Folco ed Elise.....
il più bel sogno mai vissuto

La pioggia battente tortura il vetro della veranda dove, con un’abitudine quasi maniacale, lei si reca a fumare.

Il cielo è implacabilmente coperto, non c’è speranza che possa rasserenare domani, se non si alza un forte libeccio.

E’ notte, notte fonda; tutti dormono, la casa è avvolta nel più completo silenzio e lei si è alzata appositamente dal letto per telefonare, o meglio, per lasciare un messaggio in una segreteria telefonica.

- Ti devo vedere, aspettami domani alle 10,30 alla stazione –

si è preparata il discorso Elise, per non farsi prendere dall’emozione e se lo è anche scritto

- Vienimi a prendere, ho bisogno di parlarti –.

Il tono non ammette repliche o spostamenti, né d’orario né di giorno.

Fosco ascolta la segreteria telefonica e rimane perplesso; quel tono, lì per lì, non gli era piaciuto, era un tono di comando.

- Ma chi crede di essere? – pensa Fosco – non ha ancora capito che non intendo né più rivederla, né sentirla, né tantomeno parlarle?-

Poi però sospira, quel tono è nel suo stile, per come si era descritta, perché lui sotto quest’aspetto di "marescialla" ancora non la aveva conosciuta. Folco la conosceva come interiormente fragile, instabile, insicura, divisa, strappata…Così gli era apparsa un giorno: era capitata. E con l’andare del tempo, così le si era mostrata come esteriormente protetta da uno scudo, protetta da una corazza…Nello svolgimento dei loro dialoghi, Elise faceva un passo avanti per farsi conoscere e due indietro, volutamente non appariva per niente consequenziale, tanto che lui più volte l’aveva aggettivata "buffa"; Elise, dalla sua, accettava quasi scherzosamente volentieri quell’aggettivazione, le sembrava fosse così veramente.

Per la paura di offenderla, più volte lui aveva spiegato e chiarito quanto di benevolo ci fosse in quell’aggettivo e lei accettava e stava al gioco.

Benché a distanza di molti chilometri e nonostante i loro dialoghi si svolgessero solo una volta la settimana, il rapporto interpersonale fra i due sembrava progredire verso uno sbocco positivo. Effettivamente, c’era una sintonia di pensieri e di idee veramente straordinaria; bè, sia chiaro non erano tutte rose e fiori, nel senso che molto spesso succedeva che, proprio perché nato come un rapporto umano vero, in quell’unico dialogo settimanale le idee si scontrassero e il tutto sfociasse in un litigio, quasi sempre ripartito nel ruolo di Folco che attaccava e di Elise che si difendeva, con quella sua lucente e inattaccabile corazza chiusa.

"Che sono arrabbiata tu lo immagini!

Non solo mi devo accontentare di scrivere anziché parlare (e questo dipende da tanti fattori), non solo lo devo fare quando trovo i ritagli di tempo e non quando voglio io, cioè quando mi pare e piace, non solo mi devo accontentare di parlare con dei capelli (solo io che sono pazza posso riuscire a farlo!), ma oltretutto...........

Sì, sono egoista e allora? prova un po’ a rimproverarmi!

Come? so anche che gli occhi sono azzurri, anzi "celesti" come li hai definiti te e questo dovrebbe bastarmi?

Il colore conta poco: gli occhi devono essere visti perché possano comunicare tutto ciò che gli altri sensi percepiscono.

Ma porcamiserialadrainfame avrei una marea di cose da "dirti", cose "pensate", una raccolta di frammenti di dialoghi, di conversazioni, che mi stanno mettendo in evidenza un qualcosa di te, ma non mi andrebbe di farlo così, per lettera, forse al più in chat, quando avverto davvero la tua presenza (?).

E stasera non ci sarai, mi sembra logico, porcamiserialadra chissà cosa farei per litigare con te a voce alta, urlando..........

Vabbè è inutile che mi arrabbi ora e qui e senza di te, non ha senso, fa male a me e basta, e fa ridere te dopo.

ciao

Elise"

Ma la cosa veramente straordinaria era che entrambi, nonostante questo fosse un gioco puerile, ne avevano un bisogno urgente, cosicché il dialogo diretto settimanale passò ad un dialogo epistolare giornaliero prima, che diventò bi-giornaliero dopo e si trasformò in un rapporto a distanza di poche ore il sabato e la domenica, quando tutti e due erano più liberi dalle loro occupazioni feriali."

"Hoooooooooooooo, scaruffffooonaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, ovvia via che stasera si ride. Se si ride non lo so ....e non mi importa..l’importante è un’altra cosa...

ah..oggi il collegamento non mi regge per più di 5-10 minuti porcamiserialadraaaa.

Se non dovessimo sentirci....buona notte e buon riposo.....( quando sei a letto..dormi..non preoccuparti per il giorno dopo...) e..buona giornata. Il tuo buongiorno è meglio di un caffè di mattina

Folco"

E allora Elise si alzava di notte per comunicarglielo indirettamente attraverso la posta elettronica, oppure, di nascosto, la notte si portava in veranda il cellulare, chiuso nella tasca del pigiama, per potergli lasciare il messaggio nella segreteria telefonica.

Nello stesso modo, c’era un’urgenza, durante il giorno, di comunicarsi a vicenda le quotidianità ovvero di descriversi un paesaggio meraviglioso o strano, o ancora di raccontarsi determinate sensazioni o percezioni provate.

"Non riesco (o non voglio) decodificare, "moti istintivi teneri", mah!"

Da entrambe le parti in ogni modo c’era una partecipazione attiva particolare a questo gioco di scambio, un cercarsi continuo con intensità di parole, che nascondevano sguardi gesti e pensieri.

" No so..forse ti sto solo facendo un grande casino ..perdonami, ma avevo voglia di parlare con te...

...il caffè, elise..lo ricordo in tutti i sensi....credimi...e

e....ne sento un grande bisogno

Lo sai che i capelli rendono caldo solo a toccarli ?

Folco

..non resisto devo dirtelo: sei dolcissima e quando vuoi simpaticissima.

( anche questo..sai che puoi esserlo....e non rimuginarci sopra per dimostrarti che non è vero..o non ..più vero...

altrimenti ti dico stronza...in modo tagliente..

ribacio

 

rifolco

( però....si..però...)"

Ognuno dei due ormai aveva una vita ben definita, vivevano un’età ormai consolidata, ricca anche di esperienze negative (o forse soprattutto?) e questo gioco dava loro la sensazione di poter scrollarsi anche fosse solo per il tempo di dieci secondi o di dieci minuti, il mondo alle spalle, con tutte le responsabilità e tutti ruoli che ognuno dei due aveva.

Un gioco, dunque, altro non era e non era stato, ma… intenso di sensazioni e di sentimenti, questo sì.

"Hai in mente le piramidi Atzeche ? Fatte a scalini…interminabili, alte, lunghe? Ecco, mi sembra di essere su quegli scalini, mi arrampico, è faticoso... non so cosa troverò sul gradino successivo... in cima...

Maporcamiserialadrainfame.... non so se arriverò in cima... ma sicuramente voglio fare altri gradini..e quei gradini porcamiserialadrainfame gli Atzechi... non l’hanno costruiti a mia misura...devo sempre aggiustarli..

Anche la tua coperta... devo sempre aggiustarla ... e quando allargo le braccia, mi dà fastidio, mi impedisce i movimenti...

Ti bacio sulle labbra, lievemente, come un soffio..

Folco"

Uno scambio alla pari, un sollievo alternato, quasi un’illusione di poter vivere e condurre una vita parallela, con la piena accettazione della vita reale che, d’altra parte, non era mai stata cancellata nei loro dialoghi, anzi proprio da quella prendevano spunto. Ognuno dei due era estremamente consapevole di che cosa erano.

Sembrava quasi che con questo gioco si volessero dare una seconda possibilità, ecco.

"No, non hai fatto per niente casino... ti ho già detto che hai una capacità notevole di esprimerti benché tu non lo creda. E guarda che non è facile per gli uomini... credimi...

Non volevo "rimproverarti" perché non mi scrivi, era un modo scherzoso di prendere contatto. e ... se non vieni............bè........buonanotte....buonanotte Folco e felice giornata

Elise".

Con il tempo, il rapporto si era intensificato, così, adesso, potevano anche passare tre quarti d’ora al telefono parlando di libri da leggere o luoghi da visitare, o cose da fare; per consolarsi di qualcosa che nel lavoro o qualsiasi altra cosa fosse andato storto.

"EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE
Nonnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnn
ooooooooooooooooooooooooo nnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnn
ridere quando ti parlo al telefonooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
..divieni troppo...............
Comunque sei:
stronzinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

 

Ed io:
ti strozzoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

Folco

PS
.....sei proprio una donna taglientina"

Entrambi non riuscivano a definire questo tipo di rapporto: non era amicizia pura e semplice, non era amore perché l’amore implica anche frequentazione fisica ed urgenza passionale di immagine, ma questo cercare e trovare con l’intuizione, talvolta, che cosa facesse l’altro in determinati momenti del giorno bastava ad entrambi.

"Grrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
ore 15,00 libreria
Arcodamore
Andrea De Carlo
Il Talento del Dolore
Andrew Miller
Ti odio quando intuisci cosa sto facendo!!!!!!!!!!?!??????
...quanto stai a rientrare ? Finisci di fare le faccende!!!!!!

Folco

..si...bella ...attaccatura...si..."

Certo, a volte la descrizione dei gesti che l’uno avrebbe voluto dimostrare o far vedere all’altro s’insinuava nei pensieri fino a farsi sentire una pungente esigenza.

"...non ho ben interpretato ...quello sguardo..."

Ed alla fine era per questo che Folco, dopo averla vista, dopo aver parlato con lei, dopo aver dialogato dal vero con lei, aveva sentito l’esigenza di staccarsi. Non perché egoista e poco sensibile, ma perché avvertiva che il sentimento stava crescendo, perché quella che lui aveva davanti era una donna, forse non attraente, non affascinante, ma complicata sì, ed estremamente ed ingenuamente sincera.Una donna con la quale, forse, sarebbe valsa la pena, a quest’età, di poter condividere il sogno della vita, anche per un breve periodo.

"Non so spiegare bene cosa voglio dire ... ma è bellissimo sentire una persona così profondamente...

Bene...vuoi che finisca quella frase.....semplice, ho una grande voglia di accarezzarti... è più forte di me...il contatto epidermico dice e lascia molte cose...è un messaggio molto importante.

Si...mi piace tenere le mani tra i capelli

Folco

( non dirlo in giro ma.........sssssss le casiniste sona la categoria che più adorooooo: sono vereeeeeee)

Alza le coperte fino in cima alla testa...ma ...fai che siano ...una tenda"

Per questo e non per altro, con sofferenza aveva cercato di rintuzzare il pensiero di Elise, cercando di far fare lo stesso anche a lei.

- Sta’ con i tuoi figli – le aveva detto alla fine io non l’ho fatto per un periodo della mia vita ed è quello che non potrò mai perdonarmi –

Varie le scuse: il sopravvenire di una situazione difficile nel lavoro, problemi finanziari che lo avrebbero portato ad inevitabili sacrifici, ma lei non si arrendeva anche perché le bastavano quei rapidi messaggi per riconquistare il buonumore durante la giornata

La corsa fino a casa, il rapido salire fino al piano del suo appartamento la pungolavano di piacere fino al raggiungimento della gioia al momento della lettura di brevi messaggi, scherzosi o no.

Non riusciva a capire, perciò, quel distacco improvviso, immediato: non gli aveva chiesto niente lei, non era amore il loro, e allora perché allontanarla in questo modo?

Il fatto che fosse una donna non bella, l’aveva preoccupata non poco, ma anche lui, d’altra parte non era un adone.

Ma poi l’immagine non contava niente, la loro sintonia era nelle idee, nei pensieri, nelle cose che amavano entrambi, nelle esperienze comuni vissute separatamente e a distanza che comunque contrassegnavano la loro vita, non era un rapporto fisico, era un rapporto interiore e intellettuale.

"In realtà le nostre "chiacchierate"...sono una cosa realmente ...diciamo "sghimbescia". Credo però che siano così perché è come se ci conoscessimo da sempre ...per questo possiamo scherzare su tutto...come se ci fosse un retroterra di sensazioni, esperienze, conoscenze, intimità da cui attingiamo in continuazione e che crea sintonia.

In realtà il nostro modo di comunicare (che comincia ad andare stretto...) assomiglia più ad un viaggio, in cui cambiano paesaggi, umori, clima...ma in cui siamo fisicamente vicini...e dove i messaggi si trasmettono per molteplici vie...

Vedi...è impossibile per me poter andare oltre a ciò che mi scrivi ma...

sento dentro di te una tensione, una vibrazione molto forte...non a caso ho usato l’immagine dell’elastico...

è come se tutti i tuoi sensi fossero tesi ...pronti a scattare, percepire...

Elise, in questo momento non riesco a immaginarti in situazioni statiche, ma solo dinamiche...

Porcamiserialadra, è difficilissimo trasporre per scritto le sensazioni...e si rischia anche di dire delle sciocchezze.

Elise, ho voglia di sentire la tua fisicità, la tua concretezza...è un vuoto che sento la necessità di riempire. Veramente.

Bene...adesso sono io che mi sono scoperto...come dici tu ...

Credo che ci risentiremo nel pomeriggio...aspetto che tu finisca quello che volevi dirmi...

lo sai che... passandoti una mano tra i capelli ti bacio

Folco "

E allora, perché? Elise non aveva capito, ma alla fine aveva accettato, così come aveva sempre accettato tutto nella sua vita, nel pieno rispetto delle decisioni altrui sempre, e le era pesato, ohh! come le era pesato!

Aveva descritto inizialmente, e proprio a lui, il suo stato, nell’essere obbligata a non scrivergli più era come se le avessero tolto l’ossigeno, come se le mancasse l’aria ed era effettivamente così.

Mai e poi mai, si era sentita come con lui, libera di esprimere se stessa ed i suoi pensieri, mai le era capitato di essere sul punto di togliere la corazza che ormai a questo punto era aperta e lasciava mostrare ciò che custodiva. Dall’altra parte si era mostrata così com’era perché aveva iniziato a fidarsi, aveva imparato a volergli bene.

" Hoooo Elise, vorrei correre assiemeeee le braccia le ho sulle tue spalle...

Folco "

E lo aveva fatto piano, piano, senza forzature. Non aveva voglia, no, di riagganciare tutto, di coprire tutto ora che le era stata regalata la possibilità di stare così bene.

Adesso il gioco era finito, dunque, e lei si sentiva inerme, indifesa, colpita!

Aveva tentato di resistere, sì l’aveva fatto e anche questo rientrava nel suo carattere testardo e caparbio, ma visto che, dall’altra parte c’era stata una pari caparbietà nel mantenere il distacco, si era adeguata.

"Cercherò, Folco, di non darti più noia, con sofferenza, Folco, perché sei una persona esageratamente importante per me, una persona Folco, non un uomo, non leggere fra le righe (e lo dico sorridendo e aggiungendo, sempre con il sorriso, non voglio comunque colpire la tua vanità di uomo).

E non ho preso questa decisione per attirare la tua attenzione per essere poi commiserata e per costringerti a dirmi di scriverti di nuovo (solo se davvero lo vorrai lo farò, solo se sentirò che ne avrai effettivamente bisogno, come un tempo fu), conosci il mio orgoglio, Folco, no, nemmeno per questo.

E, infine, nemmeno per scoprire che cosa questaggeggio mi dà e/o mi ha dato e che cosa potrebbe darmi ancora; sono molto lucida e so che questaggeggio, che è ancora neonato, ha saputo darmi (e potrebbe darmi) cose di un’intensità unica, sensazioni, emozioni, ironie, scambi, idee, pensieri che mi hanno riempito (e potrebbero riempirmi), senza falsità, ho riscoperto (e potrei riscoprire ancora), tramite questaggeggio, una me stessa che credevo non esistesse più.

Ti voglio bene, davvero, Folco...

ciao

Elise

P.S. mi tengo le coperte strette, gli abbracci, tutto ciò che non ricordo più, e perché no anche i baci, quelli scherzosamente "profondi" della chat: tutto, perché mi faccia compagnia."

Poi quella notte, all’improvviso, la decisione ed il messaggio telefonico.

Elise voleva sapere, doveva, ancora una volta (solo la seconda, ma ad Elise sembrava di averlo fatto da sempre) guardarlo negli occhi.

"Sai che mi sono pentita subito dopo aver mandato l’e-mail di quello che avevo scritto e soprattutto dello slancio con cui l’ ho scritto, cosa che non si avverte leggendo.........

ma l’avevo pensato ed era giusto che te lo comunicassi...

ma... vedi, Folco, ........la voglia di vederti non è una cosa che mi fa stare male, come può succedere a qualcuno... no, anzi, il pensiero che posso scegliere di vederti mi rassicura, mi tranquillizza, e anzi avverto come un desiderio di ritardare il momento per gustarne ancora di più il piacere divertito.

Come quando hai davanti una pietanza che ti piace e ti serbi l’ultimo boccone perché ti rimanga il buon sapore in bocca; non a caso ho parlato della ciliegina........ma non fraintendere, non fraintendere più di tanto perlomeno...

Mi fai fare una risata?

ahahahahah!

Vorrei però che fosse un normale venerdì... come i passati...

io....... t’aspetto...

Elise"

Quando era successo per la prima volta di guardarsi dritti negli occhi, era stato durante l’unico incontro avuto, in quelle poche ore. Mentre passeggiavano, anzi mentre percorrevano la strada verso la stazione dalla quale Elise doveva prendere il treno per tornare a casa, Folco aveva trovato il coraggio di prenderle il viso fra le sue due mani e di guardarla fisso negli occhi.

Lui aveva accompagnato quel gesto con parole rassicuranti perché quello in definitiva era lo scopo che si era prefisso.

- Insomma – aveva mormorato fra la gente che passava oltre di loro non senza gettare uno sguardo incuriosito – Vuoi stare tranquilla, eh? Nessuno ti corre dietro! Vivi il tuo tempo! – E i suoi occhi celeste - ceruleo si erano fissati negli occhi castani non tanto grandi di Elise che, al momento non aveva ben compreso e, impaurita, era arretrata fin dove aveva potuto, appoggiandosi contro le barriere d’acciaio anti attraversamento del marciapiede.

Folco aveva letto la paura negli occhi di Elise, aveva capito l’onestà e la lealtà di Elise, cara amorevole, Elise.

Il pensiero di Folco ripercorse poi il suo tragitto per tornare a casa quando, una volta separati, ognuno verso le loro case, si erano ancora risentiti attraverso il cellulare, e più di una volta, sembrava non riuscissero a staccarsi. E quel "Bueno" lasciato cadere lungo i fili dell’etere si era caricato di un importante significato per entrambi.

Folco non poteva e non voleva farle del male, perché Elise era così ostinata? Dovevano chiudere il loro dialogo, e cavolo, adesso si comportava come un’adolescente capricciosa ed ora non era nemmeno più in tempo a rimandare o a spostare quell’appuntamento avvertendola era tardi, cavolo, le due di notte.

Un altro flash-back nella mente di Folco: "notte, notte fonda, sono le tre e sono senza sigarette, piove e sono senza ombrello, devo fare una trentina di chilometri per tornare a casa e l’unico segno di vita del mondo è quella signora "buffa" che mi sta prendendo in giro perché sono senza sigarette e che mi attira tanto, che mi sembra interessante, perché contraddittoria.".

Un altro sorriso solca adesso la bocca di Folco che sale in macchina e si avvia verso casa, con ancora la decisione da prendere.

Elise, dal canto suo, invece con il coraggio che solo le donne hanno, è pronta ad affrontare la situazione, qualunque risultato possa venirne fuori. Predispone dunque tutto il necessario affinché nessuno possa risentire della sua assenza ed anzi avverte che probabilmente starà fuori anche a pranzo.E’ troppo importante per lei quella giornata, potrebbe essere l’unica della sua vita a restituirle un po’ di luce.

- Attenta Elise! - si dice - potrebbe anche annebbiarti del tutto o abbuiarti tutto-.

Sì, il rischio è grosso, ma Elise pensa che, forse in vita sua ha rischiato poco ed ora, a quarantanni suonati, era l’ora di cominciare a farlo: Folco valeva questo ed altro, sia che le si dimostrasse amico sia che potesse diventare per lei una grande passione.

" Elise,

...miseria...mi manchi...lo so lo so...i sabati non finiscono...ma mi sarebbe piaciuto un mondo poterti sentire veramente...non fraintendermi...ma anche la fisicità ...l’espressività fa parte dei sentimenti ...della conoscenza ed ora ...ecco...questo modo di comunicare mi sembra obsoleto...inadeguato (non uso la parola parziale perché sai benissimo quale significato do quando te ne parlo...sono un po’ complicato, ma anche le parole hanno dei riti, dei significati sublimali che cambiano valenza rispetto alla persona cui li indirizzi).

A costo di sembrarti poco rispettoso, devo dirti quello che ho sempre sentito di te: conosco il tuo brutto momento, conosco molte delle tue difficoltà ma ...ho sempre percepito uno spazio vitale molto intenso...una voglia di vivere elettrica...i tuoi sensi sono tutti vigili, pronti. Anche la tua vitalità intellettuale non è freddo raziocinio o ricordi ossificati...no...hai una presenza sempre attiva...si elise...sei un elastico...pronto a tendersi ed a riposare...ma permane il tuo modo di esprimerti...sei così.

Tu sei una donna razionale, ma oggi non lo sei stata nell’organizzazione...

questo mi spiace materialmente ( mi fa anche incazzare!) ma mi piace da morireeeee per ciò che hai dimostrato di te stessaaaaaaaaaaaaaaaaa.

Elise...ti sei ...possiamo dire..."seguita"? "ascoltata...?" e anche messa a "confronto" e in "discussione"...ma credo benissimo di sentire che non lo fai partendo da un punto di debolezza...o di subalternità, ma con la consapevolezza piena che puoi dirigere e governare. E’ strano...mi riviene da dirti che non hai paura di sentirti felice...e credimi, non sono tanto presuntuoso da mettermi in primo piano...non è questo che conta.

Sono felice...si.incazzato nero...un po’ malinconico...ma non riesco a non sentirmi anche felice.

Ora basta...vedi...quello che avrei voluto dire a voce mi sforzo di farlo così...e non ci riesco...

ma perché.........................? Perché.....?Perché...............................?

Devo dirtelo! .......no... lasciamo perdere! è meglio!

Certo, comunque poteva succedere solo a me!ma porcamiserialadra!

Come finisco oraaaaaaaaaaaaa?tutto quello che ti dico ...mi sembra ...

mi piace il calore del corpo

Folco"

 

"Sei un’adorabile strega! Strega? Ah, sììì! Per via del naso un po’ invadente, ma non è bitorzoluto e poi non uso la scopa per spostarmi… Elise, la strega è la donna libera, sensibile, affascinante ed originale." La preparazione è cominciata già dalla sera precedente: bagno caldo confortato da una moltitudine di schiuma odorante di mirra, cura e attenzione ai suoi lunghi capelli che ogni tanto lasciano scappare qualche loro compagno troppo schiarito, bianco!

Fa niente, vai avanti Elise!

Stamattina, Elise si è alzata presto ed ha scelto con cura i suoi vestiti, cosa che fa abitualmente nel rispetto del lavoro che svolge e che le impone d’essere più che presentabile al pubblico; stamattina però, c’è un piglio diverso nella scelta, c’è uno stimolo diverso.

Il treno è in orario, l’altoparlante, con voce gracchiante, annuncia il nome della stazione d’arrivo.Elise è già preparata vicino al portoncino d’uscita del vagone, in trepida attesa di ciò che l’aspetta: ci sarà o no?

Confida che venga magari a darle un amichevole saluto; apre lentamente il portoncino, non ha il coraggio di alzare lo sguardo dai predellini che sta scendendo, si sente confusa, il cuore le batte in maniera costante nel petto ad una velocità non naturale. Posa il piede destro sul marciapiede ed è costretta a questo punto ad alzare lo sguardo, dietro le sue solite lenti scure. Non è facile individuare una persona fra quella moltitudine di gente ed Elise spicca un sorriso, ripensa a tutte quelle volte che lei e Folco hanno scherzato sull’altezza di lui, se fosse stato più alto forse l’avrebbe visto subito!

Piano piano Elise percorre il cammino lungo il binario e sta ormai quasi convincendosi che Folco ha deciso di non venire, già, altrimenti ci sarebbe stato lì, l’avrebbe individuata subito lui, l’avrebbe chiamata, si sarebbe avvicinato.

E va bene, si dice Elise, va bene, vuol dire che passerà questa giornata da sola, se non altro doveva provare no? Non avrebbe potuto resistere a portarsi dietro il dubbio costante di che cosa sarebbe successo se non avesse fatto anche quest’ultimo tentativo.

Continua a farsi largo fra la gente, deve solo scegliere quale direzione prendere, dove poter trascorrere quelle ore da sola, come poter godere di quella giornata, ormai sua.

"Elise, non aver paura di sorridere o di scherzare...viene fuori il meglio di te...e sai benissimo che non sai essere solo scherzosa...ma le due cose servono ad alimentarsi a vicenda."

Ed allora Elise sorride e prosegue.

Folco, dalla sua, è già su quel binario da molto tempo, ma non ha ancora preso la decisione, potrebbe far male ad entrambi quell’incontro, lo sa, qualsiasi sia il risultato.

Da lontano, quasi nascosto dietro ad una delle colonne di marmo che abbelliscono e che sostengono la stazione, Folco la vede scendere, ma le gambe rimangono bloccate e la voce anche.

E’ possibile che possa essere così difficile? Lo è.

Comincia a camminare, a distanza dietro Elise, la segue da lontano e vede il suo volto alzarsi a frugare con gli occhi fra la folla, poi la vede rabbuiarsi ed dopo un secondo sorridere: l’ ha sempre detto che riesce a farsi prendere in giro dalla gente perché sorride anche per strada, da sola, quando ha un pensiero positivo.

E Folco spera che quel pensiero positivo sia effettivamente così, che abbia superato il desiderio di vederlo, di parlargli, cosicché avrebbe reso le cose molto facili a lui.

Ma non sa che Elise sorride anche perché l’ ha visto, già, l’ ha visto, l’ ha riconosciuto da lontano e la sua bocca si piega in quel sorriso perché le si è risvegliata una tentazione.

Una tentazione molto forte questa, è costretta ad infilare le mani nelle tasche della giacca, perché avrebbe voluto avvicinarsi a Folco e, senza dire nulla, toccare quei capelli, consolidando quel gesto sempre ripromessosi e mai compiuto. Non conosce Elise, il perché, ma sa che quello sarà il primo dei suoi gesti mancati.

Si ferma Elise, si ferma davanti ad una vetrina e Folco ora le è dietro, lo può vedere dal riflesso del vetro, lei si gira ed eccolo l’altro gesto mancato, la vita è fatta, tutta, di gesti mancati, ogni gesto ha la propria storia.

In silenzio. Non voleva essere una stretta di mano, il saluto di commiato, così come invece è stato, voleva essere qualcosa di più gratificante. Un saluto amichevole, che in ogni modo potesse rafforzare la positività di quest’incontro.

Sta bene Elise, è serena, ma non al punto di fare ciò che vorrebbe fino in fondo: sporgersi per donare un piccolo e lieve sfioramento delle sue labbra su quella barba simpaticamente incolta.

Così, ripiega su un gesto più formale e più distaccato che finisce per annullare ciò che invece sarebbe stato il suo desiderio.

Stretta di mano: così è stato all’inizio, così è stato alla fine di questo rapporto, Elise e Folco lo sanno: non ci saranno più incontri.

Quel gesto mancato e forse anche senza significato (non per Elise) le è rimasto addosso anche quando, sorridendo ha detto:

-Avrei potuto innamorarmi sul serio di te! – e si era allontanata, anche se avrebbe voluto fermarsi per recuperare quei gesti, per lei forse, per lei soltanto.

"che meraviglia! Sai che cosa sto ascoltando ?

Fiorella Mannoia che canta "quello che le donne non dicono".....

mmmhhhhhhh peccato sia tardi e tutti stiano dormendo sennò me la cantavo...........

"lascia stare tanto ci potrai trovare qui con le nostre notti bianche.........

e lasciano la scia le frasi ........

e dalle macchine i play boy

i complimenti dei play boy

ma non li sentiamo più

se c’è chi non ce li fa più

cambia il vento ma noi no

e se ci confondiamo un po’

è per la voglia di capire

chi non riesce più a parlare

con noi..........

è difficile spiegare

certe giornate amare..."

 

"Devo lasciare il pc acceso oggi, perché ogni pensiero che mi viene te lo devo trasmettere.......

Hai presente gli spettacoli dei fuochi d’artificio?

Cominciano con tre bei giochi di luce, continuano nel loro svolgimento con tempi sempre uguali e infine finisconono con un tripudio di suoni e di luci, il cielo s’illumina a giorno........

e poi.......... silenzio.................tutti a casa......... con i loro pensieri........

Dolcissima, simpatica, c’è qualcosa che non va, forse non sono abituata, io sono abituata ad essere buffa, divisa, nasona........ non sono abituata ad essere "dolcissima e simpatica", no, no, c’è qualcosa che non va........

e non voglio sapere da cosa dipenda.........forse........ semplicemente.......abbiamo esaurito la nostra funzione reciproca, io per te e te per me.

I’m sorry, dicono gli inglesi, non vedo più il braccio alzato con il pugno, non sento più la sorpresa, forse...........semplicemente....... sono diventata un’abitudine.

Se devo dire la verità però, mi spiace un pochino, soprattutto perché non sono riuscita non a materializzarti (sarebbe stato lusso) ma magari ... semplicemente a ... vederti, in modo da sapere a chi mi sono rivolta per tanto tempo, chi mi ha aiutato a riprendere speranza in me stessa, a chi ho rivolto i miei pensieri (parecchi, tanti direi) per tanto, tanto tempo, chi ho immaginato che mi potesse abbracciare (anche senza il mio permesso) chi ho " " (non so quale verbo usare!).

, mi sembra logico, porcamiserialadra chissà cosa farei per litigare con te a voce alta, urlando........."

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Stellacometa

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