Il mistero della miniera

Si dice che tutte le miniere dell‘Elba siano abbandonate da decenni e che soltanto appassionati di mineralogia si aggirino, armati di martelletto, tra scavi e discariche eppure, innumerevoli negozi espongono pietre e manufatti eseguiti con le più appariscenti come souvenir.

Nessun turista si sottrae al versamento di quel tributo se non per altro, per portare a parenti e amici un ricordo perché, chi vi sarà stato di persona, avrà assai da ricordare riandando soltanto col pensiero ai momenti trascorsi e agli angoli di pura bellezza vissuti.

Nell’estate del ’99, un docente universitario torinese conosciuto in spiaggia, riuscì a trascinarmi, è quanto di meglio si possa dire per descrivere la mia partecipazione, a visitare la miniera di Rio Marina e, per rendere maggiormente chiare le cose, aggiungerò che si trattava di un pomeriggio di luglio quando il sole, benchè alla quattro pomeridiane, pare voler spellarti vivo, toglierti il respiro e quindi ogni sforzo diventa sovrumano.

Fu necessario lasciare l’auto in paese e inerpicarsi dapprima lungo una rampa quasi verticale senza possibilità di fermarsi all’ombra, poi salire ancora lungo una strada sterrata fino all’ingresso della miniera.

Data l’ora scelta, c’eravamo soltanto noi e ci inoltrammo attraverso i resti delle escavazioni ammirati dalla grandiosità del lavoro che, attraverso decenni e decenni, aveva modificato il fianco della montagna riducendolo a gradoni.

Camminavamo in silenzio con gli occhi tesi alla ricerca di un frammento degno di essere raccolto e, così facendo, ci allontanammo l’uno dall’altro.

Mi trovai in una specie di anfiteatro tra un chiasso assordante come se, migliaia di martelli percuotessero terra e pietre e strane voci di richiamo partissero e arrivassero da ogni punto dello scavo, mi volsi attorno alla ricerca di cosa o di chi producesse tanto rumore e mi accorsi che lo scavo era animato da tante figure umane, tanti uomini scavavano e caricavano vagonetti di una decouville che, spinti da altri uomini, raggiungevano un punto ove tutto scompariva.

Mi mossi per avvicinarmi al minatore più vicino ma, arrivatogli a due passi, egli sparì con i suoi arnesi come volatilizzato, per poi ricomparire non appena mi fui allontanato per raggiungerne un altro.

Non so quanto durarono i miei tentativi ma so che ad un certo punto, esausto e confuso, sedetti su di un masso prendendomi il capo tra le mani e fu in quella posizione che mi trovò il mio amico Claudio.

“Cosa c’è? Non ti senti bene? Forse il caldo … Vieni, ti aiuto, cerchiamo un posto all’ombra.”

Claudio era preoccupato e forse si sentiva colpevole per avermi trascinato in quel luogo con quel caldo, tentai di tranquillizzarlo e gli assicurai che la salute non c’entrava ma accolsi il suo invito a cambiare luogo.

Mentre ci allontanavamo, mi girai ancora indietro convinto di aver sognato ma, nonostante non sentissi più alcun rumore, vidi gli uomini al loro posto di lavoro sullo scavo e a spingere i carrelli lungo il binario, mi fermai e anche Claudio si volse e rimasse come paralizzato...

Questa volta fui io a spingerlo lungo la strada verso le prime case e quasi coprimmo il percorso di corsa poi, in prossimità di una chiesetta sita presso un piccolo e antico ponte, incontrammo alcuni uomini che salivano verso la miniera, vestivano da operai e, guardavano le nostre facce sghignazzando e ammiccando; percorsi alcuni passi, ci voltammo istintivamente e realizzammo che erano spariti nel nulla, sì erano spariti come sparivano i loro colleghi nella miniera se si cercava di avvicinarli, come sparivano i carrelli carichi della decouville giunti al termine del binario...

Fu un sollievo ritrovare l’auto e salirvi nonostante che la lunga sosta al sole l’avesse resa quasi impraticabile e fu un sollievo ritrovare la strada di casa e raggiungere le mogli e gli amici sulla spiaggia di Naregno.

Poche domande da parte loro e vaghe risposte da parte nostra chiusero l’argomento “miniera” per quel giorno anche se, le miniere abbandonate dell’Elba, per quanto mi riguarda, cercherò di vederle da lontano passando…

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