Est

Dall'est c'è qualcosa di nuovo

Luciano Turrisi bevve il resto della birra e si accinse ad accendere una sigaretta, scordando che nel portacenere fumava ancora una sigaretta accesa pochi minuti prima, e seduto, momentaneamente solo, al tavolino di una caratteristica birreria viennese, con la testa appoggiata allo schienale del divanetto, e fissava la brace della sigaretta che stringeva fra le dita.

Mentre aspettava che sua moglie Valentina e Frau Helena ritornassero dalla toilette, dove si erano recate per rifarsi il trucco e mentre Herr Ludwing Von Reiss-Waldstein che si era assentato per una telefonata urgente, si mise a ripassare mentalmente gli avvenimenti di quegli ultimi giorni.

Avevano casualmente conosciuto i coniugi Von Reiss-Waldstein a Venezia in occasione della loro visita alla mostra " Dei Celti ", che si era tenuta nei saloni secenteschi del Palazzo Ducale; una coda lunga un'ora era sta l'occasione per conoscersi e decidere di cenare insieme dopo la visita ai tesori celtici.

Era stato proprio lui a proporre ed a scegliere il ristorante, un locale intimo, molto elegante, vicino al Ponte di Rialto, con una stupenda terrazza con vista sul Canale Grande .

Sua moglie Valentina aveva socializzato subito con la viennese, anche perché Frau Helena era una signora molto elegante, raffinata e colta, ma soprattutto la buona conoscenza dell'italiano, da parte dell'austriaca, facilitava il dialogo fra loro.

Mentre le osservava conversare notava anche le differenza fra le due donne, la più evidente era la bellezza nordica di Helena.

Per il suo gusto era un po' pallida, ma forse appariva tale perché sua moglie era molto abbronzata ?

Il voto era molto bello, aveva una folta chioma bionda e due splendidi e grandi occhi azzurri; dalle ampie maniche spuntavano le mani lunghe e sottili, ingentilite da un anello con solitario.

La qualità che apprezzarono di più dei loro nuovi conoscenti , anche se era evidente la differenza sociale, erano la loro semplicità e naturalezza, dote innata in coloro che, nascendo già ricchi, non hanno bisogno di esternare il loro ceto sociale.

A dire il vero Luciano non aveva nulla da vergognarsi anche se proveniva da una famiglia molto modesta, in cui l'unico sogno era un buon impiego statale.

Attualmente era in pensione dal Corpo di Polizia Forestale dove era entrato come semplice guardia, ma a piccoli passi era arrivato al grado di maresciallo e proprio con questa qualifica si era presentato ai signori viennesi.

Egli non aveva alcuna nostalgia del lavoro, né dei colleghi, anche se lo stimavano per la sua onestà e competenza professionale, perché adesso finalmente poteva dedicarsi alla famiglia ed ai suoi hobby.

Durante il pranzo a Venezia, la conversazione era caduta soprattutto su Vienna, la loro città, ed essi non si erano fatti pregare a descriverla con entusiasmo e competenza.

I coniugi Turrisi erano interessati, perché avevano deciso di visitare Vienna in occasione delle nozze d'argento, che cadeva di lì a pochi giorni, e ne approfittarono per farsi consigliare un albergo non molto caro e possibilmente nel centro.

Saputo del loro anniversario, i signori Reiss-Waldstein insistettero perché accettassero la loro ospitalità e così fecero, ma solo dopo la solenne promessa che l'ospitalità sarebbe stata ricambiata la prossima estate nella loro casetta al mare.

Così si trovavano da quattro giorni a Vienna, la stupenda Città Imperiale, nell'appartamento dei loro ospiti.

Appartamento si fa per dire, perché occupava quasi il 2° piano di un antico palazzo barocco, in una laterale della Kaertenstrasse, la più elegante strada del centro storico di Vienna.

Evidentemente loro non desideravano (come in Italia fanno gli umili) fare vedere l'appartamento agli ospiti, infatti le uniche stanze nelle quali furono introdotti dopo la camera degli ospiti, furono lo studio e il salotto.

Dallo studio era impossibile intuire la professione dell'austriaco, forse medico o avvocato, perché aveva sì una libreria fornitissima di bei libri e trattati, ma i titoli in lingua tedesca non aiutavano a capire l'argomento e poi davano l'impressione che non venissero consultati da anni, quasi che non appartenessero a lui.

Alle pareti erano appesi trofei d'armi antiche e quadri con ritratti forse di antenati, mentre un bellissimo mappamondo antico stonava su una scrivania completamente ricoperta di computer, video e fax.

La cosa più strana era la sofisticata apparecchiatura da radio - amatore che occupava un angolo della sala.

Sicuramente c'era personale di servizio, perché trovavamo la camera sempre riordinata, ma non lo si vedeva, forse perché dopo la visita alla città, avevano solo il tempo per cambiarsi di abito e uscire per recarsi a cena in uno di quei locali caratteristici dove è possibile gustare della buona cucina con sottofondo musicale.

La camera degli ospiti era una stanza grande come il salone della loro casa in Italia e arredata con mobili antichi, con le pareti tappezzate con carta a disegni floreali.

Forse tutto il palazzo apparteneva alla famiglia, perché vi erano gli stessi nomi sulle targhette degli altri appartamenti, come notava Turrisi che era un ottimo osservatore, anche se cercava di non cedere troppo a questa abitudine.

Un'altra abitudine che non riusciva a togliersi era quella di girare armato, infatti, anche se non poteva più portare la pistola d'ordinanza, dopo la pensione si era comprato un piccolo revolver, un vero gioiellino, però caricato con proiettili blindati a carica rinforzata.

Anche adesso l'aveva con sé e, conoscendo la legge, sapeva che il suo porto d'armi non era valido fuori dal territorio italiano.

La birreria in cui si trovavano era al 1° piano sulla Kaertnerstrasse e dalla imponente vetrata riusciva a scorgere il Casinò e alcuni negozi con le grandi vetrine splendidamente allestite.

In lontananza si scorgeva perfino lo splendido tetto dorato del Duomo di Santo Stefano.

" Signor Turrisi che fa! Accende un'altra sigaretta? Mi sono assentato per pochi minuti e ha già riempito il portacenere. Forse è nervoso ?

Turrisi spense subito la sigaretta, intreccio le dita sotto il mento e si protese verso l'ospite per dirgli che non era nervoso, ma rapito da quanto scorgeva dalle vetrate.

- Chi è nervoso?- Chiesero in coro le signore sedendosi al tavolo dopo essersi rifatte il trucco.

Mentre si accingevano a bere il caffè che un cameriere stava servendo e che la signora Valentina addolcì con la saccarina e Frau Helena allungò con una goccia di latte, Von Reiss-Waldstein accese una Chesterfield con il suo accendino d'oro e disse:

- Cari amici, purtroppo, per un impegno di lavoro dovrò partire subito per Londra, se volete potete anche rimanere con mia moglie, ma io devo rientrare per preparare alcuni documenti e la valigia.

Comunque il programma non cambia, questa sera mia moglie vi accompagnerà prima a cena in quel locale dove abbiamo già prenotato e poi a teatro, dato che ho già preso i biglietti.

L'operetta è in lingua tedesca, ma vi piacerà ugualmente: la musica è molto bella e la compagnia è ottima, fra l'altro ; il tenore è anche un lontano parente di mia moglie.

Dopo lo spettacolo vi consiglio di andarlo a trovare in camerino, perché è molto simpatico, grande conoscitore di locali notturni, e sicuramente passerete insieme un'allegra serata.-

Così avvenne. L'attore, da perfetto anfitrione, li portò in vari locali e birrerie.

Nell'ultimo locale trovarono dei loro simpaticissimi amici, un po' alticci, e decisero di chiudere la serata da " RASPUTIN " per il bicchiere della staffa, perché dicevano che solo lì si poteva gustare l'autentica Vodka russa.

Il locale si trovava nel centro del Ghetto Ebraico, un quartiere che di giorno è molto popolato e rumoroso, con vicoli stretti e molte botteghe di artigiani e antiquari.

La magia dei suoi vicoli medievali è più evidente di notte ed è realmente suggestivo passeggiare nelle stradine buie illuminate da fiochi lampioncini, le uniche luci esistenti, perché forse per risparmiare, i bottegai spengono quasi tutte le insegne dei negozi.

Le uniche adesso accese erano quelle dei locali notturni, dove conclusero la serata.

Nei giorni seguenti Frau Helena, per non far pesare l'assenza del marito, da perfetta conoscitrice della sua città fece loro visitare i luoghi più celebri di Vienna.

Una sera, mentre cenavano sulla M/N Vindobona, navigando sul Danubio , e si godevano lo spettacolo di Vienna di notte, i coniugi Turrisi comunicarono a Frau Helena l'intenzione di fare una visita a Praga per qualche giorno, in attesa del ritorno di Von Reiss-Waldstein che desideravano ringraziare per l'ospitalità prima del rientro in Italia.

La loro ospite disse loro che il suo cognome da signorina era Zelivsky e che era originaria dalla Boemia, per cui era felice della loro decisione e dette anche utili informazioni per la visita a Praga.

Soprattutto li tranquillizzò : dalla caduta del Muro di Berlino, e con la divisione in due stati, tutto era diventato più semplice e non vi erano più quei meticolosi controlli doganali, che tanto indispettivano chi provenisse dall'Occidente ( in effetti Turrisi pensava a quella pistola non autorizzata ).

A PRAGA

*******

Arrivarono a Praga verso le cinque di sera e trovarono alloggio nell'Hotel che era stato loro consigliato. Un bell'albergo, un po' distante dal centro, ma solo a cento metri da una fermata del métro.

Decisero che non vi era di meglio per conoscere questo nuovo Paese che iniziare dalla cucina locale.

Il ristorante raccomandato dal portiere dell'albergo era effettivamente molto elegante e probabilmente molto caro.

All'interno le fioche luci delle candele, la musica struggente dei violini di alcuni autentici tzigani rendeva ai loro occhi tutto fantastico ,ed anche il pranzo bagnato da un fresco Tokaj contribuì a rendere più piacevole la serata.

Turrisi finalmente aveva potuto realizzare uno dei suoi sogni: trovarsi in un bel locale, a fianco della sua dolce, anche se non più giovanissima moglie.

Dal séparé, dietro di loro, giunsero le voci di alcuni uomini che parlavano in italiano, con uno spiccato accento meridionale.

- Valentina, li senti? Sono nostri connazionali, forse anche loro in difficoltà come noi per la lingua. Perché non ci uniamo a loro?-

- Caro Luciano, ricordati che siamo in vacanza, quei signori forse stanno parlando di affari e certamente non desiderano essere disturbati dal solito turista italiano che, appena mette il piede fuori dall'Italia, cerca subito il paesano e il ristorante italiano, perché non può vivere un giorno senza mangiare un piatto di spaghetti; fra l'altro stracotti e conditi con una specie di sugo che, se lo facessi io, volerebbero fuori dalla finestra con tutto il piatto.-

Turrisi si convinse subito alle parole della saggia moglie, ma si frenò soprattutto perché aveva afferrato alcune frasi che gli avevano ricordato un gergo prettamente mafioso.

La curiosità gli fece cercare di ascoltare quei discorsi, ma fu subito dissuaso dalla moglie che gli fece notare che ormai era in pensione e in vacanza e per di più, che con certa gente era meglio non avere a che fare.

Aveva letto sui giornali che la Mafia stava acquistando nei Paesi dell'Est, specialmente a Praga, molti palazzi e locali pubblici d'epoca e che questi investimenti immobiliari rappresentavano il modo legale per ripulire il denaro sporco ricavato dallo smercio della droga e che Praga, per la sua posizione strategica, era un polo di attrazione per vari trafficanti.

Il ristorante dove avevano cenato si trovava nella cosiddetta "CROCE D'ORO " che è il cuore di Praga, il cui asse principale e la famosissima piazza San Venceslao, la più grande e bella d'Europa, e così decisero di non rientrare subito in albergo, ma di rivederla di notte.

Finalmente, stanchi, ma soddisfatti, decisero di prendere il métro, purtroppo non sapevano che l'ultima corsa era già partita e furono costretti, anche se assonnati e faticati, a rientrare a piedi.

Per tutto il percorso ebbero l'impressione di essere seguiti ; infatti spesso si voltavano a vedere, ma si trattava il più delle volte di un solitario nottambulo un po' brillo, reduce da qualche birreria.

Incrociarono anche una allegra e rumorosa compagnia di turisti tedeschi, ma nessuno di questi si avvicinò a loro.

Per risparmiare strada attraversarono un giardino, adiacente all'albergo, luogo deserto e poco illuminato, e proprio qui vennero aggrediti.

Un uomo, forse un drogato, oppure un sicario al soldo di quella combriccola che era al ristorante, sbucò all'improvviso da dietro a una siepe e, malgrado la prontezza di riflessi, Turrisi non poté evitare di essere colpito alla testa con un oggetto di ferro cilindrico, forse un pezzo di tubo.

Anche se il sangue gli colava copiosamente offuscandogli la vista, ingaggiò una furiosa colluttazione con l'aggressore, mentre la moglie terrorizzata e piangente cercava aiuto.

A questo punto successe la tragedia. Turrisi riuscì ad estrarre la pistola, ma, a quella vista, il malvivente velocemente si fece scudo con il corpo della donna, ma poi, vistosi perduto, la scagliò contro di lui.

Nel trambusto, non aspettandosi questa reazione, mentre la sua moglie gli cadeva contro, involontariamente premette il grilletto e l'unico colpo la centrò in pieno petto fulminandola all'istante.

Malgrado il terrore e lo sconforto che gli attanagliava lo stomaco ebbe la forza di correre verso l'albergo che distava poche decine di metri per chiedere aiuto.

Furono attimi tremendi per la grande difficoltà di farsi intendere, perché le prima persone che incontrò parlavano solo il ceco, comunque capirono che qualcosa di grave era successo e chiamarono subito la polizia e una autoambulanza.

Poi, con il portiere ed alcuni clienti dell'albergo ritornò nel giardinetto, ma quando vide, alla luce della torcia, la moglie esanime e in un lago di sangue, svenne.

Si risvegliò in una stanzetta semibuia e silenziosa dove ristagnava un forte odore di pessimo disinfettante e, poiché per colpa del trauma cranico era in stato confusionale, gli occorsero un po' di tempo per capire che era ricoverato in ospedale.

Fuori dalla porta semiaperta si intravedevano tre figure che poi seppe essere due poliziotti e l'interprete richiesto dalla polizia dell'Ambasciata Italiana.

La mattina fu interrogato e poi trasferito all'infermeria di un carcere che si trovava su una collina che sovrasta Praga e da dove era possibile osservare lo snodarsi sinuoso della Moldavia e i suoi lenti battelli fluviali.

I funzionari che lo interrogarono furono concisi e gentili, forse per la presenza dell'Addetto all'Ambasciata Italiana e dell'interprete.

Turrisi non era in grado di fare una descrizione precisa dell'assalitore, sia per il buio pesto e per la rapidità con cui si erano svolti i fatti e anche perché era ancora sconvolto dalla tragica fine di sua moglie per mano sua.

Gli fecero firmare il verbale dell'interrogatorio e gli notificarono il motivo dell'arresto: - porto abusivo e uso di un arma, con l'aggravante di eccesso di legittima difesa.

Rimase ancora due giorni in infermeria e poi fu portato in una cella dove vi era un solo detenuto.

Il suo compagno di cella, che si autodefiniva impresario teatrale, aveva in effetti una piccola agenzia per ballerine , spogliarellista ed entraîneuse a cui procurava ingaggi nei locali notturni dell'Europa Occidentale, ma in realtà copriva un giro di prostitute.

Egli si dichiarava, ovviamente , del tutto estraneo all'accusa di sfruttamento per cui era finito in prigione e poiché era una persona brillante e poliglotta, certamente ciò era la sua arma vincente per acquistarsi la fiducia di queste povere ragazze.
Turrisi, per renderselo amico, finse di interessarsi ai suoi fatti personali, ma in effetti gli interessava solo poter usare il suo piccolo radioregistratore.

Infatti riuscì a registrare tutta la storia iniziata a Venezia ed a far avere la cassetta ad un avvocato, perché gli potesse preparare una buona difesa che gli permettesse di ritornare in Italia nel giro di qualche mese.

Tramite l'Ambasciata Italiana , che gli aveva quasi giornalmente inviato dei giornali italiani, aveva saputo che della sua tragedia si era scritto anche in Italia.

Le lettere di amici e parenti lo confortavano, anche se le giornate erano lunghe da passare.

Staré Mèsto

In una vecchia e fumosa birreria situata in uno stretto vicolo a Staré Mèsto ( La città vecchia ) vicino al celebre cimitero ebraico, l'Addetto d'Ambasciata e un funzionario della sezione speciale della Polizia praghese discutevano animatamente la tesi difensiva presentata dall'avvocato del carcerato.

Entrambi sapevano bene come si erano effettivamente svolti i fatti : tutto era avvenuto nel giardinetto prima del rientro in albergo dove i due coniugi avevano avuto una animata discussione.

Era iniziata con Valentina che aveva detto: - Ti prego, fermiamoci un attimo, sono stanca e poi debbo dare una notizia che credo ti farà molto piacere.-

- Va bene, anch'io sono stanco, se vuoi possiamo sederci su quella panchina vicino alla fontana.-

- Luciano, ho deciso che al nostro rientro in Italia chiederò il divorzio, così potrai finalmente fare quello che vuoi.-

Turrisi rimase di sasso: non era certamente la notizia che si aspettava : - Il divorzio, sei impazzita ? E poi perché ?

Valentina inviperita gli rispose: - Va bene , adesso mi devi ascoltare! Sono stanca di subire angherie e soprusi e i tuoi ripetuti tradimenti, addirittura proprio mentre stiamo festeggiando le nozze d'argento.

Sei un poco e un ipocrita ; anche questa volta pensavi di farla franca e che io, come al solito, avrei fatto finta di niente, ma tutto ha un limite.

A Vienna ho fatto finta di prendere il solito tranquillante prima di coricarmi e tu, convinto, dopo un po' hai lasciato il nostro letto per raggiungere quello di Frau Helena.

Come pensi abbia passato quelle ore in attesa che tu ritornassi?-

Turrisi non si aspettava questa confessione, perché era riuscito a far credere a tutti che loro fossero una famiglia molto unita e felice anche se non allietata dalla nascita di figli.

Per farla tacere le mollò uno schiaffone, ma stavolta lei, stanca di subire, reagì graffiandolo al viso e rendendogli il ceffone.

Luciano con una spinta la buttò a terra e Valentina nel cercare di alzarsi trovò fra l'erba, vicino alla panchina, un pezzo di tubo metallico con il quale lo colpì violentemente in testa.Lui per il dolore, la rabbia ( forse perché già tempo aveva deciso di farlo ) le sparò un colpo a bruciapelo; poi, prima di rientrare in albergo e denunciare la finta aggressione, fece una telefonata dalla cabina pubblica, per informare l'Ambasciata di quanto era successo e che rischiava di compromettere tutta l'operazione.

- Sappiamo benissimo tutti e due di che pasta e fatto il mio connazionale. Egli è uno dei più abili agenti del nostro controspionaggio e in questo momento abbiamo tutto l'interesse che questa storia non venga data molta pubblicità.-

Gli rispose il collega ceco:- A questo punto se lei vuole che il mio Paese l'aiuti è bene che io sappia tutto dall'inizio, anche perché vi sono alcuni punti oscuri nella vicenda -

- Va bene, disse l'Addetto, i fatti si sono svolti così, adesso le dirò tutto.

L'incontro a Venezia con i Coniugi Von Reiss-Waldstein non fu affatto occasionale e gli dobbiamo dare atto che fu molto abile ad agganciarli, anche se con l'aiuto inconsapevole della moglie e del loro reale anniversario di matrimonio.

Il fatto poi che il marito della bella Helena dovesse partire improvvisamente per Londra e che lui, da impenitente donnaiolo, riuscisse a portarsela a letto, fu un fatto occasionale e non faceva parte del copione.

Comunque, anche quello fu utile nella sua indagine e questo e riscontrabile dai rapporti inviati, perché anche a letto rimaneva sempre un abile agente.

Questa operazione, come lei sa, serviva per smascherare una potente gang internazionale guidata dal Von Reiss-Waldstein che stava per concludere l'acquisto di una partita di materiale atomico trafugato in Ucraina da ex agenti del KGB e che sarebbe poi stato rivenduto, con grandissimo profitto ad un Paese del Golfo, che purtroppo ancora non siamo riusciti ad individuare.

Io e lei, sappiamo che questa operazione, che ormai è quasi conclusa, ora può fallire, perché il mio agente ha minacciato di dire tutto alla stampa, se non lo aiuteremo.

Dobbiamo accettare il ricatto e i vostro compito sarà quello di trovare un giudice compiacente che lo condanni a una lieve pena, in attesa dei documenti per la richiesta estradizione.

Le confesso che in un primo momento era stato preso in considerazione un suo possibile " suicidio ", ma questo fu subito scartato, per l'eco che avrebbe avuto sui mass - media.

Forse succederà, che dopo qualche mese dal suo rientro in Italia, disperato per la scomparsa della mogli decida di togliersi la vita ; oppure si verificherà una sua disgraziata caduta in acqua dalla sua barca durante la notte, tutti sanno in paese che Turrisi ama la pesca notturna.

Se uno di questi disgraziati eventi si verificassero, tutto sarebbe sistemato. Lei è d'accordo ?

Adesso che le ho detto tutto ciò che sapevo è bene che terminiamo questa birra, perché domani mattina mi devo alzare presto per andare al carcere a portare i giornali e le arance al nostro povero carcerato.

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Umberto Romano

 


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