Claudia torna a casa

In quel momento Claudia, mentre si gustava il piacere della prima sigaretta della giornata, pensò a quante vite si intrecciano nel mondo e le sembrò di avvertire l’infinito. Complicata cominciava la giornata, eh, Claudia?

Affacciata alla finestra, guardava il frenetico sfrecciare di automobili, scooters, bus che transitavano sulla strada, lì di sotto e si accorse di quanto invece fosse immobile la sua vita. Ovvero, forse scorreva molto lenta, lentissima sempre uguale, monotona?

- Mamma, dove trovo un paio di calzini puliti? - urlò dalla camera la ragazzina adolescente che era sua figlia.-

- A posto, li ho stirati ieri sera - disse piano, invece, Claudia, stancamente, ma la ragazzina non la sentì e continuava ad urlare, finché allora lei decise di staccarsi da quel bel momento, raro, l’unico momento suo per quella giornata forse e si arrese alle richieste.

- Ecco fatto, eccoli i calzini, quando imparerai a gestirti? Ricordati che sono una mamma che lavora! - e quello era la frase che era detta perlomeno cento volte in una giornata: quando raccoglieva le briciole sulle poltrone nel salotto, i bicchieri del latte lasciati sul tavolino da fumo la sera prima, quando disfaceva le borse degli allenamenti, ecc. ecc.

Quanti ecc.!

Tutte le donne subiscono la solita condizione, pensa a tua madre, Claudia!

- E io mi devo accontentare - disse Claudia fra sé e sé - d’altra parte non esiste nessuna ragione al mondo per essere infelice.

Una bella famiglia, due figli esagerati, belli, studiosi, responsabili, un marito innamorato e fedele, (fedele?), perfetto, direi, che aiuta nelle faccende di casa, un lavoro che non è quello sperato, ma che in ogni caso le permetteva di fare una vita discreta, di levarsi gli "sfizi", una casa di proprietà già quasi pagata. Che cosa voleva di più dalla vita Claudia?

Che cosa?

Questa sarebbe stata la domanda ricorrente di sua madre, e della suocera, e della cognata se si fosse azzardata a confidare a loro quella strana sensazione di inquietudine che si faceva largo nella sua anima e che stava effettivamente navigando nella tempesta dei suoi pensieri. E non era un pensiero tanto vago e tanto unico, ormai erano all’incirca..., ma vediamo un po’, quattro, cinque? Anni di sicuro. E lei adesso aveva quarant’anni, l’età della crisi delle donne, un’età delicata, l’età dei bilanci!

Aveva, come dire, la sensazione che la vita le stesse scivolando via, le passasse accanto senza che lei potesse agguantare neanche un briciolo di quello che poteva averle offerto, di quello che conteneva. Si può dire così?

O meglo le guardava la vta scorrere alla fnestra come guardava d’nverno la pogga e che cosa le rimaneva dopo la piogga? A Clauda venne da rdere: vetri da pulre si dsse!

Ma ora non poteva più permettersi di pensare, ora doveva prepararsi per uscire, fare la spesa e andare al lavoro. Basta pensieri, via, sciò!

Così con tutta calma, si distaccò dai suoi pensieri e cominciò ad agire, si truccò accuratamente (ed erano mesi che non lo faceva) si vestì di tutto punto ed uscì.

- Buongiorno - il vicino la saluta allegramente tenendo per mano il figlio che deve andare a scuola. Claudia abbozza un sorriso all’adulto ed una carezza sul cappello del bimbo, ma non rispose, non ne aveva voglia. Magari con gli estranei avrebbe voluto permettersi di non essere obbligata a fare quello che non aveva voglia di fare, a costo di apparire maleducata e scostante.

Un instante dopo però si pentì e rispose invece con un - Buongiorno! - volante mentre i due si allontanavano e fu costretta ad alzare un po’ la voce perché la sentissero e i due, poverini, alzarono la mano entrambi in segno di risposta.

E dai, Claudia, non è giusto che tu ti comporti male con chi non ce ne ha colpa! La razionalità prendeva sempre il sopravvento, ma perché si lasciava come sempre aveva fatto nella sua vita condizionare dagli altri?

E adesso, il lavoro. Uffa! Il lavoro da affrontare: una scrivania intera di fogli, di scartoffie piene di numeri da decifrare e clienti, a volte anche un po’ scortesi da accontentare, da accogliere con il sorriso, trentadue denti trentadue.

Era stanca, Claudia, sì, stanca. E allora?

Allora, eccola, al sole, ad un pallido sole invernale che lei odiava, quel sole che non ha forza, non ha violenza e devi sforzarti per sentirlo sulla pelle. Malata, Claudia, era malata di sole. Ah! Che bella l’estate! Il sole, il mare, il caldo.

Era la sua cura preferita, che le impediva anche di pensare.

Telefono: - Non mi sento bene - dice a chi le risponde - non posso venire, sistemate la mia assenza come meglio credete. Torno domani. - Forse, avrebbe voluto aggiungere Claudia, forse, o forse mai.

Al sole. Seduta. Su una panchina. Non in completa solitudine: dintorno, bambini che giocano, urlano si rincorrono, si altalenano seguiti con gli occhi e con i piedi dai mamme, babbi, zii, nonne.

Più in là, nel parco, campi da tennis: maestri e ragazzini che si educano sul gioco e sulla vita.

Ha camminato per un’ora intera, dopo la telefonata, in cerca di un luogo che potesse essere fatto suo, un angolo, un rifugio in un luogo che però non ha niente di ciò che vorrebbe: non c’è il mare, non c’è la storia umana, non c’è segno di opera umana, solo la natura. La meravigliose natura. L’inquietudine che sente dentro la fa star male, male davvero. Non esistono, se si analizza la sua inquietudine nella situazione della sua storia, motivi perché lei si inquieta. Un’inquietudine immotivata se il pensiero segue le regole della nostra società e della sua famiglia in particolare.

Quando morirà potranno mettere sulla sua lapide le solite cose apprezzabili che in genere si leggono: figlia esemplare, moglie devota, madre irreprensibile, ma dovranno aggiungere: inquieta. Inquieta, sì. Malinconica, sì. Triste, sì. Forse depressa, Boh!

E’ stanca, è stanca di dover rispondere a tutto questo, ha voglia di costruirsi una vita sua, senza che questa sia condizionata dai voleri e dai desideri degli altri.

- Faccio questo, se tu lo vuoi -

- ma non posso fare quest’altro perché altrimenti...-

Basta! Claudia vuole vivere, non per, non con, non perché, vuole solo vivere!

Vuole farlo perché lo vuole lei.

Non è facile, ma non sarebbe difficile. Una spallata e Bruummm! Ecco!

Una spallata e Bruunn! Ecco!

Ma non lo fa. Vuole ballare, vuole cantare, Claudia. Vuole essere curiosa di tutte le cose della vita. Vuole essere bella, Claudia, anche se, bella, sa di non esserlo mai stata.

Vuole riappropriarsi della sua vita, dei suoi desideri, delle sue voglie, delle sue volontà, senza darsi limiti, senza fissare obiettivi da raggiungere, ma... Cammina, Claudia e...Torna a casa.

Torna a casa.

Punto. Silenzio.

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Stellacometa

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