
IL GIARDINO SEGRETO
Quando parliamo di un giardino,
immaginiamo un posto arioso, con più o meno piante intorno, con diverse varietà di
fiori, magari profumati; con degli uccelli chiassosi che fanno la spola fra gli alberi e
farfalle multicolori che svolazzano lievi.
Eppure, non è sempre così.........
Quella mattina di fine estate nulla lasciava presagire che i programmi fatti si sarebbero
scombinati e, una volta tanto, la cosa non fu per niente spiacevole, anzi!
Non è vero che nulla lasciava presagire: a ben pensare ci furono una serie di coincidenze
e circostanze e sensazioni e quanto altro che, magari al momento non furono evidenti, ma
in un secondo tempo furono chiare e ben delineate...come....come un disegno ben preciso e
studiato.
Quella mattina, come ogni mattina, Marika, si preparava per
uscire ed andare a lavoro; anche i preparativi furono diversi dal solito...doveva
immaginarlo che sarebbe successo qualcosa da lì a poco....lavò i capelli anche se li
aveva lavati solo due giorni prima; non le venne voglia di fumare e mentre si rese conto
di questa cosa, sorrise fra se e se e si disse: "Lui non vuole che fumi....".
Il trucco quella mattina fu più leggero del solito e, mentre si guardava nello specchio,
intenta a mettere un velo di rossetto, si scoprì a sorridere di nuovo mentre pensava che
lui, tempo prima, le disse che preferiva le donne poco truccate ..... "....uffa che
pizza...Lui, Lui, sempre Lui! ...e chi sarà mai?!....Alain Delon? ", ma mentre
pensava ciò continuava a sorridere e lo sfavillio che accese i suoi occhi la diceva lunga
su quello che sentiva in quel momento.
Perché, nonostante avrebbe dovuto iniziare a lavorare non prima delle 10, uscì alla
solita ora in modo da avere il tempo per fare un giro per i negozi nei pressi del suo
ufficio?
Erano le coincidenze che facevano combaciare quel puzzle o era il forte desiderio che
permise la simultaneità di quegli eventi?
L'unica certezza che aveva, prima che squillasse il telefono, era che non lo avrebbe visto
quel giorno
così pensava
Rocco
il "bell'Alain", infatti, era fuori per lavoro da qualche
giorno e, quando lui sarebbe rientrato, lei sarebbe andata via a frequentare un corso che
l'avrebbe tenuta lontana per più d'un mese.....e vabbè la vita era anche questo, ma,
alle volte, un pugno di circostanze, all'apparenza scombinate, fanno si che anche il
puzzle più intricato si incastri alla perfezione!
Marika sale in macchina, accende la radio e una loro canzone riempie l'abitacolo:
"Ah, bene" pensò " sarà di sicuro una buona giornata!"
Passò dal mare, aveva tempo per fermarsi a sentirne l'odore: la leggera nebbiolina che
sfocava i colori, il sole che si rifletteva sull'acqua, l'aria frizzante di fine estate
che pareva che li esaltasse quei colori.....questa fu la visione d'insieme che ebbe alle
otto di quella mattina.
Le sensazioni che accompagnarono quello spettacolo le fecero venire i brividi e, ancora
una volta, si trovò a pensare al suo......."bell'Alain".... percepiva la sua
presenza vicino a lei tant'è che si girò a cercarlo fra i radi passanti.
pareva strano, assurdo, forse anche stupido, ma Marika sapeva che Rocco
era lì con lei, potevano anche esserci mille km a dividerli ma, soprattutto in questi
frangenti lo sentiva dentro l'anima
c'era una sorta di
"connessione" in atto, ne era certa!
Nonostante tutto, però, una punta di nostalgica malinconia velò il suo sguardo per un
secondo.
Avrebbe voluto che fosse lì fisicamente, a condividere in silenzio quel momento.
C'era tutto e tutto era perfetto: ciò che più di tutto amavano era lì davanti a lei: il
mare col suo profumo, il sole, la musica.
Ci pensò il trillo del telefono a farla scendere dalla nuvola su cui era salita,
interruppe con un sospiro il suo viaggio ad occhi aperti e rispose.
Sentì solo la voce di Lui che le diceva che l'avrebbe raggiunta al porto al massimo entro
un'ora.
"Non scherzare" gli disse.
"Non tenermi al telefono
sto arrivando!" le
rispose lui di rimando.
Il puzzle stava prendendo forma, l'incastro perfetto stava per congiungersi, la
spiegazione di quel pugno di eventi stava avendo spiegazione
Marika s'incamminò verso il porto a piedi: quell'ora sarebbe stata lunghissima.
Telefonò alla sua "amicacomeunasorella", unica persona al corrente di tutta
quella storia, ed insieme esultarono per quel colpo di fortuna.
La discussione avuta la sera prima con Rocco l'aveva già scordata, l'avrebbe visto di lì
a poco e tutto il resto non contava più.
Non si capacitava ancora di quello che stava per succedere
era felice e
spaventata insieme: ogni volta che si vedevano era come se fosse la prima volta.
Marika camminava sulla banchina: occhi a terra, il sorriso che aleggiava sulla bocca, la
mente che non riusciva a concretare alcun pensiero tranne quello che da lì a poco avrebbe
visto il suo "bell'Alain".
Alzò gli occhi dalla strada giusto in tempo per vedere la parte anteriore dell'utilitaria
che quasi la sfiorò, restò immobile Marika e, lentamente, alzò un po' di più lo
sguardo fino a che incontrò gli occhi di Rocco. Lo sguardo scanzonato da eterno ragazzo,
gli occhi ridenti, la sua bocca piena
non era
affatto cambiato dall'ultima volta.
Rocco scese dall'auto, l'aggirò e finalmente furono l'uno di fronte all'altra: si
fissarono come due perfetti imbecilli, si diedero un bacio lieve sulle gote, continuarono
a fissarsi per un po' come chi non riesce a credere ai propri occhi.
"Finalmente le tue mani, i tuoi occhi, i tuoi capelli" dice Marika mentre prende
la mano del suo "bell'Alain" fra le sue: la gira, la guarda, la carezza; scruta
gli occhi di lui
non li aveva mai visti così belli; tocca
piano i suoi capelli
le mancava quel gesto così familiare e
confidenziale fatto non si sa quante volte, ma di cui non ne aveva mai abbastanza.
Salgono insieme in macchina e mai, mai nessun'automobile le era parsa così bella.
Vanno via insieme e durante il tragitto si sfottono, ridono, parlano e si guardano giusto
come due ragazzini.
Marika ha la testa reclinata sulla spalla, è seduta in modo sbilenco e non le riesce di
smettere di fissarlo, di toccargli le mani e, amorevolmente, si prende gioco
dell'imbarazzo di lui che blatera sul suo non essere in forma, sui capelli tagliati da
poco che non sono di suo gradimento e su altre stupidaggini simili.
Entrambi masticano una quantità industriale di chewingum, segno evidente di quell'ora
d'attesa
C'è silenzio ora, Rocco si dirige a nord, con i raggi mattutini che danno luce ai capelli
Marika e filtrano attraverso essi nell'auto.
Il senso di beatitudine della donna è evidente nel suo sorriso, nei suoi occhi, e
tangibile nel suo silenzio.
Hanno sbagliato strada tant'è che Rocco si ferma a chiedere informazioni; quando esce dal
bar, però, invece di dirigersi verso il lato guida, apre lo sportello di Marika, si siede
di traverso di fronte a lei sulla carrozzeria dell'auto, le mette una mano sulla coscia e
la bacia.
Non c'è esitazione in quel bacio, è quasi una rivendicazione, un segnare il territorio.
Le labbra tumide, morbide e calde di entrambi, si schiudono nello stesso istante e
lasciano che la lingua dell'altro frughi ogni angolo della propria bocca.
Piano
piano
non c'è fretta.
Quel bacio dato in modo così repentino si interrompe quasi allo stesso
modo
ora è lui che, divertito e scanzonato come sempre, se la ride e
gongola della sorpresa suscitata in Marika, mentre, a grandi falcate, si dirige verso il
lato guida.
Ai margini di un campo di grano falciato di un piccolo paese collinare da cui s'intravede
il mare, è lì che Rocco ferma la sua macchina; incuranti di tutto e di tutti, consci
solo della presenza fisica dell'altro cominciano a baciarsi.
Troppo tempo era passato dall'ultima volta, troppa la voglia di stare insieme.
Si passano saliva e amore e il chewingum fa la spola fra le loro bocche, si bevono,
s'assaggiano, si confondono e si perdono l'uno nell'altra.
Un momento di pausa
silenzio
la
testa di Marika sulla spalla di Rocco;
"Posso stare così?" chiede lei in tono incerto
silenzio
lui non risponde
"Posso stare così?" di nuovo, stavolta scostandosi leggermente
"
zitta
stai zitta, non parlare
" dice lui in
tono sommesso, quasi sussurrato mentre le cinge le spalle con un braccio e l'avvicina a
sé.
Occhi chiusi e il profumo di lui,
occhi chiusi e il contatto con la sua pelle,
occhi chiusi e gioia.
La mano di Marika s'insinua sotto la maglia di Rocco per carezzargli lievemente il petto,
a giocare con i suoi capezzoli, a sentire il torso infiammato dalla passione.
Si staccano, si guardano, si baciano: stavolta lentamente, stavolta ad occhi aperti, per
vederli da vicino, per leggerci tutto l'amore che c'è dentro, per scoprirli
identici
stesso colore, stesse sfumature, stessa voglia di amare, stesso
modo di amare.
Rocco raccoglie i capelli di Marika in una mano, le gira piano la testa di qua e di là
come a volerla guardare meglio, con l'altra mano le carezza la guancia e bisbiglia come
una nenia: "Come sei bella
come sei
bella
".
La palese ed evidente difficoltà dell'uomo a certi gesti, a certe effusioni rendeva il
tutto molto speciale ed unico
in fondo lui era un uomo che raramente
lasciava trasparire le proprie emozioni in quanto non voleva esserne
sopraffatto
bastava solo saper "leggere fra le righe" e,
fortunatamente, Marika ne era capace.
Vibra l'aria in quel giardino, lo spazio ristretto amplifica sensazioni ed emozioni,
l'ambiente è saturo di suggestioni sopite e nuove, di situazioni mai conosciute prima.
Scendono per prendere un caffè, lui la precede di qualche passo, di colpo si gira, le
tende una mano dicendo: "Vieni facciamo come i bimbi
".
Passeggiare tenendosi per mano fino al bar, fermarsi durante quel breve tragitto a
scambiarsi ancora qualche tenerezza, ricominciare a camminare, stavolta abbracciati,
continuare a guardarsi, a sorridersi, ad amarsi proprio come due bimbi al primo amore.
Poggiati al bancone, nell'attesa del caffè, persi come sono, non hanno modo di vedere la
curiosità negli occhi degli altri avventori; le dita intrecciate, la mano di Marika che
veicola quella di Rocco sul suo cuore: "Lo senti?", ha un sorriso in
risposta
lo sente, lo sente il tuo "bell'Alain" il
tuo cuore, non temere
E' ora d'andare, purtroppo non è possibile fermare il tempo; è ora di tornare ognuno
alla propria vita, al proprio posto; altri cento baci, forse più, sulla strada del
ritorno, non c'è tristezza nel loro saluto e poi quell'ultimo bacio dato a fior di labbra
perché, così le disse Rocco, "
è così che lo devi ricordare
".
Baci, carezze, giochi, trucco che cola dagli occhi, caldo, sudore, umori che si mescolano,
odore di possesso, senso di appartenenza, silenzio, musica
c'era tutto
questo nel loro giardino segreto: la piccola utilitaria di Rocco
il
posto più bello del mondo
fino al prossimo incontro, in un altro giorno
di strane coincidenze, in un altro giorno di incastro perfetto, chissà dove, chissà
quando
in chissà quale altro giardino
segreto
| Maria | maria@elbasun.com |
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