DOLCE ULISSE

Ho lasciato questa terra il primo giorno dell’anno.

Il mio nome è Ulisse, sono un grosso terranova nero.

Ora vivo nel ponte arcobaleno, il paradiso dei cani, insieme a tanti altri amici.

Il nostro dio, il dio Mathan, è un dio buono e giusto, come quello che pregate voi, qui ci sono verdi prati, freschi ruscelli per dissetarsi, la notte non viene mai.

Il nostro dio è buono e giusto, per questo ora posso scrivere, non solo: umilmente gli ho chiesto se avrei potuto, non visto, scendere di nuovo sulla terra, per stare vicino alla persona che ho amato tanto; come lei amava me e lui me lo ha permesso.

Ora sono vicino a lei, accovacciato ai suoi piedi, ma purtroppo non può vedermi.

In certi momenti, ho la sensazione di sentire le sue mani sulla mia testa, la sua voce che mi chiama... No, questa non è un’illusione, mi sta chiamando davvero!

La vedo, è li alla scrivania e sta piangendo, con una foto in mano dove siamo insieme sotto l’albero più alto del giardino. In questa foto lei sorride felice ed io ho il mio grosso testone appoggiato alle sue ginocchia.

Com’è bella quando sorride ancor più del solito, perchè lei è davvero bella e ha un cuore grande, ma ora i suoi occhi sono tristi, spenti, da quando me ne sono andato ogni giorno mi chiama e piange, piange forte, urla il mio nome, ed io sono li, vicino a lei, ma non può vedermi, se non ne suoi sogni.

E allora, quando sulla terra il sole se ne scende e spuntano le prime, timide stelle, piano piano entro nei suoi sogni, e siamo di nuovo felici insieme purtroppo all’alba, quando il cielo si tinge di un rosa tenue, il sogno sparisce e tutti e due rimaniamo con un forte dolore nel cuore.

La vedo piangere e non posso fare nulla, nulla!!!

Solo guardarla e seguirla in tutti i suoi passi insicuri della vita.

Ma ora voglio cominciare a raccontarvi dall’inizio di questa stupenda storia.

Quando lei venne a prendermi, io ero in una bella gabbia con i miei due fratellini. Eravamo molto piccoli. Lei aveva un vestitino rosso, e con il viso luminoso per la gioia, si è avvicinata e ci guardava sorridendo con i suoi limpidi occhi colore del muschio.

Io pensavo: “ o grande dio Mathan, ti prego, fa che scelga me “.

Ed il mio cuoricino batteva forte, pregavo perchè prendesse me. E così fu. Mi guardò fisso negli occhi, io guardai dentro i suoi e capii, in quel momento capii che non ci saremmo lasciati mai più. E così è stato. Mi prese tra le braccia e mi baciò. Poi mi portò in una macchina e cominciammo il lungo cammino verso casa. La nostra casa.

Ero piccolo, e un pochino pasticcione, ma lei non si arrabbiava mai, rimetteva in ordine in silenzio e mi abbracciava. Così per qualche mese. Poi crebbi, e non le diedi più questi problemi, anche se combinavo qualche marachella, vedevo che per lei non era un peso, perchè l'amore che mi dava era così grande che nemmeno tutti gli angeli del cielo potrebbero immaginare.

Diventammo inseparabili.

Quando lei era triste, io correvo a mettere il mio testone sulle ginocchia per dirle:

“ ci sono qua io, perchè piangi, dunque? Non sai che ti proteggerò sempre anche se dovessi perdere la vita per questo? “

lei capiva, e mi stringeva a sè, ancora più forte, lasciandosi andare ad un forte pianto liberatorio, e mi abbracciava, mi coccolava, perchè percepiva il mio grande amore.

Lei amava me in modo indescrivibile, mi metteva davanti ad ogni altra cosa.

Ero per lei l’unico amico e compagno di vita, mi amava profondamente, come una madre ama il proprio figlio.

Mi ha curato, mi ha medicato, mi ha vegliato quando ero malato.

Insieme, si andava a correre liberi nei boschi, nei prati, l’uno vicino all’altra, sempre, ed eravamo felici, ci scambiavamo sguardi d’intesa ed io vedevo il suo volto provato da una vita difficile e piena di tanti dolori, illuminarsi finalmente di gioia.

Quanto l’ho amata!

E sono stato ricambiato con il più tenero degli affetti.

Mi portava a nuotare, perchè sapeva che amavo l’acqua fresca del fiume, giocavamo con la palla e lei rideva come una bambina.

Che dolce ricordo…. mi dava cibo buono e avevo sempre acqua fresca da bere. Quando tuonava, io tremavo per la paura e grattavo il portone di casa e lei mi apriva, anche se ero tutto sporco e bagnato mi mettevo sdraiato ai suoi piedi, e non avevo più paura.

In casa c’erano anche due altre bestioline, molto più piccole di me, che gli uomini chiamano “ gatti “. Imparai subito a giocare con loro e spesso li lasciavo dormire sulla mia schiena. Mi facevano compagnia e non ero affatto geloso, perchè anche loro mi volevano bene. Eravamo una bella compagnia, davvero.

Ma la mia amica era molto malata e spesso si assentava per lunghi giorni e andava a curarsi. Portava sempre con sè la mia fotografia. Ed io, paziente, l’aspettavo per lunghi giorni e lunghe notti davanti al portone della nostra casa. Sapevo che non mi abbandonava, me lo diceva sempre in un orecchio, ma soffrivo perchè la vedevo star male.

Anche lei soffriva quando doveva lasciarmi, ma quando ritornava, si faceva festa grande, ah, che gioia!!!

Non ero tanto contento quando mi portava da una bella signora sempre vestita di bianco, perchè a volte mi faceva un po’ male. Ma lei era li vicino con la sua mano sulla mia testa ed io mi tranquillizzavo un po’. Con il passare degli anni, imparai a non aver più paura della signora vestita di bianco, perchè avevo capito che anche lei mi voleva bene.

Ed il tempo passava, e io ero felice.

Avevo lei e il suo amore, cosa potevo pretendere di più? Nulla.

E mentre il tempo passava, il nostro amore aumentava sempre piu’.

Per me, lei era la cosa più bella che avessi mai visto prima, la luce dei miei occhi e quando, la notte, vegliando su di lei sdraiato sull’erba fresca del parco, alzavo il muso verso il cielo e guardavo le stelle, milioni di stelle, pensavo che nessuna aveva il suo splendore.

Certe volte mi immalinconivo, perchè sapevo che prima o poi avrei dovuto lasciarla e pregavo il dio Mathan perchè non fosse lei a lasciare me.

Mi accontentò.

La notte di questo ultimo capodanno cominciai a sentire forti dolori e camminavo con fatica.

Lei mi portò subito dalla bella signora vestita di bianco che mi trovò un po’ malandato..  ogni giorno la mia amica mi dava delle piccole cose bianche, che io dovevo ingoiare, ma non miglioravo.

Allora la signora vestita di bianco venne qui per curarmi meglio, e venne tante volte. Purtroppo io peggioravo, ormai non camminavo nemmeno più.

Capii allora, con una grande fitta nel cuore che il dio Mathan mi chiamava e che avrei dovuto lasciarla. Quale dolore sentii dentro di me….. non potrei mai descriverlo, ma il dio Mathan mi stava chiamando..

Lei, con fatica, mi portò nella sala dove stava sempre, a guardare dentro un quadrato luminoso e a scrivere, e si trasferì a dormire sul piccolo divano per starmi sempre vicino.

Mi dava l’acqua con le sue piccole mani, perchè non riuscivo più ad alzare la testa, mi abbracciava stretto stretto e metteva legna nel camino, aveva paura che io avessi freddo. Poi si sdraiava sul divano, ma io sapevo che non dormiva, si assopiva ogni tanto e basta, perchè aveva paura che io avessi sete. Si alzava dal divano di continuo per dissetarmi. I suoi occhi erano velati, il suo viso pallido per la stanchezza.

Era stremata, non mi lasciava un momento.

Una notte, nel momento in cui il cielo cominciava a schiarirsi, una notte limpida d’inverno, capii che il mio cuore avrebbe battuto i suoi colpi ancora per poco.

Lo capì anche lei, vedevo grosse lacrime silenziose scenderle giù dai suoi occhi stanchi.

Ci guardammo a lungo, un tempo interminabile, vedevo nei suoi occhi la paura, l’amore infinito, il terrore, l’ansia, il dolore, l’impotenza.

Piangeva, piangeva e pregava il suo dio, invocava il mio nome, ma a nulla servì.

Mi abbracciò con le poche forze rimaste, le diedi il mio ultimo sguardo d’amore, e chiusi i miei occhi per sempre.

Volai su, su, su in alto nel cielo stellato finchè vidi una luce e sentii una voce dolce che mi chiamava.

Pensai: “ forse sto sognando, domani mi sveglio e capisco che è solo un incubo. “ ma capii subito che non mi sarei svegliato mai più, non su questa terra.

Allora seguii la voce dolce che chiamava il mio nome e all’improvviso, mi trovai in un magnifico giardino pieno di alberi e fiori colorati.

Vidi attorno a me centinaia e centinaia dei miei simili e meravigliato, vidi che tutti saltellavano felici. Capii di essere arrivato sul ponte arcobaleno, il nostro luminoso paradiso.

Improvvisamente il mio cuore si riempì di gioia.

Sapevo che dovevo solo aspettare, e quando anche lei, la gioia del mio cuore, la mia grande amica sarebbe stata chiamata, ci saremmo riuniti in eterno e nessuno ci avrebbe più potuto separare, nessuno.

Allora cominciai anch’io a correre nei prati fioriti e profumati, insieme ai miei amici e compagni, perchè avevo la certezza che un giorno saremmo stati sempre insieme, lei ed io, liberi per sempre.

Ed il dio Mathan, che è buono e misericordioso, mi fece il grande dono: quello di far scendere sulla terra il mio spirito.

Ora sono qua, vicino a lei, anche se non può vedermi.

E la vedo quasi felice: forse anche lei ha capito che ci ritroveremo, un giorno, a correre insieme nei verdi prati del ponte arcobaleno, dove la notte non scende mai e tutto è colorato con tinte dolci e tenui, dove scorrono ruscelli di acqua cristallina e le grandi piante hanno foglie che si muovono per un vento leggero che le sfiora

Si, ci ritroveremo li, assieme, perchè anche il suo dio è grande e misericordioso, non ci separerà per tutta l’eternità; a volte ho la sensazione che lei percepisca la mia presenza: si ferma, poi si alza piano e va alla finestra.

Si guarda in giro come se cercasse qualcosa o qualcuno, ed i suoi occhi per un attimo scintillano: si, sono sicuro che avverte la mia presenza, in qualche modo, sopratutto nel buio profondo della notte.

Si, perchè lei mi parla, la sento.

E la sento anche pregare sottovoce il suo dio grande e misericordioso per ore e ore, chiedendogli la grazia di farci vivere insieme, io, lei ed i suoi cari che già sono andati in paradiso nei tempi passati.

Ed il suo dio, che è grande e misericordioso, esaudirà il suo desiderio, perchè lei lo prega all’infinito, finchè le sue parole si spengono nel sonno.

Anche ora la sto guardando: i suoi occhi sono persi nel vuoto, si tocca i capelli e la vedo pensierosa guardare fuori dalla finestra, e ad un tratto, sorride!

Si, perchè per un brevissimo istante i nostri occhi si sono incrociati ancora una volta e lei ha capito, si ha capito, ha capito!!!

Adesso non mi resta che aspettarla, qui, sul verde e leggiadro ponte arcobaleno.

E per il resto della sua vita terrena, io veglierò sempre su di lei, perchè nessuno possa farle altro male, perchè la cattiveria che molti uomini hanno in sè, non la sfiori mai più, mai più.

Le starò sempre vicino, fino a quando potremmo correre liberi, allegri, gioiosi nei grandissimi pascoli del cielo.

Paolina, dolce compagna della mia breve vita, io sono qui con te ed anche se non puoi sentirmi, voglio dirtelo lo stesso, il cuore me lo impone :

sei stata tutta la mia vita, ti ho amato quanto tu hai amato me, sei la mia stella in cielo ed il mio fiore sulla terra, il mio unico, grande amore. Dormi serena, amica mia dolcissima, io sono qui vicino a te.
Con tutto il mio amore.
Arrivederci lassù.

Il tuo fedele compagno, Ulisse. “.

Paola

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