starviolet.gif (874 byte) Stella  starviolet.gif (874 byte)

Una stella, pur bella e lucente che sia, è pur sempre una stella come tante altre, può essere diversa nell’intensità della luce, ma rimane una stella.

Quella, invece, è una stella speciale: ha la coda. L’ hanno chiamata “stellacometa” perché accompagnava, illuminando, il cammino dei viandanti, si diceva nell’antichità.

In verità, quella stella illumina sì, irradia sì con la sua luce, il cammino di qualcuno, ma poi sparisce, continua il suo itinerario lasciando a quel qualcuno solo la scia luminosa, fino a che anche questa non sparisce e torna il buio. Rimane, a quel qualcuno, la consapevolezza e la coscienza del cammino da seguire.

E cosi succede anche per gli incontri delle persone: s’illuminano reciprocamente, lasciano la propria scia sull’altro e poi… tornano nel buio.

Giulia passa le proprie giornate ricoprendo i ruoli umani che il destino le ha assegnato e bisogna dire che riesce a portare avanti i suoi compiti in modo egregio.

E’ una donna ricoperta dall’affetto e dalla stima di tutti quelli che le stanno intorno, anche se spesso le era successo, nel passato, di essere bonariamente presa in giro per quegli atteggiamenti che gli altri identificavano come “saggezza morale”, ma che lei, invece, ha sempre sentito come semplici considerazioni dell’animo umano.

Le accadeva spesso di essere coinvolta nei problemi altrui e Giulia se ne faceva carico e cercava di districare la matassa dei pensieri come se il problema in questione fosse autenticamente suo…

E questo, se si deve essere sinceri, non era cosa da tutti.

Il tipo di vita quotidiana che massacra tutto nello svolgimento dell’ingranaggio, costringe spesso a portare avanti ognuno la propria vita senza dare la possibilità a nessuno di affacciarsi alla finestra per capire che cosa succede fuori; così, stancamente, ogni individuo si trascina nel logoro viaggio della vita senza capacitarsi della vita degli altri, senza vedere l’intreccio dei fili colorati che la vita tesse come per formare una tela.

Giulia non è un’impicciona, anzi, molto spesso a chi non la conosceva davvero, poteva dare l’impressione d’essere introversa, scostante, una “musona”; nel proseguimento e approfondimento della conoscenza, il carattere di Giulia veniva fuori, solare, ed erano poi gli altri che si rivolgevano, cercandola, per ascoltare il suo parere.

Dunque, personalità forte, questa donna, una vera guida, una stellacometa per la famiglia, per gli amici, per i compagni di lavoro, anche.

Una persona speciale, rara, quasi unica, autenticamente stimata: questa l’opinione di tutti.

Ma Giulia non ha di sé grande stima e considera normale tutto quello che fa, che pensa, semplicemente e maledettamente normale.

Semplicemente, perché è semplice e naturale per lei condurre la vita in questo modo, ma perché maledettamente? Beh… perché questo sentire, percepire, in maniera esagerata, questo emozionarsi, positivamente e negativamente, le procura un’iperbole di gioia e di dolore.

Gioisce e si addolora, Giulia, tanto, sempre troppo, per sé e per gli altri.

E la cosa più strana è che ha bisogno di emozionarsi in questo modo, le è assolutamente necessario:

“ Non si può vivere senza sensazioni, senza emozioni, - si ripete spesso Giulia - è come se, miopi, non usassimo gli occhiali per guardare un panorama”.

Questa è la parte più infantile che le era rimasta addosso, nonostante ormai il raggiungimento dell’età quasi matura. E per lei, considerata da sempre, molto più matura dell’età anagrafica (qualsiasi fosse stata l’età trapassata), per lei è un po’ come aver conservato il modo di sentire e di intuire che solo i bambini riescono a mettere in atto.

Era piacevole, ma molto doloroso, talvolta.

Di questo, Giulia è consapevole e, benché se lo sia ripromessa ogni volta che rimaneva colpita e/o delusa, non riesce mai a mettere uno schermo, uno scudo da usare come autodifesa fra sé e gli altri.

Manca così poco a Giulia, forse ciò che è l’inezia della vita stessa, ma la colonna portante. Contraddittorio? Forse, ma vero pensiero autentico. Contraddittorio? Ma vero come la vita stessa.

Forse, il soprannome non le è stato messo a caso, ma il significato, Giulia, il significato qual è?

“ No, io non sono e non sarò mai una stella guida - pensa Giulia voce alta - non lo sono mai stata nemmeno di me stessa, non riesco ad illuminare nemmeno il mio cammino, figuriamoci se lo posso fare per gli altri”.

E invece il significato vero sta proprio nell’algida luce, breve e fugace di questa stella, che mette in risalto se stessa e il mondo che illumina, ma che in fondo se ne va, lasciando il buio, senza nessun segno apparente.

E ora Giulia è in zona di penombra lo sa.

Così è successo per quell’incontro avuto: si sono illuminati a vicenda. L’insegna al neon si è accesa mentre acquistavano sigarette o mentre facevano rifornimento alle loro rispettive auto o era stato durante una sosta caffè? Giulia non ricorda più.

Un improvviso black-out li ha costretti a ritornare nel buio delle loro esistenze, no, chiedo scusa, della sua esistenza, è giusto che Giulia pensi e parli per se stessa.

“Seppur per problemi diversi o perlomeno per tentare di risolverli, anch’io come te sto prendendo le cose come vengono, anch’io come te non penso al futuro, anch’io come te ho la sensazione di vivere in limbo, anch’io come te, forse, sto guardando scorrere la mia vita, senza nemmeno rendermi conto di farne parte”.

Vuole ricostruirsi Giulia, per l’ennesima volta.

“Voglio rinsaldarmi l’animo, anch’io come te, ma a differenza di te, questa volta lo sto facendo da sola, sì in piena solitudine, senza essere accompagnata”.

Durante conversazioni precedenti Giulia ed il suo interlocutore avevano affrontato l’argomento della “politica dell’accompagnamento”, un modus vivendi parallelo, senza che, in una coppia, le differenti abitudini scelte dall’uno potessero interferire nella vita dell’altro.

Una sorta di “compromesso storico” del matrimonio …

Giulia ripensa a quella conversazione assaporando il gusto della nostalgia e del rimpianto, come d’inverno il sapore dell’anguria, e ricorda molto bene la valenza giusta che lui assegnò a quel modo di vivere. Per lei, invece, passionale com’era, quel concetto assumeva una veste totalmente contraria: era assenza totale di condivisione, era la negazione della condivisione parallela, era la negativa indifferenza unita alla giusta tolleranza e al rispetto reciproco, come giustamente si conviene tra persone civili.

E quel poco che a Giulia manca?

Nel limbo, resta nell’attesa, Giulia. E’ nell’età meravigliosa della vita, a detta di tutti, con l’esperienza maturata negli anni precedenti che si unisce all’ancora vivo, nonostante tutto, entusiasmo del vivere.

Bene allora: resta nell’attesa Giulia, cercando d’avere tutto ciò che ne può scaturire.

Lo stare insieme ai suoi figli riempie parzialmente la sua personalità, le attività esterne e complementari possono coprirne un altro , il lavoro poi, che con tanta fatica intellettuale e con tanta caparbietà e puntiglio si era conquistata, un altro ancora.

E quel poco che a Giulia manca?

Nel limbo resta nell’attesa, Giulia.

La sua persona, la sua intima personalità ha avvertito che una parte è stata profondamente lesa e quel che è peggio è che lei è consapevole che quell’inezia è l’essenza della vita stessa.

E’ troppo tempo che l’essenza della vita abita nella penombra della vita di Giulia, inosservata, rimossa dai pensieri razionali: si sta dissolvendo.

“ Ma io non voglio perderla, ripete Giulia, voglio un sogno, voglio un profumo addosso. E nel limbo resto nell’attesa. Anch’io come te devo ricostruirmi. Ancora. Anch’io, come te, ancora una volta. Anch’io. Una donna”.

Giulia lo sta facendo da sola e allora, visto che deve farlo da sola, non ci sono obblighi e doveri da rispettare.

“Questa volta è la mia essenza che deve essere rispettata - dura e spietata Giulia - allo specchio si guarda e se lo ripete a voce alta.

Nessuno lo ha mai fatto?

Qualcuno ha smesso di pensarla come ad un’essenza di donna?

Bene, qualcun altro lo farà.

“Mi spiace, ma io questo credito lo devo ancora incassare, la vita me lo deve”, si aggiusta una ciocca di capelli, “resto nell’attesa, la mia vita non può finire cosi, non deve!”

Resta nel limbo, Giulia, nell’attesa.

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Stellacometa
maggio 2000

stellacometa@elbasun.com