloso, ma forse altre donne te l’avranno detto. Spero nessuna speciale come me. Purtroppo non ci rivedremo mai più, ma spero che questo non t’impedirà di ricordarti della tua micia."

Queste poche righe erano state scritte sulla carta intestata dell’albergo, l’Hotel Chat Noir.

Dal loquace portiere, il mio amico Peppino seppe che quel nome si deve all’antica "Locanda del Gatto Nero", situata sul terreno dove è stato costruito l’albergo.

Una leggenda che si perde nella notte dei tempi, narra che la bellissima proprietaria della Locanda fu rinvenuta impiccata insieme alla sua gatta. Nessuno seppe mai se fu omicidio o suicidio. La nuova titolare era certa che due fantasmi insidiassero i viandanti che alloggiavano presso di lei, perché la mattina raccontavano strane storie d’amplessi con donne bellissime e di gatti, infatti, a riprova di ciò, presentavano vistosi graffi.

La Locanda del Gatto Nero fu in seguito incendiata dai paesani perché convinti che fosse infestata dai fantasmi, purtroppo nell’incendio morì la nuova proprietaria e la sua gatta.

In ricordo di quell’incredibile episodio, nell’hall, vi era un gran dipinto raffigurante una bella locandiera, con cuffietta e grembiule, mentre cercava di sfuggire alle fiamme della sua locanda.

Ogni paese grande o piccolo che sia ha una sua leggenda da raccontare ai forestieri, questa ovviamente non è credibile, però io prima di scegliere l’albergo dove alloggiare controllo sempre il nome. Un consiglio: fatelo pure voi, potreste altrimenti incontrare anche voialtri una stupenda micia, come il mio amico Peppino.

Torna indietro

Umberto Romano

 


www.elbasu.com - il sito del SOLE
www.elbasun.com il sito del SOLE