L'indizio, di cui disponeva il giovane Luigi Cantelli per ritrovare la sua valigia, era unicamente quell'indirizzo scritto a stampatello su uno sgualcito scontrino di una boutique di Nizza: via Del Luccio N° 11 scala A.
A quest'indirizzo non era abbinato alcun nome né indicata la città cui si riferiva.
Questo scoraggiò solo in parte Luigi, il quale sperava si riferisse, anche per lo strano nome, ad una via esistente nella sua Bologna. Una strada vicina al suo studio.
La prima reazione, appena si accorse dell'avvenuto scambio di valigie, era stata la preoccupazione di non ritrovare più, non la sua nuova Sansonite, acquistata in occasione di quest'ultimo viaggio, bensì il suo contenuto.
Temeva di non ritrovare più il suo PC portatile, nel quale aveva diligentemente inserito tutto il lavoro di una settimana trascorsa nella Costa Azzurra: un servizio per il suo programma TV.

<<Per fortuna avevo con me la borsa fotografica, - pensò Luigi - così non ho perso i rullini fotografici, che non ho sviluppato a Nizza per timore che mi rovinassero i negativi>>.
Luigi, si fidava solamente del suo laboratorio, per la sua professionalità e riservatezza. Foto in cui a volte alcuni personaggi noti, erano stati ripresi in atteggiamenti a dir poco compromettenti, sia per la loro posizione sociale sia per quella famigliare, quindi era bene che non cadessero in certe mani.
La valigia, non l'aveva potuto tenere vicino a sé, cosicché all'arrivo all'aeroporto Marconi di Borgo Panigale avvenne lo scambio con un'identica, ma appartenente, a giudicare dagl'abiti e dai costumi da bagno, ad una giovane ragazza.
Sicuramente sarà così - disse fra sè Luigi - come potrei sbagliarmi, se proprio io ultimamente per il mio lavoro sono attorniato da giovane e belle ragazze?
Per gioco e anche per far sbollire la rabbia, iniziò ad immaginarsi come potesse essere fisicamente la ragazza che aveva la sua valigia, e che in questo momento era alla ricerca della propria.
Dalle creme solari il primo indizio: era bionda e di carnagione chiara. Settentrionale oppure straniera?
Dalle dimensioni dei vestiti un altro indizio: indossa la taglia 46. Dedusse che doveva essere di statura media, non più alta di 1,75 e non molto in carne.
Luigi a quel pensiero storse un po' il naso; a lui piacevano le donne leggermente cicciotelle.
A questo ragionamento si contrapponevano le dimensioni dei reggiseni: occhio e croce una terza abbondante.
<<Non si sarà siliconata? - si chiese maliziosamente Luigi - Oggi queste ragazzine pur di assomigliare alle "Veline" ricorrono a quest'espediente>>.
Si augurò subito dopo, che tutta quella grazia di Dio fosse opera della Natura e non di un chirurgo plastico.
Non trovò fra gli abiti alcuna foto, una qualsiasi immagine utile a rintracciarla, e restituirle la valigia.
Molto probabilmente le aveva con sè nella borsetta, e per tutto il viaggio in aereo le aveva riviste e forse mostrate al suo occasionale compagno di viaggio seduto vicino a lei?
Una sottile gelosia, l'aveva per un attimo interrotto in questo gioco all'identikit della giovane, a cui Luigi, aveva affibbiato il nome di Eva.
Eva, era stata il suo primo e indimenticabile amore.
Una quattordicenne milanese conosciuta a Cesenatico; ospiti entrambi della stessa pensioncina, per lunghi e fantastici dieci giorni.
Per il giovane Luigi indimenticabile fu quell'appassionato, intenso e unico bacio che doveva suggellare la loro storia.
Gli altri baci furono quelli che si scambiarono per lettera. Alcuni mesi dopo in una cartolina, contenente fra l'altro gli auguri di Natale, Eva gli comunicava che sua madre le aveva proibito di continuare questa flirt, e che il prossimo anno avrebbero cambiato spiaggia.
Da allora e per mai più dimenticarla, ad ogni ragazza bella o brutta di cui non conosceva il nome n'affibbiava uno: Eva.
Proseguendo nella ricerca, trovò una pallina di carta che si rivelò essere uno scontrino, con nel retro quell'indirizzo scritto a stampatello.
Finalmente un indizio.
Rassicurato, telefonò alla redazione dell'emittente locale, presso il quale da anni prestava la sua voce e il volto, per comunicare che era rientrato dalla Costa Azzurra e che stava preparando il servizio.
Ovviamente tralasciò l'episodio della valigia.
Luigi è il presentatore e l'autore di un programma televisivo dall'esplicito titolo estivo:"a tutto… VIP" sottotitolato "Amori e clamori sui più noti personaggi pubblici."
Il titolo, malgrado sia banale, aveva un discreto successo, perché tutto sommato il programma era accattivante e interessante.
Questa trasmissione vorrebbe essere, a parere dell'autore, una finestra aperta su quell'arcipelago dorato, dove giovane sirene nuotano e mostrano con gran disinvoltura le loro abbondanti grazie.
I loro obiettivi e speranze non erano quelle di ammaliare "Capitani coraggiosi" ma ricchi armatori.
Il piatto forte di questo programma è l'attualità, ovviamente riferita alla vita dei big dello spettacolo, della cultura e della politica.
Alcuni di questi si potevano permettere favolose feste sulle loro splenditi yacht, rallegrate da quella fauna femminile che popola gli schermi televisivi.
Per Luigi, conosciuto e ben accetto a queste feste, era facile raccogliere pettegolezzi su amori in corso o in disarmo che subito dopo, corredate da fotografie e filmati proponeva al suo pubblico serale.
Anche lui era conteso da queste fanciulle, speravano che egli le facesse apparire in TV, possibilmente vicine ad un noto personaggio.
Sarebbe stato un primo passo, per queste aspiranti attrici, per entrare anche se dalla porta di servizio, in quel mondo tanto sognato.

<<Buon giorno signor Luigi -disse il custode del garage, dove egli teneva il fuoristrada e lo scooter 250 Honda - com'è andata il viaggio? Questa sera cosa ci farà veder di bello? Ci sarà qualche bella ragazza in topless? Vedo che ha con se la valigia, forse è di nuovo in partenza?>>
<<<No, Carlo, la valigia non è la mia. Questa storia gliela racconterò un'altra volta, adesso debbo scappare. Che cosa fa, si accende un'altra sigaretta? La butti via. Non le basta il fumo delle auto che è costretto a respirare nel garage?
In ogni modo non mi sono dimenticato di lei, appena avrò opportunità di aprire la mia valigia recupererò quel pacchettino che ho per lei.
Sono degli ottimi sigarilli cubani, che dal profumo e dall'aspetto fanno venire la voglia anche a me, che non ho mai fumato, di accenderne uno>>.

La Via Del Luccio è poco conosciuta agli stessi bolognesi, in effetti, più che una via è uno stretto e corto vicolo, e malgrado sia a ridosso delle Due Torri è poco frequentata.
Questo strano nome, lo deve ad un bassorilievo esistente sulla facciata di un palazzo, raffigurante proprio quel tipo di pesce.
I pochi palazzi esistenti in quella via sono antichi, molti dei quali con ingressi chiusi da pesanti portoni e con un solo campanello: quello della portineria.
Così era anche quello contrassegnato dal numero 11. Un austero palazzo, forse appartenuto ad una famiglia nobile bolognese, sul quale si notavano i segni del tempo trascorso.
Anche lì un solo campanello in ottone e con una targhetta con su scritto: PORTINERIA.
Luigi indugiò a lungo prima di spingere quel pulsante, e dovette attendere un bel po' di secondi prima che dal citofono una voce gracchiante e metallica gli chiedesse: <<Chi è? Da quale famiglia vuole andare? Se invece deve mettere la pubblicità in buca io non apro>>
<<Signora sono Luigi Cantelli, lei non mi conosce ma debbo consegnare ad una vostra coinquilina un oggetto che le appartiene. Se mi apre le spiego tutto, grazie.>>
<<Va bene, adesso ho aperto il portone. Svolti in fondo al corridoio a destra, sbucherà in un piccolo giardino e mi troverà seduta davanti alla mia porta. Non le vengo incontro perché ho una gamba che mi fa male.>>
Luigi seguì queste indicazioni e rimase senza parole.
La voce uscita dal citofono che lui credeva appartenesse ad una vecchia asmatica e grassa portinaia, invece, era quella di un'incantevole ragazza.
Sarà anche merito di quella calda e radente luce del tardo pomeriggio, ma quella ragazza fasciata di un serico pareo, seduta e con la gamba destra stesa su di uno sgabello, lasciò Luigi incantato e senza parole.
Dopo un attimo d'imbarazzante silenzio si schiarì la voce e le domandò.<<Mi scusi mi saprebbe indicare la portinaia?>>
<< Mi dispiace, la portinaia è mia zia ma si è dovuta assentare, - poi guardò l'orologio e proseguì- sarà qui a momenti, se posso esserle utile dica pure, altrimenti metta la sua valigia su quella panca e si segga su questa sedia, e le indicò una vicina a lei.>>
Luigi, affascinato da questa bella ragazza, non gli sembrava vero di avere l'occasione di starle vicino, e si era completamente dimenticato il vero motivo per cui si trovava li.
Curioso le domandò, passando come si usa fra giovani direttamente al tu, <<Cosa è successo alla tua gamba? Non dirmi che è la conseguenza di una caduta sugli sci. Sai perché dico così? Perché mi è più facile immaginarti su un'assolata spiaggia, che su di un campo di neve.>>
<<Ed hai perfettamente ragione, è tutta colpa di una banalissima storta. Una storta che non potrò più dimenticare.
Adesso ti racconto cosa mi è successo. Avevo deciso che quest'anno doveva essere l'anno del cambiamento. Sfondare nel campo artistico oppure lasciare questo sogno nel cassetto, e dedicarmi seriamente allo studio. Ancora due esami e poi la tesi.
I miei genitori hanno speso tanto per farmi studiare e si augurano di avere presto un medico in famiglia.
Avevo letto che in Costa Azzurra un noto produttore era alla ricerca di talenti. Anche se non mi ritengo una bellezza, so però ballare, cantare e recitare. Ultimamente ho fatto parte di un gruppo studentesco di teatro d'avanguardia.
In spiaggia riuscii a farmi notare da lui e fare una specie di provino. Sapevo che vi erano altre concorrenti più belle e con maggior talento, malgrado ciò aspettavo fiduciosamente.
Quella stessa sera, vengo a sapere che questo produttore, si sarebbe recato verso la mezzanotte in una famosa discoteca. Non perdo tempo vado dalla parrucchiera, metto il mio abito più bello, chiamo un taxi e nell'andargli incontro correndo non noto un gradino. E su quel gradino si infrange il mio sogno di gloria.
Al pronto soccorso riscontrarono solamente una brutta storta, nulla di rotto. A quel punto decisi di rimanere ancora qualche giorno a Nizza, prima di rientrare a Pescara dove abito e studio.
In albergo feci conoscenza con una simpatica ragazza di Trieste, la quale mi disse che studiava a Bologna e che cercava un'affittacamere. Siccome mia zia aveva delle camere libere, decisi di accompagnarla e di fermarmi qualche giorno con lei a Bologna.
Speravo ancora di riuscire a farmi notare dal produttore. Comunque le avevo dato l'indirizzo di mia zia, che scrissi, non avendo un foglio di carta, su uno scontrino di un supermercato.
La gamba continuava a farmi male e così pensando alla caduta, capii che era un segno del destino e che non avrei mai sfondato nel campo dello spettacolo. A quel punto cambiai idea, ed eccomi qua.
Adesso sai tutto, mentre io non ho ancora capito perché hai bisogno di mia zia.>>
<<Allora questo biglietto l'hai scritto tu - disse raggiante Luigi - mostrandole lo scontrino. La mia valigia l'ha la tua amica?
Sono contento, ho ritrovato la mia valigia e fatta la tua conoscenza. Per il provino non devi preoccuparti, perché ti raccomanderò alla mia emittente. Tu forse non mi conosci perché abiti in un'altra regione, ma lavoro presso una TV locale dove ho un mio spazio. Sto proprio cercando una collaboratrice intelligente, brava e bella e tu hai queste qualità…>>
Luigi fu interrotto dall'arrivo della zia e dell'amica, quest'ultima raggiante per aver visto sulla panca la propria valigia, si rivolse a Luigi dicendogli: <<Siamo appena arrivate dall'aeroporto, dove ci hanno detto che la valigia non l'hanno ancora ritrovata, invece, vedo che è già qui. Lei è forse un incaricato del "Marconi"?>>
<< No cara -le rispose la portinaia- tu non lo conosci, perché sei di Trieste, ma il signore è il famoso Luigi Cantelli. Io lo guardo tutte le sere, poi rivolgendosi direttamente a lui disse: <<Ma lo sa che lei è proprio bravo. Io volevo consigliare a questa mia cara nipote di mandarle una cassetta, così poteva vedere com'è brava, e che voce ha questa mia figliola. Le vaira la per Mina? Poi tradusse in italiano: E' vero sembra Mina?>>
<<Zia non esagerare, e non disturbare il signor Luigi, di quella cosa ne abbiamo già parlato, poi non vedi che ha fretta?>>
Luigi recuperata la propria valigia, salutò le tre donne, e raggiante per la contentezza si avviò verso l'uscita.
Prima di aprire il portone si voltò e sorridendo chiese alla ragazza inferma: <<Scusami ma non so come ti chiami, puoi dirmi il tuo nome?>>
<< Ma certo, che sbadata, il mio nome è Eva>>
Sentendo quel nome così poco comune ma per lui importante pensò: <<E' proprio il segno del destino. Ho perso una valigia ma ho incontrato la ragazza più carina del mondo e poi con quel magico nome. Cosa posso volere di più>> e felice chiuse il portone.

Un secondo dopo che era uscito, Eva si alzò di scatto abbracciò l'amica e la zia e tutti insieme iniziarono a ridere e ballare.
<<Noi tre siamo stati bravissime, - disse Eva - A Nizza avevo provato in ogni modo ad avvicinarlo ma era impossibile, sempre con quelle belle ragazze attorno, poi a te venne una favolosa idea -disse rivolgendosi all'amica triestina - avevi notato che la tua valigia era del tutto simile alla sua,e pensasti ad uno scambio. Telefonasti al tuo ragazzo che lavora in quel reparto dell'aeroporto, spiegandogli quello che volevi fare, e per lui fu semplice scambiare le valigie. Il nostro timore era che lui ti notasse in aereo, ma tu come al solito sei stata una attrice stupenda, una parte da Oscar. Poi alludendo alla sceneggiata di sua zia disse.<< Una perfetta imitazione di Wanna Marchi, adesso so da chi ho preso.>> Per il resto dovevamo affidarci alla nostra bravura, all'improvvisazione ma soprattutto alla fortuna, e di questa oggi ne abbiamo avuta molta.
Luigi è un caro ragazzo. Purtroppo per i maschietti la donna ne sa una più del diavolo, e noi siamo in tre.
Avete visto come mi guardava prima di uscire? Credo proprio che i miei dovranno aspettare un po' per festeggiare la mia laurea>>.

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Umberto Romano

 

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