La soffitta dei ricordi
Chiudo gli occhi ed entro nella soffitta dei
ricordi; a passi lenti, sui gradini della scala di legno, ben attenta a mantenere
lequilibrio, poso la mano sul pomo dorato, una lieve pressione e un sordo
scricchiolio della porticina.

Sono dentro.
Un raggio di sole entra di sbieco dai vetri colorati diffondendo nella stanza, grande, una
fioca luce, per un attimo sono disorientata, i miei occhi guardano tuttintorno a
trecentosessantagradi.
Da dove comincio?
Tanti sono gli oggetti da recuperare, alcuni coperti da un alto strato di polvere, sono i
più vecchi dei ricordi, eppure
di spazio vuoto ce nè ancora da riempire.
Altri ricordi verranno?
Perché sono venuta quassù?
Che cosa cerco? In verità non lo so
oppure lo so benissimo, ma non lo vorrei
sapere, forse
Sì
lo so quale è la mia vita, io seguo il mio cuore, sempre.
E un errore?
Non dovrei fidarmi forse, perché so che questo modo di vivere mi fa soffrire, ma non
riesco ad avere dubbi su questo, io voglio riuscire ad essere come sono.
Continuo a seguire il mio cuore, così come ho fatto nel passato.
Cerco, in questi pensieri, la mia vita trascorsa perché mi riporti a trovare ciò che ero
o perché mi aiuti a continuare ad essere ciò che sono
La vita è una continua evoluzione, un continuo cambiamento, anche dellanimo.
Le cicatrici delle esperienze passate, i segni si vedono, eccoli qui, tutti, si conservano
tutti qui
. che mi servano per le esperienze future
se ci saranno.
So benissimo invece che non mi serviranno
.
Semplicemente me ne dimenticherò, come sempre.
Ladolescenza, la gioventù, la maternità, oggetti confusi e dettagliati allo stesso
tempo. Li trovo tutti in un baule verde dalla superficie marmorizzata, bordato doro,
del tutto simile a quelli che i corsari lasciavano sulle isole dopo aver depredato le navi
e io mi sento come un disperato su unisola deserta, che accoglie quel ritrovamento
come un segno di vita, ma è ricchezza?
Lentamente, alzo il coperchio: le monete doro, i dobloni dargento
Il grande amore per la musica e tutto quello che essa rappresenta, il tentativo di
continuare a suonare il piano, la voglia di ballare, il desiderio di cantare

- Dove vai? - chiede mia madre
Vado in camera mia
Dai che mi devi aiutare!
Mamma lho già fatto, per piacere! - e scappo.
Avvio la preparazione: giradischi, pila di dischi e asta dellarmadio come asta del
microfono
sono pronta a sovrapporre la mia voce a quella dei cantanti in voga
,
una sorta di karaoke prima maniera. A quei tempi, si trovavano nelle edicole dei
libricini, piccoli, che contenevano tutti i testi delle canzoni di quel tempo. Ero la
prima ad acquistarli.
La mia voce usciva dalla finestra e sfociava nel giardino, ma non mi importava niente,
nemmeno degli sguardi degli inquilini che, incontrati nellatrio del condominio, mi
guardavano di traverso.
E la musica accompagnava anche le mie soste sullaltalena durante le gite domenicali,
le famose scampagnate, le gite fuori porta, con le mie amiche e le nostre
famiglie.
Una corda che va da un pino ad un altro, fermata ai rispettivi tronchi con due o tre
giri e un nodo da marinaio, fatto da mio padre, lesperto; al centro della corda
pendolante due e tre cuscini: questa era la nostra altalena.
E, dopo il patto spinte per tre dischi consecutivi, a turno, una si sedeva
sullo scomodissimo sedile e le altre due spingevano
. La musica rimbalzava per la
pineta da quel mangiadischi arancione posato per terra, sul tappeto di aghi di pino ormai
marroni, seguita dalle nostre voci che dilatavano i suoni
E la musica continua ad accompagnarmi.
Il primo amore, il primo bacio: vissuto in fretta e furia con timori e paure e sensi di
colpa
cosa mi sono persa?
Lascio perdere tutta la polvere che cè sopra a quello scaffale che ospita tutti i
miei libri delluniversità
In un angolo, ecco qua: queste, ve le presento, sono le certezze del mio matrimonio, sono
finite qui, perché? Ero giovane, giovanissima direi, con un entusiasmo che mi prendeva
tutta e mi rendeva decisa, perché ero innamorata; era
come dire
come mi
sentissi grande e pronta a caricarmi di tutte le responsabilità che la vita porta con
sé, così serenamente.
Illusa? Forse
ma forte, molto forte
forte, forse, per due; quandè che
questa forza se nè andata?
- Tu - mi chiedo - dimmi quando? -
- Quando? - mi ripeto con forza.
Volgo lo sguardo verso quella fioca luce che ancora illumina la stanza, fra i ricordi e
questa strana pazzia, cerco qualcosa che faccia nascere, sul mio viso, un sorriso.
La mia attenzione viene carpita da quei palloncini: uno celeste e uno rosa.
Con delicatezza appassionata li prendo fra le mie
mani, li giro e dentro scopro quelle meravigliose sensazioni della mia maternità: gioia,
dolore fisico, stupore, tenerezza e immensa felicità. Immensa. Quei palloncini colorati e
trasparenti ancora integri come la gioia che ora mi porto dentro.
- Buoni, buoni. li poso con attenzione perché non si scoppino, devono rimanere
intatti.
Vicino, appendici di quei palloncini, la crescita dei miei figli, oggetti vari: un
carillon, vari peluche e poi
che bello! La culla bianca, con i pallini rossi
mi sono sempre ripromessa di chiedere a mio figlio, il più grande, il primogenito, se li
avesse contati; stava ore a fissare quei pallini ed a ascoltarmi mentre gli facevo il
resoconto delle cose fatte e gli annunciavo quelle da fare ancora.

Più in là un poster di Titti il canarino: la mia bimba assomigliava a quel volatile con
quelle guanciotte tutte da strizzare.
Tanti oggetti ancora: i primi scarabocchi, le prime macchinine, le prime bambole, le prime
letture.
Ciao Gigi , a voce alta saluto lorsetto Panda con la pancia un po
scucita, mi rispondono con gli occhi lucidi anche Arturo, il peluche di cane cocker, con
le orecchie lunghissime, e Tuto, altro peluche di cane bracco
Li comanda la scimmia
dalla lunga coda; accompagnavano i miei figli, sdraiati nel letto a sbarre, ad entrare nel
delicato sonno serale. Oramai era un rito, il bagnetto, la cena, la sistemazione dei
compagni di sonno e poi
. a nanna
..
Mamma! Vieniiiii, dal lettino le vocine arrivavano fino in cucina, ma non
erano né lamentose, né pretenziose, il grido serviva solamente per rafforzare la
sicurezza che io cero, io ero lì, a poca distanza.
Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole un
albero
E sono sono le ciliegie, sono sono le ciliegie
..
Mi sorprendo a canticchiare pezzi di canzoncine urlate mano nella mano con i miei
bimbi
e non ho voglia di smettere, no, non ho voglia, anzi continuo
E mentre canto, vedo un altro palloncino, molto più piccolo, è bianco questo
e quel bambino mai nato e a cui penso sempre
tanto, quel bambino che non ho potuto far nascere: paura? Forse.
Vigliaccheria? Forse.
Ma che senso avrebbe avuto far nascere una creatura che con una grande probabilità
avrebbe avuto una vita anormale?
Questa era leredità che avrei voluto lasciare al mio figlio più grande?
Rispondi - mi dico - questa era? -
No, non era questa.
E allora sola, come tante altre volte nel passato e nel futuro, mi ritrovai sola a dover
prendere una decisione, che coinvolgeva me in prima persona, ma che toccava anche il mio
amore di mamma e la mia coscienza di donna.
Mi rimprovero mentalmente:
- Avevi tante persone accanto. -
E vero, ma ognuno era perso nei suoi giorni.
Ero sola, io, su quel lettino mentre mio figlio scivolava fuori di me. Ed io sono stata
così vile da non volerlo nemmeno sentire, il suono del suo saluto strisciante: anestesia
totale.
Scelsi.
E dopo?
Dopo
.
Vuota
..
così mi sono sentita
.
Quante volte mi sono immaginata
gli occhi, lo sguardo, le manine
la sua
voce
il suo nome, il mio, mamma
Vorrei vedere il suo passato, ora, qui, tra questi ricordi.
Vorrei avere un suo biglietto scarabocchiato da baciare.
Ma io e lui (o lei?) ci incontriamo spesso nella mia mente e, sorridendo, penso che
nessuno ci può sentire, che è amore anche questo
ancora amore, provo a chiudere
gli occhi, il suono del mio cuore che batte mi rimbalza fino alle orecchie, mi scoppia
dentro e allora, sussurro:
- Cerca di restare con me, ancora qui, sul mio cuore, nel mio cuore. -
Questi miei ricordi sono forse comuni a tante persone, suppongo, ma
a volte il tempo
ci toglie anche la sola possibilità di ripensarci e diamo tutto per scontato, ci perdiamo
il meglio.
Tutte quelle sensazioni ed emozioni dei momenti vissuti probabilmente sono percepite al 70
percento, facendo qualche altra cosa o pensando di farla e cosi, forse, perdiamo qualche
sfumatura.
La riflessione successiva, invece,
colora lantica emozione e pur vivendola a distanza nel tempo, riporta il brivido
intenso della serenità.
Devo venire più spesso qui
dovrebbe diventare il mio luogo segreto, mi fa sentire
bene, quel baule contiene davvero il mio immenso tesoro, il tesoro dellisola che non
cè.
Potrei stare ore ed ore a vedere e a toccare ognuno di quegli oggetti, la cui energia
sento ancora viva e palpitante e mi attraversa tutto il corpo facendolo vibrare.
Così, riscopro ancora il valore della vita, della mia vita che per un po di tempo
mi è apparsa insulsa ed inutile.
Bacio con tenerezza due cartoncini: uno rosso, colorato con segni dorati, laltro è
un doppione di quaderno a quadretti.
Sui quadretti dei segni di calligrafia molto incerti che riportano tutto quello che una
bimba di sei anni vuole dalla vita in quel momento, essere perdonata da Babbo Natale
perché do le pedate a mio fratello, sul cartoncino rosso, invece, un
augurio speciale alla mamma piu canterina del mondo!.
Sì, vale la pena ancora di ritrovare la forza di rinascere, per me e per loro.
Sì, ne vale proprio la pena. E il tempo.
La porticina della soffitta scricchiola
non faccio in tempo a voltarmi, che il
silenzio e latmosfera quasi fumosa della soffitta viene travolta dal vocio e dalla
confusione totale: i miei due ragazzi mi hanno raggiunto lassù
. Nel mio
paradiso
..
- Ehi! Mamma, che fai qui? -
- Cercavo di mettere un po a posto
.. guardate qui che confusione
-
- Maddai
. E lascia stare
- dice la mia piccola e inquieta tredicenne.
- Mamma, che ne diresti di andarcene a mangiare una pizza? dice il mio serio e
posato primogenito, già maggiorenne e lascia stare tutta questa polvere dai
-
mi invita a farlo con quel suo modo tranquillo, ma sicuro e spinge la richiesta con i suoi
occhioni di prugna.
- Io propone ladolescente inquieta aggiungerei anche un bel film
e, alternando il suo bellissimo sguardo di occhi verdi tra il mio e quello del
fratello che facciamo: noleggio o cinema?
Mi travolgono.
Ogni volta che sono con loro mi sento trascinata dalla loro vitalità, oltre che dalle
loro prese di giro per i miei modi di fare. 
- Noleggio
vi piacerebbe vedere quel film che ci siamo persi, quello con
.- rispondo.
E mi spingono verso la porticina di legno, e continuano a travolgermi per le
scale
..
Stasera, pizza e cinema ok.
Stellacometa, settembre 2000 |
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