La casa del sole e del mare

Dopo tanto Angie era riuscita a realizzare il suo sogno: possedere una casa sulla spiaggia, giusto lì, ad un passo dal mare.

Era piccina, in verità, quella casa, ma a loro due bastava: una stanza da letto, una cucina in cui ci si stava comodi anche quando c'erano gli amici, una sala arredata solo con un gran divano, l'impianto stereo ed il caminetto e la sala da bagno occupata per una buona parte da una doccia fatta fare appositamente da loro.

Grandi vetrate davano luce in ogni momento della giornata a quella che loro due chiamavano "la casa del sole e del mare"e, nei giorni afosi d'estate, le persiane appena dischiuse permettevano al fresco odore salmastro di diffondersi negli ambienti e la brezza leggera che aleggiava in quelle stanze faceva svolazzare le tende, tutte di lino bianco, e creava magici giochi di luci ed ombre.

Avevano voluto parquet al posto dei pavimenti, era più intimo, dava più calore alla casa, alla loro casa, a "la casa del sole e del mare".

Le pareti, anch'esse bianche, erano tappezzate di foto: albe, tramonti e poi foto di mare e foto di luna e foto di lui sorridente insieme con i suoi amici e poi lui al mare e poi gli occhi innamorati di lei in una foto fatta solo per lui e per nessun altro; una sola foto, però, li vedeva insieme…..gli occhi stregati di loro due intrecciati come se il mondo oltre quegli sguardi non esistesse……

Pochi altri oggetti erano in quella casa ed ogni cosa, in qualche modo, era legata al loro amore: una catenina con il ciondolo di una luna e diversi cuoricini di ogni colore e forma avevano il posto d'onore sul comò in camera da letto; cinque vetri tondi colorati: uno bianco opalescente come la luna quando è piena, uno giallo come il sole, uno rosso come il sole che sorge e tramonta e come la passione che c'era fra loro, uno verde come la speranza e come il mare quando grida la sua rabbia e come il colore degli occhi di lei ed infine uno nero come la notte e poi musica, tanta musica sparsa ovunque per casa.

Angie adorava la luce morbida e velata delle candele, ne aveva sparse a dozzine per tutta casa e, all'imbrunire, le accendeva; "la casa del sole e del mare", così, prendeva le sembianze di un'abitazione uscita da altri tempi e l'atmosfera distesa e pacata che vi si respirava, era quasi tangibile.

Avrebbe voluto vivere lì per sempre Angie, era felice di dividere i suoi giorni con quell'uomo taciturno, con quell'uomo che lasciava parlare la musica al suo posto, con quell'uomo che difficilmente esternava i suoi sentimenti, sapeva aspettare lei e poi rispettava il suo pudore, la sua difficoltà di uomo non abituato sentirsi speciale, non abituato alle coccole, non abituato, forse, ad avere una donna che vivesse solo per lui; ad ogni buon modo, bastava che lui la guardasse e che le parlasse per rivelare quello che aveva dentro.

Adorava viziarlo e lui, dapprima in modo impacciato, poi sempre con più sicurezza aveva cominciato a sciogliersi e il brillare sfacciato dei suoi occhi le faceva capire quanto fosse felice e quanto, al di là delle parole non dette, la amasse.

Passavano le serate passeggiando sulla spiaggia nella bella stagione, e, in inverno, se ne stavano stretti sul divano ad ascoltare musica, col caminetto acceso.

Il silenzio di quelle passeggiate notturne era scandito solo dal rumore della risacca e quando era buio pesto e la luna era altrove e le stelle sembravano voler gareggiare in luminosità, lui la possedeva lì su quella spiaggia; giocavano a rincorrere il piacere per ore e quando, i loro corpi, esausti ed impazienti, reclamavano il supremo piacere vi si abbandonavano senza indugiare oltre: erano fuochi pirotecnici, era intrigo, era magia, era incantesimo, era stregoneria, era amore, solo amore e nulla più….

Capitava spesso che lui la chiamasse da lavoro e le dicesse: "Amore, ti va di fare casino questa sera?".

"In quanti siete?", rispondeva lei.

Era sempre aperta "la casa del sole e del mare", aperta per gli amici con le famiglie, aperta per gli amici degli amici e per gli amici degli amici degli amici; era un continuo via vai di gente e c'era sempre qualcuno che strimpellava con una chitarra e loro si divertivano un mondo a cantare canzoni stonate.

"Vivremo come zingari e sarà festa ogni giorno" le disse lui e vivevano davvero come zingari ed era davvero festa ogni giorno, sia fossero soli, sia ci fosse gente per casa.

Il crepuscolo li vedeva seduti in terra, sulla sabbia, in silenzio, mano nella mano, come due adolescenti felici ed innamorati.

C'era bisogno di parole per gridare amore?

No, nessun bisogno e loro, e lui, era la dimostrazione vivente di ciò: era difficile che lui parlasse dei suoi sentimenti, che le dicesse d'amarla e lei, per sfotterlo un po', lo chiamava "l'uomo tutto d'un pezzo"……

"Altro che uomo tutto d'un pezzo…mi sento come non mi sono mai sentito, mi pare d'essere tornato ai miei 17 anni". Erano le parole di un uomo innamorato quelle.

"Hai la voce di una bimba felice".

"Sono felice Amore mio, felice d'averti trovato, felice d'amarti, felice di vivere solo per te, felice di viziarti…".

Non avrebbe mai creduto che si potesse essere raggianti con così poco, Angie, ma ogni persona che la guardava intravedeva quella luce speciale negli occhi, la luce che solo una donna innamorata riesce ad avere; le dicevano perfino che era più bella, lei che bella non si era mai sentita.

L'amore fa di questi miracoli, muove il mondo, illumina giorni e notti, scalda cuori e animi freddi, riconsegna il giusto colore ad ogni cosa.

Adoravano entrambi la bella stagione ma, da quando stavano insieme, avevano cominciato ad apprezzare anche l'inverno.

Accendevano il caminetto e, ogni sera, dopo che lei aveva finito di rigovernare, lui la chiamava con un tono che non ammetteva repliche: "Vieni qui vicino a me "signolina"che ti voglio guardare"."Subito "mio signole" rispondeva lei, e ridevano lieti e spensierati di queste sciocchezze che sì dicevano…sciocchezze di bimbi innamorati….sciocchezze di adulti ustionati d'amore!

Si stendevano allora sul divano…."vieni più vicino" le chiedeva lui, "ancora più vicino dai…."e s'appiccicavano come……. francobolli.

Il braccio di lui che le cingeva le spalle, il respiro che si confondeva e diventava uno, la testa di Angie sul petto del suo Amorebellissimo, e lui che le carezzava i capelli con l'altra mano, poi, piano, la scostava leggermente da sé: "Lasciati guardare", e lei, che mai avrebbe smesso di perdersi in quegli occhi, obbediva in silenzio. Le dita di lui percorrevano tutti i tratti del viso di Angie e si fermavano a lungo sulle labbra di lei, scendevano poi, giù per il collo facendo fremere entrambi.

Anche le dita di Angie scorrevano, lievi come piume, sul viso di lui e indugiavano a lungo sulla sua bocca carnosa poi, infilava le sue mani sotto il maglione di lui e gli sfiorava piano il petto e sentiva che il cuore del suo uomo batteva come se contenesse una carica di fanteria.

Tutto questo accadeva senza mai smettere di guardarsi.

Accostavano poi i loro visi e le bocche si cercavano con frenesia…erano davvero come due bimbi piccini, si baciavano a lungo fino a che le labbra diventavano rosse come papaveri; si baciavano tutto il tempo che occorreva ad esplorare, assaggiare, gustare ed assaporare anche l'angolo più remoto di quelle bocche assetate d'amore.

Non si bastavano mai Angie e "l'uomo tutto d'un pezzo"; ogni scusa era buona per stare vicini, per entrare in contatto fisico: sia che fosse una carezza, un semplice gesto d'affetto che erotismo, avevano bisogno di toccarsi, di respirarsi, di stare insieme ….."…..son completo incompleto, incompleto per amore, la mia costola mancante ce l'hai tu sopra il tuo cuore,….son completo incompleto se mi giro e non ti vedo,…… son completo incompleto e si ferma il cuore mio,……… son completo incompleto senza te vicino a me….".

Ecco come si sentivano l'uno senza l'altra: come questa canzone, una delle loro tante canzoni.

La stanza in cui Angie e il suo uomo dormivano era la più accogliente di tutta la casa: il letto, di ferro battuto, aveva, di fronte, una gran vetrata che occupava tutta la parete. Le pareti, le tende, il copriletto e perfino la poltrona, tutto era rigorosamente bianco; l'unica nota di colore era data, in quella stanza, dai tappeti che erano in tutte le sfumature dei colori caldi del sole. La vetrata si apriva sul patio, che dava direttamente sulla spiaggia e, la domenica mattina, erano soliti restare a letto fino a tardi, con le finestre spalancate, sempre che non piovesse, sia d'estate sia d'inverno, a guardare, in silenzio, il mare.

Aveva imparato il silenzio con lui, Angie, e quel silenzio, il loro silenzio diceva più di tante parole, era la loro anima ad essere vicina, era il loro cuore ad essere uno e l'anima e il cuore non hanno bisogno di proferire verbo per comunicare….

Angie in posizione fetale nel letto……
Angie che si culla…..
Angie spaventata…..
Angie cuore sbrindellato……
Angie anima lacera…….
Angie lacrime amare…..
Angie dolore assordante……
Angie vita che si spegne……

Angie accoccolata in terra, in un angolo de "la casa del sole e del mare",  Angie che si dondola sui talloni, il viso affondato fra le sue ginocchia, e quella vocina che come una nenia le fa compagnia: "….fai la brava, le bimbe grandi non piangono….fai la brava le bimbe grandi non piangono….fai la brava….fai la brava….".

"Non voglio essere brava e poi, e poi non sono una bimba grande, sono solo una bimba e voglio piangere, piangere fino a che nulla resterà nei miei occhi, fino a che tutto il dolore sarà lavato via….".

A chi, se non a se stessa, Angie rispondeva?

Sobbalza nel letto, Angie, si tira a sedere, appoggia le spalle alla sponda del letto, è sveglia, madida di sudore, si guarda intorno, spaesata, impaurita, sola fra quelle lenzuola nere di seta come la sua camicia da notte, stende un braccio per sentire il calore di un corpo che non ha dormito lì con lei quella notte…

Infila la sua vestaglia, anch'essa nera, e le pantofole rosse come un cuore sanguinante e gira in quelle stanze vuote: la cucina riordinata la sera prima, il gran divano, lo stereo, il caminetto, la musica, la stanza da bagno, gli occhi di lei in quella foto e poi le albe e i tramonti e il mare catturati sulla pellicola…c'erano solo quelle di foto…

Torna nella stanza da letto, Angie, nella camera dalle lenzuola di seta nere; sul comò, in bella mostra vede il ciondolo a forma di luna, i cuoricini, i sassi di vetro colorati…..

Albeggia già lì fuori, Angie spalanca la gran vetrata, accende la radio sul comodino e scende in spiaggia; seduta sulla sabbia fresca ascolta quella musica: è la stessa del sogno…com'è possibile?

"…sono completo incompleto, incompleto per amore….son completo incompleto se mi giro e non ti vedo…..son completo incompleto senza te vicino a me….."

Protende la sua mano, Angie, a cercare quella dell'uomo del sogno, ma c'è solo sabbia, rena che scorre fra le sue dita come la propria vita….

…ha deciso Angie, ha deciso che sarà incompleta per amore, ha deciso che se qualcuno dividerà con lei "la casa del sole e del mare", quel qualcuno dovrà essere come "l'uomo tutto d'un pezzo"; quel qualcuno la dovrà amare in quel modo speciale e unico, i loro silenzi grideranno parole d'amore e il mare e la musica saranno momenti di condivisione, saranno soffi di vita unici e singolari…….

Una coccinella si posa sulla sua mano…..

Sorride ora, Angie….basta poco così per farla sorridere, basta una coccinella……. in fondo, ha la sua musica, ha la sua casa, "la casa del sole e del mare", la casa che aveva sempre sognato…giusto lì ad un passo dal mare…

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Maria

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