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E' Così

E così.. sono andata... ho camminato... Tanto, tantissimo...e addosso mi è rimasto uno stanco benessere.

La giornata non prometteva bene, era una giornata grigia, umida, senza tono...

Una volta arrivata alla stazione, la mia attenzione è stata attirata da un’anziana signora che, parlando al telefono di una cabina con chissàcchi, stava raccontando la fine di un matrimonio, della figlia, si poteva capire.

A voce alta, con un occhio ai binari e un orecchio all’altoparlante, parlava di lenzuola di lino e pizzo da restituire, lampade da milioni di lire che erano state restituite, di persona insomma che sembravano avere assommato i loro averi, e che ora si trovavano nella condizione di dover fare un inventario di merci.

Una situazione amara, dunque, privata, resa pubblica, data in pasto ad una platea distratta che raccoglieva frammenti di un rapporto finito.

-Signorina, signorina, questo va a Pisa? - la signora interrompe la sua conversazione telefonica per chiedere informazioni certe sul treno che sta transitando sul binario due, è solo un attimo, poi rassicurata che non è il treno che le interessa, riprende: - ... E poi, sai si è fatta ancora più magrina...-

"il Diretto 7747 proveniente da Roma Termini diretto a Genova è in arrivo sul Binario tre"

annuncia l’altoparlante, mi alzo allora dalla panchina e mi avvio verso il vagone di seconda classe, insieme con una manciata d’altre persone. Mi scelgo un posto vicino al finestrino, anche se il viaggio sarà brevissimo, voglio godermi il panorama che scorre velocissimo sotto i miei occhi.

Davanti a me una signora anziana, anzi vecchia, con una marea di bustine di nylon piene di chissà che cosa, mi guarda mentre mi siedo, mi osserva, mentre viaggiamo, mi sorride... chissà quale solitudine o quale allegria si nasconde dietro quel sorriso.

Il viaggio in treno sta già quasi per finire, il tratto è veramente breve, ma il monotono rumore del treno e il suo dondolante movimento mi confortano e mi abbracciano.

Si rallenta, il treno sta entrando in città. - Signorina, siamo arrivate vero? -

-Sì, signora, penso di sì- -Grazie, eh? Grazie tanto. - - Di nulla si immagini.-

Un altro sorriso.

Scendiamo, tutti, compresa una bellissima ragazza con i capelli rossi riccioluti che porta uno zaino pesante sulle spalle, una studentessa o una viaggiatrice solitaria?

Mi avvio sui Lungarni, guardandomi in giro: strano a dirsi, ma di domenica mattina ci sono molti negozi aperti e comunque le vetrine sono tutte visibili e urlano tutte le loro offerte di saldi.

La zona pedonale pullula di persone di varia estrazione, extracomunitari, coppie di una certa età a passeggio, studenti, tutti di passo svelto si avviano ognuno verso la propria destinazione.

Raggiungo la mia destinazione e mi metto nell’attesa che sopraggiunga mia figlia, in gara.

Nel frattempo la giornata si fa più sicura, esce un solicchio tiepido, che basta però a rafforzare il mio buonumore.

- Eccola! - penso, da lontano vedo un’imbarcazione che si avvicina, due canottiere rosse, che, stanche, stanno raggiungendo il traguardo, dopo sei chilometri di palate.

- Titta, dai che sei arrivata! Brava Simona! -

Entrambe, una volta arrivate rivolgono lo sguardo verso la spalletta dalla quale mi sono affacciata e mi sorridono: stanchissime, ma felici, anche se sanno benissimo che ora devono fare il percorso al contrario per tornare a casa.

Le accompagno per un po’ con lo sguardo e con il mio passo, ma loro sono più veloci, un altro scambio di battute, poi mi abbandonano al mio passo.

Ed io che faccio?

Io continuo a camminare, seguendo il percorso del fiume verso il mare e... accompagnandomi con una musica interiore, continuo a camminare, con un desiderio intenso di odorare, di sentire, di ascoltare, di stancarmi, d’ubriacarmi... di questa "libertà..., di questo essere "me".

Un parco costeggia il fiume, m’infilo in questa strada chiusa al traffico delle automobili, i percorsi da seguire sono molteplici, una strada regolare, un sentiero per chi vuol praticare il percorso sportivo, e infine un sentiero fangoso proprio in riva al fiume.

Il primo viene battuto da coppie regolari con figli che alternano la loro passeggiata mattutina con soste ai giochini.

- Eccolo il batuffolino bianco - questo è il saluto di un tale omone che ha al guinzaglio un bull-dog e che si rivolge, prima che alla padrona dell’altro animale, al barboncino, che gli corrisponde il saluto scodinzolando la propria coda mozza.

Buffo è vedere le persone che si salutano, probabilmente si conoscono... buffo.... Gli umani che salutano anche i canìdi...

Gli sportivi della domenica si uniscono agli sportivi abituali, corrono inspirando ed espirando, fanno soste praticando stretching, oppure arrampicandosi su strutture di legno per completare con altri esercizi ginnici la corsa.

Io scelgo il percorso più difficile e più sporco, ma più vicino alla riva.

Nell’aria odori diversi, respiro a pieni polmoni mentre continuo a camminare su questo terreno scivoloso..., ma mi piace, cerco l’equilibrio, non devo cadere. Che sia una metafora?

Una panchina vuota volta verso il sole, mi fermo? Sì, un attimo, tanto per far riposare i miei piedi stanchi e per farmi dare un lieve tiepido bacio dal sole... e poi riprendo il mio cammino, devo tornare a casa...

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Stellacometa

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