Racconti

E' uno sbaglio.....

 

E’ uno sbaglio!
Evidente!
Le sta facendo far tutto da sé e lei ci sta cascando, si ingabbierà con le sue stesse mani.
Prova ne è il fatto che in chat è sempre lei la prima a chiamare, lo aspetta per ore ormai!
- Entra dai! E forza? Ma dove sei? Caspita ma non capisci che ho voglia di parlare con te? -
E le telefonate? E vogliamo parlare delle telefonate? Porcamiseria, la prima volta fu un tuffo, una sorpresa pienamente inaspettata e in un momento inaspettato, e ahahah! Forse imbarazzante! In seguito...le telefonate le ha fatte sempre lei, nonostante lui avesse il suo numero e nonostante lei gli avesse dato un riferimento d’orario!
E che dire poi di quel grazie alla fine della conversazione: era sincero?
Direbbe comunque, lei, che l’attrazione sicuramente sarebbe finita con il vedersi, così, l’alone di mistero si sarebbe diradato ed era per questo che gli aveva inviato le foto. E’ sicura, lei, che appena lui vedrà le foto farà come i gamberetti: alcuni passi indietro.
Nel nostro mondo che si nutre d’immagini perfette, chi riesce a non mangiare? Macchè...
E lui tenace: niente foto.
Le parole la fanno da padrona, qui! Le parole!
E l’ondeggiare del pensiero, un po’ qui, un po’ là, spaziando universalmente nell’oceano delle idee.
E poi, cosa vuol dire non voglio complicarti la vita?
Forse che lei invece non gliela aveva complicata?
Ormai è successo.
Ha telefonato, accidenti!
Ed ora:
- Vengo - dice
- No - risponde lei
- Mai - aggiunge
Le parole scorrono nelle rispettive teste e formano nubi di pensieri.
- Cosa s’aspetta da me? - entrambi si chiedono e vorrebbero sapere. Niente. Continuano questo gioco consapevoli dell’assurdità della situazione.
Si può giocare? Si vuole giocare?
1^ regola: non innamorarsi.
Un incontro qualunque, un caffè, una bibita: questo deve essere.
Un lampo di luce soprattutto nel grigiore della vita quotidiana di Lara.
E Lara sa che sicuramente sarà così, troppi vincoli la fermano, come, d’altra parte, l’hanno sempre fermata, senza che potesse vivere liberamente la sua vita.
Solo un caffè, una bibita deve essere.
Perché? Non ci si può concedere un caffè con un amico?
Ma adesso sono andati troppo avanti nella conversazione, si sono insegnati a conoscersi. L’animo di ciascuno sta schiudendosi, si apre piano, piano, lentamente, ma si apre.
Piano, piano, lentamente e lentamente, piano, piano, a poco a poco lascia intravedere dettagli, piccole cose, anche insignificanti, ma determinanti in quel momento di conoscenza che dimostra le rispettive umanità.
Ma non sarà solo un caffè, una bibita.
Lui lo sa. Lei lo sa. Ma non si può. Se lo dicono, lo faranno, senza dirlo.
E non sarà solo un caffè.
E le parole continuano a scorrere e ad accordare suoni di pensieri. Non serve il diapason, la tonalità è quella giusta.
Sorda. Lontana, pacata, sussurrata, normale, costante, vellutata tagliente e squillante.
Se lo sussurrano, se lo dicono, se lo urlano.
E non sarà solo un caffè.

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Stellacometa, 1999

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