Il regalo di Natale

Le chiesi cosa desiderasse quell’anno per Natale e mi rispose senza esitazione: ”Un gattino persiano, possibilmente nero”.

Alla Vigilia, dopo essermi recato presso un negozio specializzato, rientrai a casa stringendo fra le mani un piccolissimo gattino, un persiano nero come il carbone, proprio come lo voleva mia moglie.

Dopo avermi coperto di baci e di ringraziamenti lei si accorse che, per la mia inesperienza, non avevo comprato per la bestiola il cibo e neppure la lettiera. Oddio, come fare? I negozi a quell’ora, malgrado il giorno festivo, stavano chiudendo, perciò in fretta ci mettemmo in macchina alla ricerca di questi articoli.

Una delle prime difficoltà che incontrammo col ricetto fu poi la scelta del nome. Io sostenevo che il nome più adatto fosse Napoleone: spiegavo e giustificavo la mia scelta sostenendo, che malgrado fosse così piccolo, il gattino aveva un atteggiamento e un comportamento quasi regale, e lo dicevo convinto come se non fosse la prima volta che possedevo un animale. Poi conclusi dicendole: ”Il gattino è il tuo e tocca a te trovargli il nome.”

“Se il gattino è mio – rispose guardandomi dritto negli occhi – allora si chiamerà Sissi come la Principessa, perché non è un maschietto, ma una signorina”.

La mia solita figuraccia.

Adesso possedevamo per la prima volta un gatto, scusate una gatta, e via via che lei cresceva si formava fra noi due una sana e manifesta gelosia. Io cercavo di non farmi coinvolgere emotivamente da Sissi, l’amavo, ma rispettavo la sua riservatezza, sapendo che le carezze e le fuse erano esclusivamente destinate a mia moglie. Lei, mia moglie, non so perché, sosteneva la stessa tesi, e s’ingelosiva se io accennavo ad una carezza, oppure la prendevo in braccio. Però ero io quello che dovevo portarla dalla veterinaria, somministrarle le medicine, riparare i danni perché lei, la cara Sissi, con molta calma, ma costantemente, usando le unghiette, demoliva divani, poltrone e tende, poi ditemi se non dovevo essere geloso!

Questi lati negativi del suo comportamento erano presto scordati quando dopo cena lei veniva a mettersi sulle mie ginocchia, mentre mia moglie era impegnata in cucina a sparecchiare, sapendo che da me avrebbe ricevuto la sua porzione di coccole, oppure che l’avrei pettinata; infatti, amava farsi spazzolare il lungo e nero pelo, sapendo che avrei iniziato prima dal centro della schiena, poi fra le orecchie e finendo sulla sua coda folta e ricurva tipica nei gatti persiani. Era sempre lei a farmi sapere di averne abbastanza.

Sissi aveva un debole per il salotto buono, anche se il lettone esercitava su di lei un certo fascino; effettivamente le piaceva adagiarsi sopra, mettere la sua testina sulla bella bambola che mia moglie metteva fra i due cuscini.

Una sera mia moglie, durante una noiosa trasmissione, si alzò, spense il televisore e mi chiese: “Perché mi hai sposata sapendo che non avrei potuto donarti un figlio? Non hai rimpianti? Mi ami ancora?

“Ti amo - le sussurrai, non aspettandomi quelle domande - e scusami se solamente adesso ho compreso perché hai tanto desiderato possedere un gattino.

Quella gattina visse con noi ben diciassette anni.

Adesso abbiamo un altro gatto, che non potrà però mai farci dimenticare la cara Sissi, anche se ce la mette tutta.

Grazie Sissi, ti sento ancora fare le fusa.

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Umberto Romano

 


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