Come nei migliori e importanti film, questo racconto ha avuto una SPECIAL GUEST: la collaborazione di una persona speciale, con la quale ho uno scambio interattivo particolare. Io offro il mio affetto di persona ormai matura e lei me lo restituisce attraverso la sua risata inconfondibile, connaturata alla sua giovinezza e al suo animo sensibile di ragazza in divenire. Stavolta mi ha offerto anche i suoi pensieri.

Vorrei avere la presunzione di poterle essere “amica” per accompagnarla nella sua crescita.

Alla mia adorata “nipotina” Roberta

La “zietta” Stella

Il sogno a metà

“..... Mary ascolta la radio a palla senza curarsi dei vicini che spesso protestano.

La musica, come il sole, le comunica vigore e spesso si ritrova a ballare mentre sbriga le faccende più comuni: spazzare la stanza o rigovernare i piatti. Oppure, attaccata agli altoparlanti, segue meglio la musica ed il ritmo, calpestando la voce del cantante con la sua.

Nei giorni di festa poi… si scatena: musica a tutta birra, ascoltata e ballata.

La notte, invece, rannicchiata sotto le coperte in posizione fetale, pensa e riflette; il sonno non viene e questo la fa soffrire ancora di più, soprattutto in una nottata umida di pioggia.

Un sogno! Avrebbe voluto un sogno bellissimo da vivere; ormai le sembrava di vivere solamente per decidersi ad andare a dormire e poter sognare. Sognare, sognare, ancora una volta sognare!

Sognare era per Mary come ascoltare la musica: la faceva diventare insensibile a tutti quelli che erano gli stimoli del mondo esterno, spariva il dolore che altrimenti le attanagliava il cervello e le stringeva la gola, da non farla respirare, da confondere le idee.

Sbagliava i tempi Mary, non possedeva il dono della sincronia con il tempo che viveva: o in anticipo o in ritardo sull’occasione, sempre.

Come quella volta che aveva perso il lavoro per il ritardo dell’autobus che si era guastato, oppure quell’altra volta che aveva organizzato tutto per mettere su una ditta di riciclaggio della carta, vetro, ecc.: lo aveva fatto con largo anticipo sugli altri, aveva preso contattato personalmente i “boss” che le avrebbero dato l’appoggio per il ricevimento delle merci.

Con largo anticipo lo aveva fatto e poi?

Tutto in una bolla di sapone, per la scarsa intraprendenza e decisione della socia. Peccato!

E così piano piano, occasione su occasione, anticipo o ritardo che fosse, tutto il possibile sincronismo della sua vita con il mondo esterno era andato fuori fase.

Adesso Mary viveva sola, con la sola compagnia della radio, della musica e del sole (quando c’era).

Anche quando si recava in discoteca con gli amici, pur essendo l’anima del gruppo, simpaticissima ed estroversa, ideatrice di giochi e scherzi, Mary era sola…………..”.

Mary non avrebbe mai creduto che tutto questo un giorno sarebbe diventato un lontano ricordo.

Il mondo che la circondava aveva continuato a girare, non preoccupandosi se Mary fosse felice, se Mary stesse bene. Il tempo aveva scandito i suoi minuti, trasformando mesi in lunghi e freddi anni, poi il tempo sembrava essersi fermato ad attendere colei che aveva aspettato per lungo tempo l’avverarsi di un sogno.

Un sogno lasciato a metà molte notti, perché il rumore lancinante del silenzio la inquietava, o perché il boato di un fulmine la svegliava in piena notte, o perché il solo pensiero di non avere nessuno vicino, non la faceva dormire.

Qualcosa era cambiato effettivamente, ma se Mary se lo fosse chiesto non avrebbe saputo rispondere che cosa: forse, e solo semplicemente, era cresciuta. Senza rendersene conto aveva occupato un posto ben definito in questo mondo apparentemente confuso e il tempo, che Mary gestiva in modo distratto, aveva continuato a fluire, imprigionandola.

Ora Mary era lì, bella come non mai, con la sua radiolina sintonizzata sulla stazione da lei preferita, a scarabocchiare su una vecchia agenda nomi d’amori ormai perduti, nomi che nella sua vita non avevano più senso.

Amori, che anche se solo per breve tempo, l’avevano resa felice.

Frasi dai suoni dolci, soavi, piene di parole tenere.

Era bello ricordare.

Era bello ricordare anche fatti, gesti, accadimenti che l’avevano fatta soffrire.

Era l’atto del ricordo pallido che si tingeva, rosato, chiaroscuro, in contrasto con la tinta sicura dell’attimo vissuto.

Com’era sua abitudine, Mary inclina la testa da un lato, le sembrava di pensare meglio in quella posa; donna ormai lo era, il sole le irradiava gli occhi, lucidi di commozione, ma la parte di lei - ragazza non refluiva, non perdeva l’impeto e lei n’era consapevole, poteva ancora sentire l’agitarsi delle sensazioni nel suo corpo e nel suo cuore.

Mentre guardava il mare, che in lontananza accompagnava le barche nel loro viaggio, si sentì tirare un lembo della gonna.

Era un bambino: il suo bambino aveva bisogno di lei.

- Mamma, mi compri il gelato? –

Avrebbe mai potuto pensare che un giorno qualcuno avrebbe potuto chiamarla “mamma”? Lei, così sempre in lotta con i tempi, questa volta era stata in perfetta sincronia con la sua vita.

- Certo, tesoro – con un sorriso, Mary risponde a quella richiesta – devi però lavarti le mani, guardale, tutte piene di sabbia bagnata… -- Si! Vieni a vedere che cosa ho fatto con Giacomo… abbiamo scavato molto e costruito un castello con tantissime torri……. E tanti canali e poi……. –

La voce argentina continua a risuonare nell’aria ed è piena d’entusiasmo ed orgoglio per l’opera ormai portata a termine e che troneggia sulla spiaggia.

E dalla radiolina ancora canzoni intrise di ricordi, passate, mature, come matura era Mary ormai, ma l’attenzione ora è rivolta a quella nota argentina più alta che è tanto piacevole ascoltare.

Le canzoni nel passato, quella voce nel presente.

Mary si era arresa in qualche modo: il destino le offriva solo sogni a metà, e anche se quel sogno si era in qualche modo infranto e non si era trasformato in piena realtà, le rimaneva il suo bambino a farla sognare ancora. Ma, soprattutto, lui rimaneva lì, accanto a lei, ad accompagnarla nel tempo, a scandire il suo tempo.

Il tramonto ormai era sceso ed il sole, anche questa volta, se n’andava per lasciare il posto al buio, infelice compagno di mille notti.

Un ricordo lontano anni luce, un lampo di tempo brevissimo vissuto intensamente, ma che si cancellava altrettanto rapidamente, tanto che Mary dubitava che effettivamente fosse stato vita. Era stato un sogno o una realtà vissuta?


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Stellacometa
febbraio 2001

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