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 La favola della vita

In casa la chiamavano la Principessina, per quell'aria sognante, per quei suoi capelli lunghi biondi, per i suoi occhi verdi dalla forma orientale. Esile e leggiadra, riscuoteva tenerezza in chi la conosceva.

Una mattina di maggio, una di quelle mattine in cui il sole scalda e l'aria profuma di fiori, salì su un treno, diretto nella grande capitale.

I genitori erano preoccupati, fecero di tutto per dissuaderla ma lei fu irremovibile.

Si sentiva come il gabbiano Jonathan…. il gabbiano che vive nel profondo di tutti noi, e si ripeteva:

"L'unica vera legge è quella che conduce alla libertà. Altra legge non c'è."Ora voglio volare da sola…sento di essere pronta.

Il treno, dopo breve tragitto, con uno stridio di freni, si fermò in una piccola stazione…salirono diversi passeggeri fra cui uno vestito stranamente di azzurro: era il Principe….il Principe Azzurro che aveva da sempre popolato i suoi sogni. Aveva un portamento regale, alto di statura, un bellissimo sorriso.

Principessina non riusciva a staccare gli occhi da questo personaggio, li abbassava solo quando lui contraccambiava i suoi sguardi….non aveva mai visto un giovane così bello.

Arrivati nella capitale, si persero di vista….lei si diresse verso quel luogo di lavoro che le avrebbe dato una certa indipendenza economica e la valorizzazione delle sue capacità.

Alla sera, come per una magia di una strega buona o di una fatina, si ritrovarono sullo stesso treno.

Così ogni mattina e ogni sera, per diverso tempo, non fecero altro che far parlare i loro sguardi.

Un giorno scoppiò un violento temporale…Principessina si rifugiò sotto l'arcata di un portone assieme con altri passeggeri fra i quali c'era lui…il bellissimo Principe Azzurro.

Lui le si avvicinò e le disse:

"Vieni qui che ti riparo con la mia giacca, ti stai bagnando come un pulcino"

E così dicendo se la strinse al petto.

La strega buona, o la fatina turchina, fece un'altra magia... li trasportò in un mondo fiabesco dove gnomi, folletti e abitanti del bosco erano i loro compagni, e dove la dimora era un nido scavato in un grosso albero; sopra di loro solo nuvolette leggere in un cielo così azzurro che più azzurro non si può.

Dopo circa un anno, scesero da quel mondo di fiabe per ritrovarsi in una chiesetta : lei aveva un vaporoso vestito bianco di pizzo... era sempre leggiadra e bella; lui, uno smoking grigio... era aitante e felice.

Principe Azzurro le andò incontro, le tese la mano... una mano grande e larga, poco regale se vogliamo, e strinse quella di lei, piccola e tremante.

Le due mani così unite erano il simbolo di un cammino... il cammino della vita.

Anche la realtà ha i suoi happy-end.

Miriam

 

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