
L'immaginazione
Con lasciugamano bianco che le tiene i
capelli e laccappatoio troppo grande per lei, Marzia esce dal bagno a piedi scalzi,
dopo aver fatto la doccia.
E presto: sono le sei del mattino ed il cielo si è appena rischiarato con le luci
dellalba. Marzia, nel silenzio della casa, si porta in cucina, anchessa un
ambiente piccolo, ma chiaro ed accogliente. Si vuole preparare il caffè e mentre cerca il
necessario negli scomparti di quei mobili a lei sconosciuti, pensa alla sera precedente,
alla notte precedente, al giorno precedente quella mattina; e alla decisione presa, con
grande consapevolezza e con grande senso di responsabilità bisogna dire, di farsi
coinvolgere da quella storia assurda, ma fortemente intrigante, senza domandarsi il
perché, ma lasciando agire listinto.
Una notte piacevole è stata, una notte piena di risvegli, così come lei si era sempre
augurata che avvenisse e come aveva sperato si avverasse.
Finalmente il barattolo del caffè macinato compare davanti ai suoi occhi, Marzia lo
afferra e lo appoggia sul tavolo di marmo, accingendosi, adesso, alla ricerca della
macchinetta e, intanto, pensa.....
Non avrebbe mai creduto di poter rispondere così positivamente al risveglio della sua
persona, no, non lo avrebbe mai creduto. La sua persona, il suo corpo (da sempre
auto-disprezzato) aveva preso vita, si era animato di una passione vigorosa, per niente
romantica, ma esclusivamente fisica, prepotente, si era mostrata ed esibita senza remore
né pudore.
Non era stato facile per lei accettare così.. dopo tanto tempo, linvito a vivere
nel colore.
- Parole grosse, Marzia - si disse mentalmente, mentre, avendo trovato la macchinetta,
finalmente cominciava le operazioni necessarie alla preparazione di quel caffè.
Vivere? Già, sin da troppo tempo si era chiusa, rimpiattata alla vita, costretta da
obblighi e convenzioni sociali del "non si può" e del "non si deve".
La verità era che si era sentita risucchiata nel vortice e si era sentita appesantita
dalle responsabilità che così bene gli uomini sanno appoggiare sulle spalle delle loro
compagne: il benessere della sua famiglia sembrava dipendesse solo da lei, lei era il
perno intorno al quale girava tutta la vita familiare.
Come quando tentiamo di incollare una tazza di ceramica linevitabile incrinatura
rimane ben visibile, così lincrinatura del suo rapporto con Giovanni, suo marito,
rimaneva ben in evidenza. Quel rapporto che appariva così solido, che teneva da tanti
anni e che Marzia aveva tentato con forza e con caparbietà di mantenere vivo, ora
mostrava a loro, e a loro soli, la visibile riga nera.
La razionale consapevolezza inoculava ad entrambi unacuta inquietudine che oscillava
fra il desiderio di far finta che tutto andasse bene e la necessità di una scossa, di un
coinvolgimento anche in una situazione clandestina.
Ma non si doveva, né si poteva fare: questo era ciò che temevano entrambi.
Così tutte le finestre e le porte sul mondo, quel mondo che sino a poco tempo prima
sembrava non interessare per niente a Marzia, si erano chiuse, senza che lei avesse potuto
scegliere. E tutto era diventato più pesante, gravoso, persino il vivere le era
insostenibile: ogni stimolo, ogni scopo sembrava sparito.
Voleva ancora bene alla sua famiglia e non voleva essere lei la causa del suo sfasciarsi,
i suoi ragazzi erano la luce per i suoi occhi, aveva messo così tanto di sé nel
mantenere tutto in piedi.
- Tutto in piedi...-
Marzia accende il fornello e vi poggia la macchinetta, siede, in attesa, poi si alza e si
mette davanti alla finestra.
Da quella piccola finestra può vedere il porticciolo che ospita piccole e grande
imbarcazioni da turismo e che, fra poco tempo, quando il sole comincerà ad essere alto,
si riempirà di un viavai di persone indaffarate a preparare la gita sul mare.
Il mare: matrice di vita, grande compagno consolatorio, è sempre stato facile per lei
rifugiarsi in un paesaggio marino, in unimmaginaria spiaggia solitaria, anche quando
la stagione invernale flagellava, con il vento ed il freddo, la sua città.
Il mare, simbolo dinfinito e di vita, quella vita che Marzia non sentiva più sua,
ma di proprietà altrui. Il letargo, il buio profondo, il dolore insostenibile del vivere,
il dolore insistente e penetrante allo sterno come se il cuore le scoppiasse da un momento
allaltro, linefficienza del suo lavoro, casalingo e non, tutto questo aveva
attraversato Marzia e nessuno si era accorto di niente, nessuno: aveva messo la maschera.
E la maschera Marzia la portava anche quando si guardava allo specchio, molto raramente,
bisogna dire.
Non voleva confessarsi il suo fallimento di donna, non voleva riconoscere che cera
chi non la voleva più, chi non la desiderava più ed erano anni ormai, erano anni che
quel messaggio era partito, ma era rimasto inascoltato.
- Passerà - si diceva Marzia - passerà...-
Anche quando aveva suonato il campanello dallarme, il messaggio era rimasto muto.
- Dove stiamo andando? Ci stiamo perdendo? -
A queste domande non cera mai stata risposta e questo silenzio aveva amplificato il
dolore. Era stato un silenzio egoista, era stato un suono di catene per Marzia, era stata,
in ogni caso, una scelta, ma lei non aveva potuto scegliere. A lei era caduto tutto
addosso senza che potesse far niente per salvarsi, senza che avesse potuto sottrarsi dalla
catastrofe.
E allora... via con la confusione totale, limbarbarimento dei pensieri,
lillogicità dei discorsi e dei dialoghi, la durezza delle parole,
linasprimento dei comportamenti, nel disperato tentativo di riportare alla luce ciò
che sembrava ormai sotterrato.
E allora... via con la solitudine: dura, dura, la solitudine.
E se alla solitudine materiale, Marzia aveva saputo abituarsi (aveva imparato a fare a
meno dellamore), a quella spirituale non riusciva ad agganciarsi, no, non ce la
faceva: non era mai stata sola.
Oppure: era stata presenza-assenza: cera, ma dovera? Era stata accompagnata
nel percorso della vita..., ma nello stesso tempo lui era lontano mille miglia da lei, o
lei da lui?
E allora... via con i silenzi, via con le cose ed i pensieri scontati e il dolore nella
testa cresceva e la confusione anche.
Un amaro, ma delicato profumo di caffè, annunciato dal borbottio della caffettiera,
cominciò a diffondersi nella cucina. Marzia, che nel frattempo era tornata a sedersi, si
alza lentamente per prendersi una tazza, ha ancora laccappatoio addosso,
lasciugamano arrotolato sulla testa, ed è ancora a piedi scalzi, apre lo sportello
dello scomparto e mentre alza le braccia, una mano le cinge la vita, unaltra, da
dietro, le scosta i capelli, sfuggiti, ribelli, dallasciugamano, e una bocca la
bacia delicatamente sul collo, dallattaccatura...
- Prendine due... -
E il presente che la richiama alla realtà, la richiama alla vita.
Un pensiero rapidissimo si fa lucido, ma Marzia riesce a scacciarlo, la tentazione di
proseguire con i pensieri nel tempo è molto forte.
Marzia mette il fermo immagine: il passato è stato stupendo, ma è passato ormai, il
futuro non cè, non esiste, cè solo il presente, cè la vita, a colori.
Stellacometa, luglio 2000 |