Fiori.jpg (6007 byte)

L'immaginazione

Con l’asciugamano bianco che le tiene i capelli e l’accappatoio troppo grande per lei, Marzia esce dal bagno a piedi scalzi, dopo aver fatto la doccia.

E’ presto: sono le sei del mattino ed il cielo si è appena rischiarato con le luci dell’alba. Marzia, nel silenzio della casa, si porta in cucina, anch’essa un ambiente piccolo, ma chiaro ed accogliente. Si vuole preparare il caffè e mentre cerca il necessario negli scomparti di quei mobili a lei sconosciuti, pensa alla sera precedente, alla notte precedente, al giorno precedente quella mattina; e alla decisione presa, con grande consapevolezza e con grande senso di responsabilità bisogna dire, di farsi coinvolgere da quella storia assurda, ma fortemente intrigante, senza domandarsi il perché, ma lasciando agire l’istinto.

Una notte piacevole è stata, una notte piena di risvegli, così come lei si era sempre augurata che avvenisse e come aveva sperato si avverasse.

Finalmente il barattolo del caffè macinato compare davanti ai suoi occhi, Marzia lo afferra e lo appoggia sul tavolo di marmo, accingendosi, adesso, alla ricerca della macchinetta e, intanto, pensa.....

Non avrebbe mai creduto di poter rispondere così positivamente al risveglio della sua persona, no, non lo avrebbe mai creduto. La sua persona, il suo corpo (da sempre auto-disprezzato) aveva preso vita, si era animato di una passione vigorosa, per niente romantica, ma esclusivamente fisica, prepotente, si era mostrata ed esibita senza remore né pudore.

Non era stato facile per lei accettare così.. dopo tanto tempo, l’invito a vivere nel colore.

- Parole grosse, Marzia - si disse mentalmente, mentre, avendo trovato la macchinetta, finalmente cominciava le operazioni necessarie alla preparazione di quel caffè.

Vivere? Già, sin da troppo tempo si era chiusa, rimpiattata alla vita, costretta da obblighi e convenzioni sociali del "non si può" e del "non si deve".

La verità era che si era sentita risucchiata nel vortice e si era sentita appesantita dalle responsabilità che così bene gli uomini sanno appoggiare sulle spalle delle loro compagne: il benessere della sua famiglia sembrava dipendesse solo da lei, lei era il perno intorno al quale girava tutta la vita familiare.

Come quando tentiamo di incollare una tazza di ceramica l’inevitabile incrinatura rimane ben visibile, così l’incrinatura del suo rapporto con Giovanni, suo marito, rimaneva ben in evidenza. Quel rapporto che appariva così solido, che teneva da tanti anni e che Marzia aveva tentato con forza e con caparbietà di mantenere vivo, ora mostrava a loro, e a loro soli, la visibile riga nera.

La razionale consapevolezza inoculava ad entrambi un’acuta inquietudine che oscillava fra il desiderio di far finta che tutto andasse bene e la necessità di una scossa, di un coinvolgimento anche in una situazione clandestina.

Ma non si doveva, né si poteva fare: questo era ciò che temevano entrambi.

Così tutte le finestre e le porte sul mondo, quel mondo che sino a poco tempo prima sembrava non interessare per niente a Marzia, si erano chiuse, senza che lei avesse potuto scegliere. E tutto era diventato più pesante, gravoso, persino il vivere le era insostenibile: ogni stimolo, ogni scopo sembrava sparito.

Voleva ancora bene alla sua famiglia e non voleva essere lei la causa del suo sfasciarsi, i suoi ragazzi erano la luce per i suoi occhi, aveva messo così tanto di sé nel mantenere tutto in piedi.

- Tutto in piedi...-

Marzia accende il fornello e vi poggia la macchinetta, siede, in attesa, poi si alza e si mette davanti alla finestra.

Da quella piccola finestra può vedere il porticciolo che ospita piccole e grande imbarcazioni da turismo e che, fra poco tempo, quando il sole comincerà ad essere alto, si riempirà di un viavai di persone indaffarate a preparare la gita sul mare.

Il mare: matrice di vita, grande compagno consolatorio, è sempre stato facile per lei rifugiarsi in un paesaggio marino, in un’immaginaria spiaggia solitaria, anche quando la stagione invernale flagellava, con il vento ed il freddo, la sua città.

Il mare, simbolo d’infinito e di vita, quella vita che Marzia non sentiva più sua, ma di proprietà altrui. Il letargo, il buio profondo, il dolore insostenibile del vivere, il dolore insistente e penetrante allo sterno come se il cuore le scoppiasse da un momento all’altro, l’inefficienza del suo lavoro, casalingo e non, tutto questo aveva attraversato Marzia e nessuno si era accorto di niente, nessuno: aveva messo la maschera.

E la maschera Marzia la portava anche quando si guardava allo specchio, molto raramente, bisogna dire.

Non voleva confessarsi il suo fallimento di donna, non voleva riconoscere che c’era chi non la voleva più, chi non la desiderava più ed erano anni ormai, erano anni che quel messaggio era partito, ma era rimasto inascoltato.

- Passerà - si diceva Marzia - passerà...-

Anche quando aveva suonato il campanello d’allarme, il messaggio era rimasto muto.

- Dove stiamo andando? Ci stiamo perdendo? -

A queste domande non c’era mai stata risposta e questo silenzio aveva amplificato il dolore. Era stato un silenzio egoista, era stato un suono di catene per Marzia, era stata, in ogni caso, una scelta, ma lei non aveva potuto scegliere. A lei era caduto tutto addosso senza che potesse far niente per salvarsi, senza che avesse potuto sottrarsi dalla catastrofe.

E allora... via con la confusione totale, l’imbarbarimento dei pensieri, l’illogicità dei discorsi e dei dialoghi, la durezza delle parole, l’inasprimento dei comportamenti, nel disperato tentativo di riportare alla luce ciò che sembrava ormai sotterrato.

E allora... via con la solitudine: dura, dura, la solitudine.

E se alla solitudine materiale, Marzia aveva saputo abituarsi (aveva imparato a fare a meno dell’amore), a quella spirituale non riusciva ad agganciarsi, no, non ce la faceva: non era mai stata sola.

Oppure: era stata presenza-assenza: c’era, ma dov’era? Era stata accompagnata nel percorso della vita..., ma nello stesso tempo lui era lontano mille miglia da lei, o lei da lui?

E allora... via con i silenzi, via con le cose ed i pensieri scontati e il dolore nella testa cresceva e la confusione anche.

Un amaro, ma delicato profumo di caffè, annunciato dal borbottio della caffettiera, cominciò a diffondersi nella cucina. Marzia, che nel frattempo era tornata a sedersi, si alza lentamente per prendersi una tazza, ha ancora l’accappatoio addosso, l’asciugamano arrotolato sulla testa, ed è ancora a piedi scalzi, apre lo sportello dello scomparto e mentre alza le braccia, una mano le cinge la vita, un’altra, da dietro, le scosta i capelli, sfuggiti, ribelli, dall’asciugamano, e una bocca la bacia delicatamente sul collo, dall’attaccatura...

- Prendine due... -

E’ il presente che la richiama alla realtà, la richiama alla vita.

Un pensiero rapidissimo si fa lucido, ma Marzia riesce a scacciarlo, la tentazione di proseguire con i pensieri nel tempo è molto forte.

Marzia mette il fermo immagine: il passato è stato stupendo, ma è passato ormai, il futuro non c’è, non esiste, c’è solo il presente, c’è la vita, a colori.

Torna indietro

Stellacometa, luglio 2000

stellacometa@li.technet.it