Ad “Utopia”…. Separate alle nascita….

Come durante l’intervallo di uno spettacolo ci alziamo dalla poltrona e ci allontaniamo dal posto momentaneamente assegnatoci per guadagnare terreno verso il ristoro al bar, così durante questo viaggio, talvolta, ci allontaniamo dai nostri ruoli e ci ritroviamo nella nostra individualità, ci liberiamo dei nostri vincoli sociali; ci diamo, cioè, la possibilità di vivere di nuovo, e da soli.

Sono alti i costi per poter assistere a questo spettacolo in esclusiva.

Sono altri i panorami che osserviamo da soli, non più importanti, né più volgari, ma diversi.

- Che facciamo? –

- Siamo lontani! –

- Quale futuro? –

Soffochiamo il fuoco, lo lasciamo bruciare, lo possiamo contenere, ma non possiamo impedire che i residui danneggino il fondo del nostro animo.

- Fin quando potrai raggiungermi….-

- Fin quando potrò scappare…-

- Fin quando durerà…-

Mi pavoneggio del mio amore, mi gongolo, mi coccolo, mi contemplo e faccio la ruota.

Io soffro, tu soffri, tamponiamo le nostre ferite sanguinanti.

Ti rassicuro sul rischio che tu avverti del perdermi per la mia voglia di vivere e forse quel rischio c’è, come c’è e come persiste la voglia di vivere qui ed ora, per me e non solo per te o solo quando sarai tu a darmene la possibilità.

Mi sento come ipnotizzata dai fuochi d’artificio in una serata d’estate mentre grandi sinfonie vengono amplificate ed accompagnano il grande spettacolo.

Cammino a velocità sostenuta sul calore del mio cuore, sui carboni ardenti di questo amore così come sulla spiaggia a Ferragosto.

Nessuna bolla sotto i piedi? Chissà…vedrò, ma di certo non acquisisco per niente una maggiore sicurezza.

- Posso fare diversamente?-

- Ho un’altra scelta?-

Prendo fuoco facilmente, ma tento di ricostruire un segmento, l’amore, in un’esplosione momentanea di sentimento e sensazioni.

Un’esplosione perfetta ogni volta: cariche incendiarie di naftalina e polvere da sparo.

E per far rimanere tutto perfettamente intatto, nell’immagine e nella sostanza, riparo questa carica dentro una gabbia, una gabbia di legno…..innesco…….. pulsantiera elettrica………Bum!

Esplosione perfetta.

D’amore.

Fin quando sono riuscita ad avere il tempo di riparare quelle cariche in quella protezione, niente è stato danneggiato.

Poi, irresponsabilmente tu hai rotto la gabbia di legno, hai schiodato le assi, ad una ad una e l’esplosione ci ha dilaniato, il fuoco ci ha divorato.

Brandelli di sentimento invadono adesso il panorama, verranno dispersi dal vento e si confondono con il pulviscolo.

Il panorama adesso è grigio, grigio-cenere, niente più sprazzi di colore intenso sullo sfondo del cielo notturno.

Ma vivo qui e ora, per me.


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Stellacometa
maggio 2001

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