DIARIO DI UN GIORNO SPECIALE

- Che giornata è? – domando a mia figlia che si è appena affacciata alla finestra.

Io, d’inverno, non riesco nemmeno a guardare fuori della finestra appena mi sveglio, per il timore che sia una brutta giornata.

E invece lei mi risponde che la giornata si sta facendo veramente bella:

- Evviva, mamma, c’è il sole!-

E allora via! Forza, il sole è vita!

Così mi predispongo a vivere una bella giornata intiepidita, perlomeno, da questo sole.

Assaporo la gioia di essermi alzata presto stamani, era da qualche tempo che non lo facevo… già, insonnolita, da qualche tempo, ho approfittato del grigiore invernale per dormire e perdere delle ore preziose.

Che bellezza, chissà quante cose posso fare stamani! Ed è così, riesco a fare molte di quelle cose che fino ad ieri mi lamentavo di non fare………

Mah! A volte la vita è strana….

L’orologio segna le 8.00 ed ho già fatto gran parte del mio lavoro, allora un sottile pensiero va incuneandosi nella mia mente … e … se … questa bella giornata fosse dedicata non solo al lavaggio panni, pulizia casa, ecc. come in tutti i normali abitudinari sabati della mia abitudinaria vita, e … se … questo sole servisse ad asciugare i miei umori?

Decido: esco, e la decisione fulminea viene avvertita non come improvvisa, ex abrupto, al contrario sembra che non aspettasse altro che il momento per venire fuori.

Così, finisco di fare ciò che mi compete nella cura della casa, preparo pranzo per i miei familiari in modo che non manchi loro nulla al loro rientro, ed esco.

Non prima però di essermi preparata con cura: capelli ben sistemati e pettinati, indugio qualche minuto di più sul trucco, apro le ante dell’armadio, scelgo con cura cosa mettermi da vestire… ecco sono pronta, pronta, pronta ad affrontarti sole, pronta ad affrontarti mondo!

Sì, oggi mi sento bene, mi sento serena e serenamente voglio assaporare tutto quanto di buono offre questa giornata.

Prendo i sacchi dell’immondizia e via giù per le scale!

Buongiorno !-

Il mio è un urlo quasi, lanciato ad un condomino che sta scendendo le scale insieme a me, mi avvio verso il bidone della nettezza urbana… Accidenti, ma le carote che avevo messo sul fuoco … Non sono mica sicura di avere spento tutto…

Devo tornare su… Ansante … arrivo al mio appartamento al quarto piano, apro di nuovo la porta e vado in volata in cucina … E’ vero, non avevo spento il fuoco…meno male che me lo sono ricordato! Sarebbe andato a fuoco tutto! Non me la prendo! Spengo … e richiudo la porta, è una sfida!

Riscendo le scale e mi avvio verso la stazione per prendere il primo treno verso una delle località a me preferite, me lo sono ripromesso …… il primo che viene annunciato…….

Mentre entro nell’androne della stazione dal pavimento tirato a lucido che ci si può specchiare, zigzagando fra chi parte e chi arriva:

Din! Don! Il treno 45803 diretto a Firenze Santa Maria Novella delle ore 8: 00 è in partenza dal binario tre.

- Come un lampo, mi dirigo verso la biglietteria:

- Signora sia gentile, mi sta partendo il treno, Firenze andata e ritorno-

La signora dall’altra parte del vetro mi parla in sordina, mi sorride e lo fa con un atteggiamento di chi è ormai abituato a certi comportamenti ...

Buon segno … mi dico… Chissà perché in genere chi sta allo sportello della biglietteria non è mai sorridente…. o perlomeno a me non è mai capitato di vederne uno così.

Acchiappo il biglietto al volo, lo convalido(obliterazione obbligatoria/pena multa), e mi catapulto letteralmente sul binario 3…….

Evvaiiiiiiiiiiiii! Ce l’ho fatta!

Scompartimenti mezzi vuoti, non so che fare…. M’infilo in uno qualsiasi, fumatori o non, con persone da affrontare nello sguardo, nelle conversazioni, o mi cerco un bello scompartimento vuoto che così non mi rompe nessuno?

Meglio non approfittarsene di questa buona predisposizione mattutina verso il mondo…...

O, eccolo, vuoto vuoto, aspettava me!

Ufffffff, che caldo però……. E ci credo con questa corsa che mi sono fatta…. Mi tolgo il cappello, il piumino, mi sistemo nella poltroncina con il mio libro sulle gambe e……... aahhhhhh! Che bellezza!

Comincio già ad assaporare il piacere della mia libertà!

- Mi scusi c’è un posto libero? – alzo la testa dalla pagina e mi limito a fare sì con un cenno della testa, ma dentro di me: - Uffa! Ci voleva lui a rompere ora!- Poverino, questo povero Cristo dà il buongiorno e si accomoda sulla poltroncina non dando segno di essere un rompiscatole, ma a me infastidisce lo stesso, anche se guardandolo bene (immaginatevi adesso uno sguardo malizioso nei mie occhi) … è anche un bell’uomo ….. ovvia, dai, ricominciamo a leggere.

Da sotto i miei occhiali neri posso vedere il tizio che mi osserva con attenzione, quasi aspettando il momento per attaccare discorso mentre sono intenta alla mia lettura, mi scruta molto attentamente: lo sguardo si posa sui capelli, e poi scende piano… sul collo, sul corpo, sulle gambe, rapidamente, ma con insistenza e con interesse, la mia persona viene blandita da un dolce adocchiamento verticale dall’alto verso il basso, poi (finalmente) viene interrotto nella sua azione da uno squillo del suo cellulare, la ricezione all’interno dello scompartimento non deve essere buona esce, finisce la sua conversazione telefonica e rientra, continua nell’osservare e poi, sconfitto, temo, dalla mia noncuranza, se ne va.

Posso dire d’essere contenta di questo, tiro un sospiro quasi di sollievo e… smetto di far finta di leggere, rivolgendo la mia attenzione invece al paesaggio che scorre molto velocemente sotto ai miei occhi.

Che bello avere la possibilità di guardare che cosa scorre sotto ai nostri occhi senza dovere, come quando sei in auto, prestare attenzione ad altro.

Il paesaggio viene gustato in tutt’altro modo e, anche se velocemente, riesco a notare tutti quei particolari che fanno del paesaggio un mondo: paesini accoccolati su colline che rivolgono al sole i loro occhi-finestre chiedendo di illuminarli, cantieri di lavoro immobili, oggi è sabato ed è festivo per gli operai no? Strade e autostrade che si snodano lungo il percorso e lasciano scorrere su di loro autoveicoli diversi verso destinazioni diverse.

E poi … poi, c’è un’altra cosa: il poter vedere scorrere il paesaggio velocemente senza pensare, così… lasciando vagare i pensieri o forse staccando lo sguardo dal pensiero… sì, è bello, bello, davvero.

Non avendo chiuso la porta scorrevole dello scompartimento, dal corridoio si sentono voci diverse, confuse in conversazioni di circostanza…..

Siamo quasi arrivati, è bene prepararsi, sfilo nel corridoio seguita a ruota da altre persone: una studentessa, un uomo maturo vestito molto elegantemente che mi appare nel ruolo del classico manager, tutto una griffe………

Sono io la prima persona più vicina alla porta da aprire, il treno si ferma definitivamente e io apro…..scendo, mi mescolo alla gente, cammino lungo il binario per guadagnare l’uscita: quella bella ragazza giovane che mi aveva seguito mentre scendevo era attesa da un altrettanto bello e interessante giovane, che se l’abbraccia e se la bacia con passione, immagine senza dubbio accattivante vero?

La stazione brulica di persone, c’è un via-vai continuo, un brusio di voci accompagna in sordina la voce graziosa e non tanto gracchiante dell’altoparlante, gruppi di persone davanti al bar, altri davanti al cartellone degli arrivi e delle partenze, mi gusto tutto questo come uno spettacolo e respiro!

Da dove comincio…… mah! Ahaha! E rido anche, perché non ho l’obbligo di scegliere per nessuno, posso scegliere per me stessa oppure… potrei non scegliere (anche questa è una scelta, no?).

E allora scelgo, opto per questa seconda ipotesi e mi lascio trasportare dai miei piedi; d’altra parte, è vero che il corpo è uno e unico, ma è vero anche che è fatto di tanti pezzi, ogni pezzo poi fa capo alla mente che ne coordina i movimenti, le azioni, e se la mente per un giorno si riposasse?

Eddai poverina, tutto il carico su di lei! La lascio riposare, chiaramente, nel mio interesse……Do il via ai piedi, e poi agli occhi, alle orecchie, e (sorrido mentre lo penso) al mio naso che ho sempre definito brutto ed inutile, oggi mi pare bello anche quello………..

La mente e il pensiero dormono……..ssssssstttttttt.

Ahahah! E sorrido, sorrido, perché i miei piedi stanno ricalcando i passi su un percorso ben conosciuto, tanti anni fa, un percorso fatto spesso con tremori, timori e paure giovanili, il periodo dell’università… certo ora è diverso, molto diverso, tutto diverso, i tremori e i timori non ci sono più, come non ci sono più altre cose…..

Sssstttt, la mente si deve riposare, sssssstttttttt.

La giornata ha acquistato una sicura luce, mi avvio verso il ponte più antico e più importante di questa città, comincio a calcarlo piano piano.

Mi soffermo con lo sguardo anche sulle vetrine piene di preziosi che sono consapevole di non potere avere mai……Tante volte ho snobbato quelle vetrine, così come quelle d’altre gioiellerie, proprio per quella stessa ragione, ma oggi no……… Posso sempre immaginare…….Non è la stessa cosa? Sì, lo so non è la stessa cosa, ma………….Chi se ne importa?

Rimango lì per circa un’ora, un'ora e mezzo, osservando lo scorrere del fiume da una parte e dall’altra del ponte: una volta con il sole in faccia, e l’altra con il sole alle spalle.

Una pantegana nuota nell’acqua melmosa di quel fiume che fu chiamato "d’argento" e in profondità si vedono dei grossi pesci che non so riconoscere, ma sono grandi, grandi davvero.

Anche qui tante persone e poi… una cosa molto gradevole a vedersi: due carabinieri sui cavalli bianchi che avanzano lenti, facendo risuonare il suono degli zoccoli sul selciato…… e gli stranieri presenti si fanno largo, si spingono fra loro per avere una foto da portare a casa, "cheese" urlano ai carabinieri e questi, miti, sorridono, felici per un momento di celebrità.
Sul fiume transitano delle piccole imbarcazioni, sono canottieri che si allenano in vista di gare future; anche quest’immagine mi è familiare come il godere del "vogare", dunque mi soffermo volentieri su quelle imbarcazioni con lo sguardo…….

Guardo, e guardo ancora: volta per volta arrivano coppie d’età diversa, che si baciano profondamente, perché, forse, felici di essere lì......

E allora penso: - Non invidio questi baci, ma forse solo una presenza. -

E questo ragazzo (penso un universitario) che si avvicina, poverino… non ha avuto certo fortuna, .... prima mi chiede:

- E’ lontano Piazzale Michelangelo?- e il dialogo prosegue.

- Mah… suppongo di sì - con aria quasi scocciata e forzatamente gentile.

- Pensa che ci voglia l'auto o l'autobus?

- Mah! Penso di sì, sa… io non sono di qui – sperando intimamente che capisca e interrompa la conversazione.

- Nemmeno io - (come se non me ne fossi accorta da quell'accento marcatamente calabrese) -

E poiché non lo fa lui, ci provo io a chiudere la conversazione:

- Mi spiace, non posso aiutarla!-

- Come no? Potrebbe prendere l'autobus con me?-

- No, grazie- con voce molto dura e incazzata- sto (bugiarda!) aspettando una persona!-

E lui mortificato: - Ah! Mi scusi. -

- Di nulla-

Gli avrei riso in faccia, lo giuro e stavo quasi per farlo … se non avessi rimesso in funzione la mente e non avessi giustificato solo un poco quel ragazzo che, forse, era solo un po’ spaesato, lontano dalla sua casa, dalla sua famiglia, ecc.ecc.

Continuo il mio cammino e mi spingo verso il mercato, proprio per continuare a caratterizzare il mio tragitto senza obiettivi e senza scopi, semmai ce ne fosse bisogno, come un percorso senza mente, e continuo a guardare: le bancarelle colorate di souvenir, maglie, magliette, abiti in pelle, ecc.ecc.; mi fermo interessata agli orecchini (la mia passione) e ne acquisto, dopo essermeli provati ovviamente, due paia. Attraverso tutto il mercato avvicinandomi alla stazione per il viaggio di ritorno, mi devo sbrigare, devo tornare a casa….

Faccio il percorso all’incontrario, m’infilo nella stazione, un rapido controllo all’orario e al binario, e la scelta, ben consapevole va in direzione di un treno locale, di quelli che si fermeranno a tutte le stazioni.

Salgo, il treno è gremito di studenti adolescenti che stanno tornando a casa, riesco a trovare un posto isolato, mi accoccolo al calduccio, lascio stare il libro, il treno parte, pochi chilometri ………e sono stanca, sì, felicemente e serenamente stanca, mi addormento.

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Stellaecometae
febbraio 2000

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