L'animale ferito

Era una bella cucciolata, quella che aveva allietato la coppia d'animali, due maschi e quattro femmine, erano tanti, e tutti sgambettavano contenti, uno di questi, Nike era il nome che gli era stato imposto, mantello fulvo, vivaci occhi color nocciola, se ne stava in disparte, avrebbe voluto partecipare ai giochi dei fratelli, ma, una velata paura di non saper fare le stesse cose, rendeva le sue mosse alquanto impacciate, era cresciuto quindi non in perfetta libertà, ma all'ombra dei genitori, che credendola cosa buona, gli avevano evitato qualsiasi impatto con la cruda realtà della vita.

Un giorno gli occhi del cane brillarono, quando si vide indicare dalla mano della ragazza…. Sentì gli occhi della ragazza su di se, ed in cuor suo rise… Lei indicandolo, faceva capire che lo voleva con se, era carina buona e gentile con lui, la felicità di Nike era alle stelle, finalmente poteva lasciare l'ombra protettrice dei genitori, finalmente poteva muovere in libertà i suoi passi, confidando in Marcella, questo era il nome della ragazza.

Iniziò così un periodo felice per Nike, ma tutte le cose belle hanno un termine, Marcella iniziò a trascurare Nike, all'inizio, forse, grazie alla novità, lo faceva giocare, gli comprava i bocconcini che a lui piacevano, poi all'improvviso, senza nessun'avvisaglia, tutto era mutato, Marcella non giocava più con Nike, anzi, sembrava che la sua vicinanza le desse fastidio, le coccole, un tempo cercate, la urtavano, era insensibile all'affetto che l'animale riversava in Lei.

Allora Nike cambiò atteggiamento, iniziò a vivere passivamente, aveva capito che la natura umana era molto suscettibile di cambiamento, quella stessa mano che il giorno prima dava carezze, adesso schiaffeggiava con una durezza inverosimile, iniziò ad essere taciturno, riusciva a stento ad apparire sereno quando Marcella invitava qualcuno, non voleva far trasparire il suo malessere, poi, una volta solo, la tristezza lo invadeva, dando così corpo alle insicurezze che aveva da piccolo.

Intanto gli anni passavano, Nike capì che non poteva reggere ancora per molto, quella situazione falsa, era deleteria per il suo stato mentale, doveva reagire, troppo tempo aveva atteso inerte, taglio netto, decisione grave ma necessaria, doveva andar via da Marcella, che a quanto sembrava non era per niente interessata a riguadagnare il suo affetto, doveva quindi riprendere il controllo di tutto il suo essere, le ferite che gli erano state inferte, erano solo interne, più dolorose, ma meno visibili….

Ebbe quindi inizio la sua instabile vita di randagio, rubacchiando qua e la attimi di felicità, del resto di questo soffriva maggiormente.

Un giorno che la solitudine lo aveva avviluppato tra le sue spire più tenacemente del solito, incontrò Francesca, una donna dallo sguardo dolce, rassicurante e che vagamente assomigliava a Marcella, che ancora ricordava ed il ricordo del tempo trascorso con lei ancora vivo…

Francesca volle subito bene a Nike, lo portò nella sua casa, lo presentò alla famiglia, aveva quattro figli, e tutti manifestarono il loro piacere nell'accoglierlo, coccole a profusione, che lui, a modo suo, rendeva a Francesca e ai figli… passò così un periodo relativamente felice per Nike, poi, ogni cosa passa, ogni gioco diventa vecchio, Francesca si stanca di Nike, gli parla, gli afferma che pur volendogli bene, non lo vorrebbe più in casa, lo vorrebbe com'era prima, libero per proprio conto…. Libero.

La stranezza, Nike era prigioniero della sua libertà, Francesca lo accompagnò quindi fuori della famiglia, lasciandolo all'aperto, affermandogli che se lo desiderava poteva tornare da lei quando voleva…. Senza quella consuetudine che c'era stata fino allora.

Di nuovo Nike si ritrovò solo, ricominciò la sua vita di randagio, mendicando un po' d'affetto ogni tanto, a volte credeva che la mano che gli era tesa, nascondesse carezze e… ancora una volta la mano lo aveva duramente colpito, Nike fuggiva sempre più sconsolato, dopo ogni incontro con gli umani….

Umani? Chi stabilisce dove risiede l'umanità?

Ormai il tempo non aveva più significato per Nike, quando non vagabondava, lo passava al riparo di qualche rifugio temporaneo.

Quel giorno, in quella piazza assolata, col sole che cercava di penetrare i frondosi rami che lo proteggevano, Nike intravide un altro animale, una femmina della sua stessa razza, con il mantello  più chiaro, e degli occhioni tristi.

Nike ne rimase sconvolto, non fu il colore degli occhi a sorprenderlo, quanto lo sguardo spento, sconsolato, avvilito, aveva già visto quello sguardo, un giorno che, passando davanti alle vetrine di un negozio, incontrò il suo sguardo….

Ecco era proprio il suo quello che aveva visto in Shine, dopo seppe che questo era il suo nome, era stanca, affaticata, ed il sole aveva contribuito a rendere il suo incedere poco sicuro, la invitò a sdraiarsi all'ombra dell'albero, accanto a se… attese che il riposo rendesse un po' di serenità in quello sguardo, ma ben presto si accorse che, la stanchezza, vincendo le ultime schermaglie, aveva vinto, lei chiuse gli occhi e si addormentò.

Tutta la notte durò il suo sonno, e stranamente, non voleva saperne di dormire, vegliava su di lei, voleva farlo, senza nemmen lui saper bene perché, l'alba del nuovo giorno trovò Nike sempre sveglio, in trepida attesa, appena i raggi del sole iniziarono a scaldare l'aria, Shine avvertì il tenue calore sopra i suoi occhi, e li socchiuse, poi, scansando la vivida luce, li aprì del tutto, ed il suo sguardo si posò su Nike, i suoi occhi, di un grigio tendenti al verde erano dolci, di una dolcezza infinita, e rivolsero a Nike, un muto cenno di gratitudine, per averla aiutata, dopo un frugale pasto che lui aveva racimolato qua e la l'aveva invitata a addormentarsi sul suo giaciglio, cosa che lei aveva fatto.

Adesso erano lì entrambi, che guardandosi, si scambiavano frasi ed emozioni che difficilmente sarebbero riusciti ad articolare in suoni, scoprirono così le molteplici similitudini che li accomunavano, scoprirono che era bello stare uno accanto all'altro, che voler bene non nascondeva nessun forse, che ciò che gli occhi dicevano, non era dettato da nessun opportunismo, ma era realmente il trasporto che loro creavano ai loro sentimenti….

Nacque tra loro un'amicizia, cercavano entrambi di cogliere sfumature l'un dell'altra, aspetti negativi, e se vi erano, traendone profitto per la propria crescita, ormai era palese, volevano vivere insieme, la vita di Shine, era stata una copia di quella di Nike, affetti falsati, dolorose verità, ferite infertole da un padrone che aveva realmente creduto d'essere tale, che la trattava come una cosa, da accantonare quando non serve, da usare come un gioco, ed una volta soddisfatta la curiosità, mettere da parte.

Era giunta anche lei alla stessa conclusione, voleva vivere e non soltanto per gli altri, doveva fuggire, ma sono scelte difficili e dure da affrontare, l'aveva fatto…. Piano piano la sua fiducia vacilla, poi… ecco a questo punto Shine trova Nike, con questo stato d'animo incontra i suoi occhi, scoprendovi la dolcezza che cercava da una vita ed un muto desiderio scaturì dal suo sguardo, voleva vivere con lui, per lui, accorgendosi di aver anticipato solo di una frazione di secondo il desiderio formulato da Nike.

Ed eccoli adesso Nike e Shine che si allontanano insieme, ad ogni passo la vicinanza tra loro aumenta, ogni passo li porta sempre più distanti dai problemi che hanno sferzato le loro vite.


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