La punta del naso verde

Aveva una pessima abitudine, il Piero egli, fin da piccolo e inutilmente ripreso dai genitori e dai nonni, metteva il naso in tutto e tutto voleva sapere, anche degli affari degli altri.

L’impronta del ficcanaso finì con l’aglienargli la simpatia del prossimo tanto da rendergli la vita nel paese assai difficile.

E Piero crebbe e, alla scuola, successe il lavoro sempre senza amici e senza alcuna considerazione da parte di chi gli era sovrapposto al punto che, assai prima del tempo pensionabile, egli si ritrovò solo nel paese natio, orfano dei genitori e mal sopportato dai compaesani.

La solitudine destò dapprima un senso di fastidio diventando poco a poco, astio verso il resto del mondo dei viventi e desiderio di rivalsa nei loro confronti.

Dotato di una buona cultura procuratasi con lo studio a livello scolastico e attraverso la lettura, si ritenne in grado di proporsi quale consigliere comunale e, bastandogli due voti per essere eletto, ne ottenne uno da aggiungere al suo.

Nelle nuove vesti si trovò presto a malpartito infatti nessuno ne prendeva in considerazione la presenza e, tantomeno, le proposte ed egli prendeva le sue rivincite astenendosi o dichiarandosi contrario a quelle degli altri; in questo modo, come unico consigliere rappresentante del paese, non riuscì a migliorarne le sorti e, all’antica antipatia, si oppose lo scherno da parte di alcuni e un senso di pietà dei maggiormente ben disposti nei suoi confronti.

Vivere in questo modo sarebbe stato difficile per chiunque salvo che per chi, come lui, era naturalmente dotato di un egocentrismo straordinario e, non rieletto alle elezione successive, si assunse l’onere di presiedere il consorzio acque potabili, carica che nessuno aveva voluto per non assumersi responsabilità civili e penali nei confronti degli utenti.

Egli presiedette, fu il tesoriere e factotum sottoponendosi, naturalmente, ad una vera valanga di critiche giuste e sbagliate, per il suo disastroso sistema contabile.

E poi vennero i tempi bui del comprensibile disagio dovuto alla ristrettezza delle entrate e la conseguente ricerca di qualche occupazione redditizia ancorché saltuaria come la vendita porta a porta di prodotti editoriali e di piccoli elettrodomestici cercando il resto nelle risorse naturali della zona e così prese a vagare per i boschi alla ricerca di legna da ardere.

Un giorno, aveva raccolto la sua cesta di legna secca e stava riposandosi seduto su macigno quando, dinanzi a sé gli apparve uno gnomo, un piccolo essere come quelli descritti in un libro da un compaesano.

Lo gnomo stava fissandolo con aria canzonatoria e ciò diede molto fastidio al Piero tanto da indurlo ad apostrofarlo con acrimonia:

“Che cavolo vuoi? Non hai meglio da fare che stare qui a ridere di me?”

– “Povero Piero ...”, gli rispose l’ometto,“Tu credi di rivalerti sugli altri che ridono di te. Se tu, invece, diventassi maggiormente disponibile nei loro confronti, tutto cambierebbe in meglio!”

– “E se io non volessi? Se io preferissi continuare ad essere come sono sempre stato ?”

– “Affari tuoi, in questo caso, io volevo soltanto offrirti un’occasione, ma se tu non vuoi ...”

– “Ma vattene, nanerottolo, sparisci!”

– “Ma certo che sparisco, brutto scemo, ma voglio lasciarti un ricordo del nostro incontro….,” disse il nanetto ridendo, “Un ricordo mio personale che durerà per sempre ...Ah,ah,ah !...”.

Lo gnomo sparì mentre si perdeva l’eco della sua ultima risata e Piero si guardò dattorno cercando il ricordo promesso e, non trovando nulla, disse fra sè e sè :

“Già è abbastanza stupido, da parte mia, credere di aver visto un gnomo e di avergli parlato ma, addirittura credere che mi avrebbe fatto un dono….”.

Certo di aver sognato, Piero raccolse la sua cesta e si avviò verso il paese e, così procedendo, incontrò diverse persone le quali, di solito, mostravano di non vederlo neppure e, invece, ora lo fissavano in volto poi, appena passate, sbottavano in risate più o meno contenute.

Passò una settimana e i nervi di Piero stavano per saltare, sì egli sentiva che alla prossima risata, la sua collera sarebbe esplosa in tutta la sua violenza e, pur se qualche volta gli veniva voglia di fermare un passante per chiedergli il motivo di quel comportamento, frenava il suo desiderio di sapere per non offrire al prossimo il proprio fianco, per mantenersi al di sopra dell’altrui considerazione della quale aveva scelto di non aver bisogno.

Passò il tempo e venne l’estate e, con l’estate, giunsero i turisti e, tra essi, una bella ragazzina nordica bionda e dotata di una carica di simpatia coinvolgente.

Piero, opponeva al pessimo carattere, una prestanza fisica invidiabile, si poteva senz’altro considerare un bello se non si fosse nascosto le fattezze sotto uno spesso ed esteso barbone nero e, gli occhi, dietro un paio di occhiali neri.

Egli amava accentuare il suo look con abbigliamento e cappello nero e, d’estate, preferiva non uscire durante il giorno lasciando il compito alla notte e al buio di nascondere il modo di vestire maggiormente adatto alla stagione calda.

E fu la notte a fargli incontrare Kristin, ella gli apparve come una visione, come una ninfa che correva lungo la spiaggia deserta, ella pareva sfiorare la sabbia come se volasse poi, ad un tratto ella cadde e Piero ne sentì il grido mentre correva verso di lei …

Affannosamente cercò di rialzarla chiedendole se si era fatta male e ed ella gli sorrise assicurandogli che si era soltanto inciampata, ella stava tra le sue braccia e non faceva niente per divincolarsi e Piero, d’altra parte, non avrebbe mai abbandonato quella dolce presa poi ella gli accarezzò la punta del naso con un dito sorridendo e dicendogli in tono sommesso:

“Grazie, cavaliere dalla punta del naso verde, grazie di essere corso in mio aiuto”.

Sorpreso, Piero le rispose:

“Come mi hai chiamato?”,

e lei, “Cavaliere dalla punta del naso verde, è o non è una tua caratteristica ?”.

Piero restò senza parole e, istintivamente, si toccò la punta del naso pensando e ripensando alle risate e alle ironie della gente e comprendendo, poco a poco, di quale portata fosse stato il dono dello gnomo.

Il suo silenzio non impressionò la ragazza e fu proprio lei a romperlo:

“Io sono Kristin, Piero, conosco il tuo nome e tutto quanto ti concerne e non sono qui per caso. Sono la regina degli gnomi cha abitano l’isola e che si prendono cura degli esseri umani cercando di tradurre la loro cattiveria in bontà, di migliorare il loro modo di vivere per sè stessi e per gli altri e cercano di consolare le loro pene e di ridare loro la fiducia in sè stessi quando essa viene loro a mancare. Tempo fa ho inviato uno gnomo sulla tua strada per aiutarti e tu l'hai respinto, sei una testa dura, Piero, un tipo tosto altamente autolesionista che punisce sè stesso nel peggiore dei modi, credendo di far penare il prossimo; il tuo prossimo non soffre, Piero, sei tu che soffri perché sei solo, perchè nessuno ti considera, perchè nessuno ti offre aiuto, perchè la gente ride di te. Ora ho deciso di occuparmi personalmente in questa non facile impresa e comincerò col farti innamorare follemente di me poi si vedrà.

Non ci volle molto a fare innamorare il Piero nè fu difficile a Kristin trasformarlo completamente sia esteriormente che intimamente e, onde facilitargli il compito, lo convinse a trasferirsi da Marciana a Rio dove egli cominciò una nuova vita totalmente dimentico di tutto ciò che, di negativo, aveva condizionato lo scorcio di vita precedente.

La sua preparazione culturale gli permise di essere assunto come assistente per il doposcuola e ciò gli portò amicizie tra i ragazzi e le loro famiglie, amicizie che egli curava ogni giorno riservando le notti a Kristin oh, intendiamoci, non si trattava di un amore come si suole considerarlo oggi ma una cosa del tutto platonica che stava tra un’amicizia profonda, la confidenza e lezioni di “saper vivere”.

Poi, poco a poco, cominciò il distacco, Kristin attribuì le sue assenze con altri gravi problemi da risolvere e indirizzò Piero verso una Cristina umana, questa volta, ma altrettanto bella e desiderabile ….

Ah, dimenticavo la punta del naso verde dono dello gnomo, essa fu pienamente accettata da Cristina e, proprio per questo motivo, sparì nello stesso istante che essa vi posò sopra un bacio.

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