exclameanim[1].gif (355 byte)L'INCONTRO

C’è fermento, i ragazzi col loro allegro vociare, portano un’aria di allegria su questo vecchio treno, l’uomo seduto di fronte a me si desta per un attimo dal suo sonno, lancia un’imprecazione, si rigira sul sedile e riprende a dormire. La ragazza si siede accanto all’uomo, e vestita con ricercatezza, dal tailleurs, di ottima fattura, una camicetta di seta, con i primi tre bottoni aperti, fa intravedere un bel seno tenuto su da un reggiseno di pizzo bianco. Accavalla le gambe e la gonna diventa troppo piccola per coprirle, non posso non notare la perfetta rotondità delle cosce. Dalla ventiquattr’ore esce un fascicolo con dei documenti ed incomincia a leggerli. Ha l’auricolare all’orecchio, in qualche posto avrà nascosto il suo telefonino. Il volto è molto bello, leggermente truccato, solo un po’ di fard, un tenue rossetto mette in risalto delle labbra piccole ma carnose, con cui gioca maliziosamente stringendole fra le dita. Devo ricominciare per l’ennesima volta l’articolo che stavo leggendo, l’ho già ripreso 5 volte. Un trillo, almeno sei persone, compreso me, in cerca del proprio cellulare, lei tranquilla continua a leggere i suoi documenti, poi inizia a parlare con voce calda e sicura. Guardo dal finestrino, il mare è calmo, ci sono dei gabbiani sulla spiaggia, lei ride, “La cena ieri sera è stata squisita”.

Dov’ero rimasto?…. si, la barriera corallina, “Sei stato tenero stanotte”, hanno fatto l’amore.

Mi giro, il mio piede sfiora il suo, mi scuso, lei accetta, mi guarda, anzi no mi fissa proprio, sono imbarazzato, penso di avere qualcosa fuori posto, chissà perché quando un uomo viene fissato da una donna la prima cosa che pensa è se ha la patta sbottonata, do una controllata, tutto a posto. Guardo fuori dal finestrino, stiamo attraversando un paese, in un condominio ci sono dei panni stesi, mi sta fissando ancora, iniziano i miei tic, mi mangio un’unghia, la guardo, è molto bella, penso all’uomo con cui ha fatto l’amore la sera prima, una punta d’invidia.

L’uomo che dormiva scende alla fermata, rimaniamo soli.

Si passa una mano fra i capelli, il suo movimento è armonico e molto sensuale. Riprendo per l’ennesima volta l’articolo che stavo leggendo, non ci capisco niente, chiudo il giornale, accavallo le gambe.

Ha riposto nella valigetta i suoi documenti, si accende una sigaretta, una di quelle sottili e lunghe, ho voglia di fumare anch’io, la mia Camel sembra rozza e inadeguata. Percepisco che continua a fissarmi, incomincio a pensare che sicuramente le piaccio.

Sento la sua mano sul mio ginocchio, “Ti dispiace se do un’occhiata al giornale?”, balbetto un “Faccia pure”. Che stronzo, lei mi da del tu ed io rispondo con un lei, adesso che penserà, che voglia mantenere le distanze.

Lo sfoglia distrattamente, lo richiude, “Grazie”, “Figurati”, le ho dato del tu, spero che abbia capito che prima ero confuso.

“Hai sempre un bel viso”, oddio ma sta parlando con me? Devo aver fatto un’espressione da idiota perché adesso ride.

“Dai non ti ricordi di me?”, cazzo, una donna come questa come si fa a non ricordarla, eppure è cosi, non la ricordo.

“Sono Martina Buonaventura, abbiamo fatto il liceo insieme, tu sei Salvo”, oddio Martina “Disfatta”? quella che prendevamo tutti in giro per il suo abbuffarsi continuamente? Che si portava tre panini per colazione?

“Si adesso ricordo, sei un po’ cambiata”, sorride sembra divertita, la mia espressione deve evidentemente divertirla.

“Certo che sono cambiata, sono dimagrita, ho rifatto il naso, non sono più Disfatta”, mi odio per averla presa in giro al liceo.

“Una volta avevo una cotta per te, ma tu eri sempre circondato da belle ragazze, ti chiamavo “l’impossibile”, non avevo speranze”, il mio odio per me si trasforma in disgusto, sono un essere disgustoso.

Abbozzo un inutile e tardivo pentimento per com’ero, sono patetico.

Mi parla di se, del suo lavoro, è avvocato, della vita da single, dei viaggi, dei suoi tanti amori, io le contrappongo il mio ripetitivo e noioso lavoro, la mia vita matrimoniale, i figli, la quotidianità.

Mi chiede se ho sposato quella bellissima ragazza con cui stavo l’ultimo anno del liceo, le rispondo si, che proprio il mese scorso abbiamo festeggiato l’anniversario di matrimonio.

“Hai mai tradito tua moglie?”, mi va il fumo per traverso, tossisco, è troppo privata come domanda, sono sorpreso, tiro fuori una teoria sul tradimento intellettivo, virtuale, contrapposto al tradimento reale, la infarcisco con un pensiero debole di tradimenti senza importanza per la loro brevità, non ci credo neanche io.

Lei vuole sapere di più, accavalla le gambe, la gonna quasi scompare, metto gli occhiali, sono imbarazzato, le rispondo di si, molto tempo fa, mi dice che la attraggono gli uomini sposati, perché sono quelli più volubili, i più facili da conquistare, m’infastidisce l’idea che possa essere una facile preda.

Mi racconta di come riesce a sedurli, di come ha sedotto quasi tutti i nostri ex compagni, e che con alcuni ancora si vede. heartsred2ani.gif (591 byte)

Con malizia allarga la camicetta, una goccia di sudore scivola fra i seni, deglutisco, la immagino insieme ad Andrea, Davide, Luigi, la immagino mentre si spoglia per me.

Cerco di darmi un’aria intrigante, mi smonta dicendo che le piacciono solo quelli che hanno quei fisici da palestra, guardo il mio addome, un ammasso di grasso informe, perché non mi sono mai iscritto a quella maledetta palestra.

Adora sentire sulle dita la morbidezza dei capelli, giocare con loro mentre fa l’amore, penso ai bei riccioli che avevo una volta, sotto il mio cappello solo pochi peli, sono calvo.

Penso che magari con me possa fare un’eccezione, anche se sono diventato grasso, calvo e con gli occhiali, magari in virtù della sua antica passione, potrebbe sedurmi, l’idea di essere una facile preda adesso mi affascina.

Dalla borsa prende una caramella, la mette in bocca tirando fuori leggermente la lingua, ho la fronte imperlata di sudore, mentre parla noto che ci gioca con la lingua, mi sfioro le labbra con le dita, i miei baffi si bagnano.

Sento un fremito leggero che mi parte dal ventre, è una sensazione di piacevole benessere, credo di avere un’erezione, i miei pantaloni larghi non la fanno notare.

C’è movimento nel corridoio, stiamo per arrivare, vorrei chiederle di incontrarci fuori, per un aperitivo, scambiarci i numeri di telefonino, mi resta pochissimo tempo, s’intravede la stazione.

Ci alziamo, per un attimo i nostri corpi si sfiorano, m’imbarazza il pensiero che possa aver sentito la mia erezione.

Le chiedo se potremmo rivederci, magari passare una serata insieme, mi risponde che preferisce di no, che del Salvo che aveva idealizzato non è rimasto niente, che preferiva avere di me dei ricordi legati alla nostra adolescenza, e non quelli di un patetico omino sudaticcio che vorrebbe farsi un’avventura.

Mi saluta dandomi un bacio sulla guancia, la vedo scendere ed allontanarsi fra la folla, molti uomini si voltano, la guardano, mi sento “Disfatto”, penso a come ho adagiato la mia vita verso il nulla, penso a mia moglie, ancora bellissima, con una gran voglia di vita addosso, ed io che passo il mio tempo libero davanti al televisore. Penso ai miei figli che vedo solo per la cena e per 20 minuti, poi liberi, fuori a divertirsi, mentre io mi preparo una bevanda calda, e con una coperta addosso mi sdraio in poltrona, col telecomando in mano, pronto ad una serata d’infinito niente.

Penso che Marina avesse ragione nel volermi ricordare com’ero, io ormai ho perso i ricordi di me stesso.

Mi fermo al bar, ed ordino la solita granita con panna e due brioche, da domani mi metto a dieta.

 

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Salvo

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