Viaggio.
Mi accoccolo sul sedile dellauto,
pronta ad affrontare circa 300 Km. di viaggio.
Il viaggio, inizia ufficialmente al momento del ritiro del tagliando al casello
dellautostrada. Le condizioni meteorologiche alla partenza non sono buone, il cielo
grigio-piombo ospita nuvole gonfie di lacrime.
Lauto scorre fluida sullautostrada non molto
transitata ancora: è mattina presto, dalla mia Toscana mi sposto verso la Liguria. Non
guido io, quindi posso permettermi di pensare, posso permettermi di godermi questo
percorso pienamente rilassata. Così, a brevi periodi sonnecchio, mi risveglio, attacco
gli occhi al panorama, lascio le mie orecchie allascolto di musica e notizie diffuse
dallautoradio: sullo sfondo, il rumore ovattato del motore dellauto.
Notizie e musica, fra poco però inizieranno le lunghe gallerie dellAppennino, e non
si sentirà più niente, forse sarà meglio mettere una audio-cassetta, cerco nel box e
scelgo il vecchio Carlos Santana, la sonorità delle corde della sua chitarra che fa da
sottofondo da una parte mi rilassa e dallaltra mi suscita entusiasmo.
Una breve sosta ad un vivace autogrill, pullulante di persone vocianti, e un buon caffè
dividono in due parti lintero viaggio e ci riscaldano un po.
Riprendiamo, tra breve saremo arrivati. Il panorama ligure, inconfondibile, si comincia ad
intravedere e cè annunciato da un timido e giovane sole, che ci dà un gioioso
benvenuto.
Entriamo nella città, ci dobbiamo indirizzare verso il Porto vecchio, cerchiamo
indicazioni o cartelli che cindichino la strada, lo troviamo: è vicinissimo al
centro della città, ma sembra avere una propria autonomia tanto da sembrare un altro
mondo. Il luogo da raggiungere è a noi conosciuto, non è la prima volta che veniamo qui.
Locchiata si stende dalla sinistra alla destra, spostandosi dal verde che colora i
monti, dalle serre e dalle case che sembrano aggrapparsi a quei monti con le unghie giù
giù per un declivio dolce che si va a bagnare nel mare, stupendamente azzurro.
Il porto vecchio: una raccolta dalberi da vela da lontano, barche che si lasciano
custodire da due guardiani vigili, il mare, che le culla con le sue carezze e il sole, che
le lumeggia di colori brillanti. Più in là mucchi di reti scomposte, imbrigliate, ancora
da pulire e imbarcazioni pronte per luscita della pesca serale.
Un gruppetto di vecchi pescatori dai visi cotti dal sole e dal freddo invernale, stanno
parlando, conversando, confabulando e contestando, forse, lintensa confusione
estranea al loro quotidiano.
Mi tuffo nellambiente, cercando di mantenere in equilibrio la mia persona tra
lapparenza ufficiale di questo viaggio e la tentazione di considerare libera la mia
presenza in questo luogo, come se fosse per me stessa, con tutto ciò che questo comporta
in distrazione e assenza di pensiero. Cerco di sistemare le mie cose, i contatti con tutti
quelli che hanno a che fare con lufficialità, saluto, bacio, stringo mani, sorrido,
abbraccio, mi sorprendo, ma appena mi si presenta loccasione, cerco di defilarmi
allontanandomi. Lo faccio con la scusa di andare a dare unocchiata all hotel e
così mincammino nella direzione indicatami da un anziano passante, facendomi
blandire dai freschi raggi del sole che è riuscito a mettersi la sua veste primaverile,
fra tanta gente che passeggia come me, tranquillamente, senza nessuna fretta; la mia
passeggiata ad un certo punto sinterrompe: cè un passaggio a livello da
superare, ecco il treno, passa, continua
Arrivo all hotel, ledificio è una costruzione bassa, di appena un piano,
elegante devo dire; allinterno una signorina sbriga velocemente le pratiche
burocratiche e mi assicura che la mia stanza sarà pronta nel pomeriggio. E bello,
lhotel, quasi lussuoso direi, ma allinterno si respira unaria strana,
sembra vuoto, senza nessun ospite, eppure si avverte la presenza impalpabile del passaggio
delle persone.
Esco, torno velocemente indietro e mi fermo presso un bar.
Bar, pub e ristoranti: tutti stile francese, esposti al sole i tavolini e le sedie in
ordine geometrico e il tutto si unisce in unocchiata di colorata fantasia; tutti
allesterno pubblicizzano con grandi cartelli menù di vari prezzi.
Tante le persone, anche straniere, lingue diverse. Mimmergo totalmente
nellambiente circostante e cerco di inoltrarmi il più possibile: cerco di assorbire
gli odori, gli umori, i suoni che giungono mentre mi faccio riscaldare dal primo sole
primaverile.
La mia attenzione viene attirata da una bella donna che avanza con unandatura
leggera sul marciapiede: vestita totalmente di grigio chiaro, le sue gambe sono
perfettamente fasciate dai pantaloni e il suo corpo stretto in un golfino che accarezza il
suo collo bianco con un morbido pelo scuro e lascia intravedere il segno dei suoi
capezzoli e la forma dei suoi seni di dimensioni esatte.
Anche se sono una donna, non so trattenermi dallammirare unaltra mia simile e
anzi, questo mi fa compiacere di appartenere alla sua stessa specie, pur non potendo
condividere lo stesso charme.
E ammiro la sicurezza con la quale avanza, conscia di suscitare sguardi interessati e
compiaciuti duomini e, anzi, sorrido, per di più, quando, nellatto di
fermarsi a salutare un amico in automobile costringe il suo corpo a piegarsi in avanti
verso il finestrino, mettendo in risalto ancora di più quella parte del suo corpo che non
era passata inosservata.
Lunica cosa che mi viene in mente è che, benché il suo corpo venga mostrato senza
reticenze agli sguardi dei passanti, i suoi occhi vengono invece celati da un paio
docchiali neri come la pece.
E importante questo?
Continuo ad offrire il mio volto al mio amico sole chiedendogli di ricaricarmi con la sua
possente energia, chiudo gli occhi: alle mie spalle, un gruppo di quattro o cinque turisti
tedeschi di mezza età ride sguaiatamente, sorseggiando cappuccino a mezzogiorno.
Alla mia sinistra una coppia di donne parlano francese, devono essere madre e figlia, la
seconda mimita nellatto di offrire il volto al sole; alla mia destra un uomo e
una donna conversano, sembrano usciti da una pubblicità di qualche amaro, sono vestiti
allultima moda, parlano, fanno delle pause, poi si guardano intorno, ben appagati
degli sguardi dei passanti, parlottano dentro al cellulare e sorseggiano un aperitivo.
Più in là invece una coppia danziani, lui legge il giornale, lei si guarda
intorno, ogni tanto si avvicinano in un atto di complicità, mormorano qualcosa e tornano
nella stessa identica posizione dellattimo prima, si avvicinano, si sorridono e
tornano ad occuparsi di quello che facevano in precedenza. Quello che mi colpisce è
proprio la complicità che sintravede fra i due: quanti riescono a conservare
questatteggiamento, dopo così tanti anni di vita insieme?
Cè un gran via vai su questa strada: è il porto vecchio e la gente viene attirata
anche da tutte le imbarcazioni di lusso che sostano lì. Quanti sognano e immaginano,
osservandole?
Devo tornare allufficialità, devo abbandonare questo spicchio di libertà solitaria
che mi sono regalata, devo tornare ai miei ruoli sociali: da donna devo tornare ad essere
solo la mamma.
Mi avvio, ma senza fretta, al punto di ritrovo pronta a tuffarmi nel mio ruolo materno,
cullandomi però per quella mezzora rubata solo per me.
Mia figlia sta preparandosi per uscire: corre un po per potersi scaldare i muscoli,
poi prepara la sua barca, i remi, si dispone allinterno dello skiff.
- Ciao Titta! la saluto da lontano, mentre la seguo nellocchio della
telecamera, è il nostro saluto convenzionale.
La gara si svolge senza particolari difficoltà: la mia campionessa riesce a superare le
batterie delle semifinali senza ostacoli, nonostante questo quando il suo skiff si
avvicina, come al solito, il mio grido parte puntuale, lo devo fare e così taglia il
traguardo per prima e con il miglior tempo. Vado di corsa al puntone per accoglierla al
suo arrivo e per essere questa volta io la prima a congratularmi con lei, so che questo la
rende felice.
- Ti andrebbe una bella coppa di fragole con la panna? la tento, appena ha finito
di parlare con il suo allenatore e di sistemare tutta la sua attrezzatura, lei per tutta
risposta mi guarda con occhi scintillanti un po per la contentezza della vittoria un
po per la tentazione offertale.
La prendo sottobraccio
E più alta di me la mia tredicenne, la mia complice penso, non senza
congratularmi con me stessa per avere una figlia così bella; ci avviamo verso il bar;
mentre aspettiamo che ci venga servita la nostra golosità, mi riempie le orecchie e la
testa con i dettagli della sua gara: la conoscenza di nuove rivali, i commenti dei
giudici, il ritardo di una concorrente.
Siamo contente di questo nostro intimo appartarci, ahaha! senza gli uomini della nostra
famiglia e lo dimostriamo sorridendoci e sorridendo allambiente circostante.
Un tale con note-book appresso e quotidiani sottobraccio, si sofferma, ci osserva, esita
un po e poi chiede:
- Fate parte di qualche società partecipante alla regata nazionale?
- Sì rispondiamo in coro io e mia figlia.
- Bene, anchio da giovane ero molto appassionato di canottaggio e lo praticavo
anche; fra laltro e inclina la testa posando gli occhi sulle spalle di mia
figlia, per leggere la scritta tu appartieni alla società cui appartiene un
campione mondiale. Accidenti, non sono mai riuscito a batterlo, era fortissimo. Abbiamo la
stessa età.
Esita ancora e poi:
- Vi dispiace se mi siedo qui?
Devo lavorare e mi farebbe piacere farlo accanto ad
una potenziale campionessa
... e sorride.
Appoggia il suo note-book sul tavolino del bar, poi i quotidiani ed infine si siede, dopo
che noi abbiamo dato il nostro assenso.
Le cose piacevoli di questi viaggi dovrebbero essere i fatti estemporanei, ma purtroppo, a
volte, mettiamo la fretta anche qui e corriamo da una parte allaltra di una città,
cercando di incorporarne la storia ufficiale, e non riusciamo invece ad assorbire con
giusta calma e lentezza la storia nascosta, fatta dincontri di storie non ufficiali.
Guardiamo questo personaggio trafficare con blocco-notes, sottolineare con penne di vari
colori i vari articoli sui quotidiani; io, in particolare, avrei un desiderio molto forte
di approfondire questa conoscenza, soprattutto mincuriosisce sapere il tipo di
lavoro che lui svolge e, soprattutto vorrei manifestargli la mia benevola invidia per
lavorare in questo modo; ma mia figlia comincia ad essere insofferente per questa pausa
che, per i suoi tredici anni, si è prolungata troppo.
Con cortesia, ci alziamo salutando e adducendo come scusa la convocazione della ragazzina
da parte del suo allenatore per la gara dellindomani, ci allontaniamo. Da
gentiluomo, si alza anche lui e ci saluta sorridendo, aggiungendo laugurio solito
dellin bocca al lupo per la gara dellindomani.
Accompagno la ragazzina al gruppo societario, ormai è lora di tornare in albergo;
la saluto, le faccio le solite raccomandazioni di madre e mi allontano.
- Accipicchia penso mi aspetta unintera notte da sola! e
sorrido gongolando.
Ritiro la chiave della mia camera, la mia contentezza si raddoppia quando vedo che il
letto allinterno è matrimoniale.
- Che meraviglia! Due piazze, interamente a mia disposizione!-
Fa caldo nella stanza, apro la finestra, ma non le persiane, ledificio di fronte è
molto vicino; comincio a spogliarmi e apro il rubinetto della doccia.
Non riesco ancora a capacitarmi della mia euforia, anche interiore, nel poter godere di
questa solitudine, senza pensare a nientaltro e a nessun altro fino all
indomanimattina: devo, e non posso, pensare a me.
Yuuuuu! e questurlo esce sonoro dalla mia gola e non contenta, continuo a
parlare da sola pazza, penseranno che sei pazza. mi dico scotendo la testa.
Accendo la tele, dopo un po di zapping, scelgo un canale di sola musica, voglio
proprio estraniarmi dal mondo.
Rimango sotto la doccia calda per un bel po, minfilo laccappatoio, mi
arrotolo i miei lunghi capelli in un asciugamano e
...sorrido: adesso?
Oddio, adesso potrei prepararmi e uscire per trovarmi un ristorante, cera un
ristorante cinese qui vicino, oppure
al McDonalds
o ancora
potrei
andare in quellaltro elegantissimo
Ma poi
.il lettone, la barra di cioccolata fondente con le nocciole, il
desiderio di trascrivere le mie sensazioni, hanno la meglio.
Non indosso neanche il pigiama, mi lascio così in desaibilles, anzi indosso la guepiere
nera, di raso, e mi trucco anche. Mi guardo allo specchio, mi faccio i complimenti da sola
per il mio fisico non più ventenne, vero, ma che non sembra aver sofferto più di
tanto
un metroesessantancinque per cinquantacinque chili, le mie curve sono ancora
al punto giusto, le gambe dritte
...mi faccio locchiolino allo specchio: anche
sexy stasera
. per chi? Per me!
Mi sdraio su quel lettone pronta a godermi ben dodici ore di felice solitudine pensierosa,
mi addormenterò? Un dubbio mi attraversa velocemente il pensiero
Certo!
A domani!
Stellacometa, aprile 2000
ILI
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