La signora Cipride

Come se fosse arrivata sulla spiaggia della Rodriguez e di dove fu un quesito che si posero soltanto le donne, quella mattina di luglio, perché gli uomini, e con questo termine intendo tutto il genere maschile, trovarono assai più interessante ammirarne il fisico nei minimi particolari e, per la verità, quelli nascosti erano abbastanza pochi.

Ella se ne stava sdraiata sul dorso proponendo le sue grazie con dovizia così scoperta dal minimonochini che, anziché coprire quel poco rimasto, pareva addirittura metterlo in evidenza.

Gli occhi, coperti da un paio di occhialoni scuri, erano certamente aperti infatti, la leggera smorfia canzonatoria dava a vedere che si era accorta delle manfrine di tutti quei maschi, che contrariamente al solito, andavano e venivano passando presso il suo ombrellone.

Quando, come al solito, Guido si decise a scendere alla spiaggia, era passato da poco il mezzogiorno e fu stupido che, come succedeva ormai come consuetudine, non fosse accolto dal solito coro di battute: “E’ venuto a fare il bagno?” da parte dei conoscenti e degli amici Guido, infatti, non si sentiva attratto né dalla spiaggia, né dall’acqua e, se lasciava la pineta, era soltanto per raggiungere la moglie e la sorella per l’aperitivo.

Quel giorno c’era uno strano silenzio e tutti gli uomini se ne stavano buoni, buoni sotto il proprio ombrellone in compagnia delle consorti, egli raggiunse il proprio sotto il quale c’era solo Dada infatti, sua moglie era, manco a dirlo in acqua.

Salutata la sorella si avvicinò alla riva cercando con gli occhi Luisa tra i pochi bagnanti ancora a mollo e, individuatala, le fece cenno di uscire per andare a prendere l’aperitivo.

Mentre si volgeva per tornare all’ombrellone, Sergio lo invitò ad avvicinarsi alla propria sdraio; “Ciao, Sergio, buondì Signora Silvana!” disse Guido avvicinandosi e Sergio gli fece eco: “Ciao, hai dormito fino ad ora?

Peccato perchè ti sei perso una cosa davvero interessante.”

“Ah sì, e cosa?”, la Signora Silvani interloquì: “Se guarda bene in fondo a destra, nella fila di mezzo capirà!”

Guido fece due passi indietro abbassandosi sotto l’ombrellone e seguì la fila di mezzo fino a distinguere una figura di donna sdraiata chiaramente a seno scoperto.

“Meno male che l’avvocato fa scuola e che ora siano in due a seno scoperto!”

Silvana rise dicendo: ”Caro mio, altro che l’avvocato questa! Ha portato la rivoluzione sulla spiaggia, stamattina, e tutte le signore si sono arrabbiate con i rispettivi mariti!”

“Ma allora bisogna che cerchi di guardarla meglio” e, volgendosi verso il mare, “mentre Luisa è ancora a bagno!”

“Dada!”, gridò alla sorella, “mi raggiungete al bar? ”e, avutane conferma, salutò gli amici avviandosi verso l’albergo seguendo un itinerario che lo portasse in vista di quella meraviglia annunciata.

Non ebbe bisogno di avvicinarsi molto perchè, proprio mentre si lasciava alle spalle gli amici, ella si alzò a sedere mostrando un seno decisamente bello a vedersi, un seno degno del resto che, si ripromise Guido, avrebbe trovato il modo di vedere meglio un’altra volta, raggiunse il bar, ordinò il solito Campari Soda e si dispose ad aspettare la moglie e la sorella.

Era decisamente caldo quel luglio, troppo caldo per stare al sole cocente, un caldo che toglieva le forze facendo desiderare la sera e questo stava pensando Guido quando la vide sorpassare la siepe e avviarsi nella sua direzione.

“Che strano abbigliamento”, pensò vedendo la tunica leggera che fasciava il suo corpo, gli strani calzari e i capelli pettinati come quelli di una dea greca.

Era alta e bella e uno strano sorriso illuminava il suo volto del tutto privo di trucco, camminava talmente leggermente che pareva sfiorare il terreno e teneva in mano, invece della borsa da spiaggia, un rametto di mirto fiorito, gli passò accanto mostrando di non accorgersi neppure di lui e, voltatasi verso il giardino, vi si diresse.

“Bella vero? ”disse a Marcello che stava in piedi presso di lui, “Bella chi, Signor Guido?” “Ma quella cliente che è passata adesso! Va bene che lei ha una moglie giovane e bella ma, questa, mi scusi, è ancora più bella!” “Signor Guidooo! O che il caldo le ha fatto male? Qui non ci siamo che noi due da quando lei è arrivato e, le assicuro, non è passato nessuno!”.

In quella giunsero le due donne e Luisa si profuse nelle solite lodi alla bellezza e alla temperatura dell’acqua e su quanto bene tutto ciò faceva ….

Poi arrivarono gli amici sistemandosi ai tavoli del dehor in attesa della campanella del pranzo.

Guido non sapeva come capacitarsi di ciò che era successo e attendeva una battuta almeno da Silvana e Sergio sulla bella bagnante ma non furono pronunciate battute, né si disse niente al riguardo e dovette ammettere di aver sognato ad occhi aperti, come al solito.

Gli spiaceva aver fatto una figura da scemo con Marcello ma si consolò quando il medesimo, augurandogli buon appetito, non fece alcun accenno al fatto che avesse sognato o che avesse dato i numeri per il caldo.

Verso le quattro del pomeriggio, Luisa e Dada lasciarono la casetta nella pineta per tornare in spiaggia e Guido rimase sulla terrazza a leggere.

Era trascorsa circa un’ora quando gli parve di realizzare una presenza nella pineta e si sporse per vedere di chi si trattasse; nei pressi della Marea lasciata in sosta nell’apposito spiazzo, stava la “dea greca” che, con la medesima aria sognante, guardava nella sua direzione.

Teneva tra le mani il rametto di mirto fiorito che poi posò sul tetto dell’auto mormorando, con voce dolcissima, queste parole: “Non temere, mortale, tu non sei pazzo né hai sognato ad occhi aperti, io sono Cipride dea della bellezza e dell’amore e vivo nel mare dalla spuma del quale sono nata …

Sono venuta a raccogliere un rametto di mirto, pianta alla quale sono particolarmente legata e che mi serve per riti magici che favoriscono gli incontri amorosi. Ho voluto confondermi un momento con gli essere umani e tu mi hai vista …

Ti dovevo questa spiegazione prima di tornare nel mare … ti lascio in dono il mio mirto affinché il tuo amore si conservi per sempre...” e la dea sparì nell’aria chiara di quel pomeriggio di luglio.

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