Era una giornata strana, un po’ elettrica, afosa e l’aria,
data l’ormai costante presenza dell’inquinamento,
irrespirabile. Da diversi giorni le condizioni atmosferiche si
dimostravano poco favorevoli ad un ricambio, non soffiava la
minima brezza ne vi era la possibilità che piovesse per
migliorare i requisiti ambientali. Vi sarebbe stato l’ennesimo
blocco del traffico per alleggerire la situazione, ma sarebbe
stato il solito palliativo che avrebbe, temporaneamente, fatto
scendere l’inquinamento ma non risolto il problema.
Per Giorgio era diventata irrespirabile non solo l’aria ma
anche la vita che conduceva così piatta e grigia senza un
futuro migliore in vista, senza prospettive di cambiamenti; il
solito tran-tran quotidiano, casa–ufficio, ufficio–casa, i
mezzi di trasporto sempre in ritardo ed affollati che lo
sfiancavano e toglievano le residue energie. Giorgio si
perdeva nei pensieri e con lo sguardo fisso nel vuoto riandava
al passato.
-"E tu, Giorgio, cosa fai? Non frequenti più ingegneria? "-
-" No – rispondeva – non mi dava più nulla; vado fra le
colline ed i monti e scrivo, dipingo, cerco di arrangiarmi
nell'ambiente." –
–"Ah, ho capito, – aggiungeva l'interlocutore con un
sorriso sarcastico - la campagna...–"
Allora sbottava: -"Pezzo di cretino, cosa ne sai tu della
campagna, cosa ne sai tu della mia vita, delle mie idee?
Certo, tu ti senti a posto, ti senti sicuro, hai raggiunto una
posizione, hai il futuro spianato; ma sei proprio sicuro di
essere felice, hai tu provato una sola delle sensazioni che io
ho provato?"-
No, non aveva sbagliato tutto; in campagna realizzava se
stesso, altrimenti si sarebbe sentito alienato, una marionetta
nelle mani di Mangiafuoco, un sassolino sulla strada preso a
calci dal primo passante. Ma fino a quando avrebbe potuto
vivere così? Sovente, sentiva che alcuni di loro si erano
laureati, che altri stavano per sposarsi, altri ancora avevano
trovato ottimi impieghi e raggiunto una posizione. Si poneva
la domanda se per caso non fosse stato lui a sbagliare tutto,
se non fosse stato meglio mettere da parte i sogni e gli
ideali troppo grandi e calarsi nella realtà. Ad un certo punto
aveva capitolato e, come si dice, aveva messo la testa a
posto, aveva trovato un lavoro e poi s’era anche sposato con
una brava ragazza.
Giorgio aveva spesso pensato al tradimento che aveva
operato verso i propri ideali ma aveva sempre tirato avanti.
Ormai a cinquant’anni senza nulla di cui vantarsi ne in bene
ne in male si sentiva come svuotato, l’eroico cavaliere Don
Chisciotte difensore dei negletti, era rimasto intrappolato
nella ragnatela del grigio fluire dell’esistenza borghese.
Tutti i sogni di gioventù erano naufragati nel misero fango
della quotidianità grigia ed insulsa. Un lavoro esaltante e
ben remunerato , cosa preminente e necessaria per il pensiero
odierno, non l’aveva incontrato. L’hobby, chiamiamolo così, di
dipingere , che avrebbe potuto, anche, diventare l’azione
autorevole ed esaltante della sua vita non era mai decollato,
nessuno voleva comprare quei quadri e quei pochi venduti
venivano pagati una miseria, neppure si poteva coprire la
spesa dei colori usati. La critica s’era sbilanciata definendo
la sua pittura simile ai fantasiosi paesaggi di Chagall per
via dei cieli azzurri senza confini, i cipressi rossi come le
cromie di un tramonto o verdi come lo smeraldo del mare,
quadri dove triangoli e stravaganti volute di chiome, quali
invisibili sipari, nascondevano il profilo di tetti o monti.
Ma questa positività non era servita a fare in modo che le
entrate migliorassero. E dopo un’ennesima inconcludente
esposizione aveva definitivamente rinunciato a dipingere ed
aveva venduto tutto ad un rigattiere, naturalmente per poche
lire.
Lo sapeva, un giorno sarebbe stato solo davanti a questa
grande incognita che è la vita, e non sarebbero serviti a
nulla tutti i suoi sogni, i suoi ideali. Oggi vivi solo se
produci, se ti inserisci nel sistema; sei un piccolo
ingranaggio di una grande ruota che fa parte di un meccanismo
ancora più grande. Eppure continuava a scrivere, a compilare
piccole guide, monografie, a corrispondere con riviste di
montagna, e lo faceva con passione enorme, ricavandone le più
grandi soddisfazioni, ma materialmente, nulla. La moglie, che
aveva sposato a trent’anni e alla quale non si poteva
rimproverare nulla nel rigoverno della casa, nel controllo
delle entrate e delle uscite, nella cura dei frugoletti, nati
dal connubio, si era dimostrata una buona moglie ed era tutta
dedita alla casa ed ai figli. Insomma Giorgio era arrivato al
punto della resa dei conti. Sempre più distratto sul lavoro
aveva dovuto subire i rimbrotti del capoufficio per il lavoro
malamente svolto ed anche i borbottii malevoli dei colleghi
che si vedevano accollato altro lavoro. Aveva chiesto un
permesso al capo, che glielo aveva malamente concesso, era
uscito prima dall’ufficio, aveva preso la malridotta
autovettura e si era diretto verso il lago distante una
trentina di chilometri dalla città. Voleva trovare un posto
tranquillo dove restare con i suoi pensieri, sviscerali,
riandare al passato ed organizzarsi per un futuro, forse, dare
una svolta anche definitiva alla sua vita. Insomma aveva
bisogno di quiete e di non avere addosso gli occhi della gente
mentre colloquiava, magari animatamente, tra lui e la sua
Anima. Era arrivato, con uno sforzo, sulle rive del lago in un
paese rivierasco, parcheggiata l’auto, aveva consumato un
tramezzino ed un caffé in un bar, poi si era recato sul
pontile dove fa scalo la motonave che collega le cittadine
lacustri.
La calma era sovrana, qualche raro passante e qualche
autovettura, l’aria era più respirabile, che in città, anche
lì però permaneva quel senso d’elettricità ma più attenuato,
l’acqua del lago sciarbottava molto delicatamente sulle rive.
Scivolano silenziosi, sulle acque placide del lago, due
bianchi cigni, altèri e maestosi, sembrano sospinti da brezza
ma vento non c’è. Anche l’acqua è immòta, polita come lastra
di cristallo, la trasparenza, sotto la superficie, è tale da
intravedere i piccoli pesci che s’avvicinano alla spiaggia
alla ricerca di insetti. Giorgio ne segue, senza vederli,
l’incedere, sono come i suoi pensieri che vagano senza una
meta precisa. Appoggiato alla staccionata del pontile,
Giorgio, spazia con lo sguardo verso il limitare delle acque
ed alle colline scure che lo circondano, residui delle colate
laviche sprigionatesi dalla Terra milioni di anni prima ed ora
coperte di boschi con qua e là alcune cittadine e case isolate
che si rispecchiano nel lago. Alle sue spalle, poco più in là,
qualche autovettura transita nella strada che attraversa il
paese. Neppure la spiaggia è lappata dalle onde, una quiete
afona, foriera di misteriosi ed inquietanti accadimenti
avvolge l’intero speco lacustre infondendo una dimensione
trascendentale e misteriosa. Il periplo tutto è visibile
sebbene una foschia, leggera nebbiolina grigiastra, ne renda
difficile l’interpretazione nelle insenature, dove la
vegetazione si bagna e si riflette stemperandosi nel liquido.
L’alberata risale la cerchia di colline, circondanti la conca
acquëa, e si rispecchia nel lago dandogli la parvenza di una
bocca sdentata che verso il centro appare simile un oscura
cavità sprofondante, un orribile gorgo pronto a mettersi in
moto ed inghiottire nelle sue spire ogni cosa circostante. Nel
lago, scuro contro un cielo ora grigio cenere, si riflettono i
ruderi del castello e le case del paese assumendo un aspetto
spettrale, vaghe forme senza definite dimensioni con vuote
occhiaie tentennanti ad ogni mossa dell’acqua. Le gabbianelle
si accostano alle rive, fischiando, mantengono una rotta
parallela alla spiaggia cònscie di un pericolo incombente.
Altri cigni, sopraggiunti i primi, sembrano avere una gran
fretta e si legge un’irrequietezza, nei loro movimenti,
dettata dalla paura. Prime folate di maestrale si abbattono
sul lago, il vento imprigionato dai rami degli alberi guaisce
ed ulula. I cigni, le piume arruffate dai colpi di vento,
cercano affannosamente di guadagnare il ricovero sicuro ma il
vento rende problematica l’operazione. Le nuvole ora diventano
sempre più bigie, il clima peggiora molto velocemente, anche
il giorno è in fase calante e l’oscurità allunga la coperta.
Già si percepisce il brontolio del temporale che rimbomba
dall’orizzonte. Qualche saetta illividisce l’äere e sinistri
bagliori si riverberano sulla superficie. Ora il maestrale,
con la forza di dieci nodi, flagella la superficie del lago,
vanno formandosi corpose onde che s’infrangono sulle rive
mentre i pesciolini cercano scampo dalla incipiente bufera fra
alghe che crescono a poca distanza dalle rive. Rapidamente
l’intensità del vento aumenta e passa dai dieci nodi ai venti
ed ai trenta, ed altrettanto rapidamente l’acqua diventa
sempre più furiosa, le onde si rotolano su stesse e la schiuma
viene rapita dal vento sempre più rabbioso ed ululante. I
cigni, nel frattempo, hanno faticosamente guadagnato la riva e
stanno, nel maestrale sempre più teso, caracollando verso il
rifugio e lanciano striduli versi di paura e rabbia. Una
saetta da un cielo, ora, cinereo ed oppressivo scende
zigzagando nel centro del lago, ne segue un devastante rombo
con diversificati echi rimpallanti dalle colline. Scrosci di
pioggia s’aggiungono al vento sempre più violento.
C’è qualcosa, scivola sull’acqua, sulle onde violente sotto
l’urlo del maestrale e la schiuma rapita dalle creste,
qualcosa lontano all’orizzonte, assomiglia ad un grande cigno
con le penne arruffate, ma si avvicina e si riesce a
comprendere: è una figura umana, una donna avvolta in una
tunica bianca orlata di porpora, a coprire il capo un velo
arancione dai cui spuntano capelli rossi, ed un gran mantello
bianco, che dovrebbe ripararla dal vento furioso e dalla
pioggia ma proprio il vento furibondo gonfia e trasforma in
un’ala ondeggiante e svolazzante a capriccio. Vola sull’acqua
la Dama, indifferente a tutto quel trambusto messo in opera
dal temporale, ma le sue vesti, come il mantello, vengono
mosse dal vento ora si gonfiano ora sgonfiano ora sembrano
bagnate ed aderiscono al corpo ora svolazzano come panni
all’asciugatura e allo stesso modo ciocche di capelli vagano
per la fronte a capriccio. La Signora non si scompone continua
imperterrita a camminare con passo misurato, ne lenta ne
veloce, facendo sfoggio di altera signorilità e conscia della
propria avvenenza passeggia come fosse al Corso. Nel frattempo
le saette fioccano, a destra ed a manca, illuminando
vividamente la notte buia ed i tuoni rimbombano uno di seguito
all’altro, altri scrosci di pioggia si riversano sul lago.
Giorgio, nel vento ed alla pioggia che gli schiaffeggiano il
corpo, assiste indifferente all’avvicinarsi della Dama e Lei
lo chiama e l’invita.
–"Giorgio vieni presso di me e non aver alcuna paura non
c’è alcun pericolo. "–
Giorgio come in trance si avventura sull’acqua. La Signora
ha un incarnato roseo più accentuato sulle gote e il bianco
collo è ornato da due catene su di una è appeso un crocefisso
l’altra è come una cordicella rossa dai contorni sfrangiati e
sanguinolenti: alla Signora era stata tagliata la testa!
– "Sii – Giorgio hai ben visto ed intuito – disse la Dama –
mi hanno tagliata la testa, mi dovevo sposare ed invece mi
hanno denunciata come Cristiana e mi hanno portato al patibolo
con un codazzo di sghignazzanti figuri. Dio li perdoni perché
non sapevano quel che facevano. Hanno chiesto, nuovamente, la
mia abiura ed al mio diniego il boia mi ha costretto il capo
al ceppo e con un colpo, Zac! – e riprese mentre Giorgio era
senza fiato – La vita è bella e va vissuta in letizia, mattone
dopo mattone giorno dopo giorno, anche se può sembrare tutto
scontato e grigio devi pensare che quel che fai per la tua
famiglia e per te. Non ti aprirà la gloria dei posteri o
qualche tesoro sulla terra ma sicuramente il Signore sta
accantonando per te in cielo. Caccia dalla testa quei brutti
pensieri perché non risolveresti nulla, toglieresti solo il
pane alla tua famiglia, tua moglie e i tuoi figli non hanno
colpa alcuna ma dipendono da te.-- Stacca qualche volta di più
e con la tua famiglia recati nei posti che tanto ti piacquero
e solleva lo Spirito, ricomincia a dipingere. Ed ora vai nella
Pace del Signore. –"
Tacque mentre si allontanava rapidamente lasciando una scia
fosforescente. Giorgio stava per esser preso dalla agitazione
in quanto stava sospeso sull’acqua, cosa sarebbe successo? Si
ritrovò seduto su di una barca, oscillava fortemente sulle
onde, ma era solida, una solida barca di pescatori. Il vento
si era rapidamente affievolito, le onde ancora solcavano il
lago ma si facevano sempre meno violente, le nubi rapidamente
sgombrarono il cielo ed apparve una luna splendente che svolse
il suo manto sul lago rendendolo simile alla via Lattea che
l’accompagnava in cielo. A Giorgio venne un gran sonno, si
sdraiò sul fondo della barca e dormì. Si svegliò, l’alba rosea
stendeva le dita sul mondo, vide che la barca era accostata
alla riva, scese rapidamente ed andò ad una cabina telefonica.
Era l’alba, si, ma sarebbe stato meglio così che macerarsi
nell’attesa; quella povera donna aveva passato la notte
nell’angoscia.
- "Pronto cara devi scusarmi, ti spiegherò tutto tra poco,
quando, sarò a casa – "
-" Sono qui e Ti aspetto a braccia aperte – " rispose la
moglie
Giorgio nel viaggio di ritorno si preparò a spiegare quanto
fosse bella la vita. Quando arrivò al giogo delle colline si
volse indietro; vide il lago scintillante sotto il fulgore del
nuovo sole e fu certo che il futuro sarebbe stato molto
differente. Aveva la Speranza che lo sosteneva.