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Reno Bromuro |
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Ricordi di Natale
Natale, quanti
ricordi! Mi lascio trasportare da loro con
l’entusiasmo di un tempo.
Natale! Cerco di soffermarmi ad uno di essi, ma le
birichinate di mio figlio mi distolgono, per far
riprendere al pensiero, ricordi più recenti.
- Papà, è 'atale, oldi a me, 'iente?
- Cosa ci devi fare con i soldi?
- Compà le cappe!
Mi viene da pensare alla differenza esistente tra
mia e la sua fanciullezza: lui è più realista,
pensa alle scarpe, ai calzoni; io, invece... oh,
no! Perché questi ricordi?
Mia madre mi ripete spesso che già alla sua età
avevo tendenze all'arte, in genere. Franco, come
se nulla fosse accaduto, si è rimesso a giocare
con la sorellina e i ricordi mi assaliscono con
prepotenza indescrivibile: ricordi tristi e lieti.
La guerra è finita. E' il primo Natale di pace:
1946!
* * *
-
Caro, lo sai che devo trovare il momento buono per
uscire, la mamma potrebbe insospettirsi. -
Carletta! La piccola, cara Carletta! La sua voce!
Melodiosa,scintillante come un ruscello di
montagna canterino.
Carletta non era bella, ma ad incantarmi fu la sua
voce. Non ero che un ragazzo: quindici anni!
Quella sera del Natale 1946, per la prima volta,
prendendole le mani in un impeto d'amore provai un
tremore in tutto il mio essere, che ancor oggi mi
fu difficile dimenticare. Dissi tutto d'un fiato,
per paura che mi mancasse la voce.
- Carletta, sai?... La mia domanda per frequentare
gli studi al Conservatorio di San Pietro a Majella
di Napoli, è stata accettata. Il sette gennaio
dovrò iniziare l'anno scolastico.
- Allora? - M'interruppe tremante. - Vuol dire che
dovrai partire?
- Sì, cara.
Già tutto l'entusiasmo era scomparso! Mi
dispiaceva separarmi da lei, seppure sapevo che di
tanto in tanto sarei potuto ritornare. Ma sarei
ritornato davvero?
- Verrò spesso, la mia famiglia è qui. - Mormorai
dopo una pausa. - Devo andare, capisci? E' per il
mio avvenire. Pensa cara, il diploma di
compositore! Io voglio comporre musica. Scriverò
un'opera lirica e tu, amore mio, ne sarai
l'interprete. E poi ne scriverò altre e tutte,
tutte tu le canterai.
- Oh, caro! - Esclamò con voce sognante. - Sarà
bello, lo sento. Mi sembra già di vedere i
manifesti fuori del Teatro San Carlo e della Scala
di Milano, con i nostri nomi, scritti grandi così.
- E fece segno con le mani per farmi capire la
grandezza delle lettere. - La prima opera la
intitoleremo - continuava con fervore - Amore e
volontà. Ed io canterò con tutta l'anima. La gente
dirà: «Che bravi questi Carletta Spini e Mario
Zanelli, cantano al mondo intero il loro amore e
la volontà di riuscire nella vita: lui con la
musica, lei con la voce d'usignuolo, Non sarà
bello?»
- Carletta? Carletta?! - La madre la cercava,
chiamandola a squarciagola. Mi baciò e scappò via.
Il mio primo vero bacio d'amore! Quel bacio mi
accompagnò...
- Papà. Papà! - Franco tutto gioioso, mi tira per
i calzoni.
- Che c'è?
Mi mostra dei soldi che, dice, gli ha regalato lo
zio.
- Carletta! - Sospiro come in sogno.
* * *
E' tardi, ormai tutto tace, anche il vento. Forse
per non spezzare il corso dei ricordi: Anna,
Carmen, Antonietta. Antonietta! Com'era bella!
Bionda, esile, eterea. Cara Antonietta!
La conobbi la sera del 24 dicembre 1950. Non ci
dicemmo molto. Bastò un giro di valzer per
legarci. Ci guardammo semplicemente e, come un
appuntamento col destino, ci ritrovammo il primo
gennaio e ci dicemmo, solo guardandoci, quello che
le parole avrebbero potuto sciupare.
- Antonietta!
- Mario!
In un lampo, fummo l'una nelle braccia dell'altro.
Mi parve di avere il mondo stretto a me. Restammo
così, quanto tempo? Le stelle e le luci di Napoli
facevano da cornice al nostro sentimento, mentre
nell'aria, come portate dal vento, giungevano fino
a noi i versi di Landolfi Petrone:
«So' 'e stelle scese 'nterra
o so' sagliuto i 'ncielo?»
Natale 1953: il mio debutto.
Suonavo e guardavo la poltrona dove avrebbe dovuto
trovarsi Antonietta, occupata da una donna
piccola, dai capelli corvini: dov'era Antonietta?
Pensavo a lei e piangevo, perché? Il direttore
d'orchestra credette fosse emozione dovuta alla
benevolenza del pubblico, che mi aveva accolto,
con entusiasmo. Non sapeva, non poteva sapere, che
il mio pianto non era di felicità, ma di
disperazione perché Antonietta non era venuta.
Perché non è venuta? Che cosa sarà accaduto? Dio
mio, perché nel pensare a lei sentivo quella
stretta al cuore? E perché quella piccola donna
bruna, seduta al posto riservato ad Antonietta,
piangeva? Il concerto sembrava non dovesse più
finire. Mi sembrava noioso, eterno. Il tempo
sembrava si fosse fermato.
Finalmente il concerto era finito. Ma perché la
piccola donna bruna non c'era più? Non mi curai
degli applausi, corsi nel mio camerino. Entrai in
fretta per prendere il soprabito e scappare a casa
di Antonietta, per sapere. Nel camerino, c'era la
piccola donna bruna che piangeva ancora:
- Sono un'amica di Antonietta. - Disse soffiandosi
il naso, come per mandare via le lacrime.
- Che cosa è accaduto? - Domandai con la morte nel
cuore. - Perché non è venuta?
- Mario mi perdoni, se sono apportatrice di
dolore, in un momento di gioia…
- Dolore, gioia?! Parli per favore, non vede come
soffro? - Vedendo che non si decideva a parlare,
la presi per le spalle e la scossi. - Mi dica
tutto, la prego! Per favore!
- E' morta. - Disse in soffio.
- Morta!? - Non volevo credere. Era impossibile.
Uno scherzo, una bruttissima burla!
- Sì. - Riprese la piccola donna bruna. - E'
inaccettabile, lo so, ma è la verità.
Attraversando la strada, un'auto... Stava venendo
a teatro.
* * *
Seguì un periodo in cui vissi separato dal mondo e
la piccola donna bruna non mi abbandonò un
istante: mi fu sempre vicina.
Sono passati tanti anni oramai, nessuno ricorda
più il mio nome. Il pianoforte a casa, è rimasto
chiuso, da quella sera.
Oggi, Natale 1956, mi sono accorto di essere
innamorato di mia moglie, la piccola donna bruna,
la madre dei miei figli; sono innamorato e sento
che, per la difesa di quest'amore e per l'avvenire
dei nostri bambini, aprirò il pianoforte.
Sul piano, l'immagine di Antonietta mi sorride,
come quando era in vita, mentre nella notte si
spandono le note de «Il chiaro di luna» di
Beethoven. Sono le mie mani che scorrono sulla
tastiera.
Napoli 25 dicembre 1956
Reno Bromuro |